http://www.ecn.org/coord.rsu/doc/rsu2004/2004_0130_finale.htm
Il documento base per la discussione tra le
delegate ed i delegati Rsu,
predisposto a conclusione dell’incontro
nazionale tenutosi il 30 gennaio nella sala della Rsu del Comune di Milano
Premessa
Nella discussione tenutasi il 30
gennaio a Milano (nel corso dell’incontro nazionale promosso anche alla luce
della vicenda autoferrotranviari – vedi volantino di convocazione) si è considerato utile
e necessario, sulla base delle considerazioni fatte (riportate nel documento in allegato) avviare un percorso di
preparazione di una assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Rsu.
Si ha netta l’impressione che lo
scontro tra il modello sindacale che Cisl e Uil stanno sostenendo da alcuni
anni (firme separate sui contratti a termine, Patto per l’Italia, firma
separata del CCNL Metalmeccanico) ed il modello sindacale che la Cgil afferma
di voler continuare a rappresentare (il modello concertativo) stia andando
verso una soluzione, ancora non chiara nelle forme, ma decisamente orientata
verso una mediazione moderata che sembra concretamente realizzarsi su temi
quali la verifica per un nuovo modello contrattuale e nuove regole sulla
rappresentanza e sull’esercizio della democrazia nei luoghi di lavoro.
A guardare le cose da vicino, non si
può non notare come, a parte il dibattito confederale (in parte ancora
caratterizzato e condizionato nelle forme dalle vicende precedenti), in molte
categorie si stia già procedendo in questo senso. Mentre a livello confederale
la Cgil manifesta tutt’ora posizioni di difesa della centralità del contratto
nazionale, di rifiuto ad ogni confronto sulla legge 30, di rispetto delle
dinamiche proprie della democrazia sindacale, in diverse categorie (anche con
la firma della Cgil) si è proceduto invece nella recente stagione contrattuale
a concreti smottamenti sulla tenuta del contratto nazionale, sulla struttura
contrattuale, con risultati economici inferiori allo stesso accordo del 23
luglio. Ma oltre a ciò (con l’assenso della stessa Cgil) in questa tornata
contrattuale abbiamo visto significativi cedimenti (sia concettuali che
materiali) nei confronti della legge 30 e preoccupanti aperture sulla
disponibilità ad andare (nel confronto con le controparti) a rivedere le regole
della rappresentanza nei luoghi di lavoro.
Nel fare una valutazione di insieme
sulla recente ed ancora in corso stagione contrattuale ne emerge un quadro di
grande confusione, composto da soluzioni diverse tra di loro, ma tutte
accomunate da identici segni caratteristici:
1.L’impianto
concertativo, quello del 23 luglio, pur se richiamato e difeso in tutti i testi
contrattuali siglati, ne esce modificato in peggio.
2.La legge 30 è
considerata legge dello stato a tutti gli effetti e la sua entrata a regime è
ormai materia di confronto contrattuale
3.Viene unitariamente
inserita nelle scadenze di confronto tra le parti, successive alla firma
contrattuale, la verifica degli accordi categoriali sulla rappresentanza.
4.Si considera la firma
di brutti accordi (tali vengono esplicitamente considerati a volte dalle stesse
categorie della Cgil) come il minor dei mali a fronte della ritrovata unità
sindacale tra Cisl-Cgil-Uil.
In definitiva possiamo affermare che
già ora, in sede contrattuale, si stia procedendo speditamente verso un nuovo
“Patto sindacale” che assumerà contorni più precisi quando questa ricucitura
coinvolgerà direttamente anche le strutture confederali.
Tutto quindi sembra pronto per una
svolta moderata, ed in questo senso si colloca la forzatura della Cisl (vedi documento) che con una lettera del suo segretario
nazionale promuove e sollecita un incontro di vertice con i suoi omologhi di
Cgil e Uil per arrivare urgentemente ad un accordo tra le tre organizzazioni
che ruoti attorno a tre cardini principali:
1.la liquidazione di ogni
residua persistenza di esperienze sindacali di tipo conflittuale, partecipativo
e contrattuale (Fiom)
2.La disponibilità ad una
verifica del modello contrattuale che consideri l’opportunià di un
ridimensionamento di peso e di ruolo della contrattazione nazionale
3.La disponibilità a
riscrivere le regole sulla rappresentanza in chiave maggiormente tutelante
degli interessi delle organizzazioni sindacali confederali.
