da ConfCobas - Pisa
No allo scippo del tfr: la previdenza integrativa danneggia i lavoratori e le
lavoratrici. Facciamo saltare il meccanismo silenzio assenso e riprendiamo il
conflitto sui contratti contro la nuova finanziaria
Nell’ultimo congresso nazionale della
Cisl, il segretario Pezzotta ha determinato una apertura significativa
all’innalzamento dell’età pensionabile e al ridimensionamento del contratto
nazionale a favore invece di una riscrittura del sistema contrattuale nel
settore pubblico e in quello privato. Aperture di non poco conto le quali la
stessa Uil è disposta a sottoscrivere.
L’accordo del 27 maggio scorso sulla parte economica dei contratti nella Pubblica Amministrazione conteneva una parte che la Cgil non volle sottoscrivere e che fu rimandata alla contrattazione nei vari comparti, una mossa tattica determinata dalla preoccupazione che un protocollo di intesa del genere si ripercuotesse negativamente su tutti i contratti nazionali ancora aperti, metalmeccanici in primis
L’apertura di Pezzotta è perfettamente in linea con le indicazioni della Confindustria e del Governo, non è casuale che Confindustria attraverso il suo presidente Montezemolo riprenda l’11 luglio scorso , all’assemblea dell’associazione egli industriali di Monza e Brianza, proprio le dichiarazioni del segretario Cisl per compiere un ulteriore passo in avanti verso la riscrittura, insieme ai sindacati confederali, delle regole contrattuali e aggiungendo correttivi allo stesso decreto Tfr per privilegiare da una parte i fondi previdenziali chiusi (richiesta sindacale) e dall’altra non determinare (tema caro ai padroni) oneri alle imprese e possibilmente non sottragga alle piccole e medie aziende capitali dei quali hanno per decenni beneficiato.
Da qui la richiesta di Montezemolo per una sostanziale riduzione del costo del
lavoro che tradotto in linguaggio
corrente significa riduzione del nostro potere di acquisto già falcidiato dagli
attacchi degli ultimi anni, eliminazione del contributo relativo al
finanziamento del fondo di garanzia del tfr oggi a carico delle imprese, un
automatico accesso al credito per le piccole e medie imprese per compensare la
perdita di quote di capitali un tempo accantonate (ma disponibili per
operazioni finanziarie) .
L’intera partita del tfr si gioca quindi parallelamente alla riscrittura delle relazioni sindacali, degli istituti che regolano la contrattazione nazionale e quella decentrata e passano attraverso gli equilibri finanziari ed economici della economia nazionale. Insieme allo scippo del tfr si vanno ridefinendo regole che ingabbieranno la protesta sociale e sindacale, per ridurre il potere di contrattazione e nello stesso tempo lo stesso potere di acquisto. A molti è sfuggito un particolare importante, ossia che mentre si applicano leggi precarie che rendono più flessibile e malpagato il lavoro, contemporaneamente si cerca di allungare l’età pensionabile , si affossa la previdenza pubblica e le pensioni di domani saranno pari alla metà dell’ultimo stipendio.
Ma torniamo per un attimo alle illuminanti dichiarazioni di Montezemolo
Dopo il Congresso Cisl e dopo le proposte di Pezzotta che considero in molti casi coraggiose e condivisibili, può e soprattutto deve aprirsi una fase nuova , una fase nella quale si parta da una comune analisi della situazione economica e della insoddisfacente posizione competitiva del nostro paese per cercare davvero risposte e soluzioni concrete
Le soluzioni concrete sono quelle della riduzione del potere di acquisto e una pressione comune con Cisl[1] ed Uil (senza escludere la Cgil che tuttavia in alcuni settori palesa posizioni più autonome e meno compromesse) sul Governo Berlusconi perché siano prese decisioni che permettano alle medie aziende e al sistema industriale italiano una ripresa in termini di produttività e di competitività sui mercati internazionali. Un nuovo compromesso si profila all’orizzonte tra il grande e piccolo padronato industriale ed artigiano che invoca minori oneri alle imprese, taglio di alcune tasse e grandi sindacati che in cambio vogliono per ogni comparto un fondo previdenziale chiuso (da cogestire!), la salvaguardia della concertazione e degli accordi del luglio 1993, dall’altra parte la tentazione neoliberista del Governo Berlusconi e del ministro Siniscalco di “rafforzare il mercato dei capitali con l’avvio dei fondi pensione che noi riteniamo imperativo fare prima della fine dell’anno” (dichiarazione di Siniscalco all’Assemblea dell’Abi il 13\7 -nota Adn Kronos) .
