www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 12-04-04

Verso una nuova concertazione

Una traccia di discussione e proposta per le delegate ed i delegati Rsu

E’ evidente l’attuale accelerazione verso un nuovo patto sindacale unitario basato sulla rivalutazione e sul rilancio dell’ipotesi concertativa. L’accelerazione che questo processo ha avuto negli ultimi mesi, e la facilità con cui si stanno realizzando le necessarie convergenze, dimostra come la confusione e l’illusione concertativa non fosse affatto sopita, neppure in Cgil.
D’altra parte, a ben guardare, essa non è mai stata messa veramente in discussione. L’esperienza di questi anni della stessa Cgil lo sta a dimostrare.

Dopo il congresso di Rimini, conclusosi con un documento unitario i cui propositi erano un forte recupero salariale e un forte contrasto alla precarietà lavorativa, la pratica della Cgil si è in realtà sviluppata su un piano divaricato.

1.  Da un lato durissima ed indisponibile verso il Governo di centro destra (contrastato per le sue politiche iper-liberiste ed accusato di non essere affidabile per nessuna ipotesi concertativa). La debolezza della così detta svolta della Cgil era però evidente dal fatto che essa non è mai stata supportata da nessuna ipotesi vertenziale concreta. E’ mancata, e manca tutt’ora, una piattaforma di lotta con obiettivi chiari e verificabili. Una azione tutta giocata sulla critica, orientata e condizionata evidentemente dall’illusione che una forte contestazione sociale potesse accelerare la caduta del Governo ed impedire la nascita di un nuovo blocco sociale capace di assorbire al proprio interno anche il consenso di Cisl e Uil.

2.  Dall’altro, ancora durissima ed indisponibile verso la linea Confindustriale di D’Amato ma con aperture consistenti verso quelle categorie imprenditoriali disponibili a praticare, nonostante tutto, una forma di concertazione sindacale. Come spiegare altrimenti il fatto che, sempre nel periodo di massima mobilitazione della Cgil, la stessa firmava accordi con Cisl e Uil come quelli delle Poste, dei chimici, del Turismo ecc. addirittura al di sotto dello stesso accordo concertativo del 23 luglio e tra i peggiori firmati negli ultimi 10 anni.

L’accelerazione unitaria di questi mesi ha reso ancora più evidente l’ambiguità, tutta politicista, di una Cgil che non ha mai in realtà negato l’obiettivo di un ritorno alla concertazione.
L’accelerazione ha tappe importanti, quali l’accordo sui contratti di inserimento (che fa cadere l’atteggiamento di indisponibilità della Cgil verso la legge 30), l’accordo sul trasporto locale e l’accordo sul Ccnl dell’Artigianato (che di fatto aprono verso un nuovo modello contrattuale che riduce il peso del contratto nazionale a favore di un maggiore sviluppo e peso della contrattazione decentrata e territoriale).

Non ultima, l’assemblea nazionale Cgil Cisl Uil del 10 marzo scorso che di fatto ha avviato il percorso per un nuovo Patto sindacale unitario con l’obiettivo esplicito di riaffermare (e riformare) l’ipotesi concertativa.
La piattaforma unitaria del 10 marzo in realtà dice poco di concreto.
-   Sulle Pensioni non c’è una vera piattaforma e non si vede una strategia di continuità dopo lo sciopero del 26 marzo.
-   Sulle politiche industriali siamo di fronte alle tante e ovvie dichiarazioni e critiche di “buon senso” che non si sostanziano in nessun obiettivo concreto (non c’è una piattaforma sulla Fiat, sulle privatizzazioni, nulla sui disastri nei settori come quello chimico o siderurgico, nulla sul piano di impresa delle Poste che punta alla esternalizzazione ed alla privatizzazione dei servizi, ecc. ecc)
-   Sulle tariffe e sui servizi pure ci si limita a rivendicare una politica più attenta ai redditi ed ai diritti dei cittadini, ma anche qui manca una piattaforma, mancano obiettivi minimi come quello di sottoporre a regime controllato e amministrato una serie di prezzi, manca una esplicita piattaforma di lotta contro la privatizzazione della sanità e dell’istruzione

