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- proletari resistenti - lavoro - 31-03-09 - n. 267
Facciamo pagare la crisi ai padroni!
31/03/2009
È stata partecipatissima l’assemblea organizzata da Proletari@ della Lombardia domenica a RHO (MI) con i rappresentanti delle lotte per il lavoro, il salario e i diritti di molte fabbriche e realtà produttive in crisi.
Hanno infatti preso la parola lavoratori e lavoratrici che stanno pagando il prezzo più alto della crisi ma che, come dato comune, hanno messo in evidenza la necessità di unire con un filo rosso continuo, tutte le lotte che si stanno moltiplicando in questi mesi affinché i lavoratori non si sentano soli e possano reagire contro l’aggressione capitalistica che in troppe occasioni non trova ostacoli, nemmeno da parte del sindacato.
E così Fabrizio Allegretti della RSU Iveco di Suzzara (MN) ha raccontato di come l’azienda, poco meno di un anno fa, abbia assunto centinaia di interinali e operai a tempo determinato per rispondere alla forte domanda di furgoni per poi non rinnovare loro i contratti all’avviarsi della crisi, senza nemmeno concordare gli esuberi col sindacato, Valentina Scilliani lavoratrice OMNIA ha spiegato come la Wind sia stata venduta da Enel agli egiziani e dì lì spezzettata in decine di rami d’azienda tutti con personale precario che lavorano indifferentemente per diversi fornitori nelle più svariate parti d’Italia, Giuliano La Forgia delle RSU FIOM Nerviano come molte fabbriche meccaniche storiche abbiano esternalizzato le lavorazioni a piccole ditte in subappalto con contratti, condizioni di lavoro e salari peggiori, Franco Bosisio della RSU Fiom Siac di Bergamo di come le imprese mandano in cassa integrazione e licenzino senza preavviso dopo aver delocalizzato all’estero senza preoccuparsi degli accordi e delle concertazioni stipulate con un sindacato troppo spesso arrendevole, Ambrogio Casati RSU Terex Comedil ha parlato del presidio di 24 ore al giorno in corso da dicembre davanti ai cancelli di Cusano per impedire che i nuovi padroni americani si portino via le gru costruire e chiudano baracca. Il comparto della grande distribuzione è stato il primo a sfruttare e non garantire i diritti, imponendo ai lavoratori condizioni di lavoro spesso insostenibili quanto umilianti, ha ricordato della Ocean di Milano, mentre Massimo Lettieri RSU Cobas Marflowers di come la lotta non debba mai essere interrotta perché il padronato per massimizzare il profitto può reagire in ogni momento chiudendo o non pagando così come Busellato dei COBAS tessili di Gallarate che non dimentica il trattamento diverso che le aziende tengono nelle trattative coi sindacati confederali rispetto a Cub e RDB anche se maggioritarie in molte fabbriche e realtà lavorative di Gallarate e Varese.
Infine Luigi Zasso della Rete 28 aprile ha voluto ricordare l’esemplare lotta degli operai della INNSE Presse di Ribattino, ovvero quando la giunta comunale Moratti e gli speculatori edilizi dettano le regole e impongono la chiusura delle fabbriche. 49 operai lottano da dieci mesi per tenere aperta la fabbrica, sono stati manganellati dalla polizia eh hanno resistito alle cariche facendo della loro lotta l’esempio di una classe operaia che non si arrende. Carlo Grassi assessore al lavoro della Provincia di Mantova ha ricordato l’impegno dei comunisti nella amministrazione per i lavoratori, utilizzando fondi di bilancio pubblico per sostenere chi ha perso il lavoro e non ha ammortizzatori, ingaggiando una vera e propria lotta coi rappresentanti del PD che hanno sempre osteggiato le politiche di sostegno del reddito dei lavoratori, preferendo sostenere le imprese. Massimo Murgo RSU Fiom Marcegaglia di Sesto S. Giovanni ha rivendicato la necessità di unire tutte le esperienze di lotta con momenti di coordinamento come è avvenuto recentemente alla Metalli Preziosi o con la lotta per la sicurezza sul lavoro, ricordata da Giuseppina della Rete nazionale per la sicurezza che ha organizzato la manifestazione nazionale di Taranto del 18 aprile prossimo. Per Monica Perugini di Proletari@ i lavoratori debbono tornare ad avere una loro rappresentanza politica, rappresentanza che hanno perso non solo perché in Parlamento non siede più la sinistra comunista e antagonista ma perché anch’essa aveva da tempo smarrito il proprio ruolo, uscendo sconfitta non solo dal confronto elettorale ma nella società, in quanto priva di un progetto politico alternativo al modello di crescita capitalistica e preoccupata solo di raggiungere quorum elettorali.
Non si assiste spesso ad una assemblea dove parlano solo i lavoratori in produzione, impegnati nelle lotte contro la crisi e che propongono un nuovo modo di far politica che rimetta in discussione i concetti di delega e di partecipazione per ridare peso ad una differente idea di società basata su principi e ideali antagonisti a quelli borghesi, quelli solidaristici e socialisti che una nuova modalità di partito comunista che riparta dalla base, nel rispetto delle diverse esperienze, potrà garantire.