www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 14-06-13 - n. 458

Opporsi subito al Patto sociale e all'accordo sulla rappresentanza più arretrato del modello Marchionne.

L'ennesimo attacco alle libertà sindacali e di sciopero

Editoriale Nuova Unità | nuovaunita.info

13/06/2013

La crisi economica spinge i padroni e i loro rappresentanti politici, istituzionali e sindacali a stabilire nuove regole per salvaguardare al meglio i loro profitti. Tanto per portare un esempio infatti è già stato utilizzato nel riassetto Tronchetti Provera-Malacalza. 

Se nei periodi precedenti i padroni si accontentavano di garantire a Cgil–Cisl–Uil il 33% delle RSU (cioè un terzo) oggi nella crisi, quando il conflitto fra capitale e lavoro aumenta vogliono garantirgli d'ufficio il 100% della rappresentanza. In questo contesto Cgil, Cisl e Uil (e Landini l'ha definito un passo avanti…) hanno firmato un accordo che sancisce la piena applicazione di quello del 28 giugno 2011, e dà il via alle deroghe ai contratti nazionali, estendendo a tutti condizioni sempre peggiori, con Confindustria – il cui presidente vanta come il maggior pregio – il nuovo patto sulla rappresentanza che è ancora più antidemocratico e filo padronale dei precedenti. Ormai non solo i padroni decidono con quali sindacati trattare, ma decidono anche quali sindacati devono rappresentare i lavoratori. È la sostanziale vittoria di Bonanni che non si fermerà e chiederà, dopo l'accordo, una legge per colpire ulteriormente.

Una volta i rappresentanti dei lavoratori erano scelti dagli stessi lavoratori, sebbene per noi la vera rappresentanza che hanno potuto avere sono stati i Consigli di Fabbrica e a loro bisogna ritornare, adesso i rappresentanti dei lavoratori non li decidono più liberamente i lavoratori, ma direttamente il padrone.

Indebolire la parte più avanzata e combattiva del movimento operaio, insieme alle manganellate è la linea della borghesia per prevenire un potenziale sviluppo dello scontro sociale. Con questo accordo, di fatto, l'Italia è il paese europeo con le più basse garanzie sindacali, perfino il diritto di sciopero viene affidato alle direzioni di categoria.

Non possiamo restare a guardare che il peso del capitalismo sia fatto pagare ai lavoratori. È indispensabile mobilitarsi, sulla base dell'unità di classe, in ogni luogo di lavoro contro questa intesa voluta per mantenere la "pace sociale" e contro il governo di larghe intese nel quale è inserita. Governo che, oltre a riportare indietro tutto il mondo del lavoro, vuole imporre la revisione della Costituzione e le riforme istituzionali a proprio uso e consumo per mantenere la propria esistenza e di quella dei capitalisti – sempre alla ricerca del massimo profitto - dei quali è il comitato d'affari. Di fronte ai continui attacchi alle condizioni di vita con lo smantellamento dello stato sociale e di lavoro (disoccupazione, precariato, sfruttamento) della classe lavoratrice e all'avanzare del processo di fascistizzazione, dell'imperialismo e di chi detta legge sul piano internazionale: Banca Mondiale, FMI, WTO ecc. e tutti gli organismi di rapina e distruzione delle economie nazionali procurando miseria e fame, c'è un'unica soluzione: lottare per gli interessi della propria classe senza farsi intimidire fino all'abbattimento della società capitalista per la conquista del potere politico.


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