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da www.rassegna.it, 26 aprile 2005

Lavoro minorile / Mezzo milione in Italia

Piccoli schiavi crescono


di Agostino Megale
Presidente Ires

Il volume “I lavori minorili in Italia. I casi di Milano, Roma e Napoli”, pubblicato da Ediesse e uscito in questi giorni nelle librerie, rappresenta un’ulteriore tappa del percorso che da oltre un decennio vede la Cgil impegnata a proporre, far conoscere, prevenire e contrastare il lavoro minorile in Italia. Con l’obiettivo di continuare a tenere accesi i riflettori su tale fenomeno, abbiamo avviato come Ires, in collaborazione con l’Osservatorio sul lavoro minorile della Fondazione del Banco di Napoli, un progetto triennale 2005-2007. Per il 2005 l’obiettivo è quello di produrre un rapporto di ricerca nelle 10 grandi città metropolitane, che prosegua il rapporto già presentato il 14 aprile 2004 sui casi di Milano, Roma e Napoli e oggetto del volume appena pubblicato. Sarà quindi in autunno, in occasione della nuova indagine, che verranno forniti i dati quantitativi e qualitativi relativi allo sfruttamento dei minori in Italia. A oggi, le stime dei nostri ricercatori forniscono un dato di 480-500.000 bambini coinvolti nei lavori.
Raccontare le storie di vita dei minorenni che lavorano illegalmente nel nostro paese e insieme dar vita, voce e corpo alle figure infantili protagoniste di queste storie, sono stati gli obiettivi principali del percorso realizzato dalla Cgil nell’ultimo decennio sul lavoro minorile. Percorso composito, caratterizzato da molteplici tappe:
• l’iniziativa lanciata dal sindacato internazionale dei tessili al congresso di Melbourne del ’95, che successivamente ha portato il congresso nazionale della Filtea del ’96 a dedicare una sessione specifica di discussioni al tema;
• l’avvio della campagna della Cgil “I bambini a studiare, i grandi a lavorare”, lanciata il giorno dell’Epifania del ’98 dall’India dall’allora segretario generale Sergio Cofferati, che ha avuto una grande risonanza in tutto il paese; • la Carta di impegni del ’98 contro il lavoro minorile realizzata dall’allora governo D’Alema, grazie anche all’impegno e al protagonismo sindacale; • la definizione dei primi codici di condotta in alcuni contratti nazionali, come quelli tessili e del commercio, e di alcuni importanti accordi in aziende multinazionali;
• l’inchiesta nazionale Cgil del 2000, preceduta e accompagnata da un progetto europeo Ires di analisi comparativa sul lavoro minorile come causa d’esclusione sociale;

• la presentazione lo scorso anno del rapporto di ricerca dell’Ires, realizzata con il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani e accompagnata anche dall’elaborazione della piattaforma unitaria Cgil, Cisl e Uil contro il lavoro minorile.
È da anni che siamo consapevoli che la questione dello sfruttamento della povertà e del lavoro dei minori non riguarda soltanto le aree in via di sviluppo (si calcola che nel mondo lo sfruttamento e lo schiavismo dei minori coinvolga circa 250 milioni di bambini). Per quanto riguarda l’Italia, riteniamo importante che l’Istat abbia iniziato, per la prima volta nel 2001, a fare una sua rilevazione. Non riteniamo però questo lavoro ancora sufficiente e, di conseguenza, non ci pare che nel corso degli ultimi tre anni siano emersi elementi tali da poter dire che il lavoro minorile nel nostro paese si è ridotto. Anzi, le valutazione che noi facciamo è che il fenomeno si è stabilizzato, se non addirittura aggravato. È evidente che un tema come questo, di marginalità statistica, sia difficile da valutare quantitativamente: allo stesso tempo, pensiamo che sottovalutarne la portata, come fa l’esecutivo in carica, è politicamente e socialmente, ma anche eticamente, incomprensibile.

Ai dati da noi forniti l’anno scorso, il ministro Maroni ha reagito con l’atteggiamento che ormai questo governo ha per ogni problema: negando il problema stesso e attribuendo i numeri “alla strumentalità della Cgil”. Abbiamo detto un anno fa, replicando al ministro, che non eravamo interessati a una guerra dei numeri. A maggior ragione, però, chiediamo risposte nette e chiare sia sull’attività di ricerca e monitoraggio che l’Istat continua a non fare, sia sulle azioni politiche di contrasto affinché la battaglia contro il lavoro minorile prosegua con la parola d’ordine “mai più un minore al lavoro”.

Per questo riteniamo indispensabile rilanciare alcuni degli obiettivi contenuti nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil dell’aprile 2004:

• una nuova carta di impegni con al centro una politica per l’istruzione e la formazione che superi la riforma Moratti e agisca contro il rischio della dispersione scolastica su diversi versanti, dalla formazione al Welfare, al reddito familiare;

• una maggiore diffusione dei codici di condotta nei contratti nazionali, negli accordi con le multinazionali e in tutte le azioni per l’emersione del lavoro nero e sommerso; • riprendere e rilanciare l’iniziativa per una legge sul “marchio sociale”;

• fare della concertazione locale per un nuovo Welfare il luogo nel quale far vivere le azioni di contrasto, di monitoraggio e di prevenzione, capace di sconfiggere l’idea che si annida dietro il lavoro precoce, quella di un lavoro povero, perché senza formazione e senza futuro.

(www.rassegna.it, 26 aprile 2005)