Sul tfr un accordo tra le parti è comunque ricercato dallo stesso Governo che
non può permettersi una alleanza tra Sindacati e Confindustria e lavora per una
intesa rapida che accontenti tutte le parti. Sul Messaggero del 3\7 , il
segretario nazionale della Uil Angeletti ci spiega la ragione di questo accordo
che necessita di alcuni incontri già calendarizzati per i primi di Settembre
Non partono perchè la gente pretende giustamente garanzie sul futuro dei fondi stessi. Oddio i fondi possono anche partire, bisognerà vedere quanti anni, gli altri, impiegheranno a convincere i lavoratori. Dove i fondi hanno funzionato è stato perchè imprese e sindacati concordemente li hanno sostenuti".
La strada sarà tortuosa e con molti pericoli ma l’accordo sul tfr e la previdenza integrativa conviene a tutti: governo , sindacati, imprese. Tuttavia non mancano le contraddizioni , gli appetiti legati ad una totale spendibilità del tfr in ambito speculativo e finanziario (possibile equiparando fondi aperti e fondi chiusi ma in questo caso il sindacato assumerebbe posizioni ostruzionistiche ) con elementi di difficoltà dei quali parla lo stesso Il sole 24 Ore del 27\7
Non sembra rispondere a tali requisiti l'avviso comune" sottoscritto dalle
confederazioni sindacali e dalle principali organizzazioni datoriali (le quali
non si preoccupano certo degli interessi imprenditoriali delle assicurazioni e
delle banche) contro lo schema di decreto delegato, predisposto dal Governo
(ora all'esame delle competenti commissioni parlamentari) in materia di
previdenza complementare. Il "cartello" delle parti sociali, infatti,
si è formato sommando le rivendicazioni di ciascuna di esse sulla base di
un'istanza oggettivamente corporativa, contraria non solo ai principi di sana
concorrenza, ma anche a quanto dispone con chiarezza la norma di delega.
Insomma le parti hanno voluto difendere la "rendita di posizione"
fino ad ora riconosciuta ai fondi negoziali o chiusi.
In questo scenario, le dichiarazioni di esponenti della sinistra Cgil contro gli accordi di luglio per un meccanismo automatico di adeguamento delle pensioni e dei salari al costo della vita appaiono come dichiarazioni di buoni intenti ma nulla di più, del resto la stessa Fiom si è mossa per la previdenza integrativa attraverso il Fondo Cometa, la stessa Fiom sarà risucchiata da un battaglia congressuale in Cgil che alla fine non determinerà le scelte radicali necessarie per una inversione di tendenza e la ripresa del conflitto sociale e sindacale.
Come è possibile sottoscrivere intese come quelle della Pubblica
Amministrazione sapendo che nel rinnovo contrattuale i temi da trattare sono
già scritti e saranno quelli dell’allungamento dei contratti superando la
inflazione programmata e non rivedendo ogni due anni il potere di acquisto (se
con la situazione attuale perdiamo potere dia acquisto immaginiamoci in futuro
cosa potrà accadere), il blocco delle assunzioni, la riduzione degli organici
nella Pa, il depotenziamento della contrattazione decentrata sulla quale
scaricheranno istitui contrattuali a vantaggio delle fasce alte e dulcis in
fundo la mobilità del personale. Come è possibile applicare la legge 30 nei
vari contratti nazionali e nello stesso tempo eregersi a paladini della lotta
contro la precarietà?
