da
http://www.rassegna.it/2004/lavoro/articoli/oil2.htm
Tutele del lavoro, l'Italia è solo ventesima
Un rapporto dell'Oil
Svezia, Finlandia e Norvegia sono, a questo mondo, i paesi nei quali il
lavoro ha le migliori tutele. L'Italia, in queste Olimpiadi dei diritti, si
piazza al ventesimo posto, molto al di sotto del nono posto conquistato ad
Atene e preceduta da tutte le nazioni europee più sviluppate (Francia,
Germania, Spagna); seguita, però, dagli Stati Uniti (al 25esimo posto). La
graduatoria è stata elaborata dall'Oil (l'Ufficio internazionale del lavoro),
in un rapporto dal titolo Economic Security
for a better World. L'organizzazione con sede a Ginevra si è basata
su di un indice di sicurezza economica,
che serve a fotografare, in base a una serie di parametri, le condizioni di
lavoro di ciascun paese. Dato rilevante: i criteri di valutazione non si sono
basati sulla vulgata liberale-economicistica che va per la maggiore quando si
tratta di mercato del lavoro, e guarda essenzialmente al livello di
flessibilità e al tasso d'occupazione di ciascun sistema. Differentemente,
l'Oil ha esaminato anche la qualità del mondo del lavoro, e quindi le tutele
antilicenziamento, la sicurezza, il livello e la continuità salariale.
Ne è emerso, come detto, che la Svezia e i paesi nordici dell'Europa sono i
posti dove chi lavora vive meglio: perché ha più possibilità di trovare un
impiego, di mantenerlo al riparo da licenziamenti, di avere prospettive di
carriera e di essere tutelato dagli infortuni. Vediamo la classifica stilata
dall'Oil: la Svezia, con un indice di sicurezza economica 'Esi' dello
0,977 è appunto al primo posto. In seconda posizione la Finlandia (0,947),
seguita da Norvegia (0,926), Danimarca, Olanda, Belgio e Francia. L'Italia
(0,681) e' 20/a preceduta da quasi tutti i Paesi dell'Europa occidentale
(Francia, Germania, Spagna sono rispettivamente al settimo, nono e 13/o posto),
ma davanti agli Usa (O,612) in 25/a posizione. La Svizzera - tra i Paesi con un
reddito pro capite tra i piu' alti ed un tasso di disoccupazione tra i piu'
bassi - e' 16/a. Chiudono la classifica - che include un totale di 90 Stati - i
Paesi in via di sviluppo. Al 90/o posto e' cosi' il Nepal (0,051)
immediatamente preceduto da Sierra Leone, Bangladesh, Ruanda, Burundi, Mauritania
e Pakistan.
L'indice Esi - si spiega nel rapporto - non coincide sempre con il livello di
reddito, pur essendo invece un elemento determinante per la felicità
individuale. E' stato elaborato inglobando sette fattori legati alla sicurezza
del lavoro (mercato del lavoro, occupazione, ecc.) e tiene conto delle
politiche, delle istituzioni e dei risultati ottenuti. Gli esperti dell'Oil
ritengono infatti che ne' il tasso di disoccupazione, ne' il livello di reddito
siano sufficienti per misurare il benessere dei lavoratori. Tra i vari fattori,
l'elemento determinante e' invece la sicurezza del reddito: ''se si dispone di
100 dollari ogni settimana - ha spiegato Standing - ci si sente piu' sicuri di
quando si ricevono 120 dollari una settimana, 80 quella successiva e chissa'
quanto la seguente...''.
L'Europa dell'Est e' la regione del mondo dove l'insicurezza economica ha
registrato la piu' forte crescita nell'ultimo decennio e dove la ''felicita' e'
crollata'', ha spiegato Guy Standing, responsabile del programma dell'Ilo sulla
sicurezza socio-economica. L'Oil rivela inoltre che circa tre quarti dei
lavoratori vive in condizioni di insicurezza economica e solo una persona su
dieci, (8% della popolazione mondiale) vive in paesi che offrono un livello elevato
di sicurezza economica.
Il rapporto contiene stime per oltre 90 Paesi, pari all'85% della popolazione
mondiale. Per realizzarlo, oltre ad una vasta raccolta di dati, gli esperti
hanno condotto indagini presso 48mila lavoratori e lavoratrici ed oltre 10mila
luoghi di lavoro di tutto il mondo. Tra le numerose conclusioni dello studio,
figurano anche l'identificazione di una netta crescita del fenomeno dei 'quasi
poveri', della precarieta' dell'impiego e dell'aumentato livello di stress dei
lavoratori.
Il peggiore punteggio dell'Italia riguarda il 'mercato del lavoro'
(possibilita' di trovare impiego) dove risulta 32esima. L'Italia e' invece
18esima per la protezione dell'impiego (norme contro i licenziamenti arbitrari)
e 20esima per le prospettive di lavoro e carriera. Scende poi al 29esimo posto
nella classifica sul livello calcolato per misurare le opportunita' di
scolarita' e di formazione. Paradossalmente - rivela lo studio dell'Oil - un
alto livello di opportunita' di scolarita' e formazione e' spesso inversamente
legato al benessere. Troppe persone infatti svolgono mansioni inferiori al
livello delle loro capacita' e qualifiche, e questo provoca cio' che il
rapporto definisce un ''effetto di frustrazione legata allo status''. L'Italia
e' quindi 16esima nella classifica della sicurezza sul lavoro (protezione dagli
incidenti e malattie sul lavoro) e 14esima per la rappresentanza sindacale e
dei datori di lavoro. E' infine 24esima nella classifica sulla sicurezza del
reddito.
(1 settembre 2004)