www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 05-01-07

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Lo scippo del TFR

Nel 2004 il Prof. Scimia (presidente della Covip) sconsigliava di mandare il Tfr nei Fondi Pensione
 
Coord. Naz. RSU
 
Ebbene sì, nel 2004 il Prof. Luigi Scimia, l’attuale presidente della Covip (l’ente di vigilanza sui Fondi Pensione) nonchè ex Presidente del Fondo Pensioni dei lavoratori Bnl, di fatto sconsigliava l’investimento del Tfr nei Fondi Pensione.
 
E si tratta dello stesso personaggio che in questi giorni appare in tutte le tv e su molti quotidiani, abilissimo nello scansare le rarissime domande scomode degli intervistatori, per propagandare invece tutto il contrario, cioè l’invio, da parte dei lavoratori, del Tfr nei Fondi Pensione, privati o "negoziali" che siano.
 
Abbiamo ritrovato una sua dichiarazione del 16 Ottobre 2004 al Corriere della Sera dove sosteneva l'esatto contrario di quanto sostiene oggi.
 
Un altro buon motivo per evitare di affidare i propri risparmi a banche, assicurazioni, cioè alla speculazione finanziaria.
 
Coordinamento Nazionale RSU
 
 
 
Da: Corriere della Sera Pag. 029
 
Il Tfr batte i fondi pensione
 
Il presidente Covip, Luigi Scimìa: Sono 2,7 milioni i lavoratori iscritti a gestioni e polizze. Negli ultimi cinque anni le liquidazioni hanno reso il 17,9%, le casse negoziali il 14,2%
 
Marro Enrico
 
sabato, 16 ottobre, 2004
 
ROMA - Hanno superato i 2,7 milioni i lavoratori iscritti a forme di previdenza integrativa, pari a circa l’ 11% della forza lavoro. Di questi poco più di un milione aderiscono ai 42 fondi negoziali (frutto di accordi tra imprese e sindacati), 371 mila ai 96 fondi aperti (offerti da banche e assicurazioni), 673 mila ai 510 fondi precedenti alla riforma del ’ 93 e 604 mila a polizze individuali pensionistiche. Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni sfiorano i 37 miliardi di euro, il 2,9% del prodotto interno lordo. «Si tratta di dimensioni nell’ insieme ancora modeste, specie se paragonate alle esperienze internazionali», spiega Luigi Scimìa, presidente della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione.
 
Nel suo intervento al convegno organizzato ieri da Montepaschi, Luigi Scimìa ha fornito gli ultimi dati sulla previdenza complementare mentre il governo si prepara a varare il decreto legislativo di attuazione della riforma delle pensioni che, attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, dovrebbe convogliare il Tfr (trattamento di fine rapporto) maturando ai fondi.
 
Il presidente ha sottolineato i non pochi problemi aperti, compreso quello delle risorse da trovare per coprire le previste agevolazioni fiscali e le compensazioni alle imprese che smobilizzeranno il Tfr. Una questione sottolineata ieri anche dal presidente dell’ Ania (assicurazioni), Fabio Cerchiai, in un’ audizione alla Camera: «Nella Finanziaria manca la copertura della spesa per la previdenza complementare». Va inoltre affrontato il tema di un’ adeguata informazione a tutti i lavoratori che, quando il decreto legislativo sarà varato, avranno 6 mesi di tempo per scegliere tra la liquidazione e i fondi pensione.
 
Tra gli elementi decisivi che i lavoratori dovranno valutare c’ è quello del rendimento. Quello del Tfr è certo (1,5% fisso più il 75% dell’ inflazione), quello dei fondi dipende dall’ andamento dei mercati.
 
Secondo i dati illustrati da Scimìa, nei primi otto mesi del 2004, il rendimento medio dei fondi pensione negoziali (quelli istituiti da accordi tra aziende e sindacati) è stato del 2,3%, leggermente sopra la rivalutazione del Tfr, pari al 2,1%. I fondi aperti (offerti da banche e assicurazioni) hanno invece reso in media l’ 1,8% (il 2,3% quelli con investimenti prevalentemente obbligazionari, l’ 1,4% quelli azionari). «Estendendo l’ orizzonte temporale all’ ultimo quinquennio - ha aggiunto il presidente della Covip - il confronto con il Tfr è tuttavia abbastanza critico anche per le gravi turbolenze che hanno accompagnato i mercati finanziari». Dal ’ 99 al 2004 i fondi negoziali hanno reso il 14,2%, quelli aperti il 5,2% (il 17,5% gli obbligazionari misti, l’ 1,2% gli azionari) mentre il Tfr si è rivalutato del 17,9%.
 
Scimìa ha anche sottolineato che le commissioni a carico degli iscritti sono basse (sotto lo 0,5%) nei fondi negoziali mentre sono ancora alte (tra l’ 1,2 e l’ 1,8%) in quelli chiusi.