www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 30-09-07 - n. 196

Vota NO al referendum sul protocollo del 23 luglio
 
Rete 28 aprile
 
Contro la precarietà del lavoro e i tagli allo stato sociale, per i diritti, il salario, le pensioni
 
Nel 1985 al referendum sul taglio alla scala mobile, che allora tutelava i salari dall’inflazione vinse il sì: da allora per i salari è NON andata meglio
 
Nel 1993 al referendum sull’accordo per la concertazione che legava i salari all’inflazione programmata e alla produttività e che introduceva il lavoro flessibile vinse il Sì: da allora per i contratti e per i diritti NON è andata meglio
 
Nel 1995 al referendum sulla riforma Dini delle pensioni, che portava a 57 anni l’età minima per andare in pensione e che introduceva il disastroso calcolo contributivo per le future pensioni dei giovani, nonostante il no dei metalmeccanici, vinse il Sì: da allora per le pensioni dei giovani e di chi lavora senza privilegi NON è andata meglio.
 
2007, referendum sull’accordo del 23 luglio. Questa volta vota NO!
 
L’accordo del 23 luglio:                                                                                                
 
-         non elimina lo scalone “Maroni”: una parte dei lavoratori all’inizio potrà andare in pensione a 58-59 anni, ma poi l’età pensionabile salirà e a partire dal 2013 (un anno prima di quanto prevedeva lo scalone) tutti dovranno andare in pensione a 62 anni. Con l’introduzione di finestre che prima non c’erano, viene anche peggiorata la pensione di vecchiaia per le donne e per gli uomini: le donne andranno in pensione dopo i 60 anni e gli uomini anche oltre i 65.
 
-         non risolve il problema dei lavori usuranti: solo 5.000 lavoratori all’anno in 10 anni potranno usufruire di uno sconto sull’aumento dell’età pensionistica (vuol dire che alla fine nessuno potrà andare in pensione prima dei 58-59 anni di età);
 
-         taglia ancora le pensioni dei giovani: è stata introdotta, a partire dal 2010, la revisione automatica dei coefficienti di calcolo delle pensioni. Questa misura colpisce proprio le pensioni dei più giovani, che a partire dal 2010 ogni tre anni verranno riviste al ribasso. Già è previsto un taglio del 6-8%;
 
-         conferma le leggi sulla precarietà del lavoro: viene consolidata la pratica di rinnovare all’infinito i contratti precari. Basterà una firma sindacale per prorogare i contratti a termine oltre i 36 mesi. Non ci sono limiti all’uso del lavoro interinale e dei contratti a progetto. Nulla si fa per gli appalti e i subappalti, attraverso i quali le grandi aziende, pubbliche e private, aggirano i diritti dei lavoratori;
 
-         aumenta l’orario e rende più flessibile il salario: le misure a sostegno della competitività favoriscono la flessibilità e l’incertezza dei salari e l’aumento dell’orario di lavoro. La detassazione sui salari riguarda solo la parte totalmente variabile del premio di risultato, invece che gli aumenti certi e per tutti dei contratti nazionali. La riduzione dei contributi sullo straordinario danneggia l’Inps e favorisce l’aumento dell’orario di lavoro ai danni della salute e dell’occupazione.
 
Possono votare tutti i lavoratori e le lavoratrici dipendenti, i pensionati e le pensionate, i precari e le precarie.
 
Puoi votare sul tuo luogo di lavoro oppure nel territorio presso le sedi sindacali o istituzionali (comuni, quartieri, circoscrizioni …), i giorni 8, 9 e 10 ottobre.
 
Per votare basta esibire la busta paga, il libretto di pensione o l’attestato dell’ufficio di collocamento o documenti analoghi che attestino la tua condizione di lavoro.