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Cosa sono i Comitati per l'Unità Operaia (CUO)

Unidad Obrera | unidad-obrera.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Dal Documento approvato al 1° Incontro statale - Asturie 26/05/2012

1. Descrizione dell'attuale fase economica e del ruolo che il sindacalismo attuale sta svolgendo nella stessa.

Prima dello scoppio dell'attuale crisi capitalista di sovrapproduzione, nello Stato spagnolo stavamo vivendo una fase espansiva nella quale l'oligarchia finanziaria ha fatto ricorso a una serie di misure che, senza porre mai a rischio il suo dominio economico sui rami più importanti dell'economia e mantenendo pertanto il suo elevato profitto monopolista, ha influito soprattutto al declassamento ideologico e all'alienazione di ampi settori operai (abbandono delle concezioni di classe in sé e classe per sé), che hanno generato il miraggio della possibilità di partecipare in modo stabile, o anche graduale, al processo di accumulazione capitalista.

Queste misure si riassumo in:

1) La distribuzione temporanea di una parte dell'eccedente alla classe operaia, che ha portato ad un aumento della domanda interna.

2) La promozione di settori operai a piccoli e medi imprenditori, che hanno accumulato una certa quantità di capitale.

Ciò nonostante, la crisi ha dissipato queste false speranze e ha riportato le masse alla cruda realtà: chiusura di imprese o riduzione sensibile della produzione di merci; crescita in massa della disoccupazione forzata; brusco calo del livello di vita dei lavoratori e lavoratrici; alterazione del commercio; disequilibrio delle relazioni monetarie e creditizie; fallimento di imprese industriali, commerciali e bancarie; proletarizzazione della piccola borghesia…

In un gesto di supremo cinismo, l'oligarchia propone come uscita dalla crisi l'apertura di un nuovo ciclo di ripresa e boom, sempre nel quadro capitalista, l'innalzamento del grado di sfruttamento dei lavoratori e lavoratrici o, ciò che è lo stesso, di aumentare l'estrazione del plusvalore assoluto (ad esempio, prolungando la giornata di lavoro) come del plusvalore relativo (aumento della produttività, o ancora più chiaramente, dei ritmi di lavoro).

Questo ciclo economico - di crisi e depressione profonda del capitalismo - coincide, come abbiamo segnalato, con un momento storico caratterizzato da una fase di riflusso nel grado di sviluppo della coscienza della classe operaia e, perciò, nella sua volontà di lotta.

Alla momentanea debolezza delle organizzazioni che difendono una proposta rivoluzionaria, che implica il superamento del sistema capitalista, si somma - nell'ambito sindacale-, l'integrazione e assunzione da parte delle organizzazioni sindacali di massa, di questo stesso sistema. Le loro cupole, da decenni e gradualmente, sono entrate nella logica di legittimazione dell'attuale ordine di cose esistente.

Generazioni intere di lavoratori sono state incorporate al mercato del lavoro, in esso mantenute durante tutta la loro vita lavorativa, o espulse dallo stesso con una graduale perdita nei loro diritti, senza un minimo di resistenza da parte delle varie organizzazioni sindacali di massa.

La classe lavoratrice attuale ha "imparato" ad accettare con fatalismo e come qualcosa di cui lamentarsi ma di ineluttabile, le varie controriforme del lavoro, i processi di deindustrializzazione, il progressivo smantellamento di settori produttivi, l'aumento continuo della precarietà, gli elevati tassi di disoccupazione, dei crescenti settori di sottoimpiegati come orario, competenze e reddito… mentre, i loro ipotetici rappresentanti, si impegnavano in una continua dinamica negoziale al ribasso dei loro diritti con i rappresentanti governativi e imprenditoriali, convertendo la cosiddetta pace sociale (rinuncia definitiva alla lotta di classe) in strategia di smobilitazione nella pratica, con l'obiettivo di legittimare un sistema in cui le "divergenze" possono esser risolte nel quadro del patto sociale e senza in nessun caso metterlo in discussione.

Così, le diverse crisi economiche sofferte negli ultimi decenni sono state accompagnate da pratiche sindacali nelle quali l'unico contenuto delle agende in discussione con governi e classe padronale era il livello del nuovo grado di impoverimento e dei tagli che incombevano sulla maggioranza dei lavoratori.