Per la Cgil (che ha già comunque fatto
considerevoli aperture in questa direzione, come dimostrano i Ccnl da lei
firmati) è comunque ancora un terreno tutto in salita, non fosse altro perché
in Cgil agiscono i punti di maggiore resistenza nei confronti di una svolta
moderata o comunque di un nuovo “Patto sindacale” mediato con la deriva
neocoporativa di Cisl e Uil (soprattutto la Fiom e Lavoro Società – cambiare
rotta, che nonostante le recenti indecisioni e adesioni alle linee moderate
della maggioranza in alcune categorie, non può certo permettersi di essere
scavalcata a sinistra dalla Fiom).
Già la Fiom, infatti, con la decisione
di anticipare il suo congresso, sta producendo in Cgil una pressione uguale per
peso e contraria per il merito, a quella che la Cisl e la Uil stanno facendo
sulla Cgil, il che rende evidente come in Cgil tutto risulterà di difficile
soluzione senza la definitiva liquidazione della “contraddizione” Fiom.
Una difficile partita quindi, la cui
posta è il modello sindacale dei prossimi anni e, immediatamente, il modello
contrattuale e le regole della democrazia e della rappresentanza.
Dal dibattito su tutta questa partita,
se escludiamo la Fiom, in Cgil la base sindacale (lavoratori, delegate e
delegati Rsu) non sono assolutamente coinvolti. Tutto è giocato a livello di
vertici sindacali. Nelle categorie non si offre un quadro di lettura generale,
ma sulla base di una linea guidata da una sorta di “realismo e pragmatismo”
sindacale (da cui non è immune neppure la sinistra sindacale) ogni elemento
viene spiegato ed affrontato nel suo particolare categoriale o territoriale,
dove vengono fatte pesare di più valutazioni di tipo tattico e contingente.
In realtà siamo di fronte ad un
confronto generale il cui esito è appunto il modello sindacale e contrattuale
dei prossimi anni. Siamo di fronte ad una offensiva generale di Governo e
Confindustria che richiederebbe una risposta generale, ordinata attorno ad una
piattaforma ed una vertenza nazionale, sia per respingere sul piano pratico e
concettuale l’offensiva di Confindustria e le linee sindacali neocorporative,
sia per rivendicare un nuovo modello contrattuale che liberi finalmente la
contrattazione dai vincoli a cui è stata sottoposta da anni di concertazione.
E’ in situazioni come questa che è
necessario rilanciare il protagonismo della base sindacale, per rompere i
rischi di una mediazione moderata di vertice, e per riaffermare la centralità
della partecipazione alle scelte ed alle lotte sindacali, rompendo il processo
di burocratizzazione sindacale che si è andato affermando in questi anni.
Il principio da cui partiamo è che
nessuno po’ e deve trattare o fare accordi senza avere avuto un preciso mandato
da parte dei lavoratori. Che nessuna organizzazione può decidere di un modello
contrattuale che interessa tutti i lavoratori senza averne avuto uno specifico
mandato dagli stessi e non solo dagli iscritti ai sindacati. Che nessuna
organizzazione può trattare di temi come quelli legati alla democrazia nei
luoghi di lavoro ed alla rappresentanza, senza averne avuto il mandato da tutti
i lavoratori che di questa democrazia sono i soggetti interessati e che devono
essere i protagonisti diretti di una discussione e di una decisione sul come
eleggere le loro rappresentanze nei luoghi di lavoro.
Uno strumento utile per mettere le
organizzazioni sindacali di fronte alla necessità di rendere conto ai
lavoratori è quello di una assemblea nazionale delle delegate e dei delegati
Rsu che promuova una riflessione generale e indichi, a partire dai bisogni
concreti che il mondo del lavoro esprime, i punti chiave su cui è oggi
necessaria una svolta sindacale. In questo senso, in conclusione della riunione
del 30 gennaio scorso, si è deciso di muoversi.
Si è deciso di non indicare per ora la
data di questa assemblea nazionale, avendo valutato che un appuntamento così
importante non può essere calato dall’alto, ma va costruito con la
partecipazione di tutti, non solo nell’organizzazione dell’appuntamento ma
anche e soprattutto con la partecipazione nella elaborazione dei materiali, delle
riflessioni e delle proposte che devono trovare un momento di sintesi, appunto,
in una assemblea nazionale.
In questo senso al termine della
riunione del 30 gennaio scorso si è deciso di operare secondo il seguente
schema.
1.Lanciare un appello (scarica il testo dell’appello) per una assemblea nazionale delle delegate
e dei delegati Rsu su cui iniziare da subito la raccolta delle adesioni.
