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Documento conclusivo del primo seminario nazionale del "Forum per una Alternativa Programmatica di Governo" svoltasi il 31gennaio 2004 a Milano avente per  titolo: "Lavoro e Stato Sociale".

Inoltre, le relazioni sono consultabili sul sito:
http://www.cgil.it/lavorosocieta/forum/Relazioni.htm
http://www.cgil.it/lavorosocieta/forum/Documentoconlcu.htm

Seminario Nazionale: Milano 31 gennaio 2004

Lavoro e stato sociale


DOCUMENTO CONCLUSIVO

Lavoro e Stato Sociale sono connessi inscindibilmente; se i lavoratori arretrano e vedono peggiorare le loro condizioni sul lavoro del lavoro anche lo Stato Sociale si contrae e si riduce e viceversa.
Non si tratta soltanto del fatto che le istituzioni sociali sono anche il frutto delle lotte del movimento operaio e sindacale ma del fatto che si rompe e si frantuma una alleanza sociale vasta che  ha fatto si che alcuni diritti sociali si siamo trasformati in diritti universali di cittadinanza (sanità, scuola, ecc.).
E’ oggi in corso una vera e propria rivoluzione neoliberale che intende ribaltare la concezione secondo la quale il lavoro non è una merce come le altre in quanto costituita da persone alle quali bisogna assicurare condizioni di vita e di lavoro dignitose, che sono titolari di diritti generali in quanto persone e diritti sociali e nel lavoro in quanto lavoratori.

I processi di globalizzazione liberista che impongono meccanismi esasperati di concorrenza determinano una pressione fortissima alla compressione della spesa sociale e sul carattere stesso dello Stato Sociale. Siamo ormai ad uno stadio avanzato della riduzione delle istituzioni sociali al livello minimo mentre si apre, con le privatizzazioni, la possibilità per i ceti abbienti a sopperire con il privato alla riduzione delle prestazioni.

In questi oltre dieci anni di applicazione progressiva di queste politiche si è avuto un spostamento rilevantissimo di reddito dal lavoro ai profitti e alle rendite.
A questa situazione le forze politiche e sociali che hanno dato vita al Forum per una alternativa programmatica di Governo intendono opporsi a partire dalla elaborazione di elementi programmatici comuni da portare nella più vasta alleanza tra le forze di opposizione nella convinzione che per battere il centro destra necessiti un programma incisivo ed alternativo alle politiche del governo Berlusconi piuttosto che un programma moderato che nella speranza di “sfondare al centro” entri in sofferenza con la propria base di consenso.

Non si tratta solamente di costruire una linea di difesa, comunque necessaria, ma di ridisegnare e rinnovare le politiche sul lavoro e sullo stato sociale; per questo proponiamo:

1) Politiche del Lavoro

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a) Flessibilità della prestazione
Va contrastato ogni aumento della flessibilità del lavoro che si traduca in maggiore precarietà.
Vanno abrogate le normative approvate sotto il presente governo su part-time, lavoro a termine, orario di lavoro e straordinari che hanno riscritto in senso deregolativo tutte le norme riguardanti la prestazione lavorativa. Sia ripristinando i limiti delle precedenti normative (orario giornaliero, causali limitative all’uso dei contratti a termine, limiti al lavoro straordinario, ecc..) sia  individuandone nuove volte ad innescare un processo di riregolazione della prestazione secondo il principio di connettere flessibilità contrattate alle effettive esigenze del processo produttivo ed alla salvaguardia dei diritti e delle condizioni di vita e di lavoro.

- b) Mercato del lavoro
La legge 30 va abrogata in quanto  modifica il rapporto tra legislazione e contratto collettivo e tra questo e il contratto individuale, dilata l’area della precarietà e del lavoro privo di tutele e diritti, privatizza e liberalizza il collocamento e muta in prospettiva il ruolo e la natura del sindacato.
In particolare vanno previste norme di “stabilizzazione” dei rapporti atipici e precari nella direzione di ritornare a rendere normale il rapporto di lavoro a tempo determinato.
Bisogna superare tutte quelle forme di lavoro che non garantiscono né un reddito sufficiente a vivere né la maturazione di una pensione. In particolare quelle  flessibilità subite e non liberamente scelte. Va superata la figura dei Collaboratori coordinati e continuativi e delle altre forme di lavoro non regolate.Questi rapporti vanno ricondotti al lavoro dipendente o professionale attraverso processi graduali di regolazione contrattuale nei vari settori produttivi.
L’introduzione di tutele nel mercato del lavoro non va contrapposta ai diritti nel lavoro. Si deve ampliare l’area del lavoro tutelato dall’articolo 18 della legge 300.