Allo stesso modo, a ciascuno dei processi di mobilitazione convocati dalle organizzazioni sindacali maggioritarie sono seguiti gli zoppicanti tentativi di aumentare, o anche mantenere, il livello di confronto con i rappresentati economici e politici del capitale, che ha portato a una perdita di prestigio di queste organizzazioni tra la classe lavoratrice e a una logica diffidenza al momento di rispondere alle loro convocazioni, cosa abilmente sfruttata dalla borghesia per inoculare tra i lavoratori il discorso dell'inutilità del movimento sindacale e di tutte le sue organizzazioni come strumento necessario per difendere le rivendicazioni immediate.

Come risultato finale di questa dinamica di smobilitazione e sconfitta alla quale è stata obbligata la classe lavoratrice e nella quale attualmente si trova sprofondata, abbiamo da un lato alcune organizzazioni maggioritarie che, sebbene contino un numero di affiliati significativo, sono inserite nella maggior parte delle loro strutture in un quadro di complicità con il mantenimento dell'attuale ordine economico e politico, che gli impedisce di svolgere un ruolo effettivo nella difesa degli interessi della classe lavoratrice, di fronte alla quale si giustificano con la quantità di servizi e prestazioni assistenziali offerta. Dall'altro lato, ci sono organizzazioni sindacali di classe che, sia a causa della loro vocazione nazionalista ignorano la necessaria unità in un quadro statale delle mobilitazione e lotte, sia perché il loro insufficiente sviluppo settoriale o geografico fa si che ottengano una risposta limitata ai loro appelli da parte della classe lavoratrice, giungiamo alla conclusione che attualmente nessuna delle esperienze sindacali dia, da sola, sufficiente risposta alla necessità di contare su una confederazione sindacale di classe e in un ambito statale.

Constatiamo che questa dinamica suicida di smobilitazione e frazionamento del movimento sindacale, che pregiudica solo gli interessi della classe lavoratrice, deve esser combattuta per un suo superamento, cosa che rappresenta l'obiettivo dei COMITATI per l'UNITA' OPERAIA (CUO).

2. Che cosa sono i Comitati per l'Unità Operaia (CUO)?

Avendo descritto succintamente la realtà sindacale a livello statale, partiamo dal fatto che risulta necessaria l'avvio di una alternativa nella forma di un quadro organizzato di lotta che promuova la difesa attiva della classe operaia e i settori popolari e i loro diritti.

Ma questa alternativa non può compiere i suoi primi passi fomentando la divisione sindacale, ossia auto-proclamandosi unilateralmente e idealmente come lo strumento più rapido e definitivo su cui può contare l'insieme dei lavoratori per la soddisfazione delle loro rivendicazioni ed esigendo pertanto il passaggio per intero nelle sue file, disprezzando automaticamente le restanti organizzazioni sindacali e affrontando come oppositori ed elementi estranei alla lotta operaia chiunque mantenga la sua affiliazione nelle stesse.

I Comitati per l'Unità Operaia (CUO) non nascono, pertanto, con la volontà di erigersi dal primo momento come un nuovo sindacato, né come una confederazione o un coordinamento di questi. E' un progetto che vuole aprire un nuovo spazio all'interno del movimento operaio e che, gradualmente, accolga un numero crescente di lavoratori intorno a proposte di analisi e di azione che tendono a denunciare la pace sociale e le pratiche zoppicanti delle cupole delle organizzazioni sindacali. E' un progetto trasversale che ugualmente vuole unificare i lavoratori al di là delle strutture sindacali già esistenti.

I Comitati per l'Unità Operaia (CUO) devono, pertanto, esser presenti, organizzarsi e unificare i lavoratori di distinti sindacati, i lavoratori senza affiliazione sindacale e il loro obiettivo principale è la conquista del maggior grado di unità d'analisi e azione di tutto il sindacalismo di base.

I Comitati per l'Unità Operaia (CUO) vogliono costituirsi in un movimento sindacale di intervento socio-politico, cioè, esser presenti nelle mobilitazioni che possono svilupparsi in altri ambiti che non siano di stretto carattere lavorativo.

