www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 15-06-10 - n. 323

da www.fiom.cgil.it/auto/fiat/pomigliano/10_06_14-PuntoFiom.pdf
 
La vertenza
 
Il 30 marzo 2010, a Roma, presso il ministero dello Sviluppo economico, e successivamente il 9 aprile a Napoli, presso l’Unione degli industriali, la direzione nazionale di Fiat auto illustra alle organizzazioni sindacali il piano produttivo dello stabilimento di Pomigliano per gli anni 2012/2014. Il piano prevede la produzione della Nuova Panda, con circa 1.000 vetture al giorno, pari a 270/280.000 vetture annue a regime, con un investimento di 700 milioni di euro. Si tratta di una nuova vettura del segmento A; mentre la Panda che attualmente è in circolazione continuerà a essere prodotta in Polonia.
 
La Fiat, in premessa, dichiara che il piano sarà realizzato solo se le organizzazioni sindacali sottoscrivono un accordo a precise condizioni, tra le quali una «maggiore flessibilità per rispondere con tempestività alle esigenze del mercato». E per ottenere questo la Fiat esplicita le sue condizioni:
- massimo utilizzo degli impianti attraverso l’introduzione di 18 turni (21 turni per la manutenzione), lo spostamento a fine turno della mezz’ora di mensa, 80 ore di straordinario senza informazione preventiva;
- applicazione del sistema ErgoUas nell’organizzazione del lavoro, con riduzione delle pause collettive da 40 a 30 minuti;
- mobilità interna, riequilibrio del rapporto diretti/indiretti, variazione nell’arco della settimana di permessi retribuiti e non retribuiti, contrasto alle forme anomale di assenteismo e, infine, utilizzo del comando distacco presso le aziende dell’indotto.
 
La Fiom ritiene, dopo quasi due anni di lotte e di iniziative, che il progetto della produzione della Nuova Panda a Pomigliano sia un fatto positivo, poiché dà certezze produttive e occupazionali allo stabilimento e al territorio. Allo stesso tempo, però, ritiene sbagliato e inaccettabile il «ricatto» da parte della Fiat.
Sbagliato, perché senza il consenso vero delle lavoratrici e dei lavoratori il progetto potrebbe subire, anche se non nell’immediato, contraccolpi tali da mettere a rischio i suoi obiettivi. Inaccettabile perché annulla il ruolo del sindacato ed elimina la contrattazione.
 
Per questo, la Fiom chiede un confronto vero per trovare soluzioni che non penalizzino le lavoratrici e i lavoratori. Occorre, secondo la Fiom, coniugare l’utilizzo degli impianti con la tutela delle condizioni di lavoro.
Melfi e Pratola Serra insegnano che questo è possibile. Per quanto riguarda lo straordinario, nessuna deroga al contratto nazionale, ma disponibilità a utilizzare altro straordinario contrattato con le Rsu in vista del lancio della nuova vettura.
Queste sono le proposte che la Fiom presenterà al tavolo della trattativa se la Fiat vorrà avviare un confronto vero.
La Fiom ritiene che tutto ciò deve essere fatto nella massima trasparenza, informando le lavoratrici e i lavoratori con assemblee in fabbrica e con l’indizione di un referendum.
 
14 maggio. Incontro interlocutorio tra Fiat e sindacati.
 
28 maggio. Incontro «separato» tra Fiat e sindacati, ma senza la Fiom, la cui impossibilità a essere presente all’incontro non è stata presa in considerazione dall’azienda.
 
4 giugno. Incontro di «recupero» tra Fiat e Fiom nel quale vengono ribaditi i punti su cui siamo disponibili a ricercare soluzioni che permettano la realizzazione degli investimenti annunciati dall’Azienda e la ripresa del lavoro a Pomigliano. Ciò, in particolare, per quanto concerne l’utilizzo degli impianti, i sistemi di orario e l’organizzazione del lavoro. Nello stesso tempo, chiediamo all’azienda di riconsiderare aspetti delle sue proposte che non appaiono utili per rispondere a esigenze industriali, mentre assumono carattere punitivo verso le lavoratrici e i lavoratori.
 
7 giugno. Conferenza stampa della Fiom riguardo la vertenza in corso.
 
