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Mercato del lavoro / Indagine Nidil - Ires
Cgil
La legge 30 come il Gattopardo Per
gli atipici non è cambiato nulla
Tutto è cambiato, ma nulla è cambiato. Un anno di legge 30 sul mercato del
lavoro non ha prodotto quell'effetto di ''scrematura delle collaborazioni
spurie'' che il governo auspicava. E' esigua la percentuale di collaboratori
coordinati e continuativi assunti dal proprio datore di lavoro. Tutti gli altri
sono rimasti flessibili o precari, e giudicano le proprie condizioni di lavoro
esattamente come le giudicavano un anno fa o prima, quando ancora la
"riforma" del ministro Maroni non aveva toccato il mercato del
lavoro. E' quanto emerge da una ricerca curata dall'Ires Cgil, l'istituto di
ricerca della confederazione sindacale, su un campione di 550 lavoratori non
dipendenti nel periodo compreso tra l'ottobre 2003 e il settembre 2004. I dati
dell'indagine - presentata oggi dall'Ires insieme a Nidil Cgil, il sindacato
degli atipici - evidenziano, secondo lo stesso Nidil, il "fallimento"
della legge 30.
"Solo l'11% di coloro che hanno sempre lavorato per lo stesso committente
- spiega Giovanna Altieri, direttrice dell'Ires - è diventato lavoratore
dipendente: è una percentuale che possiamo definire fisiologica e anche al
ribasso. Inoltre, possiamo osservare che solo al 4% di lavoratori co.co.co è
stata proposta dal datore di lavoro un'assunzione. Il 44,2% non ha ancora
ricevuto una proposta, al 30,5% è stato proposto un contratto a progetto, al
9,1% l'apertura della partita Iva, mentre il 5% vedrà risolto il proprio
contratto". Quanto al reddito, il 44% dei collaboratori percepisce una
retribuzione netta che va da 800 a 1.200 euro mensili; il 25,5% da 400 a 800
euro, ma c'e' anche un 7,7% il cui reddito e' inferiore ai 400 euro.
Tra quei pochi che hanno cambiato il proprio contratto mantenendo lo stesso
datore di lavoro, il 48,3% considera la propria condizione professionale
sostanzialmente uguale a prima della riforma, il 34,7% la giudica peggiore e
solo il 17% ritiene sia migliore. Tra i co.co.co. che sono passati al lavoro a
progetto, invece, la percentuale di coloro che ritengono che tutto sia rimasto
immutato raggiunge il 62,1% e una decisa minoranza, il 10,9%, vede un
miglioramento.
Secondo la Cgil non solo nella stragrande maggioranza dei casi ''la condizione
dei collaboratori nel passaggio al lavoro a progetto e' rimasta praticamente
uguale", ma talvolta c'e' stato anche un peggioramento, che è passato per
la registrazione dell'esistente e di fatto per la legalizzazione degli abusi. I
contratti a progetto non hanno migliorato nemmeno un po' le condizioni degli
atipici, mentre il livello d'insoddisfazione resta altissimo e aumenta la
richiesta di tutele sociali. "Quello che emerge - spiega ancora Altieri -
è la richiesta forte di uno statuto dei lavoratori che garantisca redditi
adeguati e tutele: a questi lavoratori pesa soprattutto il fatto di non avere
alcuna tutela. Oltre tutto la ricerca prova come la maggior parte di loro sia
dotata di competenze alte e lavori in settori di punta strategici come
l'informatica e i servizi per le aziende".
I capitolo di maggiore insoddisfazione per gli atipici riguardano, oltre alle
tutele sociali, la possibilità (o meglio: impossibilità) di crescere
professionalmente e le retribuzioni. In media le donne sono più
"incavolate" degli uomini: il 64,8% contro il 57,6%; dato che non
stupisce, visto che l'universo atipico e per il 60% di sesso femminile.
"Al di là delle strombazzate mediatiche sulla fine della precarizzazione
del lavoro - commenta Emilio Viafora, segretario generale di Nidil-Cgil -
vediamo che le cose stanno molto diversamente e che la Legge 30 non ha avuto
assolutamente quell'effetto di scrematura delle collaborazioni spurie che era
stato annunciato. Nell'ambito della Conferenza programmatica di Nidil Cgil, che
si aprirà domani, appronteremo proposte per contrastare tutto questo".
(26 ottobre 2004)