da
http://www.ecn.org/coord.rsu/doc/rsu2004/2004_1103rsu.htm
Cosa succede in “lavoro e
Società” ?
I suoi meccanismi
partecipativi sono inceppati e sempre più si afferma una gestione centralizzata
dell’area.
Sulla battaglia per un
sindacalismo contrattuale e rivendicativo e sulla lotta, ancora attuale, per il
superamento di qualsiasi riedizione concertativa, l’area sembra aver perso la
sua efficacia e la capacità di coordinamento. In ogni categoria ed in ogni
territorio si fa quel si vuole o che succede, ed i risultati si vedono.
E poi ?? per quale motivo il
nostro coordinamento nazionale sostiene ormai da mesi, una strana ed inspiegabile polemica con la
Fiom ?
C’è
bisogno di una svolta
Il
giorno 26 ottobre si è tenuto un incontro tra il coordinamento nazionale di
“Lavoro Società – cambiare rotta” ed i compagni della Fiom che fanno
riferimento all’area programmatica.
Riteniamo
che l’argomento di quell’incontro, e le sue conclusioni, dimostrino più di
tante altre cose la necessità di andare velocemente ad una verifica sullo stato
dell’area programmatica.
Già abbiamo
avuto occasione di esprimere (vedi 2004_0803rsu) pesanti perplessità sulla
recente gestione dell’area “Lavoro Società – cambiare rotta” da parte
dell’attuale suo coordinamento nazionale e sui perché si sia attivato, già
dallo scorso mese di agosto, il tentativo di aprire una crisi formale nei
confronti della Fiom. Quanto è poi successo in queste ultime settimane conferma
e rafforza quelle perplessità e pone concretamente il problema di come
superarle, sapendo che oggi qualsiasi rilancio dell’area non può prescindere da
una verifica sia sul merito che sul suo gruppo dirigente che a questo merito, e
non ad altro, dovrebbe corrispondere.
La questione
principale, che da tempo richiede una discussione approfondita e che non può
essere rinviata oltre, riguarda la verifica ed il rilancio dell’azione
dell’area nel confronto in Cgil sul merito delle politiche contrattuali.
“Troppi gli accordi con contenuti in contrasto con la linea contrattuale
indicata dalla Cgil a Rimini. Si sta verificando, negli ultimi mesi, sia nei
rinnovi contrattuali che nella parte economica biennale ed in alcuni rimandi
contrattuali, su temi contrattualmente delicati (contratto a tempo
determinato, mercato del lavoro, orario
di lavoro, salario) un forte scostamento tra le posizioni più volte dichiarate
ed approvate negli organismi dirigenti della CGIL su queste materie e gli
accordi realizzati dalle categorie.”
Sono parole
di G.Paolo Patta nel suo comunicato (2004_0604contratti) del 4 giugno 2004, in
cui afferma tra l’altro:
“I compagni
di Lavoro Società nelle singole categorie, dove i rinnovi contrattuali sono
stati negativi, hanno preso posizioni e sviluppato una battaglia chiara, nelle
assemblee con i lavoratori, contro gli accordi”.
Resta però
il fatto che gran parte dell’apparato a cui Patta si riferisce non sembra condividere
la sua analisi. Alla sua denuncia su come si è svolta la recente
contrattazione, bisognerebbe far corrispondere una preoccupazione sul perché
esponenti dell’area programmata si siano invece trovati a difenderli quegli
accordi (vedi Ccnl Poste, accordi confederali sugli artigiani e sui contratti
di inserimento, ad esempio) o si siano mossi in modo impacciato (quasi presi
dal timore di dover rompere i delicati loro equilibri costruiti con la
maggioranza Cgil in questi anni), senza dare forma organizzata (programmatica)
alle critiche. Così è che negli autoferrotranviari, il nostro apparato (allo
sbando) arrivi a giustificare all’inizio il brutto accordo per cambiare poi
idea (non senza mal di pancia) solo dopo l’intervento di Patta che chiede la
presa di distanza. Così è che nei chimici, nel commercio ecc. l’area esprime
giudizi negativi su “parti” degli accordi, si fanno comunicati che nessuno vede
e che, a volte, non si capiscono. Non un volantino dell’area è arrivato ai
lavoratori per organizzare quel voto contro che è lo stesso Patta a definire
necessario. Non una assemblea di delegati dell’area è stata organizzata nei
territori e nelle zone sindacali per denunciare le derive contrattuali e per
organizzare la battaglia in Cgil e nelle assemblee con i lavoratori.