- c) Rappresentanza e Democrazia sindacale
La necessità di una legge che regoli la rappresentanza e la rappresentatività sindacale è divenuta, in particolare dopo la vicenda della firma separata del contratto dei metalmeccanici, una più generale emergenza democratica.
Gli accordi sindacali vanno sottoposti a voto dei lavoratori tramite referendum.
Sono questi elementi fondamentale di un programma delle opposizioni anche perché la precedente legislatura di centro sinistra non è riuscita a varare il provvedimento.

2) Politiche per la previdenza

La riforma pensionistica del governo si propone di ridurre il costo del lavoro sostituire in misura significativa la previdenza pubblica con quella privata attraverso il meccanismo della riduzione delle aliquote contributive; a partire dal 2008 sopprimere le pensioni di anzianità ed aumentare di 5 anni l’età pensionabile.
Si vuole fare immediatamente cassa (si parla dello 0.7% di PIL).
Questa riforma non è accettabile e va respinta. All’interno della logica del Governo non è possibile alcuna trattativa volta a moderare nei tempi gli effetti dei provvedimenti annunciati.

Neppure è accettabile una logica di scambio che destini i risparmi sulla previdenza ad altri capitoli della spesa sociale.
La spesa sociale va aumentata nella direzione di raggiungere la media europea.
Si tratta invece di operare una serie di interventi che portino al miglioramento della legge Dini affrontando il grave problema previdenziale delle figure lavorative precarie, intermittenti ed atipiche nonché dei cosiddetti “lavoratori poveri” va inoltre garantito il potere di acquisto degli attuali pensionati.
 
- a) Unificare le contribuzioni e sostenere i lavoratori a bassa contribuzione
Fermo restando il valori attuale dell’aliquota per i lavoratori dipendenti, va previsto un aumento dell’aliquota contributiva per gli autonomi. Lo stesso risultato in termini di contribuzione deve essere ottenuto per i lavoratori parasubordinati, con contratti atipici e attività ridotte e non continuative attraverso il ricorso ad altre fonti di finanziamento tra cui la fiscalità generale e/o aggravi contributive per i datori di lavoro che pagherebbero, sotto tale forma il vantaggio della flessibilità della prestazione.

-b) Lotta all’evasione ed all’elusione contributiva
La evasione e l’elusione contributiva sono ormai divenute fenomeni tacitamente accettati. Bosonga riprendere una forte azione ispettiva e repressiva. In questa direzione l’INPS deve dotarsi di un consistente corpo di ispettori. Le sanzioni debbono essere elevate, non ci possono essere condoni contributivi.

- c) Unificare le prestazioni
Fenomeni perversi si sono verificati nell’accorpamento all’INPS di tutta una serie di fondi speciali che erogano prestazioni superiori a partire da masse contributive ridotte sovente a causa di prepensionamenti di massa per cui, in tali fondi, il rapporto tra attivi e pensionati è assolutamente squilibrato. Tali situazioni vanno eliminate  con un intervento che ripiani tali deficit e non li faccia pesare sul più generale bilancio INPS.

- d) Istituire un minimo contributivo
Per i lavoratori che pur avendo raggiunto la vecchiaia con una consistente storia contributiva non hanno maturato comunque un ammontare di contributi sufficiente per un livello basilare di pensione va istituito un meccanismo di integrazione al minimo. In questo senso va rimossa la norma che prevede la perdita di tutta la contribuzione versata se non si raggiunge una pensione superiore a 1,2 volte il livello della pensione sociale

- e) Separare assistenza e previdenza
Bisogna effettuare una reale separazione tra assistenza e previdenza al fine di attribuire alla gestione INPS la previdenza ed allo Stato l’assistenza per evitare che sulle gestione previdenziale ricadano sul mondo del lavoro oneri da addossare invece all’intera collettività


- f) Salvaguardare il potere di acquisto dei pensionati
Le pensioni vanno di nuovo agganciate alla dinamica dei salari ed all’andamento dell’inflazione reale. In questo senso l’indice inflattivo andrebbe reso più aderente agli effettivi consumi dei pensionati

- g) Modificare le normative sulla previdenza complementare
Premesso che l’obiettivo è il rafforzamento della previdenza pubblica e che solo il meccanismo della contribuzione obbligatoria permette di operare solidarietà ed equità, bisogna osservare che la previdenza complementare non è una soluzione per le fasce basse dei lavoratori.
In ogni caso va modificata la legislazione fiscale di sostegno riservandola ai soli fondi chiusi e comunque non alle polizze individuali.
Anche l’INPS va autorizzato ad essere gestore di fondi complementari.


