www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 10-05-07
da www.cub.it
10-05-2007
Previdenza
Premesso che è inaccettabile ogni ipotesi di riduzione dei trattamenti pensionistici attesi e che è ora di impedire ai fondamentalisti del liberismo nostrano e internazionale di continuare nella loro cinica azione di selvaggio e immotivato peggioramento delle condizioni materiali di milioni di persone, la Cub sostiene quanto segue.
Il vero scopo dei ripetuti tagli alla previdenza pubblica non è la sbandierata esigenza di risanarla ma quella di privatizzarla; con lo scippo del tfr a favore dei fondi pensione si realizza uno spostamento di risorse dai consumi alla speculazione finanziaria.
In questo decenni si sono affermate idee e proposte assurde sul sistema pensionistico pubblico e si sono attuati tagli che non solo non sarebbero necessari, ma che contrastano con il mantenimento del livello di vita dei pensionati, con queste idee non solo si è determinato un impoverimento dei pensionati, ma un impoverimento nel quale siamo coinvolti tutti.
Ogni taglio imposto ai pensionati non fa altro che ridurre il lavoro necessario.
E’ infatti evidente che se il reddito degli stessi lavoratori dipende in parte dalla spesa degli anziani, con la cancellazione di questa spesa si cancella quel reddito, ciò vale ancor di più per i redditi futuri.
Ciò rappresenta un fenomeno sul quale vale la pena riflettere per le implicazioni riguardanti il modello di società che produce e la sua sostenibilità sul piano delle caratteristiche che imprime allo sviluppo economico oltre che dei valori di civiltà ad esso intrinseco.
I trattamenti pensionistici pubblici, come tutti dovrebbero sapere, sono vergognosamente bassi e non in grado di garantire una vita dignitosa.
Per la Cub mettere mano ai trattamenti pensionistici vuol dire prima di tutto impedire la continua diminuzione del potere di acquisto della pensioni in essere che hanno subito con precedenti interventi una drastica riduzione.
Ogni anno per lo scarto tra dinamica dei prezzi e variazioni annuali delle pensioni queste ultime perdono intorno al 2,5% in termine di potere di acquisto.
A questo si deve porre rimedio collegando automaticamente le pensioni alla dinamica delle retribuzioni e alla variazione dell’inflazione.
In contemporanea vanno rivalutate le pensioni in essere, è privo di ogni senso ipotizzare modeste variazioni delle pensioni perché in tempi brevi saranno riassorbite dalla dinamica dei prezzi.
Per quanto riguarda i giovani che iniziano oggi il lavoro, tutti quelli che sono in buona fede, converranno che i loro trattamenti pensionistici deriveranno dalla loro vita lavorativa, ossia se avranno o meno un lavoro stabile e tutelato.
Se chi inizia oggi a lavorare potrà versare il 33% della propria retribuzione per 35/40 anni è indubbio che maturerà il diritto ad una buona pensione pubblica.
Il fondo lavoratori dipendenti dell’Inps è in attivo e è destinato ad un costante miglioramento sia per l’avvenuta regolarizzazione dei lavoratori migranti, sia per l’aumento dei contributi deciso con l’ultima finanziaria.
Le entrate previdenziali potrebbero avere un vero e proprio boom se si contrastasse il lavoro nero e irregolare, l’enorme evasione contributiva e ponesse fine all’elusione contributiva.
E’ indispensabile rilanciare il sistema previdenziale pubblico per il suo carattere universalistico finanziato se necessario con il ricorso alla fiscalità generale, (come si fa per esempio con le spese militari).
Non si chiede che sia restituito al fondo pensioni lavoratori dipendenti tutto ciò che per decenni è stato sottratto per finanziare i trattamenti assistenziali (stiamo parlando di almeno 150 mdi di euro) ma che la fiscalità generale si faccia carico da subito di tutta la parte assistenziale compreso i miglioramenti dei trattamenti pensionistici più bassi.
Pur non volendo imbarcarci in una discussione sull’incidenza della previdenza pubblica sul Pil, rammentiamo che i pensionati non vedono una parte dei loro trattamenti perché finiscono direttamente a fisco e che onestà intellettuale vorrebbe che nel calcolo fossero tenuti distinti i trattamenti pensionistici dai trattamenti assistenziali.
La Cub rivendica:
· Calcolo della pensione sulla retribuzione degli ultimi anni di lavoro per tutti sulla base del 2% per ogni anno.
· Diritto alla pensione dopo 35 anni di lavoro o al raggiungimento dei 60 anni di età
· L’aggancio delle pensioni alla dinamica salariale e alla variazione effettiva dei prezzi
· L’aumento delle pensioni in essere per recuperare l’elevata perdita del potere di acquisto accumulata dal 1995
· L’esenzione dalle trattenute fiscali sulle pensioni.
· Assenza facoltativa post maternità elevare l’indennità al 80%
· Contribuzione figurativa per i congedi parentali
· Per gli Lsu/Lpu i contributi figurativi devono essere validi ai fini pensionistici, facendo riferimento alla retribuzione prevista dai contratti nazionali dei settori in cui sono occupati
· Rendere effettiva la separazione tra assistenza e previdenza.
· Effettiva lotta alla elusione e evasione fiscale
· Finanziamento, se necessario, della previdenza pubblica a carico della fiscalità generale
· Contrarietà all’unificazione degli enti previdenziali
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