In realtà, dietro all’assemblea Cgil Cisl Uil del 10 marzo e dietro alle mobilitazioni senza piattaforma che si è voluto lanciare, ci troviamo di fronte ad una operazione di celebrazione della ritrovata unità, i cui veri contenuti saranno in realtà definiti nei ristretti incontri di segreteria, al di fuori di un vero confronto con i lavoratori e le loro rappresentanze di base, con un occhio attento alla nuova Confindustria di Montezzemolo ed un altro aperto sulla necessità di dare una spalla sindacale ai sacrifici ed ai tagli che comunque un eventuale nuovo governo di centrosinistra dovrà realizzare.

In questa situazione si giocano inoltre partite importanti che riguardano in primo luogo la questione del nuovo modello contrattuale e la questione delle nuove regole sulla rappresentanza. In altre parole la nuova politica dei redditi, le nuove relazioni sindacali (con la rivalutazione del Patto di Natale del 1998 rimasto fino ad ora lettera morta) e le forme di controllo sindacale sulle Rsu che devono in qualche modo operare in un nuovo quadro di regole che ne subordino maggiormente la dipendenza alle organizzazioni presentatrici di lista.

L’urgenza e la facile convergenza con cui Cgil Cisl Uil stanno procedendo su questa strada poggia ovviamente sulla particolarità della fase attuale.
-   Da un lato il blocco sociale che Berlusconi e D’Amato hanno cercato di costruire non regge la gravità e la lunghezza della crisi economica. Perde consensi anche tra gli industriali. Tutti si aspettano una probabile sconfitta al prossimo turno elettorale con un ritorno al Governo del Centro sinistra. I primi ad abbandonare il collateralismo con l’illusione della ripresa Berlusconiana sono Cisl e Uil, che come sono stati tra i primi a dare credito al nuovo blocco sociale di centro destra (Patto per l’Italia ecc) sono oggi tra i primi ad abbandonarlo avendo ben compreso l’aria di cambiamento che tira.
Dall’altro canto la stessa Confindustria, ben contenta di essere intanto riuscita a smontare tutto l’impianto normativo e contrattuale precedente, ha oggi urgenza di “incassare”, rendendo stabili e strutturali le conquiste di questi anni in materia di modello contrattuale, flessibilità e precarietà del lavoro. L’elezione di Motezzemolo e la sua ritrovata disponibilità verso un nuovo modello concertativo nasce da questa necessità. Possiamo quindi arrivare a concludere che questa nuova fase di rilancio del processo unitario tra Cgil Cisl Uil sembra rappresentare l’avvio di una fase per riportare a sintesi la confusione e le divisioni sindacali di questi anni, all’interno di un nuovo quadro collaborativo e concertativo che la nuova gestione Montezzemolo sembra rendere possibile.

-   Dall’altro, ancora, Cgil Cisl Uil devono riposizionarsi verso un quadro di nuove ed esplicite aperture in materia di salari, servizi, mercato del lavoro, modello contrattuale, pensioni ecc, che da un lato mantenga la critica alle modalità con cui il centro destra pensa di affrontare questi temi, ma dall’altro comprenda la necessità per un eventuale nuovo governo di centro sinistra di mettere comunque mano a queste questioni, sia perché si cerca il consenso di Confindustria sia perchè è fortemente presente nella coalizione di centro sinistra la convinzione che non si potrà fare a meno di comprimere in qualche modo salari e diritti per far fronte ad una crisi che si preannuncia ancora lunga.