Nulla !!.
Rimane il comunicato di Patta, durato il tempo di una notte.
In tutta
questa confusione resta poi da capire come mai, solo un mese dopo quel
comunicato di critica alla Cgil, il coordinamento nazionale della nostra area
abbia invece considerato indispensabile (nel mese di Agosto) impegnarsi in una
inutile polemica con la Fiom e con tutti quanti la difendevano (la Fiom almeno
ci prova a contrastare la pratica concertativa), invece di preoccuparsi di dare
forma e sostanza alla battaglia contro le derive concertative della Cgil.
Strettamente
collegata alle politiche contrattuali è poi la questione del modello
contrattuale (nuova politica dei redditi). La posizione Cgil, in merito alla
nuova politica dei redditi è certo sostenuta da elementi di principio
condivisibili, ma ad una più attenta verifica dimostra tutta la sua debolezza.
Incremento
del potere d’acquisto dei salari, difesa del contratto nazionale ecc. sono
parole d’ordine deboli se non sostenute da una piattaforma che le espliciti e
le svolga in proposte concrete e verificabili, e se vengono condizionate
dall’obiettivo di cercare una posizione unitaria con Cisl e Uil (che, come
sappiamo, pensano e già praticano tutt’altro e con le quali, qualsiasi
mediazione non può prescindere da una riedizione, magari emendata in peggio, di
quel modello concertativo verso cui l’area dovrebbe, in coerenza con il suo
mandato congressuale, dichiarare la propria contrarietà ed indisponibilità ).
Che la
posizione Cgil faccia acqua un pò da diversi buchi lo dimostra soprattutto la
confusione sperimentata negli ultimi accordi contrattuali. Piattaforme senza
strategia e accordi essenzialmente condizionati dalla preoccupazioni di non
rompere con Cisl e Ui. Ed i risultati si vedono. Non solo gli accordi sono
deludenti sul piano dei risultati economici ma anche il modello contrattuale ne
è uscito alquanto menomato e compromesso (E’ lo stesso Patta che lo denuncia
nel suo comunicato di giugno).
La stessa
area programmatica non ha però contribuito granchè a mettere in campo una
nostra proposta.
Non
sappiamo, ad esempio, se l’area è ancora (come sostenuto nel nostro documento
congressuale) per l’abolizione di qualsiasi predeterminazione salariale, sia
nella contrattazione nazionale che in quella decentrata, e se su questa
posizione sia in corso una nostra battaglia nella discussione aperta in Cgil.
Temiamo di no visto che l’area non convoca da anni i suoi delegati per
discutere di queste cose e per organizzare l’iniziativa nei luoghi di lavoro,
nei territori, nelle categorie, a sostegno di una nostra proposta
Intanto la
Cgil ha avviato i tavoli con Cisl e Uil con l’obiettivo di arrivare ad una
proposta unitaria e l’area programmatica sembra ingessata dietro a questo
percorso.
L’unica
proposta di merito è per ora stata messa in campo dalla Fiom in occasione del
suo congresso. Una proposta (il superamento di ogni predeterminazione
salariale) di fatto simile a quella indicata dalla nostra area nel nostro
ultimo documento congressuale. Anche per questo andrebbero quindi ricercate e
costruite sinergie concrete con la Fiom.
