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- proletari resistenti - lavoro - 09-11-07 - n. 202
9 novembre: sciopero generale del sindacalismo di base
da Contropiano
Comunicato-stampa CUB
2 milioni di lavoratori in sciopero generale: Leonardi, un governo di centro-sinistra non può ignorarli
Oltre 2 milioni di lavoratori in sciopero e 400.000 in piazza nelle 25 manifestazioni che hanno accompagnato lo sciopero generale indetto per oggi dal sindacalismo di base. Questi i primi dati registrati nella mattinata, che superano le previsioni delle stesse organizzazioni promotrici.
Elevata la partecipazione nel settore dei trasporti locali ed aerei, con pesantissimi risentimenti negli aeroporti di Fiumicino e Malpensa e città paralizzate. Alta l’adesione fra i metalmeccanici, con punte del 90% alla FIAT di Pomigliano e forte partecipazione a Melfi, anche in risposta al recente licenziamento di due delegati CUB. Alta anche la adesione in tutto il Pubblico Impiego, ed in particolare nella Scuola e nella Sanità. Da rilevare nelle manifestazioni la cospicua presenza dei lavoratori precari di tutti i comparti e dei coordinamenti degli studenti, dei centri sociali e dei movimenti di lotta per la casa.
“Un governo di centro-sinistra non può non tenere conto della portata del nostro sciopero”, dichiara Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale CUB. “Cgil Cisl Uil, che hanno circondato lo mobilitazione di oggi con scioperi improbabili sia per motivazioni che per proporzioni, devono smettere di pretendere il monopolio della rappresentanza sindacale”.
“Questa giornata è anche a difesa del Contratto Collettivo Nazionale - prosegue Leonardi – che Partito Democratico e sindacati concertativi vorrebbero smantellare. Dimostra definitivamente che si è consolidato nel paese un sindacalismo conflittuale e propositivo, capace di esprimere mobilitazioni come quella odierna”, conclude il Coordinatore CUB.
Comunicato-stampa Confederazione Cobas
9 novembre: sciopero e cortei oltre le più rosee previsioni
Eravamo fiduciosi che lo sciopero generale e generalizzato di oggi e i cortei in 32 città avrebbero dato buoni risultati: ma la realtà è andata oltre le nostre più rosee previsioni. Gli scioperanti nei principali comparti del lavoro pubblico e privato hanno abbondantemente superato i due milioni: ma tantissimi precari, che operano in situazioni ove è difficile quantificare con precisione, si sono aggiunti allo sciopero. In piazza più di quattrocentomila lavoratori/trici, precari e studenti hanno affollato i cortei, con presenze particolarmente rilevanti a Roma e Milano dove si sono superate le 50 mila persone. I trasporti urbani nelle principali città sono rimasti bloccati con punte del 70% e medie intorno al 50%. Bloccato l'aereoporto di Roma e gravi difficoltà per il traffico di altri aereoporti nonchè a quello ferroviaro. Nelle più importanti città il 50% delle scuole non ha funzionato o ha visto presenze minime al lavoro. Buoni i risultati negli ospedali, nel pubblico impiego in generale e in tante e importanti fabbriche (quelle del gruppo Fiat in primo luogo). Ma tante presenze studentesche, di migranti e movimenti per la casa nei cortei e la massiccia partecipazione dei precari dei Centri sociali dimostrano che questo sciopero ha unito giovani e meno giovani, lavoratori relativamente stabili e precari, stanziali e migranti in una corale protesta contro le politiche economiche, sociali e securitarie del governo Prodi. I Cobas e gli altri sindacati di base come Cub e SdL sono stati il fulcro della protesta per cancellare il Protocollo del 23 luglio che massacra il sistema pensionistico e rende permanente la precarietà del lavoro; per abrogare la legge 30 e il pacchetto Treu; contro la Finanziaria, che dà soldi solo al padronato, e la politica economico-sociale del governo Prodi; per il diritto al lavoro stabile e al reddito; per difendere e potenziare la scuola, la sanità e i servizi sociali pubblici; per il taglio drastico delle spese militari; contro le politiche securitarie, li decreto nazistoide "anti-romeni e anti-rom", il razzismo e la xenofobia; per dire no al monopolio Cgil-Cisl-Uil sui diritti sindacali e per la democrazia nei luoghi di lavoro. Il monito ad un governo che pratica il berlusconismo senza Berlusconi è fortissimo. Ma la lotta non si ferma qui: da domani, unitariamente, concorderemo altre iniziative di protesta che esercitino la massima pressione nei confronti di un Parlamento sordo alle esigenze dei salariati e dei settori popolari e ad un governo che dà soldi solo al padronato e per le spese militari mentre impoverisce sempre più salari e servizi sociali.