www.resistenze.org - proletari resistenti - movimento operaio internazionale - 18-12-12 - n. 434

da www.wftucentral.org
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
FSM in occasione della Giornata Internazionale dei lavoratori emigrati
 
18/12/2012
 
In occasione della Giornata Internazionale dei lavoratori emigranti, proclamata dalle Nazioni Unite il 18 dicembre, la FSM emana il seguente estratto della Risoluzione del 16° Congresso sindacale mondiale: il "Patto di Atene":
 
"L'immigrazione è un fenomeno che riguarda la mobilità geografica di una parte della popolazione. Nella maggior parte dei casi, in particolare quelli che ci riguardano, le ragioni del trasferimento sono di natura economica e sociale, si parla così preminentemente di immigrati economici. Nell'eventualità che le ragioni siano di ordine politico ed economico, allora sono rifugiati politici. In ogni caso, circa 200 milioni di persone sono espatriate in modo temporaneo o permanente in cerca di lavoro, e l'attuale crisi genererà nuove ondate. Gli immigrati sono la parte più duramente sfruttata della classe operaia, la più facilmente manipolabile, la più vulnerabile alle intimidazioni e alle pressioni, la più difficile da organizzare in sindacati, la più timorosa nel sollevare richieste.
 
Nello scenario attuale, gli immigrati che entrano nel paese accettano i posti di lavoro rifiutati dagli autoctoni. Le spaventose condizioni di lavoro sono la routine. La minaccia del rimpatrio è largamente utilizzata dai datori di lavoro. Gli immigrati sono vittime di avventurieri e di elementi pericolosi, per la questione della regolarizzazione dei loro documenti, questione che ogni Stato, e non a caso, tende a ritardare, negare o sottoporre a tassazione esorbitante. Razzismo e xenofobia, attacchi e minacce fanno parte della vita degli emigrati in tutte le società capitaliste che sfruttano il fenomeno della migrazione come capro espiatorio per giustificare le conseguenze di politiche impopolari e la necessità di far fruttare i capitali.
 
In realtà, la forza lavoro emigrata è usata anche nella legislazione internazionale, come in Europa con la Bolkestein, come strumento nelle mani dei datori di lavoro. Ogni volta che si registra una certa crescita economica e la forza lavoro, quantitativamente o qualitativamente, non soddisfa le richieste dei monopoli internazionali e multinazionali, vi è una crescita dei flussi migratori, legali o illegali, spesso con accordi interstatali ma anche senza.
 
Nella maggior parte dei casi, gli accordi salariali vengono violati e agli immigrati sono riconosciute paghe più basse, a volte anche al di sotto del minimo salariale; non hanno i diritti sul lavoro, di assicurazione o di assistenza sanitaria. Spesso gli immigrati sono vittime di minacce e intimidazioni e non sono neanche a conoscenza dei propri diritti in ciascun paese ospitante o del modo in cui entrare in contatto con il movimento sindacale.
 
L'esempio del Giappone, il cui sviluppo economico combinato con il basso tasso di natalità, forza l'ingresso di lavoratori qualificati, è sintomatico.
 
Anche in Australia a causa della mancanza di manodopera qualificata, nel decennio passato si è registrato un grande afflusso di lavoratori migranti che si trovavano temporaneamente in quel paese per soddisfare alcune delle esigenze di sviluppo capitalistico dei monopoli transnazionali.
 
In alcuni paesi del Golfo, per esempio negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, Qatar, ecc. gli immigrati economici sono persone senza diritti. Negli Stati Uniti, le grandi lotte degli immigrati mostrano le dimensioni e la gravità del problema.
 
Per contro quando vi sono condizioni di recessione e cresce l'intensità degli attacchi impopolari sui diritti dei lavoratori, nello sforzo concomitante di ridurre il costo del lavoro, gli immigrati diventano sovrabbondanti ed espulsi.
 
In Europa, l'esempio della Francia è il più evidente. La Francia è stata una potenza coloniale imperialista che ha messo a segno conquiste predatorie in quasi metà del continente africano per decenni. I ricchi giacimenti africani hanno alimentato la crescita della Francia, nazione considerata in passato la "locomotiva del capitalismo". Le ondate migratorie dalle colonie africane alle "metropoli francesi" erano largamente prevedibili. Negli ultimi dieci anni, la realtà politica disegnata dal governo francese per questa popolazione ghettizzata peggiora di giorno in giorno.
 
L'Europa è diventata una "fortezza murata", con uno stato di polizia nei confronti degli immigrati, invece di adottare la necessaria solidarietà e politiche di inclusione.
 
Nel complesso, il dominio assoluto dell'imperialismo, dei governi europei, della Banca mondiale e del Fondo Monetario Internazionale hanno, per trent'anni, provocato grandi ondate di immigrazione dall'Africa.
 
Un altro grande problema è quello della migrazione all'interno di alcune nazioni, in particolare quelle più estese, fenomeno significativo e paragonabile ai flussi migratori mondiali. Per esempio in India, agli emigrati "intrastatali", come vengono chiamati, è riservato lo stesso trattamento che agli emigrati, e allo stesso modo sono vittime di razzismo e xenofobia.
 
Affianco ai gravi problemi degli immigrati, c'è il problema dei senzatetto. In Stati Uniti, Europa e Asia, la crisi economica è causa per molti lavoratori della perdita dell'abitazione. Sono senza casa, dormono per strada e sotto i ponti.
 
La Federazione Sindacale Mondiale con l'autorità della sua posizione internazionalista può rispondere solo che i lavoratori sono lavoratori, sia che vivano nel paese in cui sono nati che provengano da fuori, devono godere degli stessi diritti sociali e sindacali di tutti gli altri lavoratori nel paese. Gli accordi collettivi devono essere rispettati per ciascun lavoratore. Con questa rivendicazione gli immigrati non saranno utilizzati come testa di ariete per distruggere le conquiste del movimento sindacale, né come vittime dei padroni.
 
La FSM combatte all'insegna della solidarietà internazionalista per l'unità dei lavoratori, indipendentemente da colore, razza, sesso, nazionalità, origine. Diamo priorità alla lotta contro la xenofobia, il razzismo, la discriminazione, l'esclusione, contro tutte le teorie fasciste. Ci impegniamo a garantire che gli immigrati partecipino attivamente nel movimento operaio e sindacale, con parità di diritti rispetto ai lavoratori nazionali e di essere eletti in posizioni di leadership. Ogni federazione sindacale di classe dovrebbe avere un comitato di immigrati per soddisfare i bisogni specifici in materia di lavoro, status legale e altre necessità sociali o culturali.
 
La FSM ha affrontato tutti questi problemi, non solo organizzando le proprie azioni, ma anche intervenendo attivamente con lezioni, discorsi e attività in tutte le organizzazioni internazionali (UNESCO, ILO e Nazioni Unite). Il nostro intervento in queste organizzazioni può e deve farsi più intenso.
 
La FSM chiede l'abolizione di tutte le norme di legge e dei regolamenti anti-immigrati e l'abolizione del lavoro in affitto che richiama condizioni medievali di schiavitù".
 

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