www.resistenze.org
- proletari resistenti - lavoro - 10-04-12 - n. 404
da www.fiom.cgil.it/seg_naz/interviste/12_04_06-landini-corriere.pdf
Intervista a Maurizio Landini
di Enrico Marro, Corriere della sera
06/04/2012
Maurizio Landini boccia il governo. Ma anche la Cgil di Susanna Camusso, soddisfatta del ritorno della possibilità del reintegro sui licenziamenti economici. Il leader della Fiom conferma invece il giudizio negativo su tutta la riforma del mercato del lavoro e chiede alla Cgil di non far marcia indietro e di attuare gli scioperi previsti. L'analisi di Landini lascia poco spazio al dialogo. «Vedo la stessa logica nella riforma delle pensioni e in questa del mercato del lavoro. Ed è una logica sbagliata».
Secondo il governo tecnico si tratta di riforme necessarie.
«Non siamo di fronte a un governo tecnico, ma a un governo politico che sta facendo scelte che rispondono alla lettera inviata ad agosto dalla Banca centrale europea, che continua a dire che per uscire da questa crisi bisogna tagliare lo Stato sociale, rendere più facili i licenziamenti e ridurre la contrattazione. Siamo quindi in presenza di un disegno preciso, lucido da parte del governo Monti, di riforme strutturali sbagliate».
Il governo parla di soluzioni equilibrate.
«Monti e Fornero dicono con molta schiettezza quello che pensano. Spesso non condivido, ma riconosco loro una chiarezza e una coerenza tra quello che dicono e quello che fanno».
Perché è così negativo sulla riforma del mercato del lavoro?
«Innanzitutto perché non riduce la precarietà. Non è vero che darà un lavoro stabile ai giovani. Restano i 46 tipi di contratti che c'erano prima. Anzi, il governo ha appena recepito una direttiva europea sul lavoro interinale che peggiora le condizioni perché supera causali e tetti e prevede lapossibilità di sottopagare i lavoratori svantaggiati».
C'è una stretta su partite Iva, contratti a progetto, associazioni in partecipazione. Questo non riduce la precarietà?
«No. Bisognava cancellare i contratti che generano precari».
Il governo ha messo circa due miliardi all'anno sugli ammortizzatori sociali. Nemmeno questo va bene?
«Non c'è l'universalità degli ammortizzatori, perché non c'è la cassa integrazione nelle aziende conmeno di 15 dipendenti e perché la nuova indennità di disoccupazione, l'Aspi, che tra l'altro sostituisce l'indennità di mobilità peggiorandola, mantiene una soglia di accesso alta, con 52 settimane di lavoro in due anni. Questo significa che molti precari che perdono il lavoro resteranno senza tutele».
Per loro c'è la mini Aspi.
«Che appunto è mini. E anche qui, comunque, c'è una soglia di accesso mentre sarebbe stato necessario estendere a tutti i lavoratori l'indennità e prevedere un reddito di inserimento».
Veniamo all'articolo 18.
«È stato svuotato il senso e il contenuto dell'articolo 18. Oggi il licenziamento senza giusta causa ogiustificato motivo da diritto al reintegro nel posto di lavoro. Con la proposta del governo, chespacchetta i motivi del licenziamento, il risultato è che in molti casi non c'è più il reintegro ma unrisarcimento economico».
Dopo il pressing dei sindacati e del Pd la possibilità del reintegro è stata introdotta anche sui licenziamenti economici illegittimi, che nella prima proposta del governo venivano solo indennizzati.
«Si tratta di un miraggio. Basta leggere il disegno di legge e ascoltare quanto dice lo stesso presidente del Consiglio che ha appunto spiegato che il reintegro sui licenziamenti per motivi economici sarà l'eccezione "in casi estremi e improbabili", afferma mentre la regola sarà l'indennizzo. Non lo dico io, lo dice Monti e lo ha detto anche il ministro Fornero».
Nessun passo avanti allora?
«In queste settimane i lavoratori si sono mobilitati e hanno scioperato perché l'articolo 18 non venisse modificato, invece è stato smantellato. Per questo bisogna continuare la lotta, per cambiare la legge in Parlamento».
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, non ha fatto un buon lavoro?
«Ha fatto la sua parte. Io da sindacalista dico che è stato tolto un diritto ai lavoratori, peggiorando la loro condizione e rendendo più facili i licenziamenti. Questo è un arretramento inaccettabile».
Il mondo cambia e anche noi dobbiamo cambiare, dice Fornero. Non crede che ci sia bisogno di un mercato del lavoro più dinamico ed efficiente?
