da www.cub.it
Un
mercato del lavoro patologico: il trionfo della precarieta’ permanente
(10
settembre 2005)
Secondo Istat ormai un quarto dei
lavoratori sono atipici (24% del totale registrato contro un 76% di lavoratori
con contratto standard). La metà dei neoassunti, nel periodo 1993-2003 è
precaria. In città come Milano, secondo il Censis, 81 lavoratori su mille sono
precari, a Roma sono 62 su 1000.
Il processo di precarizzazione dal 94
al 2004 ha fatto passi da gigante (dati commissione UE e ISAE).
Drammatica la situazione nei servizi:
nel 1999 i precari erano appena il 4%, nel 2004 sono diventati il 49%, la metà
di tutti gli assunti sono precari! Quasi simile il part-time che passa dal 21%
del 99 al 45% del 2004.
Una delle ragioni che vennero strombazzate
dai governi, sia di destra che di “sinistra”, sulla necessità della
flessibilità era che il mercato del lavoro era troppo “rigido”, che era
necessario renderlo più flessibile almeno in entrata. Il tutto avrebbe favorito
l’occupazione e, dopo un breve periodo a termine, le imprese avrebbero
stabilizzato i neoassunti.
Queste erano le favole, che a partire
dagli anni novanta, furono costruite per giustificare le varie figure di
contratti atipici, interinali- cococo- part-time…ecc che anche i sindacati
concertativi hanno accettato grazie ai vari pacchetti Treu e Legge 30.
Come stanno andando le cose? I due
terzi dei precari, intervistati da Eurispess in un recente sondaggio, non ha
mai avuto un contratto stabile. Siamo al 60% per la fascia di età tra i 26 e 39
anni.
Quanto al fatto della possibile
stabilizzazione una volta “sperimentato” il lavoratore?
Alla faccia del rodaggio temporaneo: il
60% dei precari lavora con la stessa azienda da più di un anno. Il 20% da più
di 3 anni. Metà di quel 20% ha addirittura un’esperienza professionale di più
di 10 anni, il precariato è permanente.
Almeno guadagnano bene? Il 75% dei
precari guadagna meno di 1000 euro al mese e solo il 70% viene pagato ogni
mese. Un terzo viene pagato ogni 2-3 mesi o alla fine del “progetto”.
La stragrande maggioranza (71%) non è
in grado di farsi un mutuo/casa.
Solo il 6,5 % ha figli. Solo il 10% è
sposato o convive. La maggioranza dei precari lamenta la difficoltà a stipulare
un contratto di affitto e la maggioranza deve convivere con i genitori.
La precarietà è un dramma ed una
vergogna: un dramma per chi è costretto suo malgrado a viverla, una vergogna
per tutti coloro, governi di centrodestra, o di centrosinistra, sindacati
concertativi, che l’hanno voluta e la difendono.
Il centro-destra berlusconiano ha fatto
una bandiera della difesa ad oltranza del privilegio padronale: si è dimostrato
indulgente con sfruttatori, evasori fiscali e bancarottieri, spietato con i
lavoratori e precari ! E’ stato l’artefice di un attacco senza precedenti alle
condizioni di vita di milioni di lavoratori italiani ed immigrati, i vantati
“nuovi posti di lavoro” altro non sono che una nuova forma di miseria di massa.
Il centro-sinistra prodiano non si è
discostato molto da queste politiche: dove governa lo scenario è molto simile:
un esercito di precari, di cooperative di servizio, oggi all’”avanguardia”
nello sfruttamento sistematico dei lavoratori, bassi salari, ferie e malattia
non pagate, una pletora di “call center” come serbatoi permanenti della
precarietà giovanile, ancorata a lavori virtuali inutili e degradanti,
clientelismo.
Tutto questo si chiama liberismo. Ma di
“libero” per i lavoratori dipendenti non c’è proprio nulla. E’ libertà di
sfruttare, libertà di sottomettere, libertà di arricchirsi sulla pelle degli
altri.Imposizione di ritmi, salari, regole arbitrarie ed umilianti. Dittatura
del mercato.
La CUB lotta per una società liberata
dallo sfruttamento e dalla schiavitù salariale, per l’assunzione a tempo
indeterminato di tutti i precari, per farla finita con tutte le politiche
liberiste e padronali.
CUB