www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 09-12-04

da www.rassegna.it

Rapporto Oil

 

Nel mondo un lavoratore su due è povero

 

Nel mondo lavorano 2,8 miliardi di persone. Una cifra senza precedenti. Mai raggiunto un picco simile su scala globale. Però la metà di loro – circa 1 miliardo e 400 milioni – vive di stenti, ossia non riesce a guadagnare più di due dollari Usa al giorno, soglia sotto la quale scatta ufficialmente, e statisticamente, la povertà oggettiva. Un altro mezzo miliardo di persone, poi, guadagna meno di un dollaro al giorno, e può contare su esigue probabilità di sopravvivenza. Anche questo è un record senza precedenti. Lo rileva l'Ufficio internazionale del lavoro (Oil, in inglese Ilo) nell'ultimo rapporto dedicato ai lavoratori poveri, e intitolato Occupazione, produttività e riduzione della povertà.

Il Rapporto evidenzia inoltre che nel 2003 185,9 milioni di persone erano alla ricerca di un impiego, pari ad un tasso di disoccupazione mondiale del 6,3%. Ma questi disoccupati rappresentano solo la “punta dell’iceberg” della mancanza di lavoro dignitoso, dal momento che le persone occupate ma che vivono in povertà sono ben sette volte tanto.

Tuttavia i ricercatori dell'Oil si mostrano ottimisti e sottolineano che dagli anni novanta ad oggi il numero di lavoratori in miseria è diminuito. E che i tassi di crescita globali previsti dovrebbero consentire di dimezzare il numero dei lavoratori poveri che vivono con meno di un dollaro al giorno in alcune aree del mondo entro il 2015.
In questa prospettiva è fondamentale, per l'Oil, l'attuazione di politiche che si concentrino sul miglioramento della produttività del lavoro e sulla creazione di posti di lavoro dignitosi e produttivi.

“Le donne e gli uomini di tutto il mondo si aspettano di avere una reale opportunità di accedere ad un lavoro dignitoso - ha dichiarato il Direttore Generale Juan Somavia -. Creare posti di lavoro migliori e più numerosi deve essere una priorità nello sforzo globale per ridurre la povertà”. “La chiave per ridurre il numero di lavoratori poveri è creare posti di lavoro dignitosi e produttivi, nonché promuovere una globalizzazione più giusta. Queste devono diventare strategie per la riduzione della povertà - dice sempre Somavia -. La povertà non è dovuta solo alla mancanza di lavoro, bensì alla natura poco produttiva di molti mestieri. L’aumento della produttività rappresenta quindi il motore della crescita economica che consente ai lavoratori e alle lavoratrici di guadagnare sufficientemente per uscire dalla trappola della povertà”.

Il rapporto riconosce che la realtà dell'occupazione e dei redditi è più complessa delle semplificazioni statistiche. L'aumento della produttività porta spesso a ridimensionare alcuni settori mentre l'occupazione aumenta in altri settori. Per affrontare questa sfida - sostiene l'Oil - “le istituzioni dovrebbero garantire ai lavoratori sicurezza e formazione per prepararli meglio ai cambiamenti del mercato del lavoro.”

“Concentrarsi sul settore nel quale le persone lavorano effettivamente è importante tanto quanto l’individuazione dei settori dinamici emergenti”, aggiunge il rapporto, mettendo in luce l’importanza dell’espansione del settore dei servizi nel quale aumentano sia la produttività che l'occupazione, con delle opportunità per i lavoratori altamente qualificati ma anche per quelli poco qualificati. "In questo contesto, è vitale riqualificare l’economia informale in cui lavora la maggior parte delle persone in molti paesi in via di sviluppo". Il rapporto richiama inoltre ad una maggiore attenzione all’aumento della produttività e dei redditi nel settore dell’agricoltura, che impiega oltre il 40 per cento dei lavoratori dei paesi in via di sviluppo e contribuisce ad oltre il 20 per cento del loro prodotto interno lordo.

Altro fattore fondamentale è la stabilità occupazionale, che secondo l'Oil contribuisce all’aumento della produttività. Ma attenzione: la “stabilità” occupazionale non è “immobilità del lavoro”, perché le mansioni e le competenze richieste possono cambiare per lo stesso lavoratore all’interno della stessa azienda.

Per l'Oil "sarebbe possibile dimezzare entro il 2015 la percentuale mondiale di lavoratori poveri che vivono con meno di un dollaro al giorno qualora il tasso annuale globale di crescita del PIL raggiungesse almeno il 4,7 percento, il che rappresenta comunque un valore inferiore al 5 percento annuale previsto per il periodo 1995-2005. Tuttavia, questa proiezione globale è fortemente influenzata dalla rapida crescita in Cina, Sudest asiatico e Asia del Sud. Dovrebbero raggiungere l’obiettivo anche le economie in transizione, il Medio Oriente e il Nordafrica. L’America latina e i Caraibi molto probabilmente non lo raggiungeranno mentre l’Africa sub-sahariana resta molto lontana dal traguardo”.

La previsione di dimezzare il numero dei lavoratori che vivono con meno di 2 dollari al giorno è meno promettente. Solo l’Asia orientale ha una reale possibilità, mentre nessuna delle altre regioni avrà successo a meno che i loro tassi di crescita del PIL aumentino considerevolmente.

 

(7 dicembre 2004)  Rassegna Sindacale