www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 27-06-04

Da www.cub.it
comunicato stampa Cub

Entra nel vivo il processo di appello sul Petrolchimico di Porto Marghera: domani, 22 giugno, inizia la requisitoria del Pubblico Ministero, Felice Casson

Porto Marghera: Chiediamo nuovamente verita’ e giustizia


Tiboni, CUB: “Dal momento in cui si è chiuso il processo di primo grado, sono morti altri 40 operai che si sommano ai 157 deceduti in precedenza. L’appello non potrà chiudersi ancora con l’assoluzione dei vertici di Montedison, Enimont  Enichem e Montefibre anche se i loro avvocati hanno già tentato di tutto. E’ una questione di civiltà, non solo di giustizia: si tratta di affermare che non si possono provocare stragi e disastri ambientali per un po’ di profitto in più”. 

La fine è nota: un processo terminato con un’assoluzione che ha chiuso in modo lacerante un’epoca di menzogne e di decessi.
La storia è quella di migliaia di donne e di uomini affetti da tumore. In 200 sono morti. Uccisi dal cloruro di vinile monomero e avvelenati dal Pvc. Operai che hanno lavorato duramente negli impianti-killer di Montedison,  Enichem, Enimont e Montefibre.

Non sono incidenti di percorso. Si poteva evitare. Ma la sentenza ha decretato che non ci sono responsabili. Mentre le responsabilità aziendali sono enormi. E gli operai continuano a morire. E’ grazie alla tenacia di uno di loro, Gabriele Bortolozzo (deceduto nel 1995) e all’immenso lavoro di ‘Medicina Democratica’ che ha condotto una lunga battaglia per la verità, che tutto questo è venuto alla luce. Ed è grazie a loro che si è arrivati alla stesura del più grande studio sugli effetti della produzione chimica dal dopoguerra ad oggi. E al più grande processo (durato quattro anni) intentato contro gli ex dirigenti del Petrolchimico di Porto Marghera: cinquecento parti civili, centoventi avvocati, novantanove consulenti e mille pagine di motivazioni della sentenza. Di assoluzione. Incredibile ma vero.  

“Era dalla seconda metà degli anni Sessanta – afferma Luigi Mara, responsabile della sezione veneziana di “Medicina Democratica” - che studi scientifici dimostravano che concentrazioni atmosferiche molto alte di cloruro di vinile producevano tumori maligni: primi tra tutti gli esperimenti di Pier Luigi Viola, medico di fabbrica della Solvay. Ma vere misure precauzionali non sono mai state adottate. Nemmeno per la pulitura delle autoclavi, che espone alle più alte concentrazioni di Cvm. L’altissima incidenza di angiosarcomi del fegato non ha colpevoli. E nemmeno il disastro ambientale. E’ allucinante. Il processo di secondo grado è iniziato il 20 gennaio ma i difensori degli imputati hanno fatto di tutto per impedire l’appello. Con una serie di eccezioni hanno infatti tentato di bloccare il processo dimenticando che era stato richiesto anche dal dott. Cefis, uno dei più noti imputati, perché non era contento che i reati fossero stati prescritti ma voleva un’assoluzione completa (sic!). Però il Prof. Padovani di Pisa e il Prof. Stella di Milano e un’altra cinquantina di avvocati si sono associati a questa richiesta di opposizione al processo d’appello. Poi un’ordinanza ha respinto questa visione aberrante della giustizia. Poi hanno proposto istanza di astensione per uno dei giudiciaccusato di non essere giudice terzoperché nel 1989 aveva emesso una sentenza contro l’Inail. L’istanza è stata respinta. Ma non è finita perché era già scritto che se questa istanza fosse stata respinta doveva esserci la ricusazione del giudice che è stata accolta. Quindi c’è un nuovo giudice a sua volta poi accusato di aver convalidato un decreto di sequestro di uno scarico in laguna.  

Poi la Corte d’appello ha respinto tutte le richieste di rinnovazione del dibattimento, dove c’erano tutte le memorie tecniche sulla produzione delle diossine e tutti gli altri veleni e cancerogeni dal 1958 in poi. Era importante riportare tutto questo materiale perché la sentenza di primo grado l’aveva ignorato. Ma questo respingere le richieste di rinnovazione è un atto neutro. E’ sempre così. Comunque le memorie tecniche sono state depositate. Ma è giusto parlare anche del secondo capo di imputazione, quello di disastro ambientale. In laguna ci sono 5 milioni di tonnellate di rifiuti tossici tumulati dentro e fuori il Petrolchimico. Gli impianti di produzione, obsoleti, sono stati potenziati, causando l’ecocidio della laguna e dell’entroterra.  

Ci battiamo – sottolinea Mara - per ridare dignità a un pezzo di umanità, la classe operaia devastata da questi impianti killer (le loro morti sarebbero rimaste invisibili, il servizio sanitario Montedison diceva addirittura che la loro aspettativa di vita era maggiore di altri operai). Chiediamo nuovamente giustizia e verità perché la sentenza di primo grado ha stravolto i fatti. E’ stato stracciato il diritto. Questa è una premessa indispensabile perché possa essere condotta anche la battaglia ambientale e perché si possa impostare il processo di bonifica e riqualificazione. Ma nella storia delle epidemie dei cancri da ambiente di lavoro – continua Mara - quello del petrolchimico di Porto Marghera non è un caso isolato. C’è l’Enichem di Manfredonia, il Petrolchimico di Brindisi, quello di Ravenna, e non dimentichiamo il processo in atto a Ferrara. A Verbania ne inizia uno il 23 giugno per le morti degli operai di Pallanza. E ancora ci sono le morti del Petrolchimico di Mantova. Ma c’è un silenzio agghiacciante su tutto questo”.  

E’ d’accordo Pier Giorgio Tiboni, coordinatore nazionale CUB, che aggiunge: “Dal momento in cui si è chiuso il processo di primo grado, sono morti altri 40 operai che si sommano ai 157 deceduti in precedenza. L’appello non potrà chiudersi ancora con l’assoluzione dei vertici di Montedison, Enimont, Enichem e Montefibre anche se i loro avvocati hanno già tentato di tutto. E’ una questione di civiltà e non solo di giustizia: si tratta di affermare che non si possono provocare stragi e disastri ambientali per un po’ di profitto in più – sottolinea Tiboni - Il silenzio su questo tema è assordante anche da parte dei partiti. Ne avete sentito parlare in campagna elettorale? No. Per non parlare dei sindacati confederali. Noi come CUB, e ALLCA, insieme a Medicina Democratica siamo parte civile nel processo. Continueremo a lottare perché venga fatta giustizia”.