2.Promuovere e sollecitare in tutti i
territori momenti di incontro tra le delegate ed i delegati Rsu dove, a partire
dal documento base predisposto nella
riunione del 30 gennaio, aprire un confronto, il più ampio possibile, per valutare integrazioni
ed osservazioni alle proposte, che dovranno essere portate e discusse
all’assemblea nazionale.
3.Promuovere un
successivo incontro nazionale di sintesi del lavoro fatto nel quale lanciare
definitivamente l’assemblea nazionale.
Per questo chiediamo a tutte le
delegate ed ai delegati Rsu di diffondere e far circolare nei loro territori
l’appello per l’assemblea nazionale, di raccogliere adesioni, inviandole poi ad
alma@pmp.it
Di diffondere e far circolare il
documento base per la discussione uscito dalla riunione nazionale del 30
gennaio scorso e di promuovere in ogni territorio incontri con le delegate ed i
delegati Rsu, per allargare la discussione a tutti quelli che possono essere
interessati e condividere il percorso, gli obiettivi, le proposte che vogliamo
portare all’attenzione di tutto il mondo del lavoro e del dibattito sindacale.
Il documento base
per la discussione tra le delegate ed i delegati Rsu
L’assemblea nazionale delle delegate e
dei delegati Rsu che si intende costruire con questa discussione è un
appuntamento necessario ed importante che può ridare impulso all'iniziativa
sindacale in un contesto caratterizzato da una accellerazione dell'offensiva di
Governo e padroni ma anche da una inadeguata iniziativa sindacale che si
sostanzia anche nella pratica di linee che, essendo legate tutt'ora alle
illusioni concertative, non può che produrre risultati e mediazioni disastrose,
fortemente influenzate e contaminate dai progetti confindustriali di
smantellamento a destra dell'attuale modello contrattuale.
In questo senso condividiamo i
ragionamenti che la Fiom ha messo alla base della sua decisione di andare al
congresso anticipato dell'organizzazione. una decisione necessaria e coraggiosa
che mette tutto il mondo sindacale di fronte alla necessità di una svolta.
Dalle delegate e dai delegati Rsu può
e deve partire quindi una iniziativa che partendo dalla necessità di aprire
finalmente una discussione generale sulla urgenza di una piattaforma generale,
discussa e condivisa dai lavoratori, risolva le attuali contraddittorietà ed
inadeguatezze dell'azione sindacale, tutt'ora caratterizzata da derive
neocorporative ed illusioni concertative, rilanciando di contro un percorso di
unità di tutto il sindacalismo conflittuale, partecipativo e contrattuale
(confederale e di base).
L'ipotesi è quella di fare diventare
l'assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Rsu un momento di proposta
e di sintesi di una discussione che riteniamo debba avvenire in primo luogo nei
territori, per favorire la massima partecipazione alla elaborazione di una
posizione e di una proposta da sottoporre poi a tutti i lavoratori ed alle
organizzazioni sindacali.
Partiamo da alcune osservazioni:
Nel 2001, alla sua assemblea nazionale
di Parma, la Confindustria lancia la sua piattaforma per affermare una nuova e
maggiore subordinazione del lavoro al capitale attraverso:
-L’attacco alla prestazione: La Forza lavoro deve poter essere
utilizzata in funzione delle necessità primarie dell’impresa. Vanno quindi
superate tutte le rigidità che limitano la massima flessibilità della
prestazione. La giornata lavorativa non deve essere più il riferimento
contrattuale e normativo principale.
-L’attacco alla stabilità del lavoro: La Forza lavoro deve presentarsi sul
mercato come merce disponibile, libera da vincoli e tutele, liberamente
utilizzabile nelle varie modalità possibili ed esclusivamente per i periodi
derivanti dalle necessità di impresa. Il rapporto di lavoro a tempo
indeterminato non deve essere più la condizione normale con cui si instaurano i
rapporti di lavoro tra impresa e lavoratori.
-L’attacco al contratto nazionale: L’accordo del 23 luglio e la pratica
concertativa hanno fatto il loro tempo. Il Contratto nazionale va alleggerito,
deve avere il compito di definire solo un impianto minimo di riferimento.
Diverse parti normative ed i costi salariali devono trovare corrispondenza
maggiore con le specificità territoriali e di settore.
