www.resistenze.org - proletari resistenti - movimento operaio internazionale - 14-12-11 - n. 389

da FSM - http://www.wftucentral.org/?p=4451&language=en#more-4451
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
La FSM partecipa al 15° Incontro ILO per la regione Asia-Pacifico tenutosi a Kyoto, Giappone, il 4-7 dicembre 2011.
 
09/12/2011
 
Discorso pronunciato da H. Mahadevan, vice Segretario generale della FSM, il 6 dicembre 2011
 
Eccellenze, Sorelle e Fratelli, Amici e Compagni,
 
Porto il saluto della Federazione Sindacale Mondiale, la più antica organizzazione internazionale dei sindacati, a tutti voi partecipanti a questo Incontro. Voluto o no, sono in lista come ultimo oratore.
 
Il Rapporto del direttore generale e il supplemento su "Costruire un futuro sostenibile, con un lavoro dignitoso", spiegano chiaramente la situazione esistente nella regione Asia-Pacifico. Aumentano le disuguaglianze di reddito, la disoccupazione, la polarizzazione salariale con la conseguente crescita della percentuale di lavoratori a bassa retribuzione. Aumenta il numero dei miliardari come anche di coloro al di sotto della soglia di povertà, cresce la produttività in modo inversamente proporzionale agli aumenti salariali. Persistono la disparità di genere, la limitazione o addirittura diminuzione della protezione sociale, la continua vulnerabilità e informalità di lavoro, le costanti restrizioni alla libertà d'associazione e contrattazione collettiva, ecc. I disastri naturali come tsunami, terremoti, inondazioni, disastri nucleari in diversi paesi della regione, tra cui Giappone, Pakistan, Thailandia e Filippine, hanno causato conseguenze sociali ed enormi ripercussioni negative sulla vita delle popolazioni. Esprimiamo la nostra sincera preoccupazione per come tali calamità abbiano aggiunto ulteriore miseria alle condizioni indicibili di milioni di persone, soprattutto del settore informale.
 
Negli ultimi anni, i programmi di aggiustamento strutturale hanno imposto difficoltà. Diversi governi hanno applicato misure di liberalizzazione di ampia portata, come la privatizzazione delle istituzioni pubbliche, la riduzione di dimensioni dell'apparato amministrativo, la liberalizzazione dello scambio estero, i tagli alla spesa pubblica sui servizi sociali. Tutto ciò con conseguente calo dell'occupazione nel settore formale, ridimensionamento/perdita di lavoro nei vari settori, il collasso delle piccole imprese, il calo del movimento cooperativo, la considerevole perdita di iscritti per i sindacati, la commercializzazione della maggior parte dei servizi essenziali come istruzione e sanità, l'eliminazione dei sussidi alimentari ai poveri abbinata con l'aumento esponenziale dei prezzi di tutti i beni essenziali. La cosiddetta flessibilità del lavoro, la mancata attuazione delle leggi sul lavoro in molti settori tra cui le Zone economiche speciali e le Zone di promozione delle esportazioni e per milioni di lavoratori nelle piccole e medie imprese, spingono i lavoratori verso il settore informale e ambiti simili.
 
Mentre domina il capitale speculativo con le sue inevitabili conseguenze, dopo l'ultima crisi del capitalismo finanziario una nuova teoria di "socialismo finanziario" è emersa, la quale si traduce in "Privatizzare i profitti e nazionalizzare le perdite". La rabbia si indirizza contro il sistema di sfruttamento, contro l'1% che sottrae al 99% la ricchezza, contro i salvataggi di grandi imprese in fallimento e nessun piano di salvataggio per i colpiti e danneggiati, i lavoratori. Questi chiedono posti di lavoro con giustizia, non vedono soddisfatte le esigenze del proletariato come invece lo sono le bramosie dei ricchi magnati, disapprovano e chiedono un cambiamento del funzionamento immorale del sistema finanziario, della tassazione regressiva, della privatizzazione dei bisogni elementari tra cui l'acqua, l'istruzione, i servizi sanitari, ecc. La rabbia, il risentimento e la disapprovazione sono state manifestate per oltre 2 mesi da Wall Street in tutte le piazze. Questo è stato descritto dal capo delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, come "Frustrazioni delle persone in tutto il mondo a causa della crisi finanziaria globale, che inviano un messaggio molto chiaro e inequivocabile al mondo". L'ILO dovrà considerare naturalmente le conseguenze generali di questi sviluppi sui lavoratori e promuovere politiche e programmi specifici. Riteniamo che il sistema in vigore abbia la potenzialità per dare vita a diverse migliaia di Gandhi violenti al posto di un Mahatma Gandhi non violento, la cui memoria abbiamo a cuore in tutto il mondo.
 
