www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 14-12-10 - n. 344

da www.contropiano.org/Documenti/2010/Dicembre10/13-12-10MarchionneRedazionale.htm
 
Marchionne intende cambiare lo scenario del conflitto sociale
 
di redazione - Contropiano.org
 
Pochi si sono fin qui soffermati sul significato politico e sociale delle mosse di Sergio Marchionne. L'a.d. della Fiat – con il “modello Pomigliano” - cerca di imporre relazioni industriali totalmente estranee al “modello sociale europeo”. Il cuore del suo diktat non riguarda infatti soltanto la turnazione, gli orari di lavoro, l'annullamento delle pause (che pure si tradurrebbero in un aumento dell'intensità del lavoro e quindi delle malattie derivanti), ma il diritto di sciopero come forma di autodifesa.
 
Quel che non è noto, infatti, è che circa il 70% delle fermate sul lavoro sono “autoproclamate” dai lavoratori stessi quando i ritmi o le condizioni di lavoro diventano intollerabili. Velocità eccessiva della catena di montaggio, temperatura all'interno degli stabilimenti, ecc, sono le cause più frequenti.
 
Naturalmente Marchionne sa che non si può chiedere di “vietare” lo sciopero – diritto costituzionale individuale – e quindi pretende “soltanto” di poter licenziare chi quel diritto lo esercita effettivamente.
 
Senza diritto di sciopero “esercitabile”, non esiste possibilità di autodifesa da parte dei lavoratori. Tanto più se, contemporaneamente, il “collegato lavoro” fatto passare dal governo – con opposizione nulla da parte del Pd e della stessa Cgil – impone di “scegliere” l'arbitrato al posto del ricorso alla magistratura fin dal momento dell'assunzione; ovvero quello di massima debolezza (psicologica ed esperienziale) del singolo lavoratore.
 
Tanto già basterebbe per parlare di svolta epocale nei rapporti tra impresa e lavoro nel cuore dell'Europa. Ma l'idea di Marchionne è molto più sistematica. Le newco per Pomigliano e Mirafiori saranno fuori di Confindustria, definendo così un nuovo standard chiamato “contratto per l'auto”. Soltanto quando Confindustria avrà “corretto” il sistema contrattuale nazionale – di concerto ovviamente con i sindacati “complici” che fin qui le hanno garantito qualsiasi firma – le “nuove Fiat” rientreranno nell'associazione degli imprenditori.
 
Questo nuovo modello contrattuale rompe definitivamente con il “compromesso tra i produttori” che ha caratterizzato l'equilibrio sociale del dopoguerra. Un compromesso che non riguarda soltanto i rapporti sui luoghi di lavoro, ma la società nel suo complesso, trovando adeguata sistematizzazione nella Costituzione italiana e in tutte quelle europee.
 
Nel “modello sociale europeo”, insomma, tra capitale e lavoro è istituzionalmente previsto un terreno di mediazione che è “interesse comune” mantenere.
 
Nel modello dell'impresa globale, invece, il territorio e la società diventano semplicemente “ambienti” da considerare solo in riferimento alla massima efficienza dell'impresa. Se un determinato luogo (“sistema paese”) non lo è abbastanza, l'impresa globale va da un'altra parte. Sparisce il terreno della mediazione sociale (contrattazione, welfare, istruzione), l'impresa dichiara -infine – di non avere e non desiderare nessuna “responsabilità sociale”.
 
Cambia il terreno del conflitto di classe. Sia per quanti avevano fatto della “concertazione” (o della “complicità”) il proprio orizzonte strategico come sindacato o partito, oggi costretti a scegliere rapidamente un nuovo ruolo e modello organizzativo. Ma anche il sindacato di classe dovrà prendere le misure al nuovo scenario.
 

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