«Questi sono slogan vuoti. Non è vero che in Italia le imprese investono meno perché c'è l'articolo 18. Da questa riforma non verrà fuori un posto di lavoro che sia uno. Prima della crisi, quando l'occupazione aumentava, l'articolo 18 c'era. In ogni caso i posti di lavoro si creano con un piano di investimenti pubblici e privati e recuperando soldi sull'evasione fiscale, la corruzione edistribuendo meglio la ricchezza».
Come si spiega lei la nota della segreteria Cgil che invece dà un giudizio positivo sul ritorno del reintegro sui licenziamenti economici?
«Non me la spiego. Io sto alle decisioni del direttivo Cgil che ha proclamato 16 ore di sciopero. Nonho cambiato idea, perché sull'articolo 18 il diritto resta leso. Il licenziamento ingiusto che nonpreveda il reintegro ma solo l'indennizzo non è mai stata la linea della Cgil».
È vero che la Fiom ha invitato il ministro Fornero a un incontro? Quando si farà visto che ieri il ministro ha detto che accetta?
«Sono stati i lavoratori dell'Alenia di Torino a chiedere di poter discutere col ministro, che tra l'altro è torinese, perché vorrebbero raccontare il loro punto di vista. Dopo la disponibilità diFornero immagino che nei prossimi giorni si organizzerà l'incontro».
Ci sarà anche lei?
«No, hanno invitato il ministro. Io all'Alenia ci sono già stato e ci tornerò in un'altra occasione».
da www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o33365:e1
La "riforma" del mercato del lavoro
di Sandro Giacomelli
Cobas Lavoro Privato Pisa
08/04/2012
Il nuovo testo della riforma del mercato del lavoro è colpevolmente deludente in ogni suo aspetto; chi si aspettava un documento innovativo e moderno come la professorina Fornero dichiarava, non solo è rimasto deluso ma se lo deve leggere con estrema attenzione, meglio se lo fa con un addetto ai lavori, prima di prendere nota sui riferimenti storici riportati, dopo un - cancella, copia e incolla - potremo solo verificare che, per la facilità di licenziare, siamo tornati indietro di 50 anni, solo che negli anni "60 eravamo in pieno boom economico e si trovava lavoro ovunque, oggi siamo in recessione nera e il lavoro è come l'acqua nel deserto.
Più che una riforma appare come una "ristrutturazione" di vecchi decreti che vanno dal 1966 al 2003, una numerosa serie di abrogazioni di articoli e commi che riportano in vita vecchie leggi sui licenziamenti individuali e ne atrofizzano altre come l'art. 18. In sostanza non ci sono state modifiche dalla proposta di DDL del mese scorso a quella pomposamente presentata il 4 aprile, per motivi economici, il giudice, può solo risolvere il rapporto di lavoro senza reintegrazione in azienda, forse, con un riconoscimento economico ma non è scontato.
Fa specie, però, che Cgil apprezzi la proposta di DDL della Fornero mentre la Fiom marcia in senso contrario, almeno così pare. Personalmente sostengo che la incrostata ipocrisia di questa organizzazione sindacale, cerca di "raccattare tessere e consensi" facendo credere di far parte, a pieno diritto, della zona politica di centro, del centro-sinistra e della sinistra radicale, questo è troppo.
Quei malesseri denunciati dalle frange estreme della Cgil, gli autoconvocati, uniti contro la crisi, Landini della Fiom pare che faccia parte di un sindacato di base, sono i compagni cattivi che ogni tanto sbagliano o sono una frangia sindacale con l'ordine di attrarre i militanti di SEL e di Rifondazione? Che ci fa Cremaschi ancora in Cgil se continua ad essere in netto contrasto con la Segreteria Confederale? Sono ipocriti o poveri incompresi? Oppure un sindacato democratico "di furbetti"?
La storia non mancherà di scrivere questa pagina e quanto accadrà con l'eventuale perdita dell'ultimo baluardo dei diritti del lavoro, ognuno porterà con se le proprie responsabilità oggettive negli anni che verranno.
da www.quipunet.it/rete28aprile/index.php?option=com_content&view=article&id=2702:642012-un-pasticciaccio-brutto-di-regime2&catid=10:primo-piano&Itemid=29
Un pasticciaccio brutto di regime/2
di Giorgio Cremaschi
06/04/2012
La Segreteria della Cgil ha accettato l'accordo Monti-Alfano-Bersani-Casini. E' un fatto gravissimo che rompe con le scelte di fondo finora perseguite dal più grande sindacato italiano. E' bene ricordare che solo dieci anni fa, proprio in questi giorni, la Cgil chiamava tre milioni di persone in piazza a Roma e si mobilitava con la massima forza, riuscendo a fermare l'attacco all'articolo 18. Ora la Segreteria accetta una controriforma che, lo dicono tutti a partire dal Presidente del Consiglio, rende la reintegra nel posto di lavoro, cioè l'articolo 18, un caso estremo e raro, assai improbabile nella sua applicazione concreta. (...) Nella sostanza la nuova legge renderà possibile licenziare senza la reintegra, concedendo solo un piccolo indennizzo. Questa è la sostanza del provvedimento e siamo convinti che la stragrande maggioranza degli iscritti della Cgil non siano d'accordo con la loro segreteria, che accetta questa drastica riduzione della tutela dei lavoratori.
