da Coordinamento NazionaleRsu - http://www.ecn.org/coord.rsu
Sicurezza lavoro
e legge 626
qualche corso, nessuna via preferenziale per
applicarla
a cura
di Franco Cilenti (Rls della ASL 3 Piemonte)
In Italia ancora
troppe le vittime di infortuni, malgrado la 626. Però tutto il sindacato è in
grave ritardo mentre con la delega preparata dal governo si profila una
ulteriore riduzione sostanziale di quelle tutele previste dalla legge del 94 ma
mai entrate nel comune sentire dei lavoratori e nell’organizzazione del lavoro
nelle aziende. Un’esempio per tutti: c’è una realtà inesplorata quanto mai
difficile da indagare: le indesiderate interruzioni di gravidanza per tante
infermiere nei reparti di emergenza come in quelle di degenza. Per quanto
riguarda l’aspetto penale c’è Guariniello, ma per un’indagine sulle condizioni
ambientali e di lavoro atta a prevenire queste induzioni all’aborto, diverso
dovrebbe essere il ruolo di chi è deputato alla prevenzione dei rischi o alla
protezione, se ineliminabili del tutto.
Ma l’impegno
sulla sicurezza implica, anzi ne è la diretta conseguenza, anche la prevenzione
protezione per la salute dei malati: un’esempio per tutti: in sanità le mortali
infezioni ospedalierie rappresentano un drammatico dato permanente. Sono oltre
mille e quattrocento quaranta i morti ufficiali all'anno, di cui 300 per
malattie professionali; ovviamente altissima l'incidenza sugli immigrati, e
l'Italia continua a essere il paese con il maggior numero di vittime di
infortuni lavorativi in Europa. E la situazione è destinata ad aggra-varsi con
l’applicazione della legge 30 che legalizza il rischio come fattore prevedibile
del rapporto di lavoro. Un esempio chiarifi-catore sta nel decreto 276,
applicativo della legge 30 che consente il lavoro interinale in una serie di
attività pericolose dove prima era vietato.
Analizzare
tutti questi anni di stanca e burocratica applicazione della 626 da parte del
sindacato è d’obbligo. I lacci e i lacciuoli messi sul cammino di una effettiva
incidenza dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). Parliamo
della dipendenza dei RLS verso i mortiferi tempi della propria sigla?; parliamo
del legame di subordinazione verso gli equi-libri sindacali, o le zone oscure
del clintelismo parasindacale, tra sigle e aziende, preteso con tutti i mezzi
coercitivi che i funzionari sindacali si trovano nelle mani?; perchè non
riflettere sulla formazione dei RLS, esaurita dentro noiosi convegni?
Il governo
sta facendo bene la sua parte di rappresentante dei pesanti interessi degli
imprenditori, come delle aziende pubbliche, altrettanto evidente che il
percorso gli è stato facili-tato, anche da molti RLS che mal interpretano
la parte di rappresentanti dei
lavoratori.
E’ dall’interpretazione
del proprio ruolo che si sceglie la strada da percorrere nel rapporto con il
datore di lavoro: conflitto o partecipazione? Formazione tecnica o capacità di
individuare nell’organizzazione del lavoro, come nella struttura ambientale, i
produttori di rischio? Nodi mai risolti ed elusi, siamo ancora al 1994?
Franco Cilenti Rappresentante
Lavoratori per la Sicurezza asl3
Nel periodo
marzo-maggio 2004 la Regione Piemonte-Direzione Sanità Pubblica ha promosso e
tenuto un "corso di formazione avanzato per Rappresentanti dei Lavoratori
par la Sicurezza (RLS) delle Aziende Sanitarie Piemontesi".
Il corso era
indirizzato agli RLS delle varie aziende sanitarie e articolato su cinque
giornate. Per coinvolgere tutti gli RLS si è tenuto in vari, successivi, moduli
formativi e ad ogni modulo partecipavano in qualità di discenti gli RLS di due
o tre Aziende avendo cura di mettere assieme aziende distanti fra loro sia
territoria-lmente che per quanto concerne le caratteristiche strutturali.
In questo
modo una delle ipotesi di lavoro dichiarate dagli organizzatori sarebbe stata
quella di favorire la conoscenza di
varie realtà ai differenti RLS, quale
tematica oggetto di discussione plenaria prevista dal programma del
corso.
Docenti :
personale dello S.Pre.S.A.L. , medici competenti, esperti di medicina del
lavoro, sindacalisti ed esperti di DoRS che, come a pochi è noto, è un organismo di studio e formazione che
opera nell'ambito di progetti regionali.
L e leggi sulla sicurezza negli ambienti di lavoro prevedono che le
singole aziende provvedano alla formazione e all'aggiornamento degli RLS:
discenti, quindi gli stessi RLS.