Il problema
principale dell’iniziativa dell’area dovrebbe essere quello di contrastare le nostalgie e le disponibilità
concertative che tutt’ora ordinano la pratica della Cgil, e per questo, sinceramente,
non si capisce tutta questa voglia di polemica con la Fiom. La cosa non ha
senso né sul piano strategico né su quello tattico.
A rafforzare
le nostre generali preoccupazioni sullo stato dell’area e sugli obiettivi del
suo gruppo dirigente sono ora le ultime
e recenti iniziative del coordinamento nazionale dell’area.
2 ottobre: Su proposta di
Patta (vedi nota di convocazione 2004_0912dueotobre), si
svolge a Roma un incontro nazionale a cui vengono invitati quanti, in Cgil, si
riconoscono nella necessità di difendere e rilanciare le basi unitarie del
documento di Rimini. Non una riunione dell’area quindi.
Sulla nota
diramata da Patta per la convocazione di quella riunione abbiamo già avuto
occasione di riflettere (vedi nota del coord rsu del 2004_0915rsu) ma, alla luce
anche dell’andamento di quella riunione, si deve arrivare ora ad una ulteriore
conclusione.
Patta
propone di fatto, nella sua nota e nell’intervento di apertura alla riunione
nazionale (presente anche Epifani ed altri segretari categoriali della
maggioranza Cgil), di pensare ad una nuova alleanza trasversale per tener testa
alla destra interna della Cgil e per dare corpo ad una maggiore unità di
obiettivi tra la sinistra sindacale e la parte di maggioranza a guida Epifani
in modo da dare più forza alla Cgil nel difficile confronto con Cisl e Uil,
sull’idea di una piattaforma unitaria basata sulla difesa dei contenuti unitari
del documento congressuale di Rimini.
Ma, di
fronte ad una Cgil che non riesce a produrre scelte concrete di emancipazione
dalla logica concertativa non può bastare il semplice riferimento alle conclusioni
unitarie di Rimini, e neppure può bastare la necessità di una difesa e rilancio
di quelle basi limitandosi ad individuarne i limiti nella destra interna.
L’esperienza recente ha dimostrato quanto arretrata ed insufficiente sia la
linea di Rimini senza una svolta decisa nel segno di un superamento della
concertazione, sia come pratica che come linea.
Comunque
Patta, con la sua nota e la sua comunicazione di apertura rende evidente una
scelta precisa. La linea di Rimini è la linea della Cgil, ed è anche la linea
della sinistra sindacale Cgil.
La scelta è
così esplicita da arrivare a porre concretamente la possibilità e l’opportunità
di andare al prossimo congresso con un documento unitario, superando così le
divisioni tra maggioranza e minoranza.
Sappiamo
bene (è da mesi che questa questione viene riproposta a mo di tormentone)
quanto la questione del “superamento” stia a cuore ai compagni del nostro
coordinamento nazionale che sembrano non riescire più a sopportare il loro
essere considerati “minoranza congressuale”. E’ da mesi ed in più occasioni,
infatti, che ascoltiamo il gruppo dirigente dell’area rivendicare il “diritto”
ad accedere a livelli di maggiore responsabilità in Cgil sulla scorta di una
fedeltà all’organizzazione dimostrata in più occasioni ed in diverse categorie
e territori.
Però le
scelte congressuali hanno portato ad una “maggioranza” ed a una “minoranza” e
si sa, in democrazia, le minoranze contano meno. E’ quindi facile per Epifani,
(lo ha ribadito in più occasioni) sostenere che solo una diversa scelta
congressuale potrà mutare i rapporti interni ed aprire percorsi di carriera
verso livelli di maggiore responsabilità anche per i compagni che oggi
aderiscono al documento congressuale di minoranza.
E così, nel
corso della riunione del due di ottobre, si fa strada (lo dice Patta nel suo
intervento) l’ipotesi di pensare già da ora al prossimo congresso come un
congresso unitario, senza documenti alternativi.
