www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 18-09-04

da http://www.rassegna.it/2004/sicurezza/articoli/edilizia3.htm
L'osservatorio della Fillea Cgil sugli infortuni

Edilizia, la strage del 2004 - 18 morti al mese nei cantieri


di Roberto Greco

Ormai non fanno quasi più notizia. Lo stillicidio quotidiano di morti e infortuni sul lavoro in edilizia è diventata prassi comune, parte integrante del mondo delle costruzioni. 153 le "morti bianche" dall'inizio dell'anno, (la media mensile è di 18 incidenti mortali, con punte di 25 a luglio e 24 a giugno), registrate dall'Osservatorio della Fillea Cgil nazionale, contro le 215 del 2003 (cui si aggiungono oltre 100.000 infortuni, secondo i dati dell'Inail). Altro dato significativo, il numero di lavoratori extracomunitari morti nei cantieri: 27 (10 in Piemonte), contro i 19 registrati nello stesso periodo del 2003 (la percentuale è salita dal 15 al 18%). Oltre metà delle vittime, venute a lavorare in Italia, aveva un'età compresa fra 26 e 35 anni, per la maggior parte proveniente dai paesi dell'Est Europa (Romania e Albania su tutti).

Il dato è aggiornato a metà settembre, ma facendo una rapida proiezione, si scopre che se rimarrà inalterato l'attuale trend, a fine dicembre verrà quantomeno raggiunta la stessa quota dell'anno scorso.  Una recrudescenza che si estende a macchia d'olio su tutto il territorio: capeggiano Lombardia (24 morti), Piemonte (18) ed Emilia Romagna (14), senza dimenticare gli undici morti in Sicilia, cifra che si avvicina al totale del 2003 (16). "Un numero spropositato - afferma Enzo Campo, segretario generale della Fillea regionale -, anche rispetto al trend nazionale, che la dice lunga sull'irresponsabilità delle imprese, al di là degli incidenti dovuti a fatalità, e sulle carenze degli organi di vigilanza e controllo. Le aziende che lavorano con appalti pubblici non possono mettere a profitto le somme destinate agli adempimenti per la sicurezza che non sono suscettibili di ribassi. Invece è quello che regolarmente fanno. A questo punto, sarebbe compito degli organi ispettivi verificare la situazione, ma, purtroppo, questi sono sottodimensionati e inefficienti". 

Gli ispettori del lavoro addetti alle verifiche, denuncia ancora la Fillea isolana, sono solo 100, mentre, secondo le piante organiche dovrebbero essere almeno il triplo. Nella medicina preventiva la situazione è ancora più grave: 200 gli addetti nelle Asl, contro le 650 unità indicate come necessarie dall'Ispettorato regionale alla sanità.

Tornando ai dati enumerati dall'osservatorio nazionale della Fillea (aggiornati al 16 settembre), si scopre che a livello provinciale è in testa Torino con 9 morti bianche, seguita da Roma (7; nel 2003 furono 10 in totale) e Milano (6), ma a colpire è in particolare l'alta percentuale di Modena (5), morti per la quasi totalità verificatesi lungo la linea Tav (l'alta velocità ferroviaria) in costruzione, Bergamo (4) e Trento (4). L'ultimo episodio, in ordine di tempo, il crollo del solaio al Palazzo delle Esposizioni di Roma, che ha provocato l'infortunio di cinque operai (due gravi), accompagnato nella stessa giornata da due infortuni mortali a Trapani e Cagliari, ripropone in tutta la sua drammaticità l'emergenza sicurezza nei cantieri edili. 

A tal fine, i sindacati delle costruzioni di Roma e Lazio hanno chiesto un incontro urgente al sindaco Veltroni. "Gli incidenti in edilizia non avvengono mai per caso - concordano Sandro Grugnetti, Stefano Macale e Francesco Sannino, i tre segretari regionali di Fillea, Filca e Feneal -. E i lavoratori non commettono mai imprudenze di loro volontà: c'è sempre qualcuno che li dirige e li mette in pericolo, li spinge a fare in fretta. Gli appalti pubblici non sfuggono alla logica di quelli privati. Una corsa frenetica a tagliare le spese che si ripercuote sulla sicurezza degli operai. Quando si avvicina il tempo delle consegna dei lavori, le imprese cominciano a fare pressioni sul personale e così si risparmia sul tempo, ma anche sulla sicurezza. Forse il solaio caduto al Palazzo delle Esposizioni aveva bisogno di opportuni sostegni, ma per montarli occorreva altro tempo. Per questo, la sicurezza deve essere un argomento primario nell'agenda di comune, provincia e regione, non soltanto un momento di riflessione in concomitanza con gli infortuni. Un tema di discussioni e decisioni condivise e costruttive, allo scopo di trovare soluzioni adeguate per porre fine a questa piaga".

