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- proletari resistenti - lavoro - 26-05-12 - n. 411
Scintelle di lotta al 30/05/2012
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Appello del Collettivo Lavoratori in Lotta - CNT (Cantiere Navale di Trapani)
23/05/2012
La CNT (Cantiere Navale di Trapani) è un'azienda che opera nel settore delle riparazioni e costruzioni navali, in un'area demaniale di poco più di 70.000 mq, con 59 dipendenti. Le nostre proteste iniziano circa 2 anni fa, quando noi lavoratori ci accorgiamo che non c'è assolutamente una reale volontà, da parte dell'azienda CNT, di sviluppare una politica aziendale che possa produrre lavoro e benessere. Ai primi ritardi dei pagamenti di stipendi, reagiamo con scioperi di un giorno, di due o tre giorni poi, ... fino ad arrivare - ai primi giorni del febbraio 2011, già in Cassa Integrazione Ordinaria da uno o due mesi - ad una occupazione dell'azienda durata 23 giorni.
Protestiamo per i notevoli ritardi dei pagamenti ma, soprattutto, perché vogliamo certezze sul futuro dell'azienda che continua a non dare prospettive positive parandosi, come ormai purtroppo è prassi comune, dietro la crisi internazionale del settore. Su questo punto è nostro dovere sottolineare che a Trapani, e riteniamo un po' dappertutto, la crisi del settore "riparazioni navali" è una bugia! Le navi hanno l'obbligo periodico di carenaggio e manutenzioni di routine per potere navigare e a Trapani abbiamo sempre potuto contare su clienti locali e storici, oltre a clienti italiani e anche stranieri.
L'occupazione di febbraio si conclude con la firma di un accordo offensivo ed umiliante, che non risolve nulla per i lavoratori ma concede respiro all'azienda, sottoscritto dai sindacati ai quali, fino ad allora, eravamo tutti iscritti: Cgil, Cisl e Uil. Gli stessi sindacati che hanno permesso alla CNT di far lavorare ditte esterne in cantiere, mentre la maggior parte di noi lavoratori siamo in CIO. Nel luglio sempre del 2011, venendo a conoscenza della volontà dell'azienda di licenziarci tutti - in nome di un piano industriale che prevede proprio di liberarsi, cioè, del "costo fisso", della "zavorra", come garanzia alle banche per iniezioni di liquidità per "risollevare" l'azienda - decidiamo di salire sulle gru del bacino galleggiante, gru fatiscenti a causa di una gestione aziendale stitica e fallimentare. Anche qua, dopo 24 ore, grazie alle ingerenze e alle confusioni prodotte dai confederati locali e alle debolezze di tanti lavoratori stremati psicologicamente dalle nere previsioni per il futuro, l'occupazione delle gru finisce, per la tanto acclamata visita del Prefetto. Visita che, come era facilmente prevedibile, non porta a nulla!Però, ciò che è stato un fallimento, è servito a darci definitiva consapevolezza che Cgil, Cisl e Uil, a Trapani, lavorano a favore dell'azienda, non dei lavoratori e, finalmente, la maggioranza di noi si cancella dai confederati per sindacalizzarsi alla Failms prima (enorme errore) e, subito dopo, alla FLMU-CUB.
Già da mesi in cantiere non c'è quasi più lavoro. Nella petroliera Marettimo M., costruita da noi, i lavori sono sospesi; i clienti locali "allontanati" per creare artificialmente quella crisi di settore, da noi inesistente; quasi tutti in CIO... L'amarezza di noi lavoratori è grande nel vedere una così grande area demaniale lasciata in concessione ad un imprenditore che non rispetta nessuno dei requisiti richiesti, quali i pagamenti di affitto, la manutenzione delle infrastrutture, dei macchinari, l'inattività produttiva, inquinamento ambientale, ecc...
Decidiamo, così, negli ultimi giorni di settembre, di occupare la "nostra" azienda, creando il Collettivo Lavoratori in Lotta - CNT, un presidio permanente ai cancelli dell'azienda. Da questo momento, oltre ad essere osteggiati o sminuiti dalle istituzioni e dal padrone, abbiamo contro anche i Confederati che, per iniziare, esigono tavoli separati negli incontri prefettizi per non "abbassarsi" a un sindacato di base e per punirci per la nostra cancellazione ai loro sindacati.