Il nostro
coordinamento nazionale ha così deciso, da solo, di annunciare il possibile
superamento dell’area programmatica.
La cosa
ancor più grave è che questa svolta non sia stata presentata come opzione, come
questione da discutere in una riunione dell’area, ma sia stata comunicata in
una riunione ufficiale (ma non dell’area) come elemento di confronto con i
segretari della maggioranza della Cgil.
Oltre che
non condivisibile nel merito l’iniziativa di Patta (in quanto coordinatore
nazionale dell’area) è di una responsabilità gravissima.
Con quale
mandato, con quale legittimità, sulla base di quale verifica e discussione
nell’area, tra i compagni che hanno sostenuto il documento congressuale, il
coordinamento dell’area ha preso questa iniziativa ?
Di fatto
viene liquidata una volta per tutte la battaglia in Cgil, dando per scontato che
il documento di Rimini, di per sé, sia sufficiente a fare piazza pulita di ogni
ipotesi concertativa, e sorvolando sulle vistose contraddizioni (vedi accordi
categoriali e confederali nazionali e territoriali) che mettono concretamente a
confronto la pratica concertativa della Cgil con l’attualissima battaglia per
il suo superamento.
E’ evidente
che Patta, in questo caso, non può aver parlato a nome dell’area ma solo a
titolo individuale.
A guardar le
cose da vicino appare chiaro che siamo di fronte ad una preoccupante
dimostrazione di quanto poco democratica sia l’attuale gestione dell’area e di
come i compagni del nostro coordinamento nazionale agiscano ormai sulla base di
una “loro” ipotesi”, senza verifica e senza mandato da parte del corpo militante
dell’area programmatica.
26 ottobre: Come si diceva
all’inizio, il 26 ottobre si tiene l’incontro urgente, chiesto da Patta, tra il
coordinamento nazionale dell’area confederale ed i compagni della Fiom che
fanno riferimento all’area. Un tormentone che ormai da agosto vede il nostro
coordinamento nazionale (certamente non l’area in quanto tale) impegnato a
cercare in ogni modo di apre una crisi con la Fiom
Conosciamo
gli antefatti. Al Congresso Fiom, nello scontro tra i due documenti (uno di
Rinaldini ed uno della destra Fiom) “Lavoro Società – cambiare rotta” decide
(d’accordo anche Patta) di sostenere il documento di Rinaldini che si apre così
anche ad alcuni contenuti e proposte della nostra area.
Il documento
Rinaldini, seppur con qualche limite, poggia su elementi condivisibili ed
importanti, tra i quali:
- Il sostegno della recente esperienza della
Fiom (a liquidazione delle polemiche sulla indisponibilità della Fiom a mediare
su alcuni contenuti con Cisl e Uil a prescindere dal merito)
- Il superamento di ogni prederminazione sul
salario nella contrattazione
- La pratica democratica (piattaforme ed
accordi vidimati dai lavoratori) da consolidare con una legge dello Stato
- L’abbrogazione della legge 30 sul mercato
del lavoro
L’area
programmatica “Lavoro Società” in Fiom è quindi parte del documento di
maggioranza, ottiene il riconoscimento del pluralismo interno ed infine
aderisce all’area programmatica Confederale per continuare a sostenerne la
battaglia generale in Cgil.
Nonostante
qualche mal di pancia interno per la non costituzione formale dell’area in
categoria (anche se questa sopravvive e continua a lavorare sui temi generali e
confederali) il risultato è il rafforzamento di una Fiom che, grazie alla sua
pratica contrattuale ed alla sconfitta congressuale della sua destra interna,
rimane tutt’ora la principale contraddizione in Cgil sui temi delle politiche
contrattuali.
Non è tutto
oro quel che luccica, ma è indubbio che la situazione venutasi a creare in
Fiom, anche con il contributo e l’impegno dei compagni dell’area di categoria,
rappresenta oggi il punto più alto di sintesi di una risposta sindacale alle
derive concertative che ancora animano la Cgil. In nessuna altra categoria
“Lavoro e Società” è riuscita a fare tanto, anzi ….
