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Bollettino da Thyssen Krupp
 
Laura Meneghini *
06/12/2007
 
Negli ultimi giorni si erano già consumate due tragedie nella prima cintura della provincia di Torino. Quella di Thyssen Krupp è l'ennesimo tributo di vite sull'altare del profitto e dà una pena che annichilisce: la morte per ustioni è tra le più ferocemente dolorose che si possano provare: lo strazio delle carni si coniuga spesso alla lucidità intellettiva.
 
Si dirà che è stata una tragica fatalità, si dirà che è stato un evento imprevedibile, si dirà forse che c'è stata superficialità da parte dei lavoratori. I lavoratori invece dicono che la dismissione prevista entro l'estate 2008 ha portato ad un abbassamento dei livelli di sicurezza e di manutenzione degli impianti e puntano il dito contro la "necessità", in un impianto a ciclo continuo sott’organico, della dilatazione dei turni e l'aumento delle ore straordinarie.
 
Sarà l'indagine immediatamente promossa dal giudice Guariniello a chiarire dinamica e responsabilità dell'incidente. Risposte che non muteranno però la sostanza dei fatti. Si potrà scoprire oppure non scoprire una connessione tra la dismissione d'azienda e l'incendio ma in Italia di infortuni sul lavoro si continua a morire.
 
E mentre si attendono gli effetti del testo unico sulla sicurezza e mentre si contingentano a priori i lavoratori addetti a mansioni usuranti, nel nostro paese si registrano con asettica contabilità: quasi 30mila infortuni indennizzati e 2.500 morti bianche all'anno. Chissà poi perché bianche: ché invece sono rosse di sangue e nere di vergogna per la complicità al capitale.
 
Nel 1907 il protagonista del Tallone di ferro di Jack London affermava che oramai era assodato che gli infortuni sul lavoro accadevano a fine turno. Cento anni dopo, cosa è cambiato? L'evidente concausa tra condizioni di lavoro, in particolare tra orari e ritmi di lavoro e infortuni viene colpevolmente taciuta. Prevenzione e formazione sono poi in antitesi al dogma capitalista della flessibilità, soprattutto quanto si concreta nella forma di acuta precarietà del lavoro e della vita e quando coinvolge lavoratori in nero e migranti.
 
Al lutto e la rabbia dei lavoratori della Thyssen Krupp, si aggiunge la paura della perdita del posto di lavoro, possibile se la direzione deciderà per una chiusura anticipata dell'impianto.
 
Le Istituzioni si indignano e si stringono nel cordoglio: a quanti minuti di assordante silenzio dovremo ancora assistere?
 
 *Comitato Centrale PdCI