www.resistenze.org
- proletari resistenti - lavoro - 03-06-09 - n. 276
Orizzonte nero per i bassi salari dei lavoratori italiani
Fissato l’indice per i rinnovi dei contratti collettivi nel prossimo triennio. Ancora nessuna soluzione all’emergenza salariale in Italia
di Mila Pernice
Come previsto dall’Accordo Quadro sulla riforma degli assetti contrattuali firmato a Roma lo scorso 22 gennaio da governo, Confindustria e sindacati confederali (esclusa la CGIL che però a livello aziendale e di categoria sta firmando rinnovi contrattuali che di fatto recepiscono i contenuti dell’accordo separato) è stata fissata l’inflazione previsionale per la prossima tornata di rinnovi contrattuali, nel pubblico come nel privato: è pari all’1,5% per il 2009, nel 2010 crescerà all’1,8%, nel 2011 al 2,2% e nel 2012 all’1,9%.
Lo ha reso noto l’Isae – l’Istituto di Studi e Analisi Economica, un ente pubblico di ricerca legato al Ministero del Tesoro – che aveva l’incarico proprio di redigere il nuovo indicatore che prende il posto dell’inflazione programmata, ed è costruito sulla base dell’ “indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo (Ipca) depurato dei prezzi dei beni energetici importati”. Ogni anno in maggio l’Isae dovrà fornire il dato relativo all’anno in corso e al successivo triennio contrattuale, verificando eventuali scostamenti tra l’inflazione prevista e quella reale, sempre al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati.
Arriverà un po’ di respiro all’emergenza salariale nel nostro paese? Un'emergenza sempre più grave da quando nacque l'inflazione programmata per chiudere l’era della scala mobile (cioè dell’adeguamento automatico degli stipendi all’incremento dei prezzi rilevato) con gli accordi stilati nel 92/93, che hanno raggiunto lo scopo di garantire benefici e profitti alle imprese ma dai quali è partita la demolizione del potere contrattuale dei lavoratori.
"Già nella premessa dell’Accordo Quadro", sottolineava la Federazione Nazionale RdBCUB nel suo commento dello scorso gennaio, “scompare ogni riferimento, anche puramente retorico, alla questione della difesa e dell’incremento del potere d’acquisto dei salari che, da parte di CGIL CISL UIL, aveva rappresentato il paravento iniziale della trattativa; si parla invece di efficiente dinamica retributiva dove per efficienza si intende lo stretto rapporto di dipendenza con le necessità competitive delle aziende”.
Spiegava il sindacato di base che “questo indicatore sarà depurato dalla cosiddetta inflazione importata, cioè dall’aumento dei prezzi energetici - petrolio, gas, benzina - e pertanto non coprirà l’inflazione effettiva, in più esso non coprirà l’intera retribuzione ma sarà applicato ad una parte di essa, ad un valore retributivo (una specie di salario convenzionale) da individuarsi nelle specifiche intese di settore. Ne consegue che la retribuzione globale risulterà ancor più svalorizzata, considerato anche il fatto che le verifiche e gli eventuali recuperi tra l’inflazione prevista e quella reale, sempre con l’esclusione dei fattori energetici, saranno decisi non a livello di categoria ma a livello interconfederale, allontanandosi ancora di più in questo modo la possibilità per i lavoratori di poter intervenire e far valere le proprie ragioni”.
In sintesi, nessun incremento in vista al potere d’acquisto dei salari e al potere contrattuale dei lavoratori, che continueranno a pagare le pesantissime conseguenze della crisi accollandosi ulteriori arretramenti sul terreno salariale e dei diritti.