Il documento approvato
dalla segreteria nazionale della Fiom
Sei proposte per l'alternativa
La Segreteria nazionale della Fiom ritiene che l'aggravarsi della crisi
politica sia effetto, prima di tutto, del fallimento delle politiche economiche
e sociali liberiste che hanno governato il Paese. Questo fallimento ha
aggravato enormemente la crisi industriale e finanziaria del sistema produttivo
e, ora, rischia di proporre una manovra sui conti pubblici pesantissima ed
iniqua che colpirebbe ancor di più le condizioni sociali dell'Italia.
Per questo è necessaria una svolta profonda negli indirizzi, nelle procedure,
nei riferimenti sociali e negli obiettivi della politica economica. Il
movimento sindacale può e deve rivendicare tale svolta con una vasta mobilitazione
sulla propria piattaforma, compreso lo sciopero generale.
La crisi in atto dimostra che non è più il tempo di soluzioni istituzionali o
di tipo consociativo rispetto ai problemi del paese. La gravità, per troppo
tempo colpevolmente oscurata, del declino industriale ed economico dell'Italia
richiede il confronto tra scelte e progetti alternativi, in modo tale che i
cittadini siano in grado di conoscere le diverse posizioni in campo, anche in
caso di elezioni anticipate.
E' necessaria prima di tutto un'operazione verità sullo stato reale
dell'economia, del sistema produttivo, dei conti pubblici. I lavoratori ed i
cittadini hanno diritto di conoscere la dimensione e le ragioni del
peggioramento di tutto il sistema dei conti pubblici e privati. Il mondo del
lavoro ha più di tutti titolo a rivendicare questa trasparenza perché da esso è
venuto un contributo decisivo al risanamento del Paese.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno pagato con un'enorme redistribuzione dei
redditi a loro danno, e a favore delle rendite e dei profitti, il miglioramento
dei conti pubblici e l'entrata nella moneta unica. Ora questo incredibile
sforzo dei lavoratori appare sprecato in una caduta generale di competitività
che chiama in causa responsabilità dirette del Governo, ma anche della classe
imprenditoriale. Le politiche di attacco ai diritti, attuate nel corso di
questi anni anche con gli accordi separati, la legge 30 e l'assenza di
politiche industriali degne di questo nome hanno contribuito a rendere ancor
più negativo l'andamento dell'economia italiana, peggiorando ulteriormente le
condizioni sociali del lavoro. Di tutte queste scelte sbagliate sono
responsabili in primo luogo il Governo, ma anche le classi dirigenti delle
imprese e del sistema economico che oggi sono chiamate, quindi a un severo
esame della propria impostazione.
La Fiom ritiene indispensabile una svolta profonda sul terreno della politica
economica che si articoli nei seguenti punti di fondo:
1 - Una politica fiscale che, anziché ridurre le tasse ai ceti più abbienti
ripristini il fiscal-drag e persegua la lotta all'elusione e all'evasione
fiscale, reperendo per questa via risorse adeguate a finanziare lo sviluppo.
2 - Una politica industriale ed economica fondata sul ritorno in campo di un
forte intervento pubblico, sia come programmazione delle scelte, sia come
coinvolgimento delle strutture e degli enti pubblici, ai vari livelli, nella
gestione delle imprese strategiche. In questo ambito è necessario ridefinire
ruolo e funzione dell'intervento pubblico come peraltro evidenziato dalla
relazione dell'antitrust sulla necessità di mantenere o riportare nella
proprietà pubblica le grandi reti di distribuzione della comunicazione e dei
servizi e dalla crisi drammatica dei grandi gruppi industriali.
3 - Occorre un programma straordinario per finanziare la formazione dei
lavoratori, la crescita della qualità della produzione e dei prodotti, lo
sviluppo della ricerca. Vanno definiti piani strategici che rapidamente
permettano al nostro paese di sviluppare programmi sul terreno dell'energia,
dell'ecologia, dell'assetto del territorio.
4 - Occorre fermare la precarizzazione del lavoro a partire dalla legge 30, che
va abrogata. Viceversa occorre affermare un programma di ricostruzione di
diritti uguali in tutto il mondo del lavoro, per i lavoratori nativi così come
per quelli migranti.
5 - La redistribuzione del reddito, a favore del mondo del lavoro, deve
diventare una leva fondamentale per la ripresa della crescita e dello sviluppo.
Questa scelta implica di considerare l'aumento dei salari reali, e una politica
fiscale e tariffaria socialmente equa, come elementi fondamentali per la
crescita di consumi di massa e per la ripresa dello sviluppo. Per questo sono
decisivi il ruolo e la funzione del Contratto nazionale per invertire l'attuale
redistribuzione del reddito verso il lavoro e le pensioni.
6 - Va interrotto il processo di frantumazione sociale e politica del paese
che, sotto il nome di federalismo, sta in realtà aumentando ingiustizie,
disuguaglianze, burocrazia, senza al contempo garantire nessuna maggiore
capacità dei singoli territori di reggere la competizione.
In questo modo occorre evitare che la crisi politica venga risolta con nuovi
attacchi ai diritti dei lavoratori e dei pensionati. E' necessario un
cambiamento profondo negli indirizzi che sinora hanno governato il Paese. Per
ottenere questo cambiamento, è necessaria la mobilitazione dei metalmeccanici e
di tutto il movimento sindacale.
Segreteria nazionale
Fiom-Cgil
Roma, 6 luglio 2004