3) Politiche per gli ammortizzatori sociali ed il sostegno al reddito

La spesa sociale in questo settore è tra le più basse in Europa. Una riforma non può essere a costo zero.
Come criterio generale bisogna distinguere tra le protezioni connesse al lavoro che debbono restare a prevalente finanziamento contributivo e più direttamente sociali che debbono andare a carico della fiscalità generale con un modello misto che è il più rispondente alle caratteristiche del nostro paese.


- a) Unificare e rivalutare i trattamenti
Va esteso a tutti i lavoratori il meccanismo della Cassa Integrazione. Va rivalutata l’indennità di disoccupazione ed il trattamento di mobilità. Particolari meccanismi vanno creati per i disoccupati di lunga durata.

- b) Garantire le coperture contributive
Per i periodi di CIG, Disoccupazione, Mobilità, ove non previsto oppure previsto in maniera insufficiente va garantita, a carico del fisco la copertura contributiva

- c) Sostegno la reddito
A coloro i quali non dispongono di un reddito deve essere garantito un sostegno per un periodo determinato che assicuri le esigenze vitali. Tale reddito è finalizzato all’inserimento o reinserimento al lavoro e prevede anche la frequenza a corsi di formazione. Tutto ciò va armonizzato con i trattamenti sociali minimi. Anche nel casi di lavoratori poveri tale istituto va armonizzato. Analogamente andrebbero trattati  i casi di accompagnamento dei disoccupati ultracinquantenni alla pensione.


4) Politiche per salari, redditi e fisco

Il gigantesco trasferimento avutosi in questo ultimo decennio dai redditi da lavoro al profitto e alla rendita è avvenuto a causa del meccanismo salariale dell’accordo del 23 Luglio 1993 che prevede al massimo di recuperare l’inflazione consegnando gli aumenti di produttività tutti al profitto; per lo squilibrio del sistema fiscale nel prelievo tra i vari redditi che, oggi, con la riforma effettuata, da squilibrio diviene trasferimento programmato; per l’accentuarsi di una struttura sociale e di classe del paese che vede permanere ed aumentare il peso dei settori parassitari e renditieri; per la riduzione delle prestazioni dello Stato Sociale e la privatizzazione dei servizi che ha nel contempo liberalizzato le tariffe.
Il riequilibrio della distribuzione dei redditi va perseguito attraverso una adeguata politica salariale, una riforma in senso progressivo del prelievo fiscale, la introduzione di forme di tassazione della rendita, in particolare di quella finanziaria.
 
- a) Salari
Siamo di fronte ad una emergenza salariale che va affrontata escludendo da subito manovre volte a ridurre il carico contributivo a vantaggio del salario diretto. Va superato il meccanismo del 23 Luglio ’93 sostituendo il parametro dell’inflazione programmata con quello dell’inflazione reale. Inoltre deve essere prevista la redistribuzione di parte della produttività nei contratti nazionali e non solamente in quelli di secondo livello come è ora.
Le difficoltà di recuperare nei contratti nazionali anche la sola inflazione programmata e poi, dopo un biennio, lo scarto con quella reale indicano la necessità di uno strumento che garantisca maggiore certezza per questo recupero

-b) Redditi e fisco
La liberalizzazione delle tariffe ha avuto un pesante effetto nel trasferimento operatosi dai redditi da lavoro al profitto e alla rendita; in questo senso la cosiddetta “politica dei redditi” che prevedeva, tramite il controllo di prezzi e tariffe, di mantenere inalterata la distribuzione dei redditi ha fallito.
Naturalmente la sola leva salariale non basta a riequilibrare la distribuzione dei redditi a favore del lavoro ma va accompagnata da altre misure.
Nel corso del tempo la leva fiscale ha eroso progressivamente i redditi da lavoro non solo per la mancata restituzione del fiscal-drag ma per il progressivo scivolamento, sancito nella politica fiscale portata avanti dal centro destra, di ridurre le tasse ai ceti medio alti.
E’ bene precisare che una politica di sinistra è contraria alla riduzione generalizzata delle tasse mentre è favorevole ad uno spostamento delle pressione fiscale dal lavoro al profitto e alla rendita.Per questo va ripristinata la progressività del sistema fiscale e reintrodotte tutte quelle misure, quali la tassa di successione, volte e reperire risorse dalla rendita e dai patrimoni finanziari mentre va ripristinata la restituzione del fiscal drag.
Bisogna poi ridurre, per la sua odiosità sociale, il prelievo fiscale sulle pensioni