www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 05-06-05

Contratto pubblico impiego

dopo tante roboanti dichiarazioni di inaffidabilità delle controparti, di rimandi al mittente delle pretestuose richieste di legare il rinnovo del biennio economico alla maggiore produttività ecc. ecc., 

guarda un pò chi si rivede

la concertazione ................ in peggio


Aspettiamo ovviamente come tutti, di leggere con attenzione l'intesa raggiunta alle 23 di venerdì 27 maggio ma alcune prime valutazioni sono possibili già nel sentire come quell'accordo è stato riferito dalla Stampa e dalle stesse dichiarazioni Governative e sindacali.

Valutazioni che ci portano a constatare come ci troviamo ancora una volta di fronte ad un accordo che apre la strada ad una nuova fase sindacale.

Sapevamo che l'intesa del 23 luglio (la concertazione delle origini) prevedeva aumenti salariali vincolati all'inflazione programmata. Così si riducevano i salari ma si manteneva l'idea che la contrattazione doveva come minimo (anche se non ci riusciva) inseguire e recuperare il costo della vita per impedire che il potere d'acquisto dei salari venisse ridotto. Il salario legato alla produttività era un di più, da contrattare a livello decentrato. Un sistema nel suo complesso punitivo che comprimeva i salari e che rompeva lo stretto legame tra contrattazione salariale e bisogni dei lavoratori, per subordinare il salario agli obiettivi macroeconomici del mercato e della politica economica dei Governi.

E' anni che (vi ricordate ??) non c'è stata sinistra sindacale che non abbia chiesto il superamento di questo sistema per liberare le politiche salariali dai vincoli e dalle subordinazioni che ne impedivano la tutela e la crescita.

La stessa Cgil, nel suo ultimo congresso di Rimini doveva ammettere che qualcosa non andava, così che tutti noi (la sinistra sindacale in Cgil) abbiamo gridato un liberatorio ....Finalmente !!!!!. Da qui il documento conclusivo unitario per dare botte a Berlusconi (giustamente) e per rilanciare la politica contrattuale su linee nuove di incremento e non solo di tutela (Finalmente).

Poi siamo rimasti ogni giorno di più a bocca aperta man mano che si firmavano i Contratti di lavoro (Poste, Turismo, Chimici ecc. ecc.) e scoprivamo che accordi anche peggiori di quelli precedenti venivano presentati da tutti in Cgil (sinistra sindacale compresa) come importanti balzi in avanti ecc. ecc.. L'accordo sul pubblico impiego (quello firmato ieri notte)  non ci lascia solo a bocca aperta .... ci fa cascare la mandibola ... e peggio ancora.

Senza entrare nei dettagli proviamo a mettere in fila alcune questioni importanti che, crediamo, meritino poi ulteriori approfondimenti.

Il sindacato ha accettato, pur di firmare il rinnovo del biennio economico, di barattare i miseri euro (teoricamente esigibile e dovuti  secondo le regole del 23 luglio) con aperture importanti su produttività, mobilità del personale, riduzione degli organici, impegno a rivedere il modello contrattuale. E pensare che era un semplicissimo rinnovo di biennio economico ...mica un rinnovo contrattuale.

In questo modo il sindacato ci dice almeno tre cose:

L'accordo del 23 luglio non c'è più. Non è più vero che è un nostro diritto vedere i salari recuperare almeno l'inflazione programmata (e pensare che ci hanno svenduto la scala mobile per questa "conquista"). Da adesso, se vogliamo recuperare anche solo l'inflazione programmata dobbiamo metterci del nostro, dobbiamo impegnarci a raggiungere una maggiore produttività, essere disponibili ad una maggiore mobilità, e dobbiamo accettare che 60.000 posti di lavoro vengano tagliati. Così alla fine una parte consistente dei 100 euro medi (quelli dovuti a prescindere sempre secondo il 23 luglio) che si dice verranno intascati (poi scopriremo che la media reale sul montante sarà attorno ai 50-60 euro reali) saranno pagati dai lavoratori con ulteriori sacrifici.

