da www.rassegna.it
Acciaierie di Terni - Primo giorno
senza lavoro per 360 persone
Per i lavoratori delle acciaierie di Terni è iniziato il primo giorno di una
lunga cassa integrazione (24 mesi a zero ore) decisa dalla dirigenza
Thyssen-Krupp Ast all'indomani della rottura delle trattative al tavolo di
Palazzo Chigi ma contestata, a breve anche in sede legale, dai sindacati.
Questa mattina è stato smagnetizzato il cartellino ai 360 lavoratori del
reparto magnetico della TK: non potranno più entrare in fabbrica. E' stato il
turno notturno che terminava il lavoro alle 6 di stamani l'ultimo a lavorare
all'interno del reparto. I primi telegrammi sono arrivati sabato scorso.
Le organizzazioni sindacali considerano illegittimo il provvedimento preso
dalla TK e stanno predisponendo con i loro legali un ricorso. Intanto nello
stabilimento di viale Brin prosegue il blocco che impedisce l'entrata e
l'uscita delle merci. Continuano, inoltre, i presidi ai cancelli delle
portinerie da parte dei lavoratori dei vari turni, che attuano a rotazione
un'ora di sciopero ciascuno. Delegati sindacali, sindacalisti ed operai stanno
intanto allestendo dei gazebo davanti alla fabbrica: "ci prepariamo a una
mobilitazione lunga", dice Michele Dettori, della Rsu dell' Ast.
Tra i motivi del ricorso alla magistratura del lavoro rientra la decisione di
spedire le lettere di comunicazione della cig ai lavoratori senza rispettare i
tempi previsti dalla legge. "Stiamo valutando - spiega Mario Ghini,
segretario nazionale della Uilm - questa possibilita' con i nostri legali.
Ricorreremo poiche' la legge 223 sulla mobilita' prevede che prima dell'inoltro
della lettera intercorrano 25 giorni di consultazione con il sindacato. E
questo non e' avvenuto. Da qui la nostra decisione di ricorrere alla
magistratura del lavoro". Ghini ha però aggiunto che la trattativa può
riaprirsi e che ''l'apertura di uno spiraglio'' potrebbe verificarsi gia' dalla
riunione della Federazione europea dei metalmeccanici di mercoledì, alla quale
sarà presente anche il responsabile del personale di Tk-Stainless. ''Se ci sono
delle responsabilita' per lo stop alla trattativa - spiega il sindacalista
della Uilm - vanno addossate esclusivamente all'azienda, perche' il sindacato
si era limitato a chiedere soprattutto garanzia sui livelli occupazionali, sia
di Ast, sia delle consociate e partecipate. Gli estremi per fare un accordo
c'erano tutti: ora il governo italiano deve impegnarsi a creare le condizioni
affinche' a quel tavolo si torni quanto prima''.
Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom, la cassa integrazione "è
un provvedimento che, purtroppo, smaschera le reali volontà dell' azienda,
intenzionata, sin dall' inizio della vertenza, solo a tagliare posti di
lavoro'. Spiega Cremaschi: 'Delle due, l'una: o è finta questa cassa
integrazione, o lo era il piano per gli esuberi presentato al tavolo del
governo. Ma non a caso, quando chiedemmo garanzie sull'occupazione, i
rappresentanti dell'azienda si rifiutarono di rispondere, lasciando il tavolo.
E quelle garanzie le aveva chieste anche il governo, che ha svolto un ruolo
negativo, non perché a favore dell' azienda ma perché si è limitato a subirne
le posizioni. E ora vorrebbe che anche noi facessimo la stessa cosa'. Conclude
l'esponente Fiom: 'Ma una cosa è certa: noi siamo disposti a firmare accordi
veri, non diktat. La vertenza Ast durerà a lungo, il tempo che ci vorrà per
arrivare a un esito positivo. I lavoratori lo sanno e sono con il sindacato'.
Sulla medesima lunghezza d'onda il segretario nazionale della Fim-Cisl, Cosmano
Spagnolo, che definisce ''gravissima'' la decisione della Tk, nonché
"inaccettabile dal punto di vista delle relazioni sindacali. E' strano che
una multinazionale tedesca - afferma Spagnolo -, abituata nel suo paese ad un
modello di relazioni sotto certi aspetti avanzato, pensi di poter gestire uno
stabilimento in Italia con atti unilaterali". Poi il dirigente della Fim
torna sulla minaccia ventilata dalla Tk di adire le vie legali contro Carla
Cantone (segretaria confederale della Cgil) e Rassegna: "Non meno grave - sostiene Spagnolo - e' del
resto, se dovesse risultare vera, la scelta di denunciare un sindacato
confederale per il sol fatto di aver giudicato inaccettabili le posizioni
espresse dall' azienda. Se cosi' e', Thyssen Krupp denunci l'intero sindacato,
confederale e di categoria. Sappia comunque, l' azienda, che la nostra risposta
e' ferma e decisa - afferma ancora il dirigente della Fim - cosi' come fermo e
deciso e' il nostro convincimento che il confronto vada ripreso in tempi rapidi.
Per noi - conclude - e' irrinunciabile arrivare ad una conclusione in grado di
garantire ad Ast la necessaria capacita' produttiva ed i relativi livelli
occupazionali, in modo concreto e non surrettizio''.
(www.rassegna.it, 7 febbraio
2005)