www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 23-12-04

da http://it.groups.yahoo.com/group/istcom/

Appello per una campagna nazionale per il ritiro della direttiva Bolkestein


Annunciata come un provvedimento rivolto a "diminuire la burocrazia  ed i vincoli alla competitività nei servizi per il mercato interno"  ed approvata il 13 gennaio 2004 dalla Commissione Europea , la  Direttiva Bolkestein è nei fatti un pericoloso provvedimento di  attacco allo stato sociale e ai diritti del lavoro nell'intera  Unione Europea.

Perché si prefigge l'apertura alla libera concorrenza e alla  privatizzazione di tutte le attività di servizio e dell'istruzione,  dalle attività logistiche di qualunque impresa produttiva ai servizi  pubblici, a partire dalla sanità e dai servizi sociali.

Perché riduce drasticamente le possibilità di intervento e il potere  discrezionale delle autorità locali e nazionali, privandole della  facoltà di esercitare proprie linee di politica economica e sociale.

Perché, in stretto collegamento con le posizioni assunte all'interno  dell'Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (Gats) in sede WTO,  rafforza le politiche liberiste dell'Unione Europea tanto verso il  mercato interno quanto nel commercio internazionale.

Ma l'eccezionale gravità della Direttiva Bolkestein risiede  nell'assunzione del "principio del paese d'origine", che stabilisce  come un prestatore di servizi sia esclusivamente sottoposto alla  legge del paese dove ha sede legale e non più alla legge del paese  dove fornisce il servizio.

Con l'introduzione di questo principio, la Direttiva Bolkestein si  prefigge la definitiva destrutturazione dei diritti del lavoro  nell'Unione Europea.

Perché si tratta di un incitamento legale a spostare le sedi delle  imprese verso i paesi a più debole protezione sociale e del lavoro  per poter approfittare delle legislazioni da "stato minimo" ivi  esistenti.

Perché i contenuti della Direttiva rischiano di sviluppare sentimenti xenofobi.

Perché si realizza un vero e proprio "dumping" sociale verso le  legislazioni dei paesi a più alta protezione sociale e del lavoro,  affinché riducano, in nome della competitività, i propri standard di  garanzie.

Perché si riducono drasticamente il valore del contratto di lavoro  e le possibilità d'intervento delle organizzazioni sindacali, e si  precarizza totalmente la prestazione di lavoro, anche attraverso le  nuove norme sul distacco dei lavoratori.Senza considerare il  pericolo di un incremento del mercato del lavoro gestito dalle organizzazioni criminali.

La Direttiva Bolkestein, insieme alla proposta di modifica della  Direttiva sull'orario di lavoro, costituisce il colpo di grazia a  quel che resta del "modello sociale europeo", già agonizzante dopo  le politiche di privatizzazione di questi anni e la continua messa  in discussione dei diritti sociali e del lavoro.

LA DIRETTIVA BOLKESTEIN NON PUO' PASSARE !



L'ISTITUTO STUDI COMUNISTI  "K.MARX - F. ENGELS" sottoscrive questo appello della CGIL-Funzione Pubblica;  appoggia  la raccolte di firme per una petizione popolare, organizzata in  tutta Europa dal comitato STOPBOLKESTEIN (http://www.stopbolkestein.org);  invita i partiti di sinistra e le istituzioni pubbliche ad opporsi  con iniziative concrete; sostiene il Comitato Regionale per una  Campagna Nazionale di informazione, sensibilizzazione e  mobilitazione, promosso da Abruzzo Social Forum ed ATTAC-Italia,  insieme con le organizzazioni sindacali CGIL, COBAS, ecc.., che  culminerà nella manifestazione europea del 19 marzo 2005 a  Bruxelles, indetta dal F.S.E.

Da parte nostra, come Istituto di Studi, daremo il nostro contributo organizzando il  27 Febbraio nella provincia di Teramo un Convegno sulla direttiva  Bolkestein e le sue conseguenze perniciose nel movimento operaio e sindacale e nelle condizioni di vita dei lavoratori.