Gli incontri, le trattative, aziendali o prefettizi, si sprecano. L'azienda non ha la minima intenzione di cedere su nulla! Propone, come un mantra demoniaco, il solito piano industriale di ristrutturazione che, ripetiamo, prevede "obbligatoriamente" la messa in mobilità (licenziamento) di tutti i dipendenti, con l'improbabile promessa di assunzione da parte dell'altra azienda dello stesso "imprenditore", la Satin (vendita e assistenza motori navali), questa sì vittima della crisi internazionale. Ipotetica assunzione tra l'altro non prevista per tutti i 59 lavoratori, senza reali garanzie e certezze. E' facile capire che, tutta questa operazione economico-finanziaria, è concepita con l'unico scopo di salvare la Satin, azienda di famiglia, e sacrificare la CNT, sempre sua ma che, per vivere, ha bisogno della concessione demaniale. Eliminare il costo fisso senza però perdere la concessione!
Denunciamo senza sosta questa speculazione in atto a tutte le istituzioni, senza risultato. Pressiamo per ottenere, quantomeno, il prolungamento della CIO in CIS (straordinaria); proponiamo anche i Contratti di Solidarietà... Nulla! E i Confederati appoggiano incondizionatamente questo piano, firmando l'accordo con l'azienda senza un minimo cambiamento a favore dei lavoratori. Noi del Collettivo, FLMU-CUB, rigettiamo tale accordo non firmandolo e considerandolo carta straccia. Gli ultimi giorni di novembre decidiamo di occupare la petroliera che, con tanti sacrifici, noi e centinaia di lavoratori esterni, abbiamo costruito, e che sta abbandonata in banchina senza che nessuno ci lavori per completarla, la Marettimo M. Senza luce, senza acqua, senza cabine... una ventina di noi vivono sulla nave, gli altri ai cancelli. Le mogli ci portano il cibo sotto bordo, i figli li vediamo per pochi minuti.
Il 23 dicembre ci arrivano le lettere di licenziamento. Regalo di Natale. In questi mesi denunciamo alle autorità gravi inquinamenti ambientali fatti dall'azienda. Scopriamo anche, visionando i bilanci degli ultimi anni di CNT e Satin, che quest'ultima ha un buco di 43milioni di euro di debiti, con un fatturato medio di "appena" 4milioni! E che la CNT ha un debito di circa 9milioni e un fatturato medio di circa 7milioni... L'azienda che licenzia 56 lavoratori è quasi sana, e l'azienda che propone di assumere tutti, che garantirebbe il futuro occupazionale e produttivo, è praticamente fallita, rovinata!Abbiamo ragione a non aver firmato quell'accordo patetico e menzognero.
Vista la situazione, abbiamo definitiva certezza che questo "imprenditore" non ha alcuna volontà né capacità di garantire nulla a nessuno, ed è così che ci balena l'idea di costituirci cooperativa, con l'idea di diventare noi i padroni del nostro lavoro. Dopo 4 mesi decidiamo di lasciare la petroliera, consegnandola all'armatore. Ci riconcentriamo ai cancelli, decisi a non cedere su nulla, perché siamo dalla parte della ragione. Lavoriamo sodo sulla cooperativa, unica vera alternativa per il nostro lavoro e per il benessere occupazionale di Trapani, già flagellata dalla disoccupazione. La Satin-CNT già dal primo mese di protesta pressa le autorità per sgomberarci dall'area, ma senza esito perché la nostra è una protesta pacifica. Allora, utilizzando 6 ex nostri colleghi che da sempre hanno preferito restare sotto l'ala del padrone (veramente, uno di questi, ha lottato con noi per circa 5 mesi. Poi... si è svenduto!), li ha assunti come Satin, in modo da far vedere che rispetta l'accordo, e li usa come grimaldello, nel senso che, dato che gli occupanti, incatenandosi, impedivano l'entrata al lavoro di questi, le autorità sono costrette ad intervenire.