Il fastidio
che l’esperienza Fiom produce in quanti vorrebbero maggior mano libera nel
procedere verso le nuove mediazioni sindacali e con Confindustria è evidente.
Non è un
caso che, con l’apertura del confronto tra Cgil Cisl e Uil in materia di nuova
politica dei redditi, si apre la discussione in Cgil su una Fiom che in qualche
modo deve sapersi piegare a delle mediazioni. Lo chiede la destra interna della
Cgil, lo sussurra Epifani, lo pretendono a gran voce Cisl e Uil.
In questo
quadro dovrebbe essere evidente che la Fiom e la sua recente esperienza andava
sostenuta dalla nostra area confederale, anche perché propedeutica a mantenere
aperta la discussione sui limiti e sulla necessità di superamento delle ipotesi
concertative che stanno giorno dopo giorno riproponendosi nel dibattito sulla
nuova politica dei redditi.
Ma
stranamente, in agosto, il nostro coordinatore nazionale apre una polemica con
la Fiom su questioni del tipo ..La Fiom non è un Cobas .. ecc.
La polemica
(che non coinvolge l’area ma solo il suo coordinamento nazionale) è strana,
incomprensibile nei tempi, nel merito e nella sua utilità. Che cosa ne veniva
in tasca alla nostra area nel farsi (di fatto) portavoce dei disagi della Cgil
verso la Fiom ?
Comunque, a
fine agosto (dopo una esagerata polemica anche nei confronti di chi manifestava
dubbi sull’uscita polemica verso la Fiom), si arriva ad un chiarimento (più
formale che sostanziale) tra la segreteria Fiom e “Lavoro e Società”.
Nel
frattempo si apre però una sottile battaglia, sul filo delle regole formali,
con cui si tiene aperto il tentativo di ingerenza sull’azione dei compagni che
in Fiom fanno riferimento all’area, mettendo i bastoni tra le ruote nella
gestione dell’assegnazione in categoria degli incarichi di responsabilità.
La motivazione
con la quale il nostro coordinamento confederale dell’area apre questa nuova
polemica è semplice. Si ritiene che l’area non sia rappresentata adeguatamente
in Fiom. Viene esplicitamente fatto sapere a Rinaldini che d’ora in poi deve
contrattare direttamente con Patta chi mettere in questa e in quella
segreteria, non con i compagni che in Fiom rappresentano l’area.
Sul piano
quantitativo la polemica non ha senso. Come è facilmente dimostrabile, l’unità
realizzatasi in Fiom per sconfiggere la destra interna non ha eliminato le
differenti sensibilità presenti, che sono in generale adeguatamente
rappresentate negli incarichi di segreteria e di apparato che sono andati a
definirsi alla fine del congresso.
Quindi, per
chi conosce il “sindacalese”, la recente polemica aperta da Patta verso la Fiom
può essere ridotta in realtà a….:
…. In Fiom
la presenza di compagni che fanno riferimento a Patta è insoddisfacente e
Cremaschi non mi rappresenta. Rinaldini deve accettare un accordo per
rafforzare la presenza in Fiom di pezzi di burocrazia che fanno riferimento a
Patta. Se Rinaldini non accetta queste condizioni, allora i compagni del
coordinamento Confederale dell’area proporranno la ricostituzione dell’area programmatica in Fiom rompendo così il
patto unitario uscito dall’ultimo congresso.
Vogliamo far
notare che tutta questa polemica non parte in realtà da nessuna questione di
merito.
