Il nuovo orario di lavoro .. ed altre cose ancora
Mentre i salari continuano a
diminuire e la precarietà lavorativa aumenta, i sindacati aprono alla direttiva
europea che aumenta l'orario di lavoro e lo sfruttamento
Ritorna
la concertazione - La Cgil
sceglie l'accordo con Cisl e Uil e riapre senza indugi alla nuova e peggiore
concertazione. Lavoro e Società, coerentemente con la scelta di un congresso
unitario si adegua e sparisce definitivamente sciogliendosi nella maggioranza
della Cgil.
Ed i
lavoratori ?Non sanno nulla ovviamente - Neppure una
assemblea, altro che democrazia, diritto di voto e referendum. Si decide sulle
loro teste in nome delle politiche di sostegno al profitto ed alla produttività
Dopo la
truffa sul TFR, l'ennesima fregatura sull'orario
un'altro
motivo in più per costruire da basso
un documento alternativo al prossimo congresso CGIL
Nel Settembre 2004 viene presentata
la proposta di direttiva del Parlamento Europeo recante modifica della
direttiva 2003/88 concernente "taluni aspetti dell'organizzazione
dell'orario di lavoro" - il testo
della direttiva
Cosa dice la direttiva ? - Praticamente che l'orario di lavoro va
conteggiato su base annua e non più settimanale, che si può lavorare su
settimane di 48 ore per 12 mesi, che l'orario individuale (contrattabile
individualmente) può subire deroghe fino ad arrivare a 65 ore settimanali, che
il lavoro in regime di reperibilità non entra nel conteggio ai fini del limite
della prestazione normale dovuta al padrone ecc. ecc.
Il sogno dei padroni - Il moto
perpetuo, il lavoro fino al limite della sostenibilità fisica di una persona,
giorno e notte, come e quanto servirà, senza intoppi o noiose contrattazioni.
Contro questa Direttiva, il Sindacato
Europeo aveva sollevato una serie di obiezioni impegnandosi a presentare
emendamenti in sede di dibattito parlamentare. La Fiom, in particolare si era
spinta oltre, chiedendo giustamente a tutta la Cgil una iniziativa per
annullare completamente la direttiva (vedi
comunicato della Segreteria
nazionale della Fiomdel 27 ottobre 2004).
A distanza di mesi, il bisogno (quasi fisico) di tornare a
concertare, ha portato Cgil Cisl e Uil a rivedere le proprie posizioni ed in una
lettera inviata ai Parlamentari Italianilo
scorso 4 maggio, aprono inspiegabilmente e pericolosamente sui contenuti della
direttiva Europea in cambio di un riconoscimento di ruolo negoziale.
Molto meglio di quanto potremmo fare
noi, è la Fiom (per fortuna c'è ancora la Fiom) che nel suo comunicato del 9
maggio scorso smaschera con estrema precisione tutta l'assurdità delle aperture
di Cgil Cisl e Uil e ne dimostra le conseguenze nefaste che ciò avrà, sia sulle
condizioni di lavoro che su quella tenuta contrattuale che la Cgil continua a
dichiarare di voler difendere contro gli attacchi di Confindustria.
Ma un duro monito a tutto il
sindacalismo Europeo viene anche dal sindacalista
Belga Georges Debunne, fondatore ed ex Presidente della
Confederazione Europea dei Sindacati (CES) che condanna l'atteggiamento
sindacale, prevalentemente favorevole ad una Costituzione Europea che permette
la messa in campo di delibere che aumentano l'orario di lavoro fino a 65 ore
settimanali.
Ma tant'è........ Ora c'è Montezemolo
e la Confindustria è tornata a parlare con i Sindacati e pure con fare gentile
e modi squisiti. Come negargli quindi una apertura che permetta alle sue
aziende di stropicciare ancora un poco di più i lavoratori facendoli lavorare
qualche ora di più la settimana. E poi c'è la possibilità di un ritorno del
centro sinistra al Governo. Come negargli la possibilità di incamerare un
solido contributo alla ripresa della produttività che come centro sinistra
sarebbe più complicato proporre dalle posizioni di Governo senza rischiare di
passare per antipopolare. Lasciamo al centro destra l'onere della
responsabilità (atteggiamento non
dissimile a quello tenuto in materia di mercato del lavoro e pensioni).
Passata la nottata (e la paura di una tenuta del blocco sociale
di centro destra) si torna finalmente a concertare ... ed alla grande.
Ma quello che sta succedendo ci
dice anche qualcosa d'altro.
Dovè finita "Lavoro e
Società" ? Notiamo
con preoccupazione (senza sorpresa
però) non il solito silenzio (a
cui siamo abituati da mesi - aspettiamo ancora una presa di posizione contro il
furto del TFR) ma addirittura una calorosa azione di sostegno ad una
posizione che di fatto smantella la contrattazione sugli orari di lavoro (già abbondantemente manomessa dalle
precedenti tornate contrattuali) e peggiora le condizioni di lavoro
aumentando a dismisura la subordinazione della prestazione all'interesse di
profitto.
