www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 04-05-11 - n. 362

da www.usb.it
 
"Cara" guerra
 
03/05/2011
 
Crediamo che nessuna persona dotata di un minimo di buon senso abbia creduto all’ipocrita bufala dell’intervento militare in Libia per la difesa dei civili.
 
Francia e Gran Bretagna sono partite all’attacco da una parte per rientrare con ruoli egemonici nell’area mediterranea, dopo che le rivolte in Tunisia e in Egitto avevano deposto governi e presidenti loro alleati e protetti, dall’altra per mettere le mani sul petrolio, di cui la Libia possiede le seconde maggiori riserve al mondo, e sugli affari del post Gheddafi.
 
Ma il petrolio non è stato il solo obiettivo.
Tra le nobili motivazioni della guerra non è stato secondario il fatto di impossessarsi di un’ingente quantità di denaro rappresentato dai fondi statali libici, i cosiddetti fondi sovrani.
 
Il 28 febbraio scorso il Tesoro statunitense ha congelato 32 miliardi di dollari, proventi del petrolio libico, che erano stati depositati presso banche USA.
La più grande somma mai bloccata negli Stati Uniti, un’iniezione di capitali che ha rappresentato un’immensa boccata d’ossigeno per un’economia sempre più indebitata.
Poco dopo anche l’Unione Europea ha congelato 45 miliardi di euro di fondi libici!
 
Serviranno a ripagare le spese di guerra?
E si perché questa guerra costa molto, sia in termini di annientamento di vite umane, sia in termini di cancellazione di valori politici e etici, sia in termini di costi sociali.
 
Per guardare solo al nostro paese, mentre si prospettano anni di ulteriori pesanti sacrifici, con manovre finanziare che faranno impallidire quelle dei primi anni 90, non si esita neppure un attimo a distruggere con la guerra risorse che potrebbero essere usate per ben più nobili e utili scopi.
 
Un’ora di volo dei Tornado costa 32.000 euro, che passano a 60.000 per gli aerei da ricognizione, un missile va dai 136.000 ai 170.000, mentre una bomba costa dai 30 ai 50.000 euro, un raid aereo costa dai 200 ai 300mila euro, mentre per lo stazionamento di 5 mezzi militari navali davanti alle coste libiche servono oltre 10 milioni di euro al mese.
 
Il totale, finora, fa circa 100 milioni di euro al mese, tanto quanto costano alle finanze pubbliche gli stipendi di 4.000 insegnanti.
 
Ma con il via libera ai bombardamenti i costi lievitano e in poche settimane si brucerà tutto il bilancio di un anno intero della Difesa!! E dopo? Aumenterà la benzina o introdurranno qualche altra tassa, chiuderanno altri ospedali, licenzieranno altre migliaia di precari pubblici?
 
Non si risparmia sulle spese di guerra, mentre si tagliano tutti i servizi pubblici, dalla scuola alla sanità alla previdenza all’assistenza.
 
Non ci sono soldi per il reddito ai disoccupati né per le case popolari, non ci sono soldi per gli aumenti di salario ai pubblici dipendenti per i quali si prospettano altri tre anni di blocco dei contratti, non ci sono soldi per assumere i precari, non ci sono soldi per le spese sociali.
 
Tagliare la spesa pubblica è l’unico mantra che ci viene ripetuto in continuazione; dalla UE che impone il pareggio di bilancio entro il 2014, da Draghi, governatore di Bankitalia e candidato a governare la Banca Comune Europea, che invita ad un drastico taglio del 7% in termini reali necessario per raggiungere quell’obiettivo, accompagnato da ulteriori liberalizzazioni e privatizzazioni, da Tremonti che ci prepara finanziarie da 40 miliardi di euro.
 
Ma necessario per chi? necessario per i mercati finanziari, che stanno ridando fiato alla speculazione più sfrenata, non per i settari più deboli e tartassati della società, non per i lavoratori.
 
E allora se così stanno le cose non ci potremmo risparmiare almeno questa guerra!
 
Finora la reazione dei lavoratori e dei cittadini italiani, che i sondaggi dicono essere ampiamente contrari all’intervento in Libia, non ha trovato strumenti adeguati di opposizione.
 
Diventa quindi estremamente urgente mettere in campo mobilitazioni che, in nome del no alla guerra, siano in grado di impedire che i tagli ai servizi e ai salari vadano a finanziare operazioni belliche
 

da difesa.usb.it/index.php?id=20&tx_ttnews[tt_news]=29730&cHash=896ecf9afd&MP=63-420
 
Italia in guerra: moralmente ed economicamente inaccettabile
 
Roma, 02/05/2011
 
I costi fissi della portaerei da 130 mila euro al giorno e i caccia Eurofighter da 61 mila euro l’ora sono un costo morale ed economico che non possiamo e dobbiamo sopportare.
 
Il peso maggiore è quello morale che i politici liquidano come “dovere umanitario”.
 
I lavoratori italiani non hanno nulla da guadagnare dalla guerra, che sicuramente consentirà al Governo, dentro una crisi economica che i lavoratori stanno pagando duramente, di dirottare ulteriori risorse sul fronte degli armamenti giustificando così ulteriori tagli al welfare.
 
Il decreto per lo sviluppo si fa attendere, ma entro questa settimana dovrebbe essere portato all’esame del Consiglio dei Ministri.
 
Il rafforzato impegno dell’Italia in Libia non è da sottovalutare in chiave di sviluppo poiché parte degli investimenti previsti dal ministro dell’Economia, infatti, dovranno giocoforza essere trasferiti nel budget militare.
 
E se i bombardamenti dovessero andare avanti per tutto il 2011, il Governo dovrà mettere in conto un miliardo di euro.
 
Senza considerare gli altri fronti in cui l’Italia è già impegnata (Afghanistan, Libano, Balcani, Iraq, Pakistan, Myanmar oltre ad altre operazioni Ue e Nato) che, solo nei primi sei mesi di quest’anno, sono costati 706 milioni di euro.
 
Per parlare di costi della guerra contro la Libia, in tre mesi di missione militare in Nord Africa sono stati spesi 100 milioni di euro.
 
I bombardamenti hanno dei costi variabili che dipendono dal numero delle missioni, dalle armi e dai mezzi impiegati dalle Forze Armate.
 
L’agenzia Ansa riporta, però, delle tabelle di conversione, non ufficiali, che servono per quantificare i costi fissi di navi e aerei per la missione Nato, che vanno dal carburante al personale, dalla manutenzione alle infrastrutture.
 
Ad esempio, la Marina militare italiana ha impegnato quattro navi e quattro aeroplani imbarcati sulla portaerei Garibaldi.
 
Il costo della portaeromobili è di a circa 130 mila euro al giorno, mentre gli 8 caccia Av-8B Plus imbarcati costano 9 mila euro per ogni ora di missione (ognuna ne può durare anche 5).
 
A disposizione della Nato anche la un fregata classe Maestrale (la nave Libeccio) che costa giornalmente 60 mila euro; la rifornitrice Etna - 40 mila euro al giorno - e un pattugliatore classe Comandanti, il Comandante Bettica, che costa 15 mila euro al giorno.
 
Per quanto riguarda l'Aeronautica militare - che attualmente fornisce all'Alleanza atlantica 4 caccia Eurofighter e 4 caccia anti-radar Tornado ECR - gli assetti che potrebbero essere impiegati per i 'bombardamenti mirati’ sono i Tornado IDS e, forse, gli AMX, le cui missioni dovrebbero essere svolte sotto la protezione dei caccia Eurofighter e dei Tornado ECR.
 
Anche qui, i costi giornalieri dipenderanno essenzialmente dal numero di sortite e dal tipo di armamento (si pensi che il missile Storm Shadow che potrebbe essere utilizzato dai Tornado Ids arriva a costare quasi 300 mila euro).
 
Il più caro, da questo punto di vista, è l'Eurofighter, che costa circa 61 mila euro l'ora, mentre i Tornado e gli AMX costano all'incirca 30 mila euro per ora di volo.
 
Relativamente meno costosi gli elicotteri - dai circa 3.500 euro l'ora degli AB 212 agli oltre 8.000 degli EH 101 - ma finora non si parla dell'impiego di questi velivoli, anche se entrambi i tipi di velivoli sono già a bordo delle quattro navi della Marina.
 
Bene che vada, il ministero dell’Economia dovrà recuperare oltre un miliardo di euro entro la fine di giugno per rifinanziare le missioni.
 
E proprio per questo al Tesoro si sta pensando a un nuovo aumento dell’accisa sulla benzina, già deliberato per finanziare il Fondo unico per lo spettacolo.
 

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