www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 21-07-07

da: www.contropiano.org
 
Si va verso il “sindacato unico”?
 
La ristrutturazione degli apparati della governance
 
di Antonio Deplano, redazione di Contropiano
 
I recenti congressi dei Democratici di Sinistra e della Margherita hanno sancito lo scioglimento/superamento dei due partiti principali ed il varo di una unica formazione politica, il Partito Democratico. Tale modificazione del sistema dei partiti pone un interrogativo: quali saranno gli effetti di tale novità nei confronti di CGIL-CISL-UIL?
 
Questa domanda circola insistentemente tra i poteri forti del capitale suscitando interrogativi e proiezioni politiche prospettiche di vario genere.
 
Il Corriere della Sera con un articolo a firma di Dario Di Vico accusa il sindacato che: “vive, beato, in un dolce e ingannevole prolungamento della sua età dell’oro. Il Novecento” (1).
 
Un sindacato unico collaterale al Partito Democratico?
 
Un recente servizio del settimanale Panorama titola: “il Pd non sfonda dentro il sindacato” citando l’attivismo dei vertici dei D.S. verso gli ambienti sindacali. Nell’articolo del settimanale si legge che: “ Proprio in questi giorni, Fassino sta tentando di riaprire il vecchio progetto di unità sindacale: (…) dopo la fusione tra Ds e Margherita non ha senso l’esistenza di tre confederazioni che hanno azionisti di riferimento quegli stessi partiti” (2).
 
Lo stesso articolo mette in luce anche le difficoltà esistenti nelle altre due componenti: la CISL, avrebbe come proprio referente il suo ex segretario generale Franco Marini (attuale presidente del Senato) ed i partiti di centro (UDC, UDEUR e parte della Margherita); mentre la UIL sarebbe divisa tra un settore vicino al nascente Partito Democratico ed un altro attento alla “costituente socialista” di Enrico Boselli.
 
La CGIL – formalmente - si tiene fuori dalla costruzione del Partito Democratico ma non è un mistero per nessuno che una parte consistente del quadro dirigente delle sue maggiori categorie, FIOM, Funzione Pubblica, SPI è schierata per un’ipotesi di unità della sinistra “radicale” di governo mentre molti suoi quadri intermedi e strutture territoriali sono da tempo entusiasticamente schierati per il Partito Democratico.
 
A sostegno della posizione, presuntamente, più radicale si sono dichiarati centinaia di sindacalisti CGIL (oltre 500) che, con una manchette (presumiamo a pagamento) sull’Unità pongono,: “…la domanda ineludibile della costruzione di un progetto unitario a sinistra (…) Occorre una visione che si batta contro ogni forma di alienazione, non solo economica, delle classi subalterne…” econclude, chiedendo a gran voce la: “…costruzione di un programma comune per favorire processi di aggregazione e di ricomposizione…” (3).
 
Dall’altro versante della dialettica CGIL, particolarmente a Milano, sono in atto le grandi manovre da parte della solita “intellighenzia” la quale, per rinforzare il progetto di “Rinnovamento della politica”, ha promosso una serie di incontri sia alla Camera del Lavoro che presso la Società Umanitaria di Milano (4) per rafforzare un retroterra ideologico e politico più subalterno alle compatibilità del sistema/Italia dentro la competizione globale.
 
A differenza della fase del governo Berlusconi, quando la firma del “Patto per l’Italia” palesò le differenze tra i sostenitori dell’accordo (CISL e UIL) e la CGIL che si schierò con l’opposizione di allora. All’oggi divisioni vere nei confronti dell’attuale maggioranza di governo non sembrano apparire né sul piano generale e né su quello attinenti vertenze significative. anzi al governo “amico” i confederali fanno grandi sconti nonostante la sua politica non sia molto diversa da quella del centro destra ed in alcuni casi persino più liberista; a tal proposito basta avere presenti le politiche di ulteriori liberalizzazioni e privatizzazioni portate avanti dal duo Bersani Lanzillotta e la prossima riforma delle pensioni che si accompagna al lancio della previdenza privata operata a gennaio di quest’anno con lo scippo del TFR
 
Le cooperative hanno già avviato il processo
 
Ma i mutamenti in corso nel campo sindacale non sono riconducibili, unicamente, alle trasformazioni del sistema politico ma riguardano anche la forma stessa delle organizzazioni della “sinistra”. E’ evidente che la mutazione genetica di ciò che residuava della “sinistra” è sempre più accostabile ad una idea della politica (..e, quindi, anche del sindacato) che ripropone vere e proprie lobby, con centri di affari, di potere e sottopotere. Centinaia di migliaia di persone ricevono reddito e privilegi (grandi e piccoli) sfruttando tutti gli interstizi di “governo” o di “opposizione”.
 
