www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 28-08-07

L’assemblea dei delegati Cgil di Brescia ha bocciato l’accordo con il governo sulle pensioni.
 
L’assemblea dei delegati della Cgil di Brescia ha bocciato con una netta maggioranza (181 voti contrari, 138 favorevoli, 9 astenuti) l’accordo sulle pensioni e sul mercato del lavoro.
 
La Rete28Aprile considera questo voto un segnale ulteriore del grande dissenso da parte dei lavoratori sull’accordo, dissenso che emergerà in maniera clamorosa nella consultazione. A questo punto è indispensabile che Cgil, Cisl e Uil decidano il referendum.
 
Roma, 27 luglio 2007
 
 
I circoli del lavoro P.R.C. “FIAT Mirafiori” e “IVECO” esprimono un giudizio totalmente negativo sull’intesa raggiunta tra il governo ed il sindacato sulle pensioni.
 
Comunicato stampa
 
Sulla revisione dello scalone “Maroni”, nei fatti si mantiene in piedi lo stesso impianto filosofico, cioè l’allungamento dell’età pensionabile. Certo la si addolcisce per il primo anno, nel 2008 si andrà in pensione a 58 anni di età e 35 di contributi, da luglio 2009 viene invece costruito il “trucco” attraverso un mix di quota ed età anagrafica minima. Dal 2013 nei fatti si supera di un anno anche la riforma Maroni, che prevedeva 61 e 35 ma con il “trucco” si andrà in pensione con quota 97 e minimo 61 anni cioè o con 61 e 36 o con 62 e 35.
 
Vengono peggiorati i coefficienti di calcolo della pensione, i punti che vengono venduti come positivi per i giovani sono condizionati dall’andamento dei conti, per i lavori usuranti la disciplina ha creato il classico giuoco delle tre carte per cui alla fine solo una esigua minoranza vi potrà accedere sempre che non si superi il tetto di spesa previsto.
 
I provvedimenti sulla legge 30 prevedono l’eliminazione di quelle forme contrattuali che non servono ai padroni, ma non trova il coraggio di cancellare lo staff-leasing e come misura per tagliare i contratti temporanei si obbliga l’azienda a motivarli, ma dopo 36 mesi di utilizzo del lavoratore. Senza mettere né causali né limiti in relazione ai dipendenti dell’azienda. In compenso si rendono meno costosi gli straordinari, si defiscalizza il salario di produttività contribuendo ad indebolire il contratto nazionale, proprio come chiedono i padroni.
 
In un anno di governo Prodi tutte le aspettative verso l’esecutivo sono state deluse, nei luoghi di lavoro cresce sempre di più un pericoloso sentimento di disaffezione e rassegnazione, non vi è alcun elemento sostanziale di discontinuità con le politiche del precedente governo. Troppo evidente risulta la subalternità di questo governo ai poteri forti, a cui in questi mesi è stato elargito a piene mani, senza che nessuno abbia posto problemi di compatibilità economica o bilancio.
 
I soldi non ci sono mai solo quando vanno restituiti ai lavoratori.
 
In questo quadro la presenza di Rifondazione Comunista nell’esecutivo risulta: inutile nel tentare di smuovere gli equilibri di classe, il risarcimento sociale annunciato dal partito è continuamente messo nell’angolo da chi in realtà prende le decisioni in questo governo; disastrosa nel rapporto con la sua base sociale perché si sta arretrando su tutto anche sui punti fondanti di R.C. la paura del ritorno di Berlusca non è un valido motivo per bersi tutto.
 
Chiediamo ai parlamentari e senatori di R.C. e al gruppo dirigente del partito di assumere un atteggiamento coerente con gli interessi dei lavoratori impegnandosi a non votare una riforma che innalza l’età pensionabile e ad aprire una battaglia per l’abrogazione della legge 30.
 
Riteniamo altresì indispensabile che l’accordo venga sottoposto al giudizio vincolante dei lavoratori attraverso il referendum, come indispensabili devono essere le assemblee in cui CGIL CISL UIL dovranno illustrare ai lavoratori l’intesa.
 
Nella giornata di giovedì 26 luglio vi è stato un primo segnale di dissenso dei lavoratori, con lo sciopero spontaneo dell’officina lastratura di mirafiori.
 
Alla ripresa del lavoro dopo le vacanze proseguiranno le lotte.
 
I circoli di lavoro del P.R.C. “FIAT Mirafiori” e “IVECO” di Torino