Contratto pubblico impiego
dopo tante roboanti
dichiarazioni di inaffidabilità delle controparti, di rimandi al mittente delle
pretestuose richieste di legare il rinnovo del biennio economico alla maggiore
produttività ecc. ecc.,
guarda un pò chi si
rivede
la concertazione ................ in peggio
Aspettiamo ovviamente come tutti, di leggere con attenzione l'intesa raggiunta
alle 23 di venerdì 27 maggio ma alcune prime valutazioni sono possibili già nel
sentire come quell'accordo è stato riferito dalla Stampa e dalle stesse
dichiarazioni Governative e sindacali.
Valutazioni che ci portano a constatare come ci troviamo ancora una volta di
fronte ad un accordo che apre la strada ad una nuova fase sindacale.
Sapevamo che l'intesa del 23 luglio (la concertazione delle origini) prevedeva
aumenti salariali vincolati all'inflazione programmata. Così si riducevano i
salari ma si manteneva l'idea che la contrattazione doveva come minimo (anche
se non ci riusciva) inseguire e recuperare il costo della vita per impedire che
il potere d'acquisto dei salari venisse ridotto. Il salario legato alla
produttività era un di più, da contrattare a livello decentrato. Un sistema nel
suo complesso punitivo che comprimeva i salari e che rompeva lo stretto legame
tra contrattazione salariale e bisogni dei lavoratori, per subordinare il
salario agli obiettivi macroeconomici del mercato e della politica economica
dei Governi.
E' anni che (vi ricordate ??) non c'è stata sinistra sindacale che non abbia
chiesto il superamento di questo sistema per liberare le politiche salariali
dai vincoli e dalle subordinazioni che ne impedivano la tutela e la crescita.
La stessa Cgil, nel suo ultimo congresso di Rimini doveva ammettere che
qualcosa non andava, così che tutti noi (la sinistra sindacale in Cgil) abbiamo
gridato un liberatorio ....Finalmente !!!!!. Da qui il documento conclusivo
unitario per dare botte a Berlusconi (giustamente) e per rilanciare la politica
contrattuale su linee nuove di incremento e non solo di tutela (Finalmente).
Poi siamo rimasti ogni giorno di più a bocca aperta man mano che si firmavano i
Contratti di lavoro (Poste, Turismo, Chimici ecc. ecc.) e scoprivamo che
accordi anche peggiori di quelli precedenti venivano presentati da tutti in
Cgil (sinistra sindacale compresa) come importanti balzi in avanti ecc. ecc..
L'accordo sul pubblico impiego (quello firmato ieri notte) non ci lascia
solo a bocca aperta .... ci fa cascare la mandibola ... e peggio ancora.
Senza entrare nei dettagli proviamo a mettere in fila alcune questioni
importanti che, crediamo, meritino poi ulteriori approfondimenti.
Il sindacato ha accettato, pur di firmare il rinnovo del biennio economico, di
barattare i miseri euro (teoricamente esigibile e dovuti secondo le
regole del 23 luglio) con aperture importanti su produttività, mobilità del
personale, riduzione degli organici, impegno a rivedere il modello
contrattuale. E pensare che era un semplicissimo rinnovo di biennio economico
...mica un rinnovo contrattuale.
In questo modo il sindacato ci dice almeno tre cose:
L'accordo del 23 luglio non c'è più. Non è più vero che è un nostro diritto
vedere i salari recuperare almeno l'inflazione programmata (e pensare che ci
hanno svenduto la scala mobile per questa "conquista"). Da adesso, se
vogliamo recuperare anche solo l'inflazione programmata dobbiamo metterci del
nostro, dobbiamo impegnarci a raggiungere una maggiore produttività, essere
disponibili ad una maggiore mobilità, e dobbiamo accettare che 60.000 posti di
lavoro vengano tagliati. Così alla fine una parte consistente dei 100 euro medi
(quelli dovuti a prescindere sempre secondo il 23 luglio) che si dice verranno
intascati (poi scopriremo che la media reale sul montante sarà attorno ai 50-60
euro reali) saranno pagati dai lavoratori con ulteriori sacrifici.
