da www.cub.it
COMUNICATO STAMPA
Oggi è il 27, arriva la busta paga. La prima che porta in sé la
riforma fiscale del governo Berlusconi. Ma chi ci guadagna? E cosa si perde? La
CUB denuncia.
Tasse 2005:
penalizzati salari e pensioni
Piergiorgio
Tiboni, coordinatore nazionale CUB: “Una manciata di euro di tasse in meno in
cambio di diritti a fatica conquistati negli anni, non è uno scambio ineguale,
è una truffa”. La Cub non solo denuncia ma rivendica più servizi sociali, lotta
all’evasione fiscale, meno spese militari
Nella sua sinteticità, l’art. 53 della Costituzione italiana stabilisce due
principi: 1) tutti i cittadini devono pagare le tasse in rapporto al loro
reddito; 2) l’aliquota da applicare sul reddito deve crescere all’aumentare
dell’importo del reddito stesso.
Le tasse, nel loro fine originario, servono per pagare tutti i servizi di cui
quotidianamente usufruiamo: la sanità, la scuola, la sicurezza, la giustizia,
le strade, ecc.
Una prima necessità è quella di rimettere in chiaro il "perché" delle tasse, il "che fare" con quei quattrini e definire un progetto credibile mirato al miglioramento concreto di tutto il Paese, non certo per aumentare le spese militari o i trasferimenti alle imprese senza alcun vincolo sociale.
Chi è ricco può fare a meno dei servizi offerti dallo Stato ed è interessato ad
avere meno stato e meno tasse; i redditi dei ceti popolari invece a malapena soddisfano bisogni
elementari e solo servizi pubblici efficienti pagati con la fiscalità generale
possono soddisfare il diritto alla salute, alla scuola, alla sicurezza,alla
giustizia ecc.
La base imponibile dell'Ire è composta per l'80 per cento da redditi da lavoro
dipendente e pensione, cioè redditi sui quali opera la ritenuta alla fonte ed
una precisa certificazione ai fini fiscali.
Le attuali aliquote fiscali sono reali per alcuni e virtuali per altri: reali
per coloro ai quali il prelievo viene effettuato alla fonte (lavoratori
dipendenti e pensionati) e virtuali per quasi tutti gli altri (imprese, artigiani,
commercianti, professionisti).
Quello che serve è una distribuzione più equa del carico tributario tra i
contribuenti, definendo un diverso rapporto tra imposte dirette ed indirette,
una tassazione dei redditi da capitale e da attività finanziarie equivalente a
quella dei salari, una tassazione dei trasferimenti di ricchezza. E
naturalmente una precisa lotta all'evasione fiscale, alimentata ed incentivata
dai condoni perpetui.
Cosa ancor più grave, i più poveri non beneficeranno della riforma fiscale, per
la semplice ragione che già oggi non pagano le imposte, avendo un reddito
inferiore alla soglia della "no-tax area" e subiranno la riduzione
dei servizi.
La manovra complessiva, prospettata con la Finanziaria 2005, è pari a 30,5
miliardi (24 per tenere il disavanzo pubblico entro i limiti del 3 per cento;
6,5 per il rifacimento delle aliquote fiscali). Questi 30,5 miliardi di Euro
verranno messi assieme con nuove entrate e tagli di spese. Ora, poiché
sulla carta le nuove entrate sono intorno agli 11 miliardi (e quindi assai di
più dei 6,5 miliardi previsti per la riduzione delle aliquote), è evidente che
a fine anno saranno state prelevate dalle tasche dei contribuenti più risorse
di quante ne venivano prese in precedenza. Quindi, anche se a titolo diverso
alla fine moltissimi avranno mediamente pagato di più.
In effetti, anche ammesso che una parte dei tagli sia soltanto (come sostiene
il governo) una "riduzione di sprechi", ce n'è pur sempre un'altra
che comporta una contrazione
di prestazioni e servizi pubblici con un notevole peggioramento della
condizione di molte famiglie.
|
Reddito imponibile |
Distribuzione % dei contribuenti |
Risparmi di imposta annua In euro |
Risparmi in % dell'imponibile |
Ripartizione % dei risparmi |
|
0-5 |
9,0 |
0 |
0,0% |
0,0% |
|
5-10 |
22,4 |
21 |
0,3% |
2,4% |
|
10-15 |
20,7 |
114 |
0,9% |
12,0% |
|
15-20 |
19,8 |
100 |
0,6% |
10,0% |
|
20-25 |
11,6 |
268 |
1,2% |
15,7% |
|
25-30 |
5,9 |
467 |
1,7% |
13,9% |
|
30-35 |
2,5 |
492 |
1,5% |
6,1% |
|
35-40 |
1,8 |
637 |
1,7% |
5,7% |
|
40-45 |
1,1 |
758 |
1,8% |
4,3% |
|
45-50 |
0,9 |
688 |
1,4% |
3,1% |
|
50-55 |
0,6 |
632 |
1,2% |
1,9% |
|
55-60 |
1,2 |
567 |
1,0% |
3,3% |
|
60-65 |
0,5 |
404 |
0,6% |
1,0% |
|
65-70 |
0,4 |
416 |
0,6% |
0,8% |
|
70-75 |
0,1 |
317 |
0,4% |
0,2% |
|
75-80 |
0,2 |
916 |
1,2% |
1,1% |
|
80-85 |
0,1 |
989 |
1,2% |
0,6% |
|
85-90 |
0,2 |
1276 |
1,5% |
1,2% |
|
90-95 |
0,1 |
1714 |
1,9% |
0,5% |
|
95-100 |
0,2 |
1862 |
1,9% |
2,0% |
|
>100 |
0,9 |
3320 |
2,0% |
14,3% |
Totale/media |
100,0 |
198 |
1,1% |
100 |
Tab. 1 – Risparmi medi di imposta per classi di reddito imponibile individuale ( fonte la voce.info)
La tabella 1 mostra la distribuzione degli sgravi fiscali medi per livelli di
reddito imponibile, sui contribuenti individuali. Vengono confermati gli
aspetti di iniquità
distributiva : in sintesi, al 50 per cento più povero dei contribuenti va il 14,4
per cento dello sgravio mentre il 16,5 per cento dei contribuenti più ricchi
gode del 60 per cento del totale.
Se immaginiamo di dividere la famiglie italiane in tre gruppi definiti per
valori crescenti di reddito, si può dire che il 30 per cento più povero ottiene
in media un risparmio annuo di circa 70-100 euro; le classi medie di circa 200,
mentre il 30 per cento più benestante ottiene un risparmio variabile tra i 500
e 1.200 euro. Il 20 per cento più ricco ottiene il 51 per cento dei risparmi
totali di imposta.
Le famiglie dei pensionati
pur rappresentando il 40 per cento delle famiglie italiane, ottengono solo il
22 per cento degli sgravi totali.
Milano 27-01-05