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L'incidente all'Ilva di Cornigliano
Fiom: e adesso non toccate la
626
7 luglio 2004
D.O.
La Fiom ne è convinta: l'incidente avvenuto ieri nelle acciaierie dell'Ilva di
Cornigliano (Genova) "poteva provocare una strage". Ed è stato solo
un miracolo, o un caso fortuito, che il bilancio finale sia di 12 feriti. Ma
sei lavoratori sono ustionati. Per cinque di loro la prognosi è ancora
riservata. Hanno infatti riportato ustioni sul 20% del corpo e accusano
problemi respiratori. Ricostruiamo la dinamica dell'incidente: le esplosioni
sarebbero state tre, causate dal crollo di una struttura per il trasporto della
ghisa liquida, riversatasi all'esterno ed entrata in contatto con l'acqua.
Dalle acciaierie si è levata una densa coltre di fumo, ma si trattava solo di
vapore acqueo. Secondo l'Arpal (l'Agenzia regionale per la protezione
dell'ambiente ligure), non c'è rischio per l'ambiente.
Per i lavoratori dell'Ilva, invece, i rischi restano e sono molto gravi. Gli
stabilimenti siderurgici del Gruppo sono insicuri e pericolosi. Tanto che,
sempre ieri, poche ore prima dello scoppio a Cornigliano, se n'era verificato
un altro a Taranto. E un operaio dello stabilimento jonico è rimasto gravemente
ustionato nell'incidente accaduto nell'impianto "Cco 2/3" (colata
continua) dell'acciaieria 2. Lanucara ha riportato ustioni di secondo e terzo
grado in varie parti del corpo ed è stato ricoverato nel centro "grandi
ustionati" dell'ospedale civile di Brindisi.
E' ancora la Fiom a fare il punto: "Nell’ultimo anno, negli stabilimenti
italiani del gruppo, i morti sono già quattro. Pesanti sono le responsabilità
dell’azienda, ma è altrettanto chiaro che non c’è volontà politica nel
verificare l’applicazione dei dispositivi per mettere in massima sicurezza i
lavoratori e gli impianti di questo settore". I metalmeccanici della Cgil
denunciano che "le poche iniziative che, durante la precedente
legislatura, erano state avviate dal ministero del Lavoro sono state via via
abbandonate. C’è quindi una responsabilità oggettiva del Governo, in termini di
mancanza d’iniziativa politica, per quanto sta accadendo rispetto alla
sicurezza nei luoghi di lavoro.” “Giovedì otto luglio - prosegue la Fiom -
l’Inail presenterà il proprio rapporto statistico annuale sugli infortuni: sarà
un’altra occasione per contare i morti e gli invalidati sul lavoro.”
La Segreteria nazionale della Fiom-Cgil sta inoltre valutando una fermata nel
settore della siderurgia, con richiesta al Parlamento di non procedere alla
modifica della legge 626/94 e alla depenalizzazione dei reati legati al mancato
rispetto delle norme sulla sicurezza. L’organizzazione si costituirà parte
civile al procedimento penale relativo all’incidente di Cornigliano. Non è
casuale il riferimento della Fiom alla legge 626, visto che il governo sta
lavorando da mesi a un Testo unico sulla sicurezza, neppure minimamente
discusso coi sindacati, che punta a depenalizzare la normativa, facendo un
grosso regalo alle imprese, e ad ammorbidire gli strumenti di controllo
spuntando anche le armi di autodifesa dei lavoratori e delle organizzazioni
sindacali. Se la manovra andasse in porto - teme il sindacato - incidenti come
quello delle acciaierie genovesi sarebbero più frequenti e i responsabili
resterebbero impuni.
L'episodio all'Ilva di Genova 'dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che
l'Italia è la maglia nera in Europa per quanto riguarda gli infortuni sul
lavoro'. A dirlo è il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, sottolineando
come quello sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sia uno dei temi prioritari da
affrontare nel confronto tra sindacato e imprese: 'C'é in Italia da questo
punto di vista un problema di cultura, di prevenzione all'educazione sulla
sicurezza. Qui le imprese possono trovare con il sindacato un terreno di confronto
importante'.