E' necessario a questo punto fare alcuni
passi indietro.
La nota legge 626 sulla sicurezza negli
ambienti di lavoro, apportando novità e organizzazione della materia rispetto
alle pur complete e complesse normative del passato, ha ridestato l'attenzione
sul problema della sicurezza e ha imposto che in ogni azienda pubblica e
privata venissero individuate varie figure professionali e servizi dedicati
alla sicurezza, nonché fossero rappresentati i lavoratori in questo specifico
ambito. E' per questo motivo che sono nati il Servizio di Prevenzione e
Protezione, le varie figure aziendali di riferimento e sono state stimolate le
attività connesse.
L'ambiente di lavoro sanitario presenta una complessa serie di problemi
per quanto concerne la sicurezza dei lavoratori. Sono propri dell'ambiente
sanitario i problemi della salute del lavoratore del terziario (attività
d'ufficio, per esempio, videoterminali…) del lavoratore dell'industria,
dell'artigianato e dell'edilizia
(problematiche relative a impianti elettrici, gas, manufatti edili…) e
problematiche specifiche relative a rischio chimico, biologico, radiologico.
Sono presenti altre peculiarità come quelle relative alla movimentazione dei
carichi intendendo per carichi in particolare i malati, ma non solo; grande
problema, inoltre, quello dei dispositivi di protezione individuale. I risvolti
della sicurezza dell'ambiente di lavoro sanitario, inoltre vanno visti alla
luce degli immediati risvolti che presentano non solo sul lavoratore ma anche
"sull'utente" del servizio che, non dimentichiamolo è in genere una
persona malata o comunque debole. Da ciò deriva una serie molto complessa di
problemi per affrontare i quali, come noto, una azienda sanitaria ha a
disposizione strumenti di gestione e supervisione nelle persone dei vari
dirigenti opportunamente delegati, un Servizio vero e proprio strutturato come
unità operativa autonoma, nei fatti, nonché tecnici, esperti.
La "controparte " di questo sistema di sicurezza aziendale, a
protezione del lavoratore è, nei fatti solo l'RLS. Dietro gli RLS, in genere ,
esiste una struttura sindacale di supporto. Gli RLS nominati in numero secondo
legge sono in genere pochi "volontari" che mettono a disposizione
gratuitamente ( giustamente) parte del proprio tempo e non solo quello
lavorativo, le proprie competenze, una esperienza nel settore, nei limiti delle
conoscenze e dei ruoli di ciascuno. Pertanto una formazione dell'RLS dovrebbe
essere necessaria, giustificata, condivisibile nelle intenzioni del datore di
lavoro che, per quanto concerne la Sanità è, in ultima analisi la Regione.
Chi si è recato al corso di
aggiornamento nutriva quindi parecchie attese di carattere tecnico specifico,
"avanzato".
Chi sono gli RLS delle aziende della regione? In genere si tratta di
personale che conosce non completamente
le normative sulla sicurezza e salute negli ambienti di lavoro così come non è
a conoscenza delle specifiche problematiche. Si tratta di personale di vari
livelli e qualifiche professionali, ma con scarsa rappresentatività nell'ambito
operativo sanitario cioè sono rappresentati pochi infermieri, pochi medici dei
reparti. Vi sono laboratoristi, tecnici di radiologia, vi è personale di
direzione sanitaria. E quindi un gran numero di operatori dei servizi più
tecnologici e tecnici. Inoltre gli RLS per ciascuna azienda sanitaria sono
troppo pochi rispetto alla mole dei problemi e alle varie peculiarità
dell'ambiente.
Parte degli RLS sono organizzati in una
sorta di coordinamento, al quale la regione ha dichiarato di avere attinto informazioni e ricevuto suggerimenti
per progettare il corso. Molti RLS provengono da ambiente sindacale ma molti
sono avulsi da tali attività o comunque intenzionati a tenersene fuori nel
rispetto della rappresentatività che devono garantire per tutti i lavoratori.
Infine le vicissitudini che hanno attraversato le rappresentanze dei lavoratori
della sanità hanno coinvolto in numerose realtà anche gli RLS, pertanto molte
ASL hanno subito un elevato turnover di RLS, numerosi e anche recenti
cambiamenti. Molti RLS hanno poco tempo perché presi dal lavoro d'istituto o
perché coinvolti in altre attività sindacali.