L'accordo del 23 luglio non c'è più. Non è più vero che il contratto nazionale deve recuperare l'inflazione e che lo scambio salario produttività sia materia della contrattazione salariale decentrata (ossia di quella quota in più di quanto ottenuto nel CCNL). Ora questa distinzione non c'è più. Se il CCNL destina una parte dei soldi che servono per recuperare l'inflazione alla contrattazione sulla produttività da contrattare a livello decentrato c'è qualcosa che non torna. Il risultato è infatti che la contrattazione sul salario di produttività a livello decentrato sarà ora finanziato con quote di salario che già ci spettavano in sede di CCNL per l'adeguamento dei salari all'inflazione programmata. Risultato ??? Due + due fa due e non più quattro.

L'accordo del 23 luglio non c'è più. Gli stessi sindacati hanno infine accettato di incontrarsi successivamente per rivedere il modello contrattuale per adeguarlo alle nuove esigente della produttività di un sistema che deve rispondere alla recessione economica. Risultato ?? tempi bui e perigliosi (come dice Altan in una sua vignetta quando un operaio con l'ombrello ben infilato a fondo nel deretano si compiace che più di così non poteva andargli peggio, arriva sempre qualcuno che glielo apre ... l'ombrello)

Sconcerta la mitezza con cui la Cgil ha gestito la conclusione dell'accordo. A vederli in televisione era chiara l'allegria di Pezzota e di Angeletti, così come era evidente la mitezza e compostezza di Epifani che è poi quello che ci perde di più da questa intesa (ricordava tanto Trentin alla vigilia dell'accordo sulla scala mobile). Ma tant'è ... la Cgil deve pagare un prezzo importante per ricucire con Confindustria, con Cisl e con Uil, ed essendo questa la cosa importante, l'unica cosa importante di questa fase, si può passare sopra a tutto, anche su un contratto da brivido, anche balbettando ...........

E allora .....?? dov'è la famosa svolta della Cgil a cui anche Lavoro e Società si aggrappa per giustificare la necessità di un documento unitario al prossimo congresso Cgil ??.

Stiamo a vedere cosa diranno i compagni di Lavoro e Società, a partire da quelli della Funzione pubblica. Faranno come Epifani, ossia accetteranno di andare contro se stessi e le loro anche recenti affermazioni pur di mantenere aperta la possibilità di una spartizione congressuale,  o faranno come tutti ci aspettiamo, denunceranno i limiti di questo accordo ed i rischi involutivi delle stesse relazioni sindacali e modelli contrattuali che esso contiene??.

Ma a questo punto c'è una questione dirimente sulla quale cadono tutti gli alibi e le tattiche sindacalesi. Una questione che si chiama democrazia.

Noi riteniamo che dal mondo del lavoro, dalle delegate e dai delegati della pubblico impiego, dai lavoratori, deve ora più che mai essere esigibile il diritto di esprimere, tramite referendum vincolante, il proprio consenso o assenso a questo accordo.

Se, proprio in questa occasione, la Cgil ed in particolare Lavoro e Società, non sapranno imporre almeno il diritto dei lavoratori ad esprimere una loro libera valutazione vincolante sulla firma di quell'accordo, allora possiamo dire che si apre una battaglia congressuale chiara, esplicita su proposte e documenti alternativi.

Con questo accordo la Cgil scivola sul terreno di una riforma neocorporativa delle relazioni sindacali (come già avvenuto con il Patto di Natale del 1998) e rompe con la natura di un sindacato che sempre rende conto ai propri rappresentati. Con questo accordo e sulla battaglia per il diritto al referendum sull'accordo si riapre con forza la necessità di una battaglia congressuale dove chiamare gli iscritti a decidere su quale sindacato vogliono.

28 maggio 2005

Delegate e delegati Rsu che si riconoscono nel movimento

 "Per un coordinamento nazionale delle Rsu"