www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 08-10-04

da :http://www.rassegna.it/2004/lavoro/articoli/fiat/incontrodemel.htm

L'incontro tra Demel e sindacati / L'11 ottobre decise iniziative di lotta

Mirafiori e Arese: la Fiat si ritira dai motori


Brutte notizie, per i sindacati, nell'incontro avuto ieri con il capo della Fiat Auto Herbert Demel: l'azienda ha confermato l'intenzione di smantellare la produzione di motori sia ad Arese, sia a Mirafiori. Quest'ultima sembra destinata a trasformarsi in una carrozzeria, mentre la sorte degli altri stabilimenti del gruppo in Italia (Melfi, Termini Imerese, Cassino, Termoli) non è ancora chiara, anche se a Termini Imerese la Fiat Auto ha confermato la produzione della Lancia Ypslon a partire dal giugno del 2005. Demel ha però garantito che i livelli occupazionali rimarranno intatti; a patto, però, che i sindacati accettino uno scambio: la forza lavoro verrebbe salvata riducendo il costo industriale degli impianti, grazie anche a un'iniezione di flessibilità. I costi - ha spiegato Demel in un intervento durato quasi due ore - sono nettamente superiori a quelli delle fabbriche estere: un'ora di lavoro a Termini Imerese ha un costo industriale di 90 euro, triplo rispetto a quella degli stabilimenti di Polonia, Turchia e Sud America (30 euro). A Mirafiori il costo e' di 80 euro, a Pomigliano e Cassino di 75, alla Sevel di 60, a Melfi di 55. Per ridurlo, devono aumentare i giorni (e le ore giornaliere) di utilizzo degli impianti, lasciando chiaramente invariato l'orario individuale settimanale. Confermato, però, il ritiro della Powertrain (la joint venture Fiat-Gm per motori e cambi) dalla produzione di motori a Torino e Arese. Di conseguenza, la Fiat va avanti con la proceduta di mobilità per 707 persone. Cesseranno dunque le produzioni di Lybra, Thesis e Alfa 166: come dire, l'intera fascia alta di casa Fiat. 

Del tutto insoddisfatti i sindacati che, seppure riconoscendo a Demel di essere stato chiaro, contestano un piano tutto basato sulla razionalizzazione dei costi, sullo spostamento della produzione fuori dall'Europa e sulla rinuncia a sperimentazione e innovazione. Lunedì 11 ottobre Fim, Fiom, Uilm e Fismic si riuniranno a Torino e decideranno le iniziative di lotta a sostegno delle loro richieste alla Fiat, ma hanno gia' chiesto un incontro con Sergio Marchionne sui problemi finanziari. ''Su alcune questioni - ha osservato il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini - il ragionamento di Demel e' apparso del tutto insufficiente. Senza un chiarimento sulle questioni del put e del convertendo, una trattativa e' inutile''. 

'L'assenza di un motore, la perdita di auto di gamma medio-alta, Lybra, Thesis e 166, tutte prodotte a Mirafiori - sostiene Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese - rendono ancor piu' indispensabile riproporre la nostra piattaforma: serve un nuovo motore, un nuovo cambio e un nuovo modello''. Quanto alla richiesta di maggiore flessibilità, Airaudo fa notare che "attualmente la flessibilità alla Fiat è quella della cassa integrazione. Non si può continuare a chiedere flessibilità ai lavoratori se prima non si danno garanzie su prodotti e occupazione".

''L'obiettivo di Demel di risanare Fiat Auto attraverso la riduzione dei costi - sottolinea il responsabile Fiat della Uilm, Giovanni Contento - e' apprezzabile, ma non e' il nostro obiettivo. Noi puntiamo a un consolidamento dell'industria dell'Auto''. ''Aspettiamo ancora dalla Fiat - aggiunge il numero uno della Uilm, Antonino Regazzi - concrete garanzie sui livelli occupazionali, certezze per gli stabilimenti che non hanno ancora una missione specifica come Mirafiori, sicurezza sugli investimenti per lo sviluppo di nuovi modelli''. Giorgio Caprioli, segretario generale della Fim, spiega che ''se le prospettive industriali dopo il 2006 saranno convincenti, si potra' affrontare una discussione sull'organizzazione del lavoro'', mentre Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, ha espresso un giudizio interlocutorio, elogiando la volonta' di Demel di ''svecchiare e sburocratizzare l'azienda''.

'E' insoddisfatta anche la Uilm del potentino, per la quale ''l'elemento piu' negativo e' rappresentato dalla mancanza di un piano strategico preciso e definito di rilancio del Gruppo soprattutto per quanto attiene alla collocazione di tutti imarchi nei prossimi anni''. 

'Il Lingotto chiude definitivamente lo storico stabilimento dell'Alfa Romeo di Arese, rendendo così più complesso anche il proseguimento del confronto che in questi mesi si è sviluppato con la Regione Lombardia per il rilancio dell'area'. A dirlo è il segretario generale della Fiom milanese Maurizio Zipponi: 'Fiat ha definitivamente chiarito al sua posizione rispetto ad Arese, ribadendo la sua totale indisponibilità a proseguire l'attività manifatturiera e il suo totale disinteresse per il futuro dei lavoratori e dell'intera area'. Secondo il sindacalista, 'il gruppo dirigente di Fiat Auto, negando gli accordi che pure erano stati sottoscritti, si è assunto così l'enorme responsabilità di decretare la chiusura dello stabilimento lombardo e di rendere più faticoso il lavoro di chi, nel sindacato e nelle istituzioni, sta cercando di riparare agli enormi guasti prodotti dalle scelte sbagliate della casa torinese'.

 
(7 ottobre 2004)