Stiamo parlando di un processo ormai chiaramente orientato verso un nuovo modello sindacale concertativo e neo-corporativo che non risponde in alcun modo ai bisogni che il mondo del lavoro esprime ed ai rischi di una nuova e più pesante subordinazione del lavoro all’interesse di impresa.
Un processo che comunque incontra sulla propria strada alcune soggettività contraddittorie che potrebbero condizionarne lo svolgimento. I principali soggetti sindacali che oggi si muovono in contraddizione con le tendenza prima descritte sono:

Il congresso anticipato della Fiom Cgil
Nei due documenti, alternativi tra loro, si confrontano abbastanza chiaramente due possibili risposte. Da un lato (documento Nencini) viene proposta una valutazione positiva in merito all’uscita esplicitamente orientata in senso concertativo che la Cgil sta dando alla sua recente esperienza di opposizione formale, e dall’altro il documento (Rinaldini, Cremaschi) che sottolinea il fallimento dell’esperienza concertativa e ne propone il superamento attraverso la riconquista di una maggiore ed esplicita autonomia della contrattazione sindacale da qualsiasi vincolo. Pur potendo sollevare alcune osservazioni di merito, resta il fatto che il documento Rinaldini - Cremaschi assume un peso non piccolo nel dibattito in Cgil soprattutto perché agisce in chiaro contrasto con le scelte che invece la maggioranza della Cgil sta portando avanti. Non è un caso che la maggioranza della Cgil (anche grazie ad una non comprensibile e sbagliata diffidenza di parte della sinistra sindacale Cgil) stia di fatto operando per una ghettizzazione del congresso Fiom in modo da impedire qualsiasi contaminazione del dibattito nel resto dell’organizzazione. Ciò non di meno, non fosse altro che per il peso quantitativo che il congresso Fiom ha, questo fatto agisce e condiziona concretamente i tentativi Cgil di orientare esplicitamente l’organizzazione verso una nuova deriva concertativa. Sostenere il documento Rinaldini – Cremaschi nel congresso Fiom e lavorare perché ciò condizioni tutto il dibattito in Cgil è quindi fondamentale, e ciò va fatto battendo ogni sottintesa o esplicita diffidenza o contrarietà di parte della sinistra sindacale in Cgil che semplicemente avverte (non senza ragione) la marginalità della sua efficacia, se confrontata con la portata della contraddizione aperta dalla Fiom.

La sinistra sindacale Cgil
che, seppur attraversata e condizionata da politicismi e tatticismi che ne riducono ruolo ed efficacia, rimane comunque, sul piano formale, portatrice e rappresentante di un documento congressuale alternativo che va nella direzione da noi auspicata e verso il quale andrebbe riconquista una adeguata coerenza. Il problema oggi presente nella sinistra sindacale Cgil non è la semplice “assenza di critica” nei confronti dei rischi di una deriva neo-concertativa/corporativa ma l’incapacità (e spesso la non volontà) di trasformare questa critica in battaglia congressuale, limitandosi purtroppo e spesso a semplici osservazioni tecnicistiche sulla bontà delle singole e particolari soluzioni contrattuali che la deriva neo-corporativa propone. Manca alla Sinistra sindacale in Cgil la capacità e la volontà di “fare come la Fiom” e di dare valenza di battaglia congressuale sul merito di quella che potremmo chiamare “l’abbandono da parte della Cgil” della stessa debole e pasticciata mediazione unitaria uscita dal congresso di Rimini. In altre parole, la sinistra sindacale Cgil, dovrebbe chiedere oggi (come fatto dalla Fiom) un congresso straordinario/anticipato della Cgil per chiamare gli iscritti tutti ad essere protagonisti di una battaglia di contrasto alla deriva neo-corporativa che la Cgil sta imboccando. Nel contempo dovrebbe (cosa che non fa) contrastare questa deriva all’interno di ogni categoria e contrattazione aperta o in preparazione. La battaglia per riportare la Sinistra Sindacale Cgil sulle coerenze e sui compiti che ci siamo assegnati con la presentazione del documento alternativo all’ultimo dibattito congressuale è quindi oggi una questione fondamentale e non rinviabile.

