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- proletari resistenti - lavoro - 29-09-08 - n. 243
Dichiarazioni di Giorgio Cremaschi sul documento della Confindustria
Va respinto al mittente, la trattativa è finita
13/09/2008
Dichiarazioni di Giorgio Cremaschi sul documento della Confindustria: Va respinto al mittente, la trattativa è finita. Giorgio Cremaschi ha cosi commentato il documento della Confindustria sulla riforma del sistema contrattuale:
“Con il documento presentato dalla Confindustria la trattativa è finita. Il documento va respinto e rimandato al mittente ed è necessario iniziare una nuova stagione di vertenze sul salario e sulle condizioni di lavoro. La Confindustria, infatti, nel suo documento ha concentrato tutte le posizioni più oltranziste maturate nel mondo dell’impresa. Si riduce ulteriormente il salario del contratto nazionale, rendendo tecnicamente impossibile anche il puro mantenimento del potere d’acquisto. Si afferma il principio della derogabilità in sedi aziendali o territoriali dei diritti e delle condizioni minime stabilite nei contratti. Si limita il diritto di sciopero e si impone il ricorso all’arbitrato. Anche a livello aziendale la contrattazione viene limitata e colpita in quanto si stabiliscono regole e sanzioni che riducono drasticamente le materie negoziali a livello aziendali e vincolano rigidamente il salario alla produttività. Si lancia poi la politica degli affari comuni tra imprese e sindacati con il dilagare degli enti bilaterali.
In tutti i suoi punti il documento della Confindustria aggredisce i salari e i diritti dei lavoratori e limita pesantemente le libertà sindacali. Esso esprime un progetto autoritario e regressivo verso il lavoro che il sindacalismo confederale, se non vuole trasformarsi in un puro agente del mercato e dell’impresa, deve respingere. La Cgil deve dire di NO anche perché un accordo su queste basi viola i principi fondamentali e lo stesso statuto dell’organizzazione. La Cgil deve dire di NO anche da sola lasciando alla Cisl e alla Uil la responsabilità di decidere se sottoscrivere quello che sarebbe il più vergognoso accordo sindacale della storia del nostro paese. La trattativa è finita si deve tornare dai lavoratori per costruire la mobilitazione e le lotte che sono necessarie. Finisce qui la strategia della concertazione. Per difendere i diritti del lavoro è oggi necessaria una nuova strategia sindacale fondata sul conflitto, sull’autonomia della contrattazione e sulla democrazia sindacale”