www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 16-09-13 - n. 466

Le morti sul lavoro non sono incidenti ma omicidi

CSP-PC Sicilia | partitocomunistasicilia.it

13/09/2013

Nella giornata di giovedi si è compiuta l'ennesima strage di lavoratori nell'area industriale di Lamezia Terme, dove 3 operai sono morti nell'esplosione di un silos nello stabilimento di San Pietro Lametino della Ilsap Biopro, un'azienda che produce oli raffinati, biomasse, glicerina e biodiesel. Gli operai lavoravano come saldatori ed erano impegnati nella manutenzione della cisterna, quando sono stati investiti dall'esplosione.

Le morti sul lavoro non sono incidenti e le cifre che annualmente vengono fornite come statistiche, rappresentano il dato reale di una guerra. E' una guerra combattuta giorno per giorno sulla pelle di gente costretta a lavorare spesso per pochi soldi, senza difese, senza tutele. Il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, l'aumento dello sfruttamento, l'assenza di misure serie di prevenzione (costi improduttivi per i padroni), la precarietà, sono la causa principale dell'aumento degli infortuni e dei morti che piangiamo ogni giorno. Ciò è causa dell'avidità insita nei padroni e dal disprezzo per la vita dei lavoratori che per tirare avanti sono spesso costretti a lavorare otto, dieci ore di seguito su di una impalcatura, senza protezioni di sorta, a manovrare macchinari con i sistemi di sicurezza disattivati, ad aumentare i ritmi di lavoro per accrescere la produttività. Questo avviene nell'assoluta complicità degli organismi statali formalmente preposti al controllo del rispetto delle leggi di sicurezza. Leggi sulla sicurezza di per sé già abbondantemente depenalizzate dai vari governi negli ultimi anni e che per di più non rappresentano altro che una pura formalità, visto che non vengono fatti rispettare tramite la prassi della corruzione padronale dei funzionari statali (di per sé già pochi) e la complicità sindacale in alcuni casi.

Tutto questo si amplifica ulteriormente al Sud (ricordiamo tra le altre la strage di Mineo con 8 lavoratori uccisi), con l'ampio ricorso al lavoro nero, del caporalato nei cantieri e nei campi, e dove le poche aree industriali sono vere e proprie zone franche. Il principio che guida i capitalisti è che i lavoratori sono merce da cui estrarre il maggior plusvalore possibile, ciò regge e domina i rapporti di lavoro, pur regolati da un contratto e con la formalità delle leggi.

Nell'esprimere il nostro profondo dolore per la morte di questi tre lavoratori, riteniamo che le risposte non siano le classiche lacrime di coccodrillo del giorno dopo e che esse non possano provenire dalla magistratura ma dalla lotta dei lavoratori stessi, uniti per creare un fronte unitario dei lavoratori che organizzandosi e rafforzandosi in ogni luogo di lavoro possa rivendicare la sicurezza sul posto di lavoro e salari adeguati senza sottostare più alle necessità dei profitti dei padroni.


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