I Comitati per l'Unità Operaia (CUO) non sono un sindacato, ma un foro di proposte e azione sindacale come risultato dell'analisi precedente e la cui attuazione è aperta all'insieme dei lavoratori. Vuole intervenire attraverso l'influenza che le sue analisi e proposte possono generare nell'insieme della classe lavoratrice. Per questo potrà organizzarsi in assemblee di base, territoriali, di impresa o di settore.

I Comitati per l'Unità Operaia (CUO) avranno lo sviluppo che i lavoratori che li compongono vorranno dargli in funzione delle loro necessità organizzative e politiche.

Si dovrà combattere all'interno dei CUO ogni tentativo di strumentalizzarli con fini alieni alla propria realtà, per attentare contro il loro consolidamento e sviluppo.

I Comitati per l'Unità Operaia (CUO) non si presentano alle elezioni sindacali, ma vogliono che i loro membri siano delegati sindacali e che partecipino attivamente ai comitati d'impresa; non hanno una scuola sindacale, ma si fornirà la formazione sindacale; non hanno un consiglio giuridico, ma orientano giuridicamente i loro iscritti.

E, per ribadirlo nuovamente, non sono un sindacato. Ma svilupperanno azioni sindacali attive, pubbliche e proprie.

3. Definizione dei Comitati per l'Unità Operaia (CUO)

Varie sono le caratteristiche che definiscono i CUO, che costituiscono la loro ragione d'essere e i segni distintivi:

a) Rivendicativi e di classe: Difendono le rivendicazioni immediate della classe lavoratrice con o senza affiliazione sindacale, attiva, disoccupata o pensionata. Si orientano verso il superamento della società capitalista e la costruzione del Socialismo. Spronano al superamento delle divisioni nella classe lavoratrice. Promuovono l'integrazione del lavoro manuale e intellettuale, l'equiparazione dei diritti dei lavoratori e lavoratrici qualsiasi sia la loro origine culturale, l'eliminazione delle attribuzioni di genere nell'assegnazione dei posti di lavoro.

b) Militante: Le sue ragioni d'essere si trovano nella conquista e difesa dei diritti e interessi della classe lavoratrice. Tutti i servizi che può offrire dipendono dall'azione sindacale e rifiuta qualsiasi servizio che si basi sull'ottenimento di prebende di qualsiasi tipo.

c) Indipendenti: Obbediscono solo agli interessi, alle necessità e aspirazioni della maggioranza lavoratrice.

d) Femministi: Difendono l'uguaglianza reale tra lavoratori e lavoratrici e combattono ogni forma di discriminazione contro la donna lavoratrice per ragioni del suo genere.

e) Assembleari: La loro sovranità risiede nell'assemblea dell'insieme dei lavoratori.

f) Unitari, plurali e di massa: Sono diversi come la classe lavoratrice ma coincidenti negli interessi oggettivi e aspirano ad unirla.

g) Democratici e partecipativi: Nell'impegno dei lavoratori nella difesa dei loro diritti si esprime il più alto livello di democrazia.

h) Sociopolitici: Oltre al miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita, assumono la difesa di tutto quanto riguarda la classe lavoratrice come tale, nella prospettiva di eliminare ogni tipo di oppressione.

i) Internazionalisti: Perché la lotta dei lavoratori non ha frontiere e i progressi e regressi nelle posizioni degli stessi sono uguali per tutti. Riconoscono come principio l'internazionalismo proletario e si impegnano nell'adesione e nella diffusione delle posizioni della Federazione Sindacale Mondiale (FSM) come organizzazione internazionale che meglio rappresenta il sindacalismo di classe.

Legarsi ai Comitati per l'Unità Operaia (CUO) significa compiere un passo nel necessario recupero delle posizioni del sindacalismo di classe nello Stato spagnolo; significa assumere un impegno ferreo nella difesa dei diritti della classe lavoratrice come tale; significa allontanarsi dalle posizioni corporative di complicità con gli interessi delle sigle sindacali sopra quelli dell'insieme dei lavoratori, senza nessun tipo di discriminazione; significa assumere la necessità della mobilitazione della classe lavoratrice e organizzarla quotidianamente; e significa riconoscere che il capitalismo suppone oggi l'esercizio di un palese furto da parte di una minoranza sfruttatrice ai danni della maggioranza operaia e popolare e che pertanto deve essere eliminato.

