da www.rassegna.it
Rapporto Oil
Nel mondo un lavoratore su due è povero
Nel mondo lavorano 2,8 miliardi di
persone. Una cifra senza precedenti. Mai raggiunto un picco simile su scala
globale. Però la metà di loro – circa 1 miliardo e 400 milioni – vive di
stenti, ossia non riesce a guadagnare più di due dollari Usa al giorno, soglia
sotto la quale scatta ufficialmente, e statisticamente, la povertà oggettiva.
Un altro mezzo miliardo di persone, poi, guadagna meno di un dollaro al giorno,
e può contare su esigue probabilità di sopravvivenza. Anche questo è un record
senza precedenti. Lo rileva l'Ufficio internazionale del lavoro (Oil, in inglese
Ilo) nell'ultimo rapporto dedicato ai lavoratori poveri, e intitolato Occupazione, produttività e riduzione della
povertà.
Il Rapporto evidenzia inoltre che nel 2003 185,9 milioni di persone erano alla
ricerca di un impiego, pari ad un tasso di disoccupazione mondiale del 6,3%. Ma
questi disoccupati rappresentano solo la “punta dell’iceberg” della mancanza di
lavoro dignitoso, dal momento che le persone occupate ma che vivono in povertà
sono ben sette volte tanto.
Tuttavia i ricercatori dell'Oil si mostrano ottimisti e sottolineano che dagli
anni novanta ad oggi il numero di lavoratori in miseria è diminuito. E che i
tassi di crescita globali previsti dovrebbero consentire di dimezzare il numero
dei lavoratori poveri che vivono con meno di un dollaro al giorno in alcune
aree del mondo entro il 2015.
In questa prospettiva è fondamentale, per l'Oil, l'attuazione di politiche che
si concentrino sul miglioramento della produttività del lavoro e sulla
creazione di posti di lavoro dignitosi e produttivi.
“Le donne e gli uomini di tutto il mondo si aspettano di avere una reale
opportunità di accedere ad un lavoro dignitoso - ha dichiarato il Direttore
Generale Juan Somavia -. Creare posti di lavoro migliori e più numerosi deve
essere una priorità nello sforzo globale per ridurre la povertà”. “La chiave
per ridurre il numero di lavoratori poveri è creare posti di lavoro dignitosi e
produttivi, nonché promuovere una globalizzazione più giusta. Queste devono
diventare strategie per la riduzione della povertà - dice sempre Somavia -. La
povertà non è dovuta solo alla mancanza di lavoro, bensì alla natura poco
produttiva di molti mestieri. L’aumento della produttività rappresenta quindi
il motore della crescita economica che consente ai lavoratori e alle lavoratrici
di guadagnare sufficientemente per uscire dalla trappola della povertà”.
Il rapporto riconosce che la realtà dell'occupazione e dei redditi è più
complessa delle semplificazioni statistiche. L'aumento della produttività porta
spesso a ridimensionare alcuni settori mentre l'occupazione aumenta in altri
settori. Per affrontare questa sfida - sostiene l'Oil - “le istituzioni
dovrebbero garantire ai lavoratori sicurezza e formazione per prepararli meglio
ai cambiamenti del mercato del lavoro.”
“Concentrarsi sul settore nel quale le persone lavorano effettivamente è
importante tanto quanto l’individuazione dei settori dinamici emergenti”,
aggiunge il rapporto, mettendo in luce l’importanza dell’espansione del settore
dei servizi nel quale aumentano sia la produttività che l'occupazione, con
delle opportunità per i lavoratori altamente qualificati ma anche per quelli
poco qualificati. "In questo contesto, è vitale riqualificare l’economia
informale in cui lavora la maggior parte delle persone in molti paesi in via di
sviluppo". Il rapporto richiama inoltre ad una maggiore attenzione
all’aumento della produttività e dei redditi nel settore dell’agricoltura, che
impiega oltre il 40 per cento dei lavoratori dei paesi in via di sviluppo e
contribuisce ad oltre il 20 per cento del loro prodotto interno lordo.
Altro fattore fondamentale è la stabilità occupazionale, che secondo l'Oil
contribuisce all’aumento della produttività. Ma attenzione: la “stabilità”
occupazionale non è “immobilità del lavoro”, perché le mansioni e le competenze
richieste possono cambiare per lo stesso lavoratore all’interno della stessa
azienda.
Per l'Oil "sarebbe possibile dimezzare entro il 2015 la percentuale
mondiale di lavoratori poveri che vivono con meno di un dollaro al giorno
qualora il tasso annuale globale di crescita del PIL raggiungesse almeno il 4,7
percento, il che rappresenta comunque un valore inferiore al 5 percento annuale
previsto per il periodo 1995-2005. Tuttavia, questa proiezione globale è
fortemente influenzata dalla rapida crescita in Cina, Sudest asiatico e Asia
del Sud. Dovrebbero raggiungere l’obiettivo anche le economie in transizione,
il Medio Oriente e il Nordafrica. L’America latina e i Caraibi molto
probabilmente non lo raggiungeranno mentre l’Africa sub-sahariana resta molto
lontana dal traguardo”.
La previsione di dimezzare il numero dei lavoratori che vivono con meno di 2
dollari al giorno è meno promettente. Solo l’Asia orientale ha una reale
possibilità, mentre nessuna delle altre regioni avrà successo a meno che i loro
tassi di crescita del PIL aumentino considerevolmente.
(7 dicembre 2004) Rassegna Sindacale