Contro i caratteri di classe della
piattaforma padronale che punta allo stravolgimento delle regole e quindi dei
rapporti di forza sindacali, abbiamo visto in questi anni una preoccupante frantumazione
sindacale con Cisl e Uil sempre più disponibili verso il quadro neocorporativo
proposto da Confindustria e la Cgil che, al di la delle parole, rimanere
tutt’ora ancorata alla difesa del modello concertativo.
Solo la Fiom, il sindacalismo di base,
e ultimamente la lotta degli autoferrotranviari, sono riusciti a smascherare il
carattere di classe dell’offensiva padronale ed a tentare di contrastarla.
La Cgil, mentre tiene alta la polemica
formale nei confronti delle politiche del Governo, e la sua critica nei
confronti di Cisl e Uil per le rotture realizzatesi in questi mesi (dal Patto
per l’Italia in poi) manifesta di contro e sempre con maggiore evidenza una
disponibilità mediatoria verso l’offensiva di Confindustria, ed un tentativo
mediatorio anche con la scelta neocorporativa di Cisl ed Uil.
Come si vede dagli ultimi accordi
contrattuali e piattaforme
Ma a fronte della “Confusione
sindacale”, la piattaforma di Parma della Confindustria (del 2001), sostenuta e
perseguita anche nelle linee politiche del Governo Berlusconi sta intanto
procedendo con successo e sta ottenendo risultati significativi.
-Con la legge 66/2003 si afferma la massima flessibilità della
prestazione
-Con la legge 30/2003:
1.Si instaura il regime della
precarietà lavorativa, salariale e previdenziale, attraverso l’introduzione di
diverse nuove tipologie di lavoro, Si
peggiorano quelle già esistenti (P.Time ed apprendistato), si riducono
le tutele per i lavoratori svantaggiati.
2.Si aumenta la libertà di
esternalizzazione e di ricorso all’appalto
3.Con il sistema delle
“certificazioni”, si introduce la possibilità di derogare sulle tutele e sui
diritti dei lavoratori.
Sul fronte del salario e delle
relazioni sindacali procede intanto l’interesse di Confindustria per smontare
ciò che resta del già brutto accordo del luglio 1993.
1.Con l’accordo separato dei contratto
dei metalmeccanici si è infatti aperto lo scontro sul modello contrattuale
2.Con i Ccnl delle Poste e del Turismo
si è arrivati a manomettere il modello contrattuale, anche con la firma della
Cgil, con lo slittamento nei tempi del rinnovo dei successivi bienni economici.
3.Praticamente tutti i contratti
rinnovati nel corso del 2003 hanno registrato risultati economici al di sotto
degli obiettivi di recupero dell’inflazione e cedimenti normativi importanti
anche in materia di prestazione e Legge 30, spesso risolta con rimandi
successivi alla contrattazione, in sede di comitati tecnici, fuori da ogni
controllo dei lavoratori.
4.L’attuale modello contrattuale è infine
stato concretamente superato e peggiorato dalla firma dell’accordo del
Trasporto Locale. Un accordo che apre ad un nuovo modello contrattuale per il
quale neppure l’inflazione programmata viene più garantita dal contratto
nazionale e nel quale la contrattazione decentrata viene ridotta al solo
compito di recuperare le differenze già dovute, aprendo così la strada ad una
ulteriore riduzione dei salari, alla frantumazione contrattuale ed alle gabbie
salariali territoriali, riducendo la possibilità dei recuperi di produttività
sui salari che il modello concertativo demandava a livello decentrato
In sintesi possiamo considerare come,
la stagione contrattuale 2003/2004, se non ha ancora visto l’affermarsi
esplicito, ed in modo organico, di quello che è il modello contrattuale voluto
da Confindustria, ha visto però frantumarsi definitivamente il precedente
impianto concertativo attraverso una serie di cedimenti ed un “disordine
contrattuale” sul quale può innescarsi ora l’accelerazione di Confindustria e
Governo per l’affermazione di un modello contrattuale più corrispondente alle
loro strategie.
La verifica del 23 luglio 93 è ormai
all’ordine del giorno anche della discussione sindacale.
Cisl e Uil si dichiarano ormai
disponibili a mettere mano alla struttura del contratto nazionale. La Cgil che
pur difendendo sul piano formale la centralità dei CCNL (costretta in ciò anche
dal perdurare della resistenza Fiom contro la firma separata del contratto), ne
ha già accettato importanti manomissioni in alcuni rinnovi categoriali e sembra
orientata, in sede confederale ad accettare parziali trasferimenti alla
contrattazione decentrata di materie oggi titolate a livello nazionale.