L'accordo del 23 luglio non c'è più. Non è più vero che il contratto nazionale
deve recuperare l'inflazione e che lo scambio salario produttività sia materia
della contrattazione salariale decentrata (ossia di quella quota in più di
quanto ottenuto nel CCNL). Ora questa distinzione non c'è più. Se il CCNL
destina una parte dei soldi che servono per recuperare l'inflazione alla
contrattazione sulla produttività da contrattare a livello decentrato c'è
qualcosa che non torna. Il risultato è infatti che la contrattazione sul
salario di produttività a livello decentrato sarà ora finanziato con quote di
salario che già ci spettavano in sede di CCNL per l'adeguamento dei salari
all'inflazione programmata. Risultato ??? Due + due fa due e non più quattro.
L'accordo del 23 luglio non c'è più. Gli stessi sindacati hanno infine
accettato di incontrarsi successivamente per rivedere il modello contrattuale
per adeguarlo alle nuove esigente della produttività di un sistema che deve
rispondere alla recessione economica. Risultato ?? tempi bui e perigliosi (come
dice Altan in una sua vignetta quando un operaio con l'ombrello ben infilato a
fondo nel deretano si compiace che più di così non poteva andargli peggio,
arriva sempre qualcuno che glielo apre ... l'ombrello)
Sconcerta la mitezza con cui la Cgil ha gestito la conclusione dell'accordo. A
vederli in televisione era chiara l'allegria di Pezzota e di Angeletti, così
come era evidente la mitezza e compostezza di Epifani che è poi quello che ci
perde di più da questa intesa (ricordava tanto Trentin alla vigilia
dell'accordo sulla scala mobile). Ma tant'è ... la Cgil deve pagare un prezzo
importante per ricucire con Confindustria, con Cisl e con Uil, ed essendo
questa la cosa importante, l'unica cosa importante di questa fase, si può
passare sopra a tutto, anche su un contratto da brivido, anche balbettando
...........
E allora .....?? dov'è la famosa svolta della Cgil a cui anche Lavoro e Società
si aggrappa per giustificare la necessità di un documento unitario al prossimo
congresso Cgil ??.
Stiamo a vedere cosa diranno i compagni di Lavoro e Società, a partire da
quelli della Funzione pubblica. Faranno come Epifani, ossia accetteranno di
andare contro se stessi e le loro anche recenti affermazioni pur di mantenere
aperta la possibilità di una spartizione congressuale, o faranno come
tutti ci aspettiamo, denunceranno i limiti di questo accordo ed i rischi
involutivi delle stesse relazioni sindacali e modelli contrattuali che esso
contiene??.
Ma a questo punto c'è una questione dirimente sulla quale cadono tutti gli
alibi e le tattiche sindacalesi. Una questione che si chiama democrazia.
Noi riteniamo che dal mondo del lavoro, dalle delegate e dai delegati della
pubblico impiego, dai lavoratori, deve ora più che mai essere esigibile il
diritto di esprimere, tramite referendum vincolante, il proprio consenso o
assenso a questo accordo.
Se, proprio in questa occasione, la Cgil ed in particolare Lavoro e Società,
non sapranno imporre almeno il diritto dei lavoratori ad esprimere una loro
libera valutazione vincolante sulla firma di quell'accordo, allora possiamo
dire che si apre una battaglia congressuale chiara, esplicita su proposte e
documenti alternativi.
Con questo accordo la Cgil scivola sul terreno di una riforma neocorporativa
delle relazioni sindacali (come già avvenuto con il Patto di Natale del 1998) e
rompe con la natura di un sindacato che sempre rende conto ai propri
rappresentati. Con questo accordo e sulla battaglia per il diritto al
referendum sull'accordo si riapre con forza la necessità di una battaglia
congressuale dove chiamare gli iscritti a decidere su quale sindacato vogliono.
28 maggio 2005
Delegate
e delegati Rsu che si riconoscono nel movimento
"Per un coordinamento nazionale
delle Rsu"