Un altro importante comparto finanziario (e politico) in cui è in corso una ristrutturazione di non poco conto è quello della Cooperazione. Infatti la sempre più probabile unificazione della Lega/Coop (sinistra e centrosinistra) con la Confcooperative (cattolici e Coop bianche) determinerà una concentrazione di capitali, di strutture e di capacità d’intervento che lascerà un segno importante nel sistema economico italiano.
 
A questo quadro, sempre più dinamico, deve rapportarsi la nascita del secondo super colosso finanziario del nostro paese che scaturisce dalla fusione tra Unicredit e Capitalia, che nasce con la esplicita benedizione del centrosinistra.
 
Stiamo assistendo ad una ridislocazione ed a un rafforzamento dei poteri forti la quale produrrà delle conseguenze di non poco conto sui lavoratori e sull’intera società. Può, allora, stare alla finestra un possibile “controllore”, che sarebbe dato dalla costituzione di una sorta di “Sindacato Unico”?
 
La normalizzazione e la crisi nella CGIL
 
Se la corsa verso il centro di entrambi schieramenti politici è finalizzata (come dichiarano i grandi opinion maker borghesi) ad un “rinnovato bipolarismo di stampo anglosassone”è naturale che questa dinamica, di segno moderato, deve puntare ed espungere il conflitto sociale e a disciplinare il sindacato.
 
Un progetto che, quindi, ha bisogno, per essere realizzato, anche di un sindacato in totale simbiosi una specie di sindacato democratico per incanalare il dissenso.
 
Si tenta di mettere all’angolo le organizzazioni del sindacalismo di base e alcune minoranze del sindacato confederale. In questo disegno – secondo noi – va collocata la recente “campagna antiterroristica” contro alcuni delegati della FIOM e gli strali contro chi si azzarda a scioperare contro la volontà di CGIL-CISL-UIL.
 
Sempre più spesso, nelle analisi del Corriere della Sera (Dario Di Vico), si plaude all’amputazione delle ali sinistre nella costruzione del Partito Democratico e si stigmatizza qualche delle ultime dichiarazione i di Epifani (5). Persino la Rete 28 Aprile, nella relazione tenuta alla propria assemblea nazionale (Milano il 21 aprile 2007), nella parte titolata “La rete per l’indipendenza e la democrazia” evidenzia come : “..cresce anche nella Cgil l’insofferenza dei gruppi dirigenti verso il dissenso” si denuncia anche una: “…campagna ideologica che accosta ogni forma di conflitto radicale ai rischi terroristici” (6)
 
Da questo punto di vista ci sembrano incoraggianti alcune recenti dichiarazioni le quali dimostrano l’esistenza di punti di dissenso e di forte critica politica: “ (…) nel paese le differenze di classe stanno aumentando: i poveri diventano più poveri e i ricchi sempre più ricchi, le condizioni della vita dei ceti popolari peggiorano ogni giorno, i lavoratori hanno meno diritti e meno salario, i giovani sono condannati a una vita precaria, gli immigrati sono sfruttati a tal punto da vedersi negati persino i diritti più elementari e i pensionati, dopo una vita di lavoro, non ce la fanno a arrivare a fine mese tanto che risultano in crescita le richieste di aiuti economici agli Enti comunali e non dimentichiamo che circa il 50% delle famiglie italiane sono vicine alla soglia di povertà (secondo recenti dati Istat). (…) riflettiamo sull'assordante silenzio dell'iniziativa sindacale a partire dalla Cgil. (7).
 
Come prima, parziale, riflessione invitiamo ad un ragionamento, sicuramente più ampio, sul sistema della rappresentanza sindacale, anche se sappiamo che gli interessi materiali che sostengono questo altro passaggio di blindatura autoritaria e di rafforzamento dei i poteri forti non lasciano – tranquillamente – spazio per una azione politica e sociale indipendente. L’azione del Sindacalismo di Base, consapevole che i nuovi scenari politici ed economici getteranno consistenti settori del mondo del lavoro nella spietata competizione globale, in Italia come altrove, può contribuire alla ricostruzione di una autonomia politica dei lavoratori, dei precari e dell’intero proletariato metropolitano.
 
Note:
1) Corriere della Sera -7/05/2007 Dario Di Vico - “che farà da grande il sindacato?”
2) Panorama n° 19 - 10/05/2007 - Carlo Puca: “Il Pd non sfonda dentro il sindacato”
3) Corriere della Sera - 19/05/2007 – “appello nazionale dirigenti Cgil”
4) Corriere della Sera - 18/05/2007 “il Partito democratico e il rinnovamento della sinistra”
5) Corriere della Sera - Dario Di Vico “Partito democratico, l’economia in sonno”
6) www.resistenze.org - rete28aprile.it - relazione introduttiva
7) il manifesto – 22/05/2007 Osvaldo Squassina Spi-Cgil Brescia: “il cantiere della sinistra tra governo e società”