www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 03-09-04

da http://www.rassegna.it/2004/lavoro/articoli/oil2.htm

Tutele del lavoro, l'Italia è solo ventesima


Un rapporto dell'Oil

Svezia, Finlandia e Norvegia sono, a questo mondo, i paesi nei quali il lavoro ha le migliori tutele. L'Italia, in queste Olimpiadi dei diritti, si piazza al ventesimo posto, molto al di sotto del nono posto conquistato ad Atene e preceduta da tutte le nazioni europee più sviluppate (Francia, Germania, Spagna); seguita, però, dagli Stati Uniti (al 25esimo posto). La graduatoria è stata elaborata dall'Oil (l'Ufficio internazionale del lavoro), in un rapporto dal titolo Economic Security for a better World. L'organizzazione con sede a Ginevra si è basata su di un indice di sicurezza economica, che serve a fotografare, in base a una serie di parametri, le condizioni di lavoro di ciascun paese. Dato rilevante: i criteri di valutazione non si sono basati sulla vulgata liberale-economicistica che va per la maggiore quando si tratta di mercato del lavoro, e guarda essenzialmente al livello di flessibilità e al tasso d'occupazione di ciascun sistema. Differentemente, l'Oil ha esaminato anche la qualità del mondo del lavoro, e quindi le tutele antilicenziamento, la sicurezza, il livello e la continuità salariale. 

Ne è emerso, come detto, che la Svezia e i paesi nordici dell'Europa sono i posti dove chi lavora vive meglio: perché ha più possibilità di trovare un impiego, di mantenerlo al riparo da licenziamenti, di avere prospettive di carriera e di essere tutelato dagli infortuni. Vediamo la classifica stilata dall'Oil:  la Svezia, con un indice di sicurezza economica 'Esi' dello 0,977 è appunto al primo posto. In seconda posizione la Finlandia (0,947), seguita da Norvegia (0,926), Danimarca, Olanda, Belgio e Francia. L'Italia (0,681) e' 20/a preceduta da quasi tutti i Paesi dell'Europa occidentale (Francia, Germania, Spagna sono rispettivamente al settimo, nono e 13/o posto), ma davanti agli Usa (O,612) in 25/a posizione. La Svizzera - tra i Paesi con un reddito pro capite tra i piu' alti ed un tasso di disoccupazione tra i piu' bassi - e' 16/a. Chiudono la classifica - che include un totale di 90 Stati - i Paesi in via di sviluppo. Al 90/o posto e' cosi' il Nepal (0,051) immediatamente preceduto da Sierra Leone, Bangladesh, Ruanda, Burundi, Mauritania e Pakistan. 

L'indice Esi - si spiega nel rapporto - non coincide sempre con il livello di reddito, pur essendo invece un elemento determinante per la felicità individuale. E' stato elaborato inglobando sette fattori legati alla sicurezza del lavoro (mercato del lavoro, occupazione, ecc.) e tiene conto delle politiche, delle istituzioni e dei risultati ottenuti. Gli esperti dell'Oil ritengono infatti che ne' il tasso di disoccupazione, ne' il livello di reddito siano sufficienti per misurare il benessere dei lavoratori. Tra i vari fattori, l'elemento determinante e' invece la sicurezza del reddito: ''se si dispone di 100 dollari ogni settimana - ha spiegato Standing - ci si sente piu' sicuri di quando si ricevono 120 dollari una settimana, 80 quella successiva e chissa' quanto la seguente...''.

L'Europa dell'Est e' la regione del mondo dove l'insicurezza economica ha registrato la piu' forte crescita nell'ultimo decennio e dove la ''felicita' e' crollata'', ha spiegato Guy Standing, responsabile del programma dell'Ilo sulla sicurezza socio-economica. L'Oil rivela inoltre che circa tre quarti dei lavoratori vive in condizioni di insicurezza economica e solo una persona su dieci, (8% della popolazione mondiale) vive in paesi che offrono un livello elevato di sicurezza economica.

Il rapporto contiene stime per oltre 90 Paesi, pari all'85% della popolazione mondiale. Per realizzarlo, oltre ad una vasta raccolta di dati, gli esperti hanno condotto indagini presso 48mila lavoratori e lavoratrici ed oltre 10mila luoghi di lavoro di tutto il mondo. Tra le numerose conclusioni dello studio, figurano anche l'identificazione di una netta crescita del fenomeno dei 'quasi poveri', della precarieta' dell'impiego e dell'aumentato livello di stress dei lavoratori.

Il peggiore punteggio dell'Italia riguarda il 'mercato del lavoro' (possibilita' di trovare impiego) dove risulta 32esima. L'Italia e' invece 18esima per la protezione dell'impiego (norme contro i licenziamenti arbitrari) e 20esima per le prospettive di lavoro e carriera. Scende poi al 29esimo posto nella classifica sul livello calcolato per misurare le opportunita' di scolarita' e di formazione. Paradossalmente - rivela lo studio dell'Oil - un alto livello di opportunita' di scolarita' e formazione e' spesso inversamente legato al benessere. Troppe persone infatti svolgono mansioni inferiori al livello delle loro capacita' e qualifiche, e questo provoca cio' che il rapporto definisce un ''effetto di frustrazione legata allo status''. L'Italia e' quindi 16esima nella classifica della sicurezza sul lavoro (protezione dagli incidenti e malattie sul lavoro) e 14esima per la rappresentanza sindacale e dei datori di lavoro. E' infine 24esima nella classifica sulla sicurezza del reddito.
 
(1 settembre 2004)