4. Piattaforma Rivendicativa

I - CONDIZIONI E DIRITTI LAVORATIVI E DI SICUREZZA SOCIALE

Per il recupero del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni:

- Revisione salariale attraverso un coefficiente che ponderi l'evoluzione del paniere e il consumo di base dei settori popolari, stabilendo un incremento annuale minimo dei punti sull'Indice dei prezzi al consumo pubblicato annualmente dall'Istituto nazionale di statistica

- A uguale lavoro, uguale salario. No alla discriminazione salariale della donna lavoratrice, delle e dei lavoratori immigrati o della gioventù operaia.

- Garantire posti di lavoro alle persone con disabilità in condizioni che garantiscano il loro pieno sviluppo personale e professionale

- Incremento del Salario minimo inter-professionale a 1.200 euro mensili.

- Incremento delle pensioni minime a 1.200 euro mensili

- Prestazione minima illimitata per i disoccupati di 700 euro mensili fino alla ricollocazione effettiva in un posto di lavoro.

- Regolamentazione dei tirocini nelle imprese

- Proibizione legale del taglio delle utenze e degli sfratti per le famiglie lavoratrici in situazioni di disoccupazione. Responsabilità diretta dello Stato in caso di mancati pagamenti derivanti da situazioni di disoccupazione, senza il diritto a scaricare le somme dovute contro il lavoratore o la lavoratrice.

- Gratuità dei servizi pubblici per la popolazione operaia attiva, disoccupata o pensionata, i cui redditi mensili non superano il doppio del Salario minimo interprofessionale.

Per il miglioramento delle condizioni e dei diritti lavorativi:

- Promozione effettiva del lavoro fisso ed eliminazione di ogni forma di contratto precario

- Proibizione di ogni forma di prestazione d'opera. No al traffico di lavoratori, proibizione delle Agenzie di lavoro temporaneo.

- Riduzione generale della giornata lavorativa a 35 ore settimanali, per legge e senza riduzione salariale.

- Riduzione della giornata lavorativa a 30 ore settimanali, per legge e senza riduzione salariale, nei settori produttivi rischiosi per la salute dei lavoratori e particolarmente pesanti.

- Proibizione delle ore di straordinario, salvo nei casi di forza maggiore valutati dal personale dell'impresa.

- Regolamentazione della quinta settimana di vacanze.

- Introduzione del Quarto turno quotidiano, senza riduzione salariale.

- Rifiuto della liberalizzazione degli orari commerciali.

- Riconoscimento immediato di uguali diritti lavorativi, sociali, sindacali e politici alla classe operaia immigrata, indipendentemente dalla sua situazione legale.

- Promozione reale della salute dei lavoratori. Controllo operaio della prevenzione dei rischi lavorativi e dell'attività dell'Ispettorato del Lavoro e della Sicurezza Sociale.

- Partecipazione operaia alla formazione di lavoratori e lavoratrici attivi e disoccupati. Da una prospettiva senza scopi di lucro né di concezioni mercantili, una formazione legata ai centri di lavoro e alle necessità delle classe operaia e con carattere produttivo. Inoltre, nella formazione lavorativa si promuoverà il sindacalismo di classe.

- Allungamento della maternità minima a 12 mesi, con libera disposizione a suddividere questo diritto nella coppia.

- Proibizione dei licenziamenti ai lavoratori e lavoratrici in situazione di incapacità temporanea. Soppressione delle Mutue lavorative [private] per passare alla gestione statale, con inserimento del personale delle suddette.

- Riduzione generale dell'età legale di pensionamento a 60 anni.

- Riduzione dell'età legale di pensionamento a 55 anni per i settori produttivi a rischio per la salute dei lavoratori e lavoratrici o particolarmente faticosi.

- No al Patto di Toledo [riforma delle pensioni]. Prestazioni sociali, iniziando dalle pensioni, a carico del Bilancio Generale dello Stato.

- No all'accordo economico e sociale, che prolunga l'età pensionabile a 67 anni, riduce la quantità delle pensioni e inasprisce le condizioni per accedervi.