Il giorno 18 maggio, alle 5,30 del mattino, circa 100 uomini in tenuta antisommossa, tra polizia, carabinieri, guardia di finanza e capitaneria di porto, entrano al presidio e ci sgomberano. Hanno trovato solo due lavoratori, quelli che, a turno, restano la notte. Dopo quasi 8 mesi di occupazione, ci cacciano fuori! Non ci spaventano o demoralizzano, anzi! Dopo qualche ora, lasciamo ai cancelli della CNT tutti quei mostri da fumetto con le loro camionette e ci mettiamo in presidio davanti la Prefettura, in centro città. Da ieri abbiamo spostato il presidio di fronte i cancelli della CNT, per non dare tregua al padrone e suoi fidi sottoposti, controllando che non facciano nulla di "strano". La CNT ha la maggior parte dei macchinari pignorati dall'autorità giudiziaria, perché ha debiti col mondo intero. Le strutture sono fatiscenti perché mai o di rado manutenzionate. Il bacino galleggiante non è più abilitato a lavorare e aspetta di essere ristrutturato. Il travel lift (mezzo su ruote per il sollevamento di imbarcazioni) è senza ruote e non funzionante.
Insomma, i crumiri assunti e usati per cacciarci, non fanno altro che giardinaggio. In tutto questo, le istituzioni continuano a dare credito a questo "imprenditore". La legge tutela i padroni, ma la giustizia avrebbe dovuto sgomberare l'imprenditore e non noi. Qualche giorno fa, il Giudice ha rigettato i vari ricorsi esposti dall'azienda dichiarando, di fatto, la legittimità dell'occupazione, in quanto non atta ad impossessarsi dell'area ma attuata per il sacrosanto diritto al lavoro, contro i licenziamenti ingiusti e contro una perdente e fallimentare politica aziendale!Riusciremo a licenziare chi non ha esitato a licenziare 56 lavoratori e, se otterremo giustizia, sarà solo ed esclusivamente grazie alla nostra lotta, alla costanza e alla pazienza.
Il primo atto di giustizia è liberare questa area demaniale da chi l'ha offesa, umiliata e abbandonata con la propria incapacità e malignità. Il secondo è quello di prenderci noi lavoratori l'area in questione, e rispettare tutti i punti elencati nella concessione, quali il rispetto per le infrastrutture e l'ambiente, la creazione di posti di lavoro, la volontà di non volere essere imprenditori né speculatori ma, semplicemente e nobilmente, padroni del nostro lavoro.
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E' ora che soffi il vento di Atene
24/05/2012
La scuola pubblica gestita in proprio dall'Amministrazione Comunale a Milano è sempre stata caratterizzata per la versatilità dei corsi offerti, soprattutto rivolti alle classi popolari e, altro elemento caratterizzante, per la presenza anche nei quartieri periferici. Chiara scelta delle amministrazioni di sinistra susseguitesi nel corso degli anni sino agli '80 del secolo scorso. Gli ultimi lustri invece, marcati da Giunte delle destre hanno provocato uno smottamento profondo rispetto al concetto di servizio pubblico. Infatti, le "note" scuole civiche (questa la dizione amministrativa) sono state tagliate, ridotte, chiuse in plessi, corsi, utenti e lavoratori. E poi ci sono quelle privatizzate (nella semplice gestione e/o nell'assetto capitario): cinema, musica, teatro…cioè l'espressione culturale di una città, ipse dixit il sentire di una comunità: accogliente o respingente; inclusiva od escludente… Lo "sporco lavoro" della destra.
Le restanti (grafica, informatica, lingue, ottica…) che nel frattempo rimangono a gestione ( complessiva) diretta del Comune vengono divise in due diverse gestioni assessorili. Grimaldello necessario a dividere anche i lavoratori tra loro, diversificando i diritti fruibili dagli stessi. Modifiche (in pejus) nelle applicazioni del contratto nazionale di lavoro secondo il modello Marchionne, tramite deroghe unilaterali che aumentano gli orari di lavoro ed i carichi collegati (elementi tra l'altro correlati alle parti variabili del salario, sempre più aleatorio nelle quantità fisse). I lavoratori cominciano a questo punto una serie di ricorsi presso il Tribunale del lavoro al fine di ristabilire la corretta applicazione del contratto. Che, viene ribadito in tre sentenze, è modificato illegittimamente. Ma niente da fare l'Amministrazione Comunale persiste nelle proprie opzioni di stravolgimento delle tutele lavorative.