8 giugno. Incontro tra Fiat e sindacati. La Fiat consegna un testo modificato rispetto al precedente che, purtroppo, continua a presentare proposte che non sono solo complicate per ciò che riguarda la nostra possibilità di accettarle, ma forse anche illegittime da un punto di vista del sistema dei diritti vigente in questo paese e, comunque, non inerenti ai temi che appaiono fondamentali per il rilancio dello stabilimento di Pomigliano. Mentre ci sono delle risposte alle questioni poste dai sindacati in materia di orari, turnazioni e prestazioni di lavoro, l’azienda rimane invece molto rigida sulle questioni che a noi paiono estranee rispetto alla natura del negoziato. Su questo terreno le proposte aziendali sono perfino peggiorative del testo precedente.
«La Fiom – dichiara il segretario generale Maurizio Landini – ribadisce con forza la volontà che si realizzino gli investimenti per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco e la disponibilità a fare un vero negoziato.»
«È possibile – secondo Landini – definire, nell’ambito del Contratto nazionale e delle leggi italiane, un adeguato e flessibile utilizzo degli impianti, tutelando le condizioni di lavoro e tenendo conto di temporanee necessità produttive in fase di avviamento degli investimenti previsti dal piano triennale della Fiat.»
«Se invece – conclude – l’obiettivo è dire che non c’è più il Contratto nazionale e derogare alle leggi sul lavoro, allora è la Fiat che pensa a strumentalizzare la trattativa per altri scopi.»
 
10 giugno. Si riunisce il Coordinamento nazionale Fiom della Fiat che «ai fini del rilancio di Pomigliano, ribadisce la volontà della Fiom di trattare sulle condizioni per garantire il massimo utilizzo degli impianti, le flessibilità utili a rispondere alle fluttuazioni del mercato, un’organizzazione del lavoro che garantisca qualità e produttività, salvaguardando le condizioni di lavoro. In tale ambito, la Fiom conferma le proposte avanzate lo scorso 8 giugno in materia di utilizzo degli impianti e di gestione delle pause che, se accettate, permetterebbero all’Azienda di raggiungere la produzione di 300.000 vetture annue, senza peggioramenti sulle condizioni di lavoro e senza aggravio di costi.» «Il Coordinamento respinge, nello stesso tempo, la pretesa di Fiat (espressa con chiarezza nel Documento proposto dall’azienda) di condizionare la vertenza di Pomigliano con richieste inaccettabili di deroghe al Contratto nazionale, alle leggi dello Stato e di violazione della stessa Costituzione in materia di diritto di sciopero.» «Queste posizioni della Fiat non hanno niente a che vedere con le esigenze industriali di produttività e di utilizzo degli impianti, su cui riconfermiamo la nostra disponibilità al negoziato, ma sono rivolte a colpire i diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori, compreso quello di contrattare collettivamente le condizioni di lavoro.»
«Accettare ciò determinerebbe l’affermazione di una gestione unilaterale e di un comando dell’impresa sulle condizioni di lavoro, modificando in peggio tutti gli accordi esistenti nel Gruppo.»
 
11 giugno. Incontro tra Fiat e sindacati. Di fronte al rifiuto della Fiat ad apportare qualsiasi modifica al testo da lei presentato lo scorso 8 giugno, la Fiom conferma la propria indisponibilità ad aderire a un documento che contiene deroghe al Contratto nazionale e alle leggi in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e la messa in discussione di diritti individuali, compreso il diritto di sciopero. Le altre organizzazioni sindacali, pur avendo inizialmente giudicato inaccettabili alcune richieste della Fiat e formalmente avanzato proposte di modifica, hanno alla fine aderito al testo iniziale dell’azienda, accettandone le condizioni imposte. La Fiom denuncia il ricatto a cui sono sottoposte le lavoratrici e i lavoratori di Pomigliano, in Cassa integrazione da oltre 18 mesi, chiamati a scegliere fra il proprio posto di lavoro e il radicale peggioramento dei propri diritti.
 
14 giugno. Si riunisce il Comitato centrale della Fiom che, nel documento finale, “ribadisce che le deroghe al Ccnl e la messa in discussione di diritti indisponibili non sono materia a disposizione della contrattazione, sia nei singoli stabilimenti che a livello nazionale. Tanto meno, possono essere materia di ricatto verso le lavoratrici e i lavoratori che dovrebbero scegliere tra mantenere un posto di lavoro o rinunciare ai loro diritti individuali, compresi quelli sanciti dalla Costituzione in materia di sciopero e di contrattazione collettiva delle condizioni di lavoro, elementi che uniscono la libertà e la democrazia di un paese.”
Il Comitato centrale “condivide e sostiene la scelta di considerare non accettabile il documento conclusivo proposto dalla Fiat per lo stabilimento di Pomigliano e di conseguenza decide che la Fiom non può firmare un testo con contenuti che mettono in discussione diritti individuali, deroghe al Ccnl e con profili di illegittimità in materia di malattia e diritto allo sciopero”. E quindi “ribadisce la piena disponibilità a garantire l’efficienza e la flessibilità produttiva dello stabilimento di Pomigliano attraverso un’intesa che garantisca il massimo utilizzo degli impianti, le flessibilità orarie utili a rispondere alla fluttuazione del mercato, un’organizzazione della produzione che garantisca qualità e produttività, salvaguardando le condizioni di lavoro. Tutto ciò è possibile realizzarlo nell’ambito del Ccnl e delle Leggi esistenti e su tali basi chiede che si riapra un vero tavolo di trattativa per giungere a un accordo”.
 

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