Il sindacalismo di base,
che seppur limitato nella sua efficacia da politicismi, settarismi e limiti quantitativi opera esplicitamente per la liquidazione di ogni illusione concertativa e che comunque ha al suo interno delle sensibilità unitarie e capaci di una visione confederale ed unitaria della lotta sindacale che vanno sostenute e rafforzate. Occorre quindi lavorare per l’unità di tutti i soggetti sindacali che si riconoscono nella necessità di un sindacalismo contrattuale, rivendicativo e partecipativo. Occorre proporre e sostenere la necessità di una unità di azione, tra sindacalismo di base e soggettività critiche presenti in Cgil, su piattaforme unitarie e condivide, esplicitamente orientate in senso anticoncertativo.

Le rappresentanze sindacali di base (Rsu)
che seppur limitate nella loro autonomia dall’essere contraddittoriamente (per via dei regolamenti e degli accordi sindacali che ne regolano l’elezione e la nomina) sia rappresentanti di organizzazione sindacale (votazioni su lista) che espressione diretta dei lavoratori (votazione per preferenze) hanno dinamiche non ancora organicamente subordinate alle politiche di organizzazione e possono ancora esprimere una loro autonoma valutazione in rappresentanza ed in espressione del sentire dei lavoratori nei loro luoghi di lavoro. Occorre quindi riproporne il protagonismo, sia sul merito delle questioni aperte (contrattazione e battaglia contro la concertazione) che sul modello sindacale che si vuole sostenere (democrazia, maggiore autonomia nella rappresentanza, contrasto nei confronti di nuove regole sulla rappresentanza).

In questo senso si avanzano alcune proposte a cui chiamiamo tutto il movimento sindacale che si riconosce nella necessità di mettere in campo una forte, democratica e partecipata iniziativa contro la deriva neoconcertativa verso cui sembrano ormai avviarsi Cgil Cisl Uil.

Sul nuovo modello contattuale
Il percorso per una nuova unità tra Cgil Cisl Uil, la necessità del sindacato concertativo di recuperare un confronto stabile con Confindustria, la convinzione su un possibile cambio di Governo, spingono a mettere le mani su una piattaforma che rimetta la concertazione, necessariamente mediata con i cambiamenti peggiorativi già realizzatisi in questi anni, al suo posto.
Di certo non sarà più il 23 luglio. Sarà probabilmente una nuova e peggiore concertazione con un peso maggiore per la contrattazione decentrata e/o territoriale, con conseguenze sulla tenuta dello strumento del Ccnl e sui vincoli entro cui la contrattazione deve muoversi.

La nuova direzione di Montezemolo in Confindustria non si distinguerà da quella di D'Amato se non per un fatto. D'accordo che la vecchia concertazione andava fatta saltare, d'accordo a smontare tutto l'apparato normativo e contrattuale esistente (a guardare la recente stagione contrattuale salta subito all'occhio il disordine contrattuale che è stato prodotto). Ora, pensa la Confindustria di Montezemolo, è venuto il momento di riportare tutto a sintesi, di ridefinire le regole a partire dal disordine esistente, su una base normativa e contrattuale che incassi i cedimenti già affermatisi e che sia più rappresentativa del maggiore bisogno di flessibilità (occupazionale e salariale) e di precarietà che il mercato richiede.

La questione non è quella se il riferimento debba essere o meno l'inflazione programmata (va bene anche quella congiuntamente e bilateralmente concordata tra le parti .. inflazione attesa, prevista, ipotizzata .. sempre un vincolo è). Il riferimento deve essere che il CCNL non deve più da solo recuperare tutta l'inflazione ma che parte di questa vada decentrata localmente. Il problema non è quindi pagare meno o di più, il problema è rompere l'unità salariale, rendere concretamente flessibile e variabile il salario ed il lavoro, rompendo la centralità del contratto nazionale. Poi da cosa nasce cosa, e piano piano la contrattazione decentrata e/o territoriale prenderà preminenza sul contratto nazionale.
Questa cosa non sembra essere ben compresa in Cgil che risponde in merito al modello contrattuale secondo le seguenti ipotesi (già oggetto di confronto anche con Cisl e Uil):