E parliamo anche, e soprattutto, della salute dei lavoratori. Il sindacato tutto ne esce con le ossa a pezzi. Confederali, di base e autonomi. Inconcludenti. Non riescono ad attivare percorsi unitari di lotta o semplicemente di negoziazione collettiva con la controparte. Che, finalmente, a maggio del 2011 cambia. La sindacatura passa da Moratti a Pisapia. E quindi, un sindaco i cui riferimenti nazionali sono strettamente collegati alla FIOM non potrà che far rientrare tutto, riapplicando il contratto collettivo di lavoro in tutte le sue parti. Niente da fare. La nuova giunta, "col vento che cambia davvero" fa ricorso contro i lavoratori. Ma come…la democrazia partecipata, le assemblee di quartiere…Già, nel frattempo, la stessa ha aumentato i prezzi dei trasporti pubblici ( quelli utilizzati tutti i giorni da milioni di lavoratori, pensionati e disoccupati) ed ha regalato le infrastrutture di trasporto ( ed a breve dell'energia) a finanzieri d'assalto.
E poi. Quando Ada Gobetti (Comandante partigiana in Val di Susa e vice-Sindaca di Torino nella prima giunta post 25 Aprile) giunse ad amministrare il capoluogo piemontese, la prima cosa che fece fu di farsi preparare un elenco di tutti i funzionari realmente antifascisti per capire a chi affidare i gangli burocratici del Comune si da renderlo davvero democratico e partecipato, cioè dei cittadini torinesi. E subito dopo, requisì le opere d'arte disperse durante la guerra per riaprire i musei pubblici alla città. Stessa cosa con le scuole e gli istituti di assistenza. Ri-pubblicizzati dopo il ventennio.
Il contrario della Giunta SEL/PD/Federazione della Sinistra. Con precari rimasti tali; servizi pubblici in restringimento con gli aumenti degli appalti; salari dei 17.000 dipendenti inchiodati. E le scuole civiche? Doveva essere fatto altro. Indubbiamente. Anche per invertire il senso di rotta della riforma Gelmini ( o meglio Aprea, che ora è assessora in Regione Lombardia) una vera testa di ponte per "tutto privatizzare". Se è vero che Milano è un laboratorio politico nazionale. Lo diceva anche Gramsci, quando si rese conto che l'occupazione delle fabbriche fallì a causa dei milanesi; cioè della ultrariformista Camera del Lavoro di Milano che fece (ora come allora) da pompiere sul fuoco delle "sommosse". La Stessa CdL che ha un proprio componente in Giunta e che è parte fondante della Fondazione Welfare, cioè un ente di natura privatistica che gestisce parte rilevante dell'assistenza di tipo caritatevole ai bisognosi. Ma un tempo non c'erano diritti? La Costituzione? È ora che soffi il vento di Atene.
Un gruppo di lavoratori del Comune di Milano che si sta autorganizzando per un sindacato di classe
da Comunisti Sinistra Popolare -www.comunistisinistrapopolare.com/?p=2709
La lotta delle donne proletarie in difesa del lavoro proprio e dei mariti. Da Pomigliano un piano di lotta.
25/05/2012
Leonesse pronte alla lotta per il bene figli. Così le mogli degli operai di Fiat Pomigliano, della Fincantieri di Castellammare di Stabia, della Cantieri Navali di Trapani e di tutte quelle fabbriche dell'indotto delle realtà industriali più grandi che oggi si sono incontrate nella sede dello Slai Cobas di Pomigliano ed hanno "lanciato" un piano di lotta in difesa del lavoro dei loro mariti.
"Quando non si riesce più a mettere il piatto a tavola per i propri figli - spiega Luciana Coletta, coordinatrice del collettivo operaie dell'ex Parmalat di Potenza - noi donne, noi mamme, diventiamo delle leonesse, pronte a lottare per poter andare avanti. E' un atto di sopravvivenza, non possiamo più aspettare il ‘miracolo' chiesto dalle mogli degli operai di Termini Imerese.".
Oggi sono le mogli, donne e proletarie, a ribellarsi. "Scenderemo in piazza, andremo davanti alle fabbriche, e lotteremo tutte unite, insieme ai nostri uomini, in difesa del nostro futuro. Dimostreremo che noi abbiamo gli ‘attributi' per difendere il lavoro dei nostri mariti".