Nella FSM definiamo la situazione attuale come quella di un "più profondo sfruttamento della forza lavoro, diminuzione di valore della forza lavoro con radicali mutamenti in senso antioperaio, aumento della produttività senza aumento dei salari reali e della sicurezza sociale di chi produce, di fusioni e riacquisizioni in tutti i fondamentali rami e di gigantismo dei monopoli, di intensa rivalità per il controllo delle materie prime e delle sfere di influenza, di scaricamento del peso della crisi sui lavoratori e sui paesi e di generale limitazione degli stanziamenti sociali". In molti paesi troviamo corrotti legami tra legislatori, difensori e trasgressori della legge. Il profitto sul popolo in opposizione al "profitto per il popolo" è all'ordine del giorno, il che spiega l'enorme disparità tra ricchi e poveri.
 
 Pertanto, concludiamo:
 
- Che la crisi globale economica e finanziaria sottolinea i limiti fondamentali del sistema e vi è un urgente bisogno di una radicale trasformazione verso un nuovo ordine economico costruito su alcuni principi come "la giustizia e lo sviluppo equo, la partecipazione dei popoli alla formazione della politica economica, la sovranità alimentare ed energetica, l'accesso universale ai servizi essenziali e di pubblica utilità, la protezione e promozione dei diritti umani".
 
- Che occorre reindirizzare i bilanci per finanziare misure che facciano fronte all'impatto della crisi, con investimenti pubblici per i servizi sociali, abrogazione totale e inversione delle politiche che hanno portato alla crisi. Abrogazione dei tagli alla previdenza e ai sudati guadagni dei lavoratori.
 
- Che vanno tutelati i posti di lavoro, i lavoratori e i migranti (un gran numero dei quali appartiene ai paesi asiatici) sulla base dei quattro pilastri per un lavoro dignitoso e le norme fondamentali del lavoro dell'ILO. Ogni investimento dovrebbe portare all'aumento di posti di lavoro dignitosi.
 
- Che vanno drasticamente ridotte le spese militari per destinarle al settore sociale; impiegare enormi fondi pubblici per invertire la privatizzazione dei servizi essenziali comuni e di pubblica utilità. Nessun paese nella regione dovrà negare a ciascun lavoratore il "bisogno elementare di un salario minimo" e la "sicurezza sociale", senza ulteriori indugi.
 
 - Che vanno cancellati i debiti insostenibili e illegittimi dei paesi in via di sviluppo; "La restituzione della ricchezza indebita" deve diventare principio di diritto internazionale.
 
 - Istituita la vasta socializzazione di banche e cancellato il sistema bancario offshore.
 
 - Lo scopo finale del commercio dovrebbe essere l'utilità sociale e non solo i profitti finanziari. La politica commerciale non deve distruggere l'economia tradizionale, l'industria domestica e le piccola e medie imprese compreso il commercio al dettaglio, che hanno un potenziale enorme di lavoro.

- La politica industriale dovrebbe dare la priorità alla creazione di lavoro, alla sicurezza e salute, migliorando la qualità della vita, in linea con i parametri di un lavoro dignitoso, nella lettera e nello spirito. Il lavoro dignitoso non può andare di pari passo con uno "Union Free Environment" [organismo antisindacale] e le condizioni legate agli IDE e FII [Investimenti diretti all'estero e Investitori istituzionali esteri]. Le norme in materia di multinazionali sono violate costantemente, direttamente o clandestinamente incoraggiate dai governi, sotto il ricatto della negazione degli investimenti. 
 
Siamo anche del parere che il processo decisionale e di partecipazione agli organi dell'OIL dovrebbero includere tutte le scuole di pensiero e le organizzazioni internazionali in rappresentanza proporzionale per coloro che sono ora esclusi dal sistema dominante.
 
"Non abbiamo nulla da perdere fuorché le nostre catene e tutto un mondo da guadagnare" è un motto di circa 100 di anni fa, che vale ancora oggi. Ma ora le catene non sono ai polsi. Le catene sono nel cervello. Spezziamole.
 

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