- Lotta contro le privatizzazioni e l'innalzamento dei prezzi dei trasporti.

- Fine delle sovvenzioni pubbliche alla Chiesa. No alle esenzioni fiscali.

II - CONTROLLO POPOLARE E OPERAIO, DEMOCRATIZZAZIONE DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA

Contro la corruzione padronale:

- Lotta contro le frodi fiscali.

- Persecuzione economica e penale effettiva delle imprese con capitali nei paradisi fiscali.

- Riforma fiscale progressiva con indurimento delle sanzioni ai monopoli e alle imprese che preveda specificatamente la possibilità di una loro nazionalizzazione.

- Nazionalizzazione di tutti i settori produttivi strategici: Banche, Comunicazioni, Trasporti, Energia, Miniere, Spazi commerciali, catene turistiche…

- Incremento delle imposte alle Società di Investimento a Capitale Variabile (SICAV), sotto le quali si nascondono le grandi fortune, al 45% - che attualmente sono all'1% - per giungere alla loro proibizione.

- Persecuzione di ogni forma di vessazione sul lavoro.

- Persecuzione di ogni frode nella contrattazione e nel pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro.

- Persecuzione di ogni lesione del diritto operaio alla protezione integrale della salute e alla prevenzione dai rischi lavorativi.

- No agli Espedienti di Regolazione dell'Impiego [riforma che facilita i licenziamenti in caso di crisi]

- Nessuna sovvenzione, abbuono o esenzione fiscale ai monopoli e alle grandi imprese.

- No alla spesa pubblica per salvare imprese private.

Per il controllo operaio:

- Diritto del personale e delle organizzazioni operaie a una informazione puntuale e veritiera della situazione economica dell'impresa.

- Controllo operaio del rispetto nell'impresa dei diritti lavorativi e sociali dei lavoratori e lavoratrici. A uguale lavoro uguali diritti, nessuna operaia discriminata.

- Controllo operaio del rispetto dell'ambiente nella produzione.

- Fissazione di un vincolo legale tra la celebrazione dei comitati di impresa e le assemblee precedenti, con periodicità bimestrale. L'assemblea dei lavoratori prenderà decisioni vincolanti sui punti e sullo svolgimento di comitati straordinari.

- Democratizzazione della contrattazione collettiva regolando il dibattito in assemblee nei centri di lavoro.

- Stabilimento del referendum operaio vincolante nell'unità produttiva o nel settore, effettuato sui Contratti Collettivi.

- Promozione della militanza sindacale della gioventù operaia. Difesa dei diritti della gioventù contro la disuguaglianza salariale e la precarietà.

- Riforma Agraria e piano di sovranità alimentare che metta a disposizione degli operai e operaie agricoli/e i grandi latifondi con l'obiettivo della loro socializzazione sotto il controllo operaio.

- Nazionalizzazione dei settori strategici. Partecipazione degli operai al loro controllo e gestione.

III - QUADRO LEGALE. NUOVO STATUTO OPERAIO E LOTTA CONTRO IL LICENZIAMENTO LIBERO.

Per un nuovo Statuto Operaio:

- No al patto sociale. No alle controriforme lavorative e della sicurezza sociale.

- Causalità nella contrattazione.

- Copertura sociale pubblica, universale e gratuita.

- Rafforzamento del Diritto allo sciopero come diritto fondamentale, democratico e collettivo, che deve prevalere sui diritti padronali e individuali.

- Protezione legale dell'attività dei picchetti informativi di fronte al terrore e alla repressione padronale degli scioperi.

- Ampliare il quadro della contrattazione collettiva. Difendere la prevalenza dei contratti.

Lotta contro il licenziamento libero e la frode imprenditoriale:

- Nessun licenziamento senza causa reale provata. No al licenziamento libero.

- Scelta per il lavoratore e la lavoratrice o per i lavoratori e lavoratrici licenziati/e tra la riammissione e l'indennizzo in caso di licenziamento ingiusto.

- Incremento degli indennizzi per licenziamento ingiusto a 60 giorni di salario per anno di anzianità senza limite di mensilità.

- Indennizzo minimo per licenziamento ingiusto di 6 mensilità di salario, indipendentemente dall'anzianità nell'impresa.