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Lo sciopero come scuola di lotta di classe ed esperienza pratica del potere operaio

Marina Quintillán | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

14/12/2013

«Uomini che sopportano tante sofferenze per piegare un solo borghese, saranno in grado di spezzare anche la forza dell'intera borghesia»  F. Engels [1]

Oggi è il 25° anniversario dello Sciopero Generale del 14 dicembre 1988 [Spagna NdT]. Quel giorno, otto milioni di lavoratori e lavoratrici paralizzarono il paese sconfiggendo l'anti-operaio Piano di occupazione giovanile e stopparono la controriforma del lavoro del governo socialdemocratico che favoriva i licenziamenti e approfondiva la precarizzazione dei contratti e la flessibilizzazione del mercato del lavoro. Ricordiamo questa importante vittoria della classe operaia invitando a difendere e a esercitare lo sciopero, uno strumento fondamentale di lotta, oggi più necessario che mai e che 25 anni dopo, i monopoli e il loro Stato vogliono strapparci di mano in quanto parte della guerra generale contro la nostra classe.

Lo sciopero: da crimine a diritto, grazie alla lotta della classe operaia organizzata.

Lo sciopero è uno strumento di lotta fondamentale nella storia del movimento operaio, dagli inizi della rivoluzione industriale fino ai giorni nostri. Considerato fino al XX secolo un atto cospirativo di violenza criminale contro i Diritti dell' "Uomo" (borghese) e le "libertà" di commercio, lavoro e industria, non verrà riconosciuto nelle costituzioni borghesi come quella francese fino a dopo la Seconda guerra mondiale. Lo Stato borghese fu costretto, sotto la pressione del movimento operaio organizzato capace di infliggere importanti sconfitte al capitalismo e al fascismo su scala internazionale, a riconoscere la cessazione della produzione come un diritto collettivo della classe operaia. Da quel momento, i legislatori padronali proveranno a soffocarlo con uno stretto capestro legale come l'obbligo del preavviso e di comunicazione anticipata, i servizi "minimi", "essenziali per la comunità", i termini fissi (in sostituzione del conseguimento delle giuste rivendicazioni dei lavoratori come momento opportuno per la ripresa del lavoro), la valutazione come "illegali" e "selvaggi" degli scioperi politici e di solidarietà in quanto non si "fondano sull'interesse professionale dei lavoratori convocanti", una camicia di forza che cerca di asfissiare l'unico strumento di autodifesa collettiva della classe operaia contro lo sfruttamento e l'abuso padronale.

Lo sciopero: una conseguenza necessaria dei rapporti di produzione capitalistici e una scuola d'unità

Lo sciopero economico, la lotta dei lavoratori per i salari, deriva dalla natura stessa dei rapporti di produzione capitalistici, è la controparte naturale e necessaria della lotta borghese per il profitto. L'impotenza e la debolezza di ciascun lavoratore e lavoratrice a negoziare le sue condizioni di lavoro individualmente con il padrone, aggravate dall'esercito di riserva in attesa fuori dalla porta della possibilità di lavorare anche per un misero salario, è all'origine delle Unioni operaie, dei Sindacati e dell'uso dello sciopero come risposta unitaria e arma collettiva di lotta dei lavoratori. Durante uno sciopero, nessuno lotta da solo, né solamente per il proprio salario, ma per tutti i suoi compagni e compagne che hanno anch'essi lasciato il lavoro e difendono la causa comune superando la paura degli stenti e delle ritorsioni.

Lo sciopero insegna, nella pratica, il valore dell'unità e della solidarietà operaia.

Lo sciopero: incubo del padrone, perché dimostra che il lavoratore è necessario per creare e distribuire ricchezza, al contrario del capitalista.

Lo sciopero dimostra che i mezzi di produzione sono inutili se nessuno li muove. Paralizzando la produzione, lo sciopero rallenta il processo di valorizzazione del capitale. A niente serve la miniera se nessuno estrae il minerale, la terra se nessuno la coltiva, le macchine se nessuno le manovra. Quando i lavoratori si rifiutano di lavorare, i mezzi di produzione non si muovono da soli, non portano profitto ai capitalisti né generano nuove ricchezze. Ogni sciopero ricorda agli operai che sono loro i legittimi proprietari di ciò che producono con le proprie mani e con la loro intelligenza, e gli ricorda anche che non sono soli.

Lo sciopero: una scuola di coscienza di classe

Lo sciopero insegna a pensare nella natura stessa della società capitalistica, insegna a pensare in termini di classe, a pensare non solo al proprio padrone e ai compagni vicini, ma a tutti i padroni, a tutta la classe capitalista e a tutta la classe operaia e al loro antagonismo oggettivo e inconciliabile. Distruggete il mito del padrone benefattore e protettore, la falsa armonia dell'impresa come unità interclassista, dei falsi obiettivi comuni tra sfruttatori e sfruttati.

Il padrone si mostra nella sua vera natura di nemico di classe quando lo si affronta.

Lo sciopero smaschera la natura di classe dello Stato

La reazione dello Stato, con le sue forze repressive che agiscono come picchetti padronali e col suo apparato giudiziario contro il movimento di sciopero, non lascia il minimo dubbio sulla parte per cui è al servizio lo Stato, che finge di essere un'entità neutrale al di sopra delle classi e responsabile della conciliazione e mediazione dei loro interessi.

Durante ogni sciopero, cresce e si sviluppa negli scioperanti la coscienza dell'unità di interessi tra i padroni e il loro governo, la necessità di combatterli e di costituirsi come classe al potere, e di conseguenza la necessità di organizzarsi in un proprio partito indipendente.

E' necessario trarre da ogni sciopero tutti gli insegnamenti che consentono alla classe operaia di aumentare e rafforzare la sua lotta, lavorare per generalizzare le esperienze, unire e politicizzare le lotte, far si che cristallizzano in un avanzamento organizzativo, che pongano la classe operaia in migliori condizioni per affrontare il prossimo assalto. Lo sciopero libera forza e tempo che solitamente dedichiamo ad ingrassare il conto in banca del padrone, crea la possibilità per la classe operaia di rimpossessarsi della propria forza e tempo di lavoro e metterla al servizio dei compiti rivoluzionari della classe, assimila nuovi settori della classe operaia ai compiti della propria formazione politica e della preparazione per la lotta per il potere.

Lo sciopero: così si tempra l'acciaio.

Per scendere in sciopero ogni lavoratore e lavoratrice deve conseguire una vittoria su se stesso, rompere la sottomissione, la passività e la paura delle privazioni e delle rappresaglie.

"Ci siamo alzati! Nessuno ci può piegare. I padroni delle altre fabbriche sperano che ci si fermi, che si torni a lavorare a testa bassa... Dimostriamo che i lavoratori hanno un potere infinito: senza di noi non si muove una sola macchina, non si genera un solo euro di profitto per i nostri sfruttatori. I lavoratori dell'acciaio hanno dato loro la giusta risposta. Abbiamo superato la paura, il ricatto e la minaccia della fame. Siamo entrati in sciopero. Abbiamo già vinto!
Questo sciopero sarà ricordato per sempre. La nostra lotta è già una grande eredità. I nostri figli cammineranno a testa alta. Della nostra lotta parleranno le generazioni future, sarà una fonte di ispirazione. Il nostro pugno alzato per nove mesi dà forza alle lotte che verranno".


Gli operai delle Acciaierie Greche, Hellenika Hallivourgia, per 9 mesi in sciopero, 2012

NdT

1. F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, Roma, Edizioni Rinascita, 1955, p, 243. - p. 320.

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