Difesa del Ccnl, accettandone però un possibile snellimento su alcune materie (orari, inquadramenti, mercato del lavoro ecc ... ) da decentrare a livello locale.
Difesa del potere d'acquisto dei salari attraverso una maggiore contrattazione sulle voci del salario sociale (tariffe, sanità, scuola, trasporti ecc) compensando così i limiti della contrattazione sul salario diretto (retribuzione - contratti)
Possibilità di contrattare a livello locale/territoriale, quote di inflazione, da compensare poi sucessivamente comunque a livello nazionale in modo da riportare tutto a uniformità.
Se questi sono i riferimenti l'accordo con Confindustria è già belle che fatto, proprio a partire dal modello appena definito per il contratto degli artigiani.
L'assoluta inutilità di queste ipotesi è dimostrata dal fatto che secondo la Cgil queste modifiche dovrebbero produrre un maggiore sostegno ai salari ed al lavoro. Cosa per altro realizzabile in centinaia di altri modi.

Infatti:
Non c'è alternativa tra una contrattazione più spiccata e convinta sulle voci del salario sociale e la necessaria lotta per l'incremento delle retribuzioni. In tempi andati ciò era la prassi normale dell'azione sindacale. Il fatto di considerare "compensativa" la contrattazione, in parte delle retribuzioni ed in parte del salario sociale, servirà solo a mantenere compressa la contrattazione sulle retribuzioni dentro ai vincoli che gli saranno imposti.
L'accettazione di mettere mano allo snellimento dei contratti su alcune materie (orario, ecc) non farà che produrre inevitabili differenziazioni al ribasso che spingeranno altrettanto in basso la tenuta dello stesso contratto nazionale, frantumandone la capacità di innovazione e tutela.
L'accettazione dell'idea (secondo l'esempio degli artigiani e del trasporto locale) che non tutta l'inflazione potrà essere recuperata dal contratto nazionale ma che parte di questa potrà essere oggetto di contrattazione decentrata, è di fatto il là alla regionalizzazione della contrattazione e delle nuove gabbie salariali, che certo potranno non affermarsi compiutamente subito ma che lo saranno nel tempo.

A nulla serve affermare nel contempo che la Cgil è per l'incremento del potere d'acquisto dei salari poichè i modelli su cui si sta lavorando vanno esattamente nella direzione opposta.
A questo punto una discesa in campo di una forte piattaforma in materia di modello contrattuale è quanto mai urgente. Paradossalmente, sull'esempio della Fiom, è di un congresso Cgil di cui oggi ci sarebbe bisogno, Come si diceva prima, non servono proposte di alchimia tecnica (quadriennio o triennio, inflazione programmata, reale, attesa, PIL ecc) ma proposte “alternative”, fortemente ancorate a obiettivi di forte tenuta e rilancio dell'autonomia contrattuale sindacale.
La tutela dei salari dall'inflazione reale deve tornare ad essere un fatto dovuto, esigibile. Non è un fatto categoriale ma interessa nella stessa misura tutti i lavoratori che in questo senso devono rivendicare unitariamente il soddisfacimento di questo obiettivo. E' quindi un fatto intercategoriale che può e deve essere risolto in un quadro di negozziazione confederale che porti ad un meccanismo di tutela certo, periodico ed automatico di adeguamento dei salari all'inflazione reale.

La contrattazione nazionale, così liberata dal compito di inseguire costantemente il dato inflattivo, deve operare senza vincoli per la redistribuzione della ricchezza prodotta
Il contratto nazionale va salvaguardato nella sua unicità e nessuna materia che concorre a definire le condizioni di lavoro e della prestazione va decentrata a livello locale/territoriale.
La contrattazione decentrata (aziendale e/o territoriale) deve perseguire il recupero di quote di produttività superando la variabilità del risultato che invece va integralmente consolidato in busta paga.