Per
contrapporsi al patto unitario che i compagni dell’area hanno costruito in
Fiom, bisognerebbe poter contrapporre, da parte del nostro coordinamento
confederale dell’area, un punto di svolta, per quanto riguarda il merito, più
alto e radicale. Ma l’area non ha nulla da proporre di più efficace, non
dispone di nessuna situazione (categoriale o territoriale) dove si sia riusciti
ad andare oltre a quanto la Fiom oggi sostiene. Come possono criticare la Fiom,
dal lato del merito, i compagni dell’area dei Chimici, del commercio, dei
trasporti ecc. Quali lotte e quali esperienze sono state concretamente messe in
campo che possono essere presentate come un punto di riferimento più avanzato
di quanto la Fiom ha saputo costruire recentemente e che ha difeso e
riaffermato nel suo ultimo congresso. La realtà dice semmai il contrario.
Certo la
situazione della Fiom non è semplice. Le pressioni per una sua normalizzazione
sono enormi, e non è da escludere che la Fiom (attaccata da tutti e,
soprattutto, isolata dall’assenza di battaglie analoghe nelle atre
categorie) possa in qualche modo non
riuscire a tenere adeguatamente le posizioni assunte.
Una prova
l’avremo in occasione della preparazione della prossima piattaforma
contrattuale dei metalmeccanici che non è detto (tanto più se la Fiom verrà
costretta a scendere a mediazioni con Cisl e Uil per evitare ulteriori attacchi
dall’interno della Cgil) riuscirà a mantenere, almeno nella fase iniziale,
tutte le coerenze con quanto la Fiom ha dichiarato al proprio congresso.
E’ quindi
probabile che il nostro coordinamento nazionale confederale dell’area (ormai
votato a questa e strana polemica con la Fiom), invece di sostenere la tenuta
della Fiom aprendo analoghe iniziative nelle altre categorie, aspetterà di
vedere le prime crepe sulla tenuta della Fiom per arrivare così a giustificare,
anche dal lato del merito, la decisione di ricostituire l’area in Fiom e di
rompere l’unità d’intenti in categoria.
Staremo a
vedere come si metterà il merito della cosa, ma se la polemica che si sta
preparando sulla piattaforma dei metalmeccanici (per motivare la rottura
dell’unità di intenti) non vedrà da parte
dell’area mettere in campo analoghe polemiche, rotture ed iniziative in tutte
le altre categorie e nei diversi territori della Cgil, allora non sarà
peregrino il sospetto di trovarci di fronte ad una operazione strumentale,
unicamente mirata alla Fiom.
Va ora
registrato che la posizione sulla Fiom, espressa dal coordinamento confederale
dell’area, non è condivisa dalla maggioranza dei compagni dell’area in Fiom. A
riguardo basti leggere la nota scritta da G. Cremaschi immediatamente dopo
l’incontro dello scorso 26 ottobre.
I compagni
della Fiom non riconoscono alcuna legittimità al percorso ideato da Patta, e
rivendicano una discussione a tutto campo che coinvolga l’insieme dell’area
programmatica.
Giustamente,
pensiamo noi.
Infatti, la
polemica tra il coordinamento confederale dell’area ed i compagni della Fiom
non è cosa da affrontare nel segreto di riunioni di 15-20 persone.
Sulle
motivazioni della polemica, sulla sua validità ed opportunità, sulle possibili
vie di uscita, sullo stato generale dell’area e sui limiti presenti nella sua
recente esperienza, sulle recenti posizioni di Patta espresse nel corso
dell’incontro nazionale dello sorso due ottobre, è necessario ed urgente
arrivare al più presto ad una discussione generale ed a una verifica.
Non
dimentichiamoci infatti che siamo ad un anno dal prossimo congresso Cgil e che
a settimane si dovrà procedere alla sostituzione di Patta in segreteria
nazionale della Cgil.
Le due cose
sono strettamente legate. Tutte e due le scadenze richiedono un rilancio
dell’attività dell’area e degli obiettivi del suo ultimo documento
congressuale, da cui far discendere il nostro lavoro in preparazione del
prossimo confronto congressuale ed il mandato sul quale il compagno che dovrà
sostituire Patta dovrà sentirsi impegnato.
