www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 15-03-10 - n. 310

da www.contropiano.org/Documenti/2010/Marzo10/15-03-10ScioperoCgilGrecia.htm
 
Lo sciopero generale Cgil e la Grecia
 
di Giuliano Garavini *
 
Lo sciopero generale indetto dalla Cgil era atteso da tempo, perché da tempo vi era la necessità di unificare lotte e vertenze sparse sul territorio nazionale.
Occorreva trovare un denominatore comune che motivasse lavoratori che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese a rinunciare ad un giorno di salario. Non è stato fatto abbastanza. Lo sciopero aveva come motivo preminente la questione fiscale che non rientra tra la priorità storiche del movimento dei lavoratori: se poi si abbassano le tasse sul lavoro dipendente l'unico risultato con un governo di centro-destra sarà un taglio ulteriore ai servizi pubblici. E toccava molti altri temi senza inquadrare a sufficienza gli obiettivi concreti che, astenendosi dal lavoro, i dipendenti pubblici e privati avrebbero potuto raggiungere. Vi sono poi alcune contraddizioni nella politica della Cgil che se da un lato si oppone alla creazione di enti bilaterali e di conciliazione dall'altro, vedi il contratto dei chimici siglato con Cisl e Uil, prevede la creazione di quegli stessi enti bilaterali esclusi in principio.
 
La rotta della Cgil non è chiara, tra proteste a pochi giorni dalle elezioni che chiedono molto ai lavoratori senza ottenere abbastanza in cambio, e voglia di tornare all'unità sindacale con Cisl e Uil che sono oramai uno degli assi portanti della destra italiana. E il risultato è che, a parte i metalmeccanici e la FLC scuola anche grazie alla mobilitazione degli altri sindacati (all'università invece la percentuale dell'adesione allo sciopero è stata piuttosto risibile), i risultati di partecipazione sono magri. La Cgil continua ad essere forte prevalentemente sulla carta, debole o debolissima nei luoghi di lavoro. C'è molto da lavorare per invertire questo trend apparentemente inesorabile che data dagli anni Ottanta, ma già prenderne atto senza inutili autocelebrazioni sarebbe un buonissimo passo in avanti che costruirebbe la premessa per un grande rilancio.
C'è un punto importante che è stato sottovalutato sia dal variegato mondo della sinistra che dal sindacato. La battaglia che stanno conducendo i lavoratori greci contro le misure di austerità imposte loro dai Paesi forti dell'Unione europea riguarda anche noi. Non è emersa con forza la nostra solidarietà con i greci che dovrebbe essere dichiarata esplicitamente anche come contrarietà alle misure prese dal governo socialista greco sotto la supervisione della Commissione europea e di Francia e Germania.
L'esito della vicenda greca si avvia ad essere quello dell'imposizione di riduzioni salariali e di ulteriori privatizzazioni, con una modalità che farà scuola in tutti i Paesi della fascia debole dell'Europa meridionale a partire dal Portogallo. L'odierna discussione sulla possibile creazione di un Fondo monetario europeo è la dimostrazione del fatto che, invece di dar vita a strumenti democratici di governo economico dell'Europa, politiche comuni e armonizzazione delle politiche sociali, si continua a puntare sulla creazione di istituti non democratici e burocratici per risolvere le emergenze. La necessità di una battaglia comune contro questi orientamenti dell'Unione europea è più viva che mai, ma tutto tace sul fronte della sinistra e del sindacato come se ciò che avviene al di fuori dei nostri confini non ci riguardasse.
Nessun governo straniero, tanto meno quello tedesco, può imporre a un Paese democratico ed indipendente le misure da prendere per superare una gravissima crisi economica e sociale. Solo i Greci possono decidere la strada che vogliono percorrere, solo un organismo europeo (che ancora non esiste) in cui siano egualmente rappresentati tutti i Paesi che compongono l'Unione europea e non alcuni più eguali degli altri può discutere della politica economica greca. Se le decisioni strategiche di un Paese europeo vengono dettate da Berlino tornano in mente tristi ricordi che si pensavano cancellati per sempre.
L'Unione europea, con l'aggiunta di un Fondo monetario europeo che si vorrebbe creato entro l'estate, si avvia nell'inerzia a divenire uno strumento di dominio di alcuni Paesi sugli altri, privo di elementi strutturali di solidarietà e redistribuzione, e questo avviene nel silenzio e nella complicità generale. A tutto questo si devono opporre i partiti della sinistra e i sindacati italiani ritrovando ragioni che oramai sembrano perdute di internazionalismo. Quello che succede ai lavoratori in Grecia, e che succederà prima o poi in Portogallo e Spagna, non potrà non avere ripercussioni allarmanti in un Paese come l'Italia che per metà si tiene a galla e per l'altra metà versa in condizioni peggiori di quelle dei suoi vicini dell'Europa meridionale.
 
* Aprile, 14 marzo

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