E’ a partire da queste riflessioni che può scendere in campo una proposta alternativa a quella che Cgil Cisl Uil stanno apprestandosi a concordare con Confindustria.

Ritorna quindi valida la proposta, avanzata in occasione del coordinamento nazionale delle Rsu tenutosi presso la sede della Rsu del Comune di Milano lo scorso 30 gennaio, di organizzare col massimo coinvolgimento e consenso di tutte le delegate e delegati Rsu, una assemblea nazionale autoconvocata-

Partiamo dalle oltre 300 adesioni già pervenute (vedi sito Rsu) a questa proposta e la rilanciamo oggi con l’obiettivo di arrivare a questa assemblea nazionale autoconvocata entro il prossimo mese di maggio. Una assemblea che naturalmente dovrà affrontare anche le questioni della democrazia e della rappresentanza, nonché le questioni legate alla necessità di una vera vertenza, piattaforma generale su pensioni, prezzi, tariffe e stato sociale.

Proprio sulla questione della democrazia e della rappresentanza la necessità che abbiamo di fronte non può più semplicemente limitarsi a ribadire l’urgenza di una legge che ne renda esigibile il diritto (Battaglia comunque fondamentale e da tenere sempre attiva per la conquista di un diritto esigibile da parte dei lavoratori a votare sia le piattaforme che gli accordi).
L’operazione nuova che, su richiesta della Cisl  si sta oggi cercando di portare a sintesi, è quella di mettere mano alle regole della rappresentanza chiaramente orientata verso nuove forme di subordinazione delle Rsu alle organizzazioni esterne.
Si vuole cioè affermare nuove regole in materia di composizione delle liste e di nomina che rendano esplicita l’impossibilità per le Rsu di assumere posizioni divaricanti rispetto alle linee delle organizzazioni presentatrici di lista.
Ciò su cui occorre riaprire la discussione, contestualmente alla questione della legge, è quindi la necessità di proporre regole di nomina della rappresentanza svincolate dalla necessità di appartenenza ad una organizzazione (tornare alla scheda bianca .. tutti i lavoratori sono elettori ed eleggibili, … superamento delle elezioni per liste sindacali?) e orientata a rappresentare con maggiore efficacia la struttura organizzativa aziendale ed il processo lavorativo (elezioni per reparto … per gruppi omogenei ?).

Ciò risponderebbe a due questioni principali:
In primo luogo si recupererebbe una formazione della rappresentanza strettamente ancorata al reparto, al gruppo omogeneo, ridando così maggiore efficacia alla capacità delle Rsu di essere soggetti di contrattazione e controllo dell’organizzazione del lavoro

In secondo luogo si espliciterebbe, senza più ambiguità alcuna, la diretta rappresentanza delle Rsu dei lavoratori che li hanno eletti e l’esplicito collegqaento tra l’azione delle Rsu ed il mandato ottenuto dai lavoratori a rappresentarne i bisogni e le proposte.
Una specie di ritorno ai “Consigli di fabbrica” che non ha nulla di nostalgico ma che molto ha a che fare con la necessità di dare forma e regole diverse ad una rappresentanza oggi schiacciata sulla predominanza che la mediazione tra le organizzazioni ha nella libera ed autonoma necessità dei lavoratori di organizzarsi liberamente a partire dai propri bisoni e di esprimere le proprie posizioni.

A riguardo, si pensa di lavorare per un incontro nazionale (una tavola rotonda) da organizzare a Roma entro il mese di maggio con l’obiettivo primario di mettere le mani avanti nei confronti di un ipotetico ma possibile accordo Cgil Cisl Uil in merito a nuove e più subordinanti regole unitarie sulla nomina e sul funzionamento delle rappresentanze sindacali unitarie di base.