www.resistenze.org - proletari resistenti - lavoro - 02-02-16 - n. 574

Il piano Marchionne è il vero disastro per i lavoratori e per la FIAT in Italia

FlmUniti-CUB | cubcampania.org

01/02/2016

Già nel 2005 avevamo denunciato che il piano Marchionne, confermato nel 2007, puntava ad abbassare i volumi di produzione in Italia per trasferirli all'estero, ridurre gli investimenti sull'auto e impostare un piano di riduzione dei costi. Tutto ciò ha portato a dimezzare la produzione di auto in Italia.

Il piano 2005-2008 di agosto 2005 prevedeva 10 miliardi di investimenti, 20 nuovi modelli e 23 aggiornamenti in quattro anni, la riduzione della capacità produttiva in Italia di 65.000 vetture (da 1,43 milioni a 1,36 milioni).

Il piano 2007-2010 del novembre 2007 prevedeva 16 Miliardi € di investimenti, 23 nuovi modelli e 23 restyling. Per il 2010 la produzione di 2,8 milioni di auto (3,5 assieme alle joint-venture) di cui 300.000 ciascuno per i marchi Lancia e Alfa che sarebbe tornata sul mercato americano nel 2009.

Il piano per Chrysler prevedeva ancora 21 nuovi modelli entro il 2014 e il raddoppio della produzione di auto da 1,3 a 2,8 milioni.

La realtà è stata molto diversa dagli annunci. Attuata con rigore la riduzione dei costi, sono stati bloccati gli investimenti, ogni volta con una scusa diversa, modelli annunciati non si sono fatti e molti altri rimandati. Ad esempio la nuova 147 (ora chiamata Giulietta) prevista per il 2007 uscirà nel 2010, l'ammiraglia Alfa nel 2008, poi nel 2009 non è mai uscita, la stessa sorte per Suv Alfa e Suv Fiat non sono mai stati prodotti.

Dal 2005 la produzione è stata massicciamente spostata all'estero ed in Italia è rimasta la produzione di sole 650.000 auto.

Sempre con gran clamore che nel 2014 ad Auburn Hills, in Michigan, Marchionne presenta il piano: 7 milioni di auto entro 2018 "Cominciamo a scrivere un nuovo libro" "Un piano che porterà il nuovo colosso globale a produrre sette milioni di auto, arrivando al 2018 con l'utilizzo del 100% della capacità produttiva negli impianti in Italia e in Europa" cosi tuonavano i media assecondando il burattinaio. Vedi link

Ora il "camaleontico" Amministratore nella "conference call" con gli azionisti a Londra, annuncia incremento degli obiettivi finanziari, e le decisioni di posticipare il lancio di nuovi modelli (a partire dal quelli a marchio Alfa) e cancellare l'obiettivo di produrre 7 milioni di veicoli, per il 2018 senza proporne uno nuovo.  vedi link ,

La Fiat e il suo amministratore delegato hanno dimostrato di non essere credibili: hanno annunciato piani ottimistici non supportati dagli investimenti necessari per attuarli.

Marchionne non solo sta distruggendo l'industria automobilistica Italiana, ma insieme al governo Renzi, e alla Confindustria stanno distruggendo tutti i diritti e le tutele guadagnati dai lavoratori con le dure lotte degli anni Sessanta e Settanta.

Il "burattinaio" dopo aver ottenuto la libertà di licenziamento, il potere di scegliere quali sono le O.S. con qui dialogare, sferra un nuovo attacco attraverso l'introduzione delle gabbie salariali nella stessa azienda.

Anche stavolta parte da Pomigliano, L'azienda ha comunicato alle O.S. l'intenzione di avviare la procedura per la realizzazione di 12 turni settimanali da destinare a soli lavoratori dello stabilimento di Pomigliano della fascia C in regime di contratto di solidarietà, mentre per la fascia A e B restano i 10 turni.

Ciò determinerà uno dei primi esempi di separazione del trattamento salariale, a parità di condizione lavorativa, nell'ambito degli organici di una stessa azienda.

In pratica durante il sabato di straordinario i 2300 lavoratori fascia A e B, per la produzione della Panda saranno pagati con la maggiorazione; gli altri lavoratori in regime di solidarietà, che cioè lavorano da anni al massimo un paio di settimane al mese, saranno pagati in via ordinaria, vale a dire più o meno la metà dei loro "selezionati" colleghi.

Questa discriminazione salariale è resa possibile dallo stesso contratto specifico dell'auto, e dall'aperta complicità di Fim e Uilm e dalle ambiguità politiche della Fiom sia nazionale che regionale.

Governo e fim-fiom-uilm avevano osannato Marchionne riconoscendogli virtù e qualità fuori dal comune.

La Cub ha sempre denunciato l'incongruenza tra piani industriali e risorse disponibili. Adesso tutti fanno finta di accorgersi dell'inganno della Fiat.

Per organizzare una lotta di contrasto al continuo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, è indispensabile sconfiggere l'indifferenza e la rassegnazione dei lavoratori, indotti ad accettare passivamente, come se si trattasse di un fato ineluttabile la loro condizione di subalternità.

Aspettare supinamente che chi è complice dello sfascio industriale, chiami i lavoratori alla lotta sarebbe una scelta negativa e suicida per gli interessi immediati e futuri degli operai.

Basta promesse! Difendere l'occupazione in tutti gli stabilimenti, un piano di investimenti massiccio e credibile, rilancio del marchio Alfa.

Ridurre l'orario a parità di salario e distribuire il lavoro tra i vari stabilimenti.

Per il medio periodo il governo deve operare per la difesa dell'occupazione, del reddito, del lavoro, dell'ambiente per favorire la riconversione del settore dentro un nuovo modello di sviluppo.

Queste sono le rivendicazioni della FlmUniti-Cub

scarica Il Piano Marchionne


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