Come possiamo riprendere il conflitto nei luoghi di lavoro continuando a
sottoscrivere accordi ed intese filopadronali? Sono domande forse scontate ma
che permettono di comprendere come oggi Cgil cisl uil, la loro alleanza, il
monopolio della contrattazione, la loro difesa dello strumento concertativo
rappresentino un ostacolo non solo alla ripresa del conflitto ma anche di una
reale autonomia decisionale delle RSU. Lo scippo del tfr rappresenta un
colossale giro di affari (14 miliardi
di euro annui!) non solo per il capitale finanziario ma anche per gli stessi
sindacati confederali; far saltare il meccanismo del silenzio assenso,
rimettere in discussione gli istituti contrattuali oggi vigenti, difendere la
contrattazione nazionale ma entrando nel merito di tutti i contratti siglati
negli anni che hanno determinato perdita di diritti, di contrattazione e di
salario sono scelte obbligate per costruire a partire dal prossimo autunno la
mobilitazione con uno sciopero generale
che dovrà uscire dai meccanismi rituali per generalizzare in ambito sociale un
conflitto a tutto campo.
Il meccanismo del silenzio assenso (nel frattempo proveranno a costruire tutti
i fondi previdenziali necessari per coprire l’intero mondo del lavoro. Oggi gli
statali in regime di TFS non sono interessati al tfr ma potranno comunque
aderirvi attraverso accordi tra dipendenti promossi dalle loro associazioni il
che vuol dire che sarà possibile istituirli con i prossimi contratti
collettivi. Nel frattempo per autonomie locali e sanità l’Aran e Cgil Cisl Uil stanno studiando un bel fondo
previdenziale) va denunciato con forza
: i lavoratori e le lavoratrici devono sapere che lo smantellamento della
previdenza pubblica avviene nonostante l’attivo dell’Inps e si profila una
grande truffa che già possiamo comprendere guardando alla situazione americana
dove i Fondi sono i maggiori acquirenti di titoli quotati in Borsa e assumono
con investimenti decennali una funzione stabilizzatrice del sistema finanziario
Un sistema che vede ridurre i costi a carico delle imprese che avranno maggiore
libertà di licenziamento, prolungamento dell’età pensionabile, leggi precarie e
nello stesso tempo il valore dei titoli delle aziende quotate in borsa crescerà
con colossali profitti ottenuti con i rendimenti pensionistici. Tutto ciò accde
mentre un pensionato oggi con il massimo dei contributo potrà avere una
pensione pari all’80% dell’ultima retribuzione, un cospicuo tfr monetizzato,
mentre il pensionato di domani avrà due sistemi previdenziali per raggiungere
la stessa pensione di oggi ma non vedrà una lira del vecchio tfr. E’ questa la
ragione per la quale il silenzio assenso e lo scippo del tfr sono una truffa ai
danni dei lavoratori di oggi e di domani. La previdenza privata richiede
ingenti risorse pubbliche[2] ,
pensate che 150 milioni sono stati già stanziati e cifre colossali
compenseranno le aziende per la mancata gestione del tfr. Lo stato poi rinuncia a tassare i 5 miliardi di
contributi alla previdenza integrativa e le entrate fiscali promesse saranno
ben poca cosa, un onere, quello della previdenza integrativa a carico dei
lavoratori e delle lavoratrici italiane per una cifra che oscillerà tra i 2 e i
4 miliardi di euro annui. Quanti intereventi sociali(sanità , asili, scuola,
servizi), quanti posti di lavoro si potrebbero creare con la stessa cifra?
Tanti e magari anche senza norme precarie e flessibili!
[1] Sempre al Congresso Cisl l’ineffabbile Pezzotta ha rilasciato dichiarazioni che si commentano da sole:il successo della previdenza complementare, indispensabile, dipenderà molto dal fatto che sindacati e imprenditori affrontino coesi e convinti, in altre parole siano messi in condizioni di far recepire ai lavoratori la loro convenienza a trasferire il tfr e non tanto quella del sistema finanziatio a riceverlo”
[2] A. Marano 8\7\2005 su Il manifesto : Previdenza integrativa:inefficace e iniqua costa troppo ed è rischiosa