Questa breve premessa è indispensabile perché è stata probabilmente l'analisi di base sulla quale è stato
costruito il corso. Il corso ha ripetuto alcuni degli aspetti delle leggi sulla
sicurezza negli ambienti di lavoro, ha portato qualche stimolo alla discussione
utile a chiarire alcuni passaggi normativi in particolare sulle procedure di
intervento degli RLS, ha trattato di "tecniche della comunicazione
efficace", ha dato qualche nozione sulle metodologie di "formazione,
informazione, addestramento", ha trattato con tecniche di role playng
l'utilità del lavoro di gruppo, ha trattato dei siti internet utili per la
sicurezza dei lavoratori , ha concluso con
l'immancabile post test. Insomma un corso strutturato seguendo il meglio
della moda della formazione, dove c'era un po' di legislazione, un po' di
tecnica, un po' di dibattito, qualche
gioco di brain storming, di psicologia sociale.
L'intenzione principale era quella di promuovere una sorta di spirito di
collaborazione fra il datore di lavoro (Regione, Aziende Sanitarie) e l'RLS. In
ogni sezione del corso questo è stato il tema principale, sul quale i docenti,
peraltro ovviamente tutti di elevata competenza, hanno battuto.
Molti degli RLS, soprattutto quelli
"nuovi" sono riusciti a
soddisfare alcuni quesiti base che peraltro speravamo chiariti da anni, visto
che la normativa ha un decennio, ormai.
Gli RLS della ASL 3 che sono quelli in
Piemonte, con maggiore numero di anni di permanenza nel ruolo non solo hanno
potuto verificare le differenze fra l'enorme lavoro prodotto nella nostra
Azienda in materia di sicurezza (si evince anche dal dibattito avvenuto durante
la Riunione Periodica dell'anno 2004), che è stato stimolato anche dagli RLS
medesimi, ma hanno dovuto registrare numerose problematiche che ancora
investono le altre Aziende una di queste, per esempio sul rischio biologico, sulla contaminazione accidentale
dell'operatore sanitario che, in ambito ospedaliero o ambulatoriale dovrebbero
ormai essere risolte almeno sotto il profilo organizzativo.
Il materiale tecnico, inoltre, era troppo improntato sugli aspetti della
sicurezza "nel terziario", a riprova della ormai irreversibile e
deleteria terziarizzazione delle Aziende Sanitarie. Significa che sempre meno
spazio è riservato ai problemi della sicurezza nei reparti operativi e del
personale di assistenza e cura così come sempre meno attenzione è dedicata al
personale tecnico. Non poche volte è stato ricordato durante il corso ai
docenti e durante il dibattito agli stessi RLS che le aziende sanitarie sono sì
complesse nella loro organizzazione dei luoghi e delle tipologie di lavoro ma
non è possibile che gran parte degli aspetti della sicurezza vertano sempre più
su problematiche "d'ufficio" .
I temi tecnici sono stati anch'essi
quelli di moda: un po' di legionella, un po' di preparazione degli
antiblastici, qualche esempio di danno biologico qua e là intervenuto. Ma
durante il dibattito si è scoperto che molte aziende ancora difettano nel
fornire in misura e qualità sufficiente i dispositivi di protezione
individuale, no tutte le Aziende hanno un piano di sorveglianza dopo incidente
con materiale biologico, tanto per fare qualche esempio. Tutte però hanno
addestrato il personale ad intervenire in caso di incendio.
Il corso "avanzato" non è entrato nei dettagli tecnici delle problematiche
di sicurezza nei vari ambienti, si è soffermato troppo su elementi discorsivi
sociologici, non ha affrontato alcuna tematica tecnica specifica in
considerazione anche della presenza di personale specializzato fra gli stessi
RLS. Probabilmente il titolo del corso nella sua condivisibile altisonanza ha
distratto qualcuno dei discenti, ma non lo ha soddisfatto.
Ricordiamo del passato uno dei primi
corsi veramente avanzati tenuto dall'Univeristà di Torino ove sono state
affrontate le tematiche tecniche della sicurezza e ricordiamo, i corsi tenuti
nell'ASL3, sotto la guida del responsabile SPP Dr. Adelmo Ottino, che sono
stati di gran lunga più dettagliati, specifici ed esaurienti.
E' possibile che il target definito
assieme con alcuni, pur genericamente condivisibile per gli sforzi
organizzativi e per l'impegno dei docenti,
non fosse quello che un corso avanzato invece deve produrre.
Ci aspettiamo dai prossimi corsi un maggiore sforzo di curare i dettagli,
eventualmente servendosi della competenza di RLS nel loro ambito professionale
e comunque senza il timore di essere troppo scientifici, timore che, a nostro
avviso, ha guidato questo corso.
Il tentativo di non voler essere
controparte ma interlocutore "amico" ( S Pre SAL, medici competenti,
esperti, RLS, Sindacati…) fa perdere di vista che l'Azienda deve formare,
informare, addestrare RLS e lavoratori nello specifico dei problemi, nelle
metodologie di intervento, nei piani di sicurezza, nel programma di
investimenti, nelle priorità di intervento e un po' meno nelle chiacchiere.