La firma in calce alla lettera
inviata dai sindacati ai parlamentari Italiani porta, tra le altre, la firma di
G.Paolo Patta (Coordinatore nazionale
di Lavoro e Società). Si potrebbe pensare ad uno svarione (uno dei soliti ... chi si ricorda della sua
difesa del "Concorsone" nella scuola, che poi è saltato dopo la
mobilitazione degli insegnanti ? ) ma la cosa è più complessa e si lega al
progetto che G.Paolo Patta ed il Coordinamento nazionale dell'area (meglio dire "la sua corrente"
visto che non tutta l'area esprime identiche posizioni) stanno portando
avanti per accreditarsi come elementi di una nuova maggioranza in Cgil.
G.Paolo Patta, potrebbe dire che la
sua firma al documento di Cgil Cisl e Uil è stata messa in quanto pienamente
concorde sul merito della lettera (ed
allora ci deve spiegare cosa ci fa ancora in Lavoro e Società), ma
G.Paolo Patta dovrebbe sapere che l'Area "Lavoro e Società" (di cui ancora si definisce il Coordinatore
nazionale) ha più volte ribadito che tutte le posizioni sindacali in
merito alle scelte contrattuali devono prima essere sottoposte al voto dei
lavoratori. O forse ritiene che l'orario di lavoro e la durata della giornata
lavorativa non siano cose che interessano i lavoratori ? Con che mandato Cgil
Cisl e Uil (e Patta in quanto
firmatario e responsabile del settore) si sono arrogati il diritto di
decidere, senza sentire i diretti interessati, su quanto e come un lavoratore
deve stare al lavoro.
La verità è che "Lavoro e
Società" non esiste più da un pezzo (almeno nella testa della sua burocrazia). Su ogni questione si
fa fatica (e non ci si riesce neppure
volendo) a capire quale sia ancora l'originale contributo dell'area alla
costruzione di una linea e di una prassi sindacale diversa, e anche in questa
occasione ravvisiamo più l'interesse della burocrazia sindacale dell'area a
procedere nell'accreditamento (sindacale
e politico) verso la maggioranza Cgil e verso il Governo che verrà, che
non a portare avanti ed a rappresentare quel bisogno di cambiamento che era il
cuore della nostra piattaforma congressuale e del mandato ricevuto dagli
iscritti.
Gran parte di questa burocrazia ce la
ritroveremo al prossimo congresso Cgil a sostenere la necessità e l'utilità di
un documento unitario, partendo dall'idea che la Cgil si sia ormai emancipata
dalle tentazioni concertative. Ce la troveremo quindi, ad esempio, a spiegarci
che la truffa sul Tfr non è una truffa e che la direttiva Europea sugli orari
non è così malaccio come sembra, che la concertazione .. si .... . ma .... .
però ... ecc.
Ma è proprio la posizione della Cgil
(di G. Paolo Patta compreso) sulla direttiva europea in materia di orario di
lavoro che dimostra invece la necessità e l'urgenza di tenere viva, anche nel
prossimo congresso la battaglia contro una concertazione che non è mai finita e
che rischia di peggiorare nei prossimi mesi anche a causa della discussione
ormai avviata sulla revisione del modello contrattuale (questione tanto cara a Montezemolo) e sulle regola della
rappresentanza sindacale (questione
tanto cara a Pezzotta), di cui nessun lavoratore sa nulla (a proposito di democrazia).
Oggi più che mai serve un
documento congressuale alternativo tramite il quale permettere agli iscritti alla Cgil di esprimere la
richiesta di un cambiamento radicale della linea sindacale. Serve una nuova
sinistra sindacale, liberata ormai da quanti in questi anni ne hanno bloccato
l'attività, burocratizzandola e piegandola a loro uso e consumo ai soli fini di
acquisire posti negli apparati ed accreditamenti verso la maggioranza della
Cgil.
La questione del Tfr e l'apertura
sugli orari stanno a dimostrare che tipo di Cgil avremo nei prossimi anni se
non sapremo mettere in campo una forte capacità di critica, e se non sapremo
coinvolgere gli iscritti, nel prossimo congresso Cgil, a sostegno di una
proposta alternativa e diversa di linea sindacale.
Il 28 Aprile, a Roma qualcosa ha
cominciato a muoversi. Alla fine di una riunione con oltre 150 delegati e
sindacalisti, cinque componenti
del direttivo nazionale Cgil hanno redatto un documento base per un confronto
sulla prossima scelta congressuale e sulla necessità di
riorganizzare in un nuovo processo agregativo, che parte dal basso, dai
terrtori e dalle catgorie, la base organizzativa per una nuova sinistra
sindacale in Cgil.
10 maggio 2005
Delegate e delegati che aderiscono
al movimento
"Per un Coordinamento
Nazionale delle Rsu"