Cosa altrettanto preoccupante è che in
sede di piattaforme contrattuali (Chimici, commercio, ecc) si è aperta una
discussione sulle rappresentanze di base dei lavoratori, cosa che fa pensare a
tentativi di realizzare un maggior controllo su queste da parte delle
organizzazioni.
Di tutte queste cose nei luoghi di
lavoro non si parla, mentre è proprio attorno a queste questioni che si gioca
gran parte della capacità sindacale di respingere l’offensiva padronale e
determinare di contro una svolta capace di recuperare il soddisfacimento dei
bisogni dei lavoratori e delle loro famiglie già notevolmente compromessi da
anni di concertazione sindacale e dalle politiche liberiste dei Governi
succedutisi in questi anni.
Notiamo da un lato una
sottovalutazione dei caratteri di classe dell’offensiva padronale che oggi ha
posto al centro della sua azione non già e non solo una ulteriore riduzione
quantitativa dei salari a favore dei profitti ma anche e soprattutto
l’affermazione di nuove regole (legislative e contrattuali) che scardinando le
residue capacità di difesa del mondo del lavoro, ne affermi una nuova
subordinazione (nelle forme di accesso al lavoro, nelle forme della
prestazione, nella dipendenza del salario agli obiettivi di produttività e
redditività di impresa, nella rottura del contratto nazionale).
Una sottovalutazione che si sostiene
con una linea di “realismo sindacale” disponibile alla ricerca di una
mediazione, incapace di leggere la portata reale dello scontro attuale e di
rappresentare adeguatamente, dentro questo scenario, il punto di vista e le
necessità del mondo del lavoro.
In sintesi:
1.La strategia di Governo
e padroni (delineata all’assemblea della Confindustria del 2001, a Parma) per
una maggiore subordinazione del lavoro, del salario, della prestazione
all’interesse di impresa sta procedendo con successo.
2. Le strategie del sindacato
confederale, firmando i brutti rinnovi contrattuali (e soprattutto l’ultimo,
quello del trasporto locale), accettando e subendo di fatto le manomissioni al
modello contrattuale imposte dalle controparti, dimostrano tutta la loro
inadeguatezza nel reggere all’offensiva delle controparti ed a rispondere con
proposte che rappresentino concretamente il punto di vista dei lavoratori.
3. All’offensiva del Governo e dei
padroni occorre urgentemente rispondere con una vertenza generale, di tutte le
categorie, per il salario e per un modello contrattuale capace di tutelare
concretamente i bisogni dei lavoratori, per un
rafforzamento ed una estensione delle tutele e dei diritti, per
conquistare regole certe ed esigibili in materia di democrazia nei luoghi di
lavoro e di rappresentanza.
Noi riteniamo urgente mettere
all’ordine del giorno di tutto il mondo del lavoro l’obiettivo di una forte
ripresa dell’iniziativa sindacale che, liquidando le illusorie e sbagliate aspettative di tenuta del modello concertativo,
arrivi alla costruzione di una piattaforma generale che abbia al centro:
1. un meccanismo che renda certo ed
esigibile il recupero dei salari e delle pensioni sull’inflazione reale
2.un modello contrattuale
(categoriale e confederale) che renda possibile sia a livello nazionale che
decentrato la redistribuzione della ricchezza prodotta sui salari e sulle
pensioni
3.una riduzione degli
spazi di flessibilità della prestazione e di precarizzazione del lavoro
attraverso un efficace contrasto all’entrata a regime della legge 30 sul
mercato del lavoro e della legge 66 sugli orari
4.la conquista di una
buona legge sulla rappresentanza e sulla democrazia nei luoghi di lavoro che
renda esigibile il diritto dei lavoratori a votare sulle piattaforme e sugli accordi,
che riconsegni ai lavoratori il diritto di scegliersi i loro rappresentanti nei
luoghi di lavoro, su scheda bianca per gruppo omogeneo, eliminando il 1/3 di
garanzia per le organizzazioni confederali.
Riteniamo urgente che su queste
tematiche, si favorisca la costruzione del massimo di unità tra tutte le forze
del sindacalismo contrattuale (a partire dalle sinistre sindacali ovunque
collocate)
Per questo proponiamo di organizzare
una assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Rsu a cui invitiamo fin
d’ora le forze sindacali che si riconoscono nella necessità di una battaglia
contro le illusioni concertative e le derive neocorporative, per lanciare con
forza la necessità di una piattaforma – vertenza generale.