www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 27-10-04

da www.rassegna.it

Mercato del lavoro / Indagine Nidil - Ires Cgil

La legge 30 come il Gattopardo Per gli atipici non è cambiato nulla


Tutto è cambiato, ma nulla è cambiato. Un anno di legge 30 sul mercato del lavoro non ha prodotto quell'effetto di ''scrematura delle collaborazioni spurie'' che il governo auspicava. E' esigua la percentuale di collaboratori coordinati e continuativi assunti dal proprio datore di lavoro. Tutti gli altri sono rimasti flessibili o precari, e giudicano le proprie condizioni di lavoro esattamente come le giudicavano un anno fa o prima, quando ancora la "riforma" del ministro Maroni non aveva toccato il mercato del lavoro. E' quanto emerge da una ricerca curata dall'Ires Cgil, l'istituto di ricerca della confederazione sindacale, su un campione di 550 lavoratori non dipendenti nel periodo compreso tra l'ottobre 2003 e il settembre 2004. I dati dell'indagine - presentata oggi dall'Ires insieme a Nidil Cgil, il sindacato degli atipici - evidenziano, secondo lo stesso Nidil, il "fallimento" della legge 30.

"Solo l'11% di coloro che hanno sempre lavorato per lo stesso committente - spiega Giovanna Altieri, direttrice dell'Ires - è diventato lavoratore dipendente: è una percentuale che possiamo definire fisiologica e anche al ribasso. Inoltre, possiamo osservare che solo al 4% di lavoratori co.co.co è stata proposta dal datore di lavoro un'assunzione. Il 44,2% non ha ancora ricevuto una proposta, al 30,5% è stato proposto un contratto a progetto, al 9,1% l'apertura della partita Iva, mentre il 5% vedrà risolto il proprio contratto". Quanto al reddito, il 44% dei collaboratori percepisce una retribuzione netta che va da 800 a 1.200 euro mensili; il 25,5% da 400 a 800 euro, ma c'e' anche un 7,7% il cui reddito e' inferiore ai 400 euro.

Tra quei pochi che hanno cambiato il proprio contratto mantenendo lo stesso datore di lavoro, il 48,3% considera la propria condizione professionale sostanzialmente uguale a prima della riforma, il 34,7% la giudica peggiore e solo il 17% ritiene sia migliore. Tra i co.co.co. che sono passati al lavoro a progetto, invece, la percentuale di coloro che ritengono che tutto sia rimasto immutato raggiunge il 62,1% e una decisa minoranza, il 10,9%, vede un miglioramento.
Secondo la Cgil non solo nella stragrande maggioranza dei casi ''la condizione dei collaboratori nel passaggio al lavoro a progetto e' rimasta praticamente uguale", ma talvolta c'e' stato anche un peggioramento, che è passato per la registrazione dell'esistente e di fatto per la legalizzazione degli abusi. I contratti a progetto non hanno migliorato nemmeno un po' le condizioni degli atipici, mentre il livello d'insoddisfazione resta altissimo e aumenta la richiesta di tutele sociali. "Quello che emerge - spiega ancora Altieri - è la richiesta forte di uno statuto dei lavoratori che garantisca redditi adeguati e tutele: a questi lavoratori pesa soprattutto il fatto di non avere alcuna tutela. Oltre tutto la ricerca prova come la maggior parte di loro sia dotata di competenze alte e lavori in settori di punta strategici come l'informatica e i servizi per le aziende".

I capitolo di maggiore insoddisfazione per gli atipici riguardano, oltre alle tutele sociali, la possibilità (o meglio: impossibilità) di crescere professionalmente e le retribuzioni. In media le donne sono più "incavolate" degli uomini: il 64,8% contro il 57,6%; dato che non stupisce, visto che l'universo atipico e per il 60% di sesso femminile.

"Al di là delle strombazzate mediatiche sulla fine della precarizzazione del lavoro - commenta Emilio Viafora, segretario generale di Nidil-Cgil - vediamo che le cose stanno molto diversamente e che la Legge 30 non ha avuto assolutamente quell'effetto di scrematura delle collaborazioni spurie che era stato annunciato. Nell'ambito della Conferenza programmatica di Nidil Cgil, che si aprirà domani, appronteremo proposte per contrastare tutto questo".
 
(26 ottobre 2004)