Ben venga
quindi l’assemblea nazionale dei compagni dell’area in Fiom, una assemblea che
proponiamo aperta alla presenza anche dei compagni dell’area delle altre
categorie, poiché la discussione che si è aperta recentemente non riguarda solo
la polemica Patta – Fiom ma lo stato dell’area in generale.
Ma, oltre
all’iniziativa dei compagni della Fiom è necessario lavorare perché in tutte le
categorie ed in tutti i territori si vada ad una discussione, la più ampia
possibile, capace cioè di coinvolgere il corpo intero dell’area e non solo i
suoi gruppi dirigenti.
Questo
bisogna chiedere ai coordinatori territoriali e categoriali dell’area, e dove
ciò non sia possibile, proponiamo che siano gi stessi delegati a promuovere
incontri e confronti.
Ci sono cose
troppo importanti da discutere, decisioni urgenti da prendere, vuoti e ritardi
di iniziativa enormi da recuperare.
- Innanzitutto bisogna ribadire che, per
l’area programmatica, il problema non è la Fiom. Il problema vero è che in Cgil
ancora non si è realizzata alcuna svolta, che l’ipotesi concertativa rimane
l’ipotesi portante della pratica e della linea Cgil e che quindi rimane
interamente valida la necessità di un’area programmatica che si organizzi per
la battaglia in Cgil per l’affermazione di una pratica e di una linea
contrattuale rivendicativa, liberata dai vincoli a cui fino ad ora è stata
costretta.
- Sulle piattaforme contrattuali e sulle
proposte per il confronto sul modello contrattuale è urgente che l’area scenda
in campo con una propria proposta, immediatamente ricavata dalle indicazioni
presenti nel suo documento congressuale, basata cioè sulla rottura col sistema
della prederminazione, per la rivendicazione di strumenti che rendano esigibile
la protezione delle retribuzioni dall’inflazione. Solo da proposte come queste
si può pensare di difendere la centralità del contratto nazionale e respingere
la dispersione contrattuale a cui in troppi (anche in Cgil) ormai pensano
esplicitamente.
- Se come, come ovvio, la difesa del potere
d’acquisto delle retribuzioni e le generali condizioni di vita dei lavoratori e
delle loro famiglie non dipendono solo dalla contrattazione categoriale ma
anche dalle politiche sociali e previdenziali, dalle politiche di spesa del
bilancio dello stato, si tratta allora di scendere concretamente in campo con
una proposta di piattaforma generale e sociale, superando così la genericità
delle indicazioni e l’assenza di una pratica vertenziale sul salario sociale.
Van bene gli scioperi generali contro il Governo ma non basta. Occorre
presentare vere e proprie piattaforme, su pensioni, casa, controllo dei prezzi,
politiche fiscali ecc, e su queste lottare fino al raggiungimento degli obiettivi
- Ciò comporta la preparazione del prossimo
congresso nazionale con la presentazione di un documento congressuale come area
programmatica che ci dia la possibilità di andare dai lavoratori iscritti a
riproporre la necessità e l’urgenza di una svolta nella linea della Cgil.
- C’è inoltre bisogno di riconquistare nella
pratica dell’area programmatica un modello più partecipativo e democratico,
definendo regole che permettano all’area nel suo insieme di potersi esprimere e
di partecipare all’organizzazione ed alla discussione sulle scelte che come
area si devono compiere a tutti i livelli. C’è bisogno inoltre di percorsi
certi di verifica sull’operato dei nostri gruppi dirigenti. Nessuno può
parlare, su questioni fondamentali (come il rapporto con la Fiom, o sul
prossimo congresso Cgil) senza aver avuto un mandato da parte dell’area nel suo
insieme.
3 novembre
2004
Delegate e
delegati, aderenti all’area “Lavoro e Società” e che si riconoscono nel
movimento per un “Coordinamento Nazionale delle Rsu"