In concomitanza dell'incontro Veltroni-sindacati, si è svolto a Villalba di Guidonia, in provincia di Roma, lo sciopero dei lavoratori delle cave della zona contro gli incidenti sul lavoro, dopo la morte di un operaio di 40 anni avvenuta il 15 settembre. "Basta è una mattanza!" hanno urlato i cavatori, bloccando la circolazione stradale, durante il presidio organizzato dai sindacati degli edili. "Tra Guidonia e Tivoli è uno stillicidio ­ afferma Walter Fadda, segretario della Fillea territoriale -: in tre anni sono morti sei addetti delle cave, due negli ultimi due mesi. C'è tanta rabbia e dolore tra i lavoratori. E' ora di passare ai fatti. Perciò, abbiamo sollecitato un tavolo di lavoro con il prefetto. Gli ispettori della polizia mineraria hanno 28 cave nell'area da controllare, ma gli operai non li vedono mai. I controlli, per caso, li fanno sulla carta? Ci aspettiamo delle verifiche ancora più serrate anche da parte degli ispettorati delle Asl, che, invece, hanno competenza solo sui laboratori. Due mesi fa, a Bagni di Tivoli, in uno di questi, considerato all'avanguardia, è morto schiacciato un operaio romeno". La protesta dei cavatori ha avuto un'ottima adesione: tutte le cave e le segherie di Tivoli e Guidonia sono rimaste chiuse e si calcola abbiano aderito all'iniziativa sindacale oltre un migliaio di lavoratori.

Proprio la giunta capitolina aveva firmato nel giugno scorso un protocollo con gli stessi sindacati per i controlli nei cantieri, ed è tuttora l'unica, a livello nazionale, ad avere costituito, sei mesi fa, un osservatorio ad hoc sulla sicurezza sul lavoro, con il compito di monitorare tutti i cantieri aperti a Roma e provincia. In seguito alle ispezioni avviate fino a oggi, fra le quali anche una al cantiere del Palaexpò, effettuata lo scorso febbraio, senza riscontrare alcuna irregolarità fra i 24 lavoratori interpellati, l'osservatorio, che, così come la Procura, ha aperto un'inchiesta sull'ultimo crollo, ha confermato che la prima causa degli incidenti è proprio l'illegalità diffusa in edilizia. Stando alle indagini condotte da 90 vigili urbani con poteri di polizia giudiziaria sui lavori affidati in appalto dal Campidoglio, è risultato che su 240 imprese edili (appaltatrici e subappaltatrici) e 160 cantieri  visitati fino a oggi, una su tre non è in regola in materia di norme su salute e sicurezza. Di conseguenza, ha spiegato l'assessore comunale al Lavoro, Luigi Nieri, sono state fatte 80 segnalazioni agli ordini competenti, e le direzioni dei lavori hanno comminato sanzioni pecuniarie per circa 30.000 euro. Inoltre, è stato accertato che 110 lavoratori sui 780 interpellati nel corso delle ispezioni non avevano un regolare contratto di lavoro, e sono stati regolarizzati solo in seguito a controlli effettuati. Un'insicurezza sul lavoro assai accentuata, cui la Giunta capitolina cerca di porre rimedio. Siamo nel pieno di un'emergenza, ha scritto Nieri al prefetto Serra, per chiedere l'operatività di una task force sull'edilizia che coinvolga tutti gli organi competenti: oltre al comune, le direzioni provinciali del Lavoro, le Asl e le Regione. Un nuovo organismo che dovrebbe affiancarsi alla task force che vede da tempo impegnati carabinieri, polizia e guardia di finanza sul fronte della lotta al lavoro nero.

Che non ci sia più tempo da perdere sul fronte della prevenzione e sicurezza in edilizia, lo ribadisce il leader della Cisl, Savino Pezzotta. "Non è un problema di leggi, anche se si possono migliorare. Il punto è l'applicazione delle norme esistenti. In questo senso, penso che Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali possano giocare un ruolo importante assieme ai sindacati: serve un patto comune per la sicurezza nei posti di lavoro. Nel caso dell'edilizia, poi, credo che da un lato si sia fortemente accentuata la velocità nell'esecuzione del lavoro. Aumenta lo stress dei lavoratori e si riducono i tempi di consegna. Ma a tale crescita non si è accompagnato un incremento delle condizioni di sicurezza. Dall'altro lato, penso che si debbano accertare con determinazione le responsabilità di chi dirige i lavori e delle imprese appaltatrici". Secondo la Cgil, la causa principale dell'insicurezza nei cantieri è dovuta essenzialmente all'attuale profilo del sistema delle imprese di costruzioni. "In edilizia - sostiene Mauro Macchiesi, della segreteria nazionale della Fillea - il dato di crisi del sistema delle imprese è arrivato a tal punto che l'impresa in quanto tale si ferma ai cancelli del cantiere. Dentro di esso, tutta l'organizzazione dei lavori avviene di fatto senza regole. La questione centrale che va posta al più presto all'attenzione del governo e del Parlamento è quella di mettere a punto una legislazione di sostegno per la ricostruzione di un profilo dell'impresa di costruzioni. Senza il quale è praticamente impossibile difendere i diritti dei lavoratori, dalla piaga del lavoro nero ai problemi relativi alla prevenzione e sicurezza".   

(16 settembre 2004)