Il comitato di lotta di donne proletarie, è stato formato oggi dalle mogli degli operai della Fiat di Pomigliano d'Arco, della Fincantieri di Castellammare, di Cantieri Navali di Trapani, della ex Parmalat di Potenza, dagli oltre 22mila precari siciliani e di altre realtà industriali italiane in crisi. All' incontro hanno preso parte anche i segretari nazionali di CSP-PARTITO COMUNISTA, Marco Rizzo, e del Pcl, Ferrando, oltre a Mara Malavenda e Vittorio Granillo, dell'esecutivo nazionale dello SLAI COBAS.
Il comitato, hanno spiegato le donne, sarà impegnato ad invitare le donne di tutta Italia a scendere in campo per difendere il lavoro dei propri mariti, che siano essi cassaintegrati o licenziati, tramite assemblee pubbliche di piazza, la prima delle quali si svolgerà ad Acerra il prossimo 2 giugno.
L'assemblea di oggi è stata organizzata a seguito della lettera di un gruppo di mogli di operai di Pomigliano, che avevano scritto, nei giorni scorsi, alle colleghe di Termini Imerese. L' appello era stato subito raccolto e sposato dallo SLAI COBAS, che si è fatto promotore dell'iniziativa di oggi.
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Lettera delle mogli degli operai di Pomigliano a quelle degli operai di Termini Imerese
Siamo le mogli di tanti operai che ieri, mentre i sindacati firmatari del cosiddetto accordo-Pomigliano si riunivano con l'azienda nella newco per discutere, si diceva, i carichi di lavoro troppo pesanti in Fabbrica Italia Pomigliano, protestavano ai cancelli per la mancanza di prospettive per la maggior parte degli ex lavoratori Fiat Automobiles (circa 2.500) della ex Ergom (circa 800) e tantissimi altri delle aziende dell'indotto che da circa tre anni sopravvivono col miserabile "sussidio" della cassa integrazione in scadenza a luglio del 2013 per cessazione dell'attività.
Dalla stampa e dagli altri organi di informazione veniamo a conoscenza di tanti altri lavoratori che nel Paese stanno protestando sui tetti, sul Vesuvio, incatenati ai cancelli delle loro fabbriche, sulle gru, o che addirittura si tolgono la vita per la mancanza di lavoro e per le sempre peggiori condizioni delle loro famiglie dovute anche ai tagli imposti dal governo a cominciare dai circa 22.000 precari della Sicilia che a breve resteranno senza contratto.
Ma la notizia che ci ha fatto decidere di "prendere la penna" è stata soprattutto quella che riferisce delle lotte degli operai di Termini Imerese (fabbrica Fiat a noi sorella) e delle lettere delle loro mogli al presidente Napolitano, a Grillo e addirittura al Papa, per tentare di aprire una breccia sulla vertenza dei loro mariti.
Sappiamo che questi operai hanno occupato le sedi della Agenzia delle Entrate, sappiamo quanto sia duro lottare e fare emergere le proprie ragioni, ma quello che non comprendiamo è il fatto di pensare di poter risolvere la propria vertenza rivolgendosi alla banche per sbloccare i soldi per il "loro" padrone e al Papa per sollecitare il "miracolo"… E di quella solidarietà di classe che tante conquiste portò ai nostri padri, a cominciare dallo Statuto dei Lavoratori che cancellò, anche se parzialmente, l'aberrante situazione degli anni '50 quando gli operai, per andare in bagno, dovevano alzare il dito per chiedere il permesso ed aspettare il via libera del capo a sua discrezione, nessuno si ricorda?
Possibile che anche a sinistra ci si ostina a rappresentare la lotta dei lavoratori di Termini Imerese separandola da quelle innanzitutto delle altre fabbriche Fiat continuando ad assecondare quanti oggi pensano che dividere è meglio che unire per… continuare a "vivacchiare"?
Ma come si fa a chiudere gli occhi sulla necessità, oggi più vera che mai, di unire in solidarietà le lotte dei lavoratori per dargli forza e voce assicurando una adeguata rappresentanza politica e sindacale?
Vogliamo sollecitare le mogli degli Operai di Termini Imerese a scendere in piazza con i loro mariti e con quelle dei tanti altri operai, e quanti continuano a soffrire per la mancanza di lavoro perché, al di la delle "suppliche", solo una vasta e solidale mobilitazione potrà dare risposte ai nostri bisogni e a quelli dei nostri figli. Noi siamo pronte !
Pomigliano d'Arco, 15 maggio 2012
Le mogli degli operai di Pomigliano
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