Con un ridicolo ritorno a un finto spirito di classe, la Repubblica e l'Unità, così come altri quotidiani più vicini al governo, oggi usano il dissenso della Confindustria, delle banche e delle cooperative sull'accordo per giustificarne i contenuti. Se i padroni sono contro, vuol dire che gli operai hanno vinto.
"Ma mi facci il piacere", come direbbe Totò. La Confindustria è semplicemente troppo ingorda e inviperita per un po' di tasse in più sul lavoro che, evidentemente, pensava di togliere in cambio del via libera alla finta reintroduzione della reintegra. Sono rimasti un po' imbrogliati anche loro da un governo che, in fatto di mistificazioni, è un autentico professore rispetto a Berlusconi. Ma se si leggono bene i commenti de Il Sole 24 Ore, da essi traspare la soddisfazione per il tabù infranto sull'articolo 18. La segreteria della Cgil quindi sbaglia profondamente e compromette una battaglia per il lavoro che è tanto più necessario nel momento in cui la crisi si aggrava. A questo punto non abbiamo altro da aggiungere se non che è necessario che gli iscritti, i militanti, i dirigenti della Cgil si mobilitino per dire al gruppo dirigente quanto sia sbagliata la sua posizione. Anche gli scioperi che vengono mantenuti devono diventare, come chiede la Fiom, scioperi contro la truffa sull'articolo 18 e la controriforma sul lavoro. Non dimentichiamo infatti che tutti i 46 contratti precari sono rimasti, gravati da un po' di tasse e di burocrazia in più e che gli ammortizzatori sociali vengono semplicemente dimezzati, in un momento in cui ci sarebbe bisogno di estenderli ed aumentarli.
La crisi avanza, i lavoratori e i pensionati pagano tutto. Questa è la ragione di fondo per cui ci si deve ribellare alla politica di questo governo e organizzare il dissenso contro ogni cedimento sindacale ad essa. Questo è l'impegno che ci assumiamo per i prossimi giorni, diamoci tutti da fare.
Ddl Fornero: Usb, nella P.A. produrrebbe strage di posti di lavoro
Usb P.I. indice lo stato di agitazione nel settore, senza escludere sciopero
05/04/2012
"Inaccettabili i contenuti del Ddl Fornero-Monti che, se applicati al Pubblico Impiego, produrrebbero un strage di posti di lavoro", questo il lapidario giudizio di Massimo Betti, dell'Esecutivo nazionale USB, sulla riforma del mercato del Lavoro.
Chiarisce Betti: "La possibilità di licenziare per motivi economici nella Pubblica Amministrazione, congiuntamente alle politiche strutturali di tagli alla spesa, porterebbe ad una sorta di automatismo, mettendo sostanzialmente tutti i dipendenti pubblici sotto minaccia di licenziamento. Non esiste infatti oggi, a causa delle politiche europee e dei vari governi nazionali e locali, un solo luogo di lavoro pubblico che non sia dichiarato in difficoltà economiche. Ad esempio, per i 60.000 dipendenti delle 107 province italiane, già dichiarati in esubero, scatterebbe la cassa integrazione al 80% dello stipendio, nonché il licenziamento se non ricollocati in altre strutture pubbliche".
"Il Ministro Patroni Griffi ed i Presidenti della Conferenza delle Regioni e delle Autonomie locali, devono immediatamente convocare un tavolo politico - incalza il dirigente USB - e devono dirci apertamente, senza sotterfugi, cosa intendono fare a riguardo. La USB Pubblico Impiego dichiara lo stato di agitazione di tutto il personale pubblico e nei prossimi giorni darà il via ad una mobilitazione in difesa dei pubblici dipendenti e della P.A., senza escludere la possibilità dello sciopero".
"A chi dice che si debbono licenziare i dipendenti pubblici per motivi economici - conclude Betti - rispondiamo che debbono invece essere assunte quelle centinaia di migliaia di precari che lavorano negli uffici e nei servizi, al fine di un vero rilancio della P.A. e dello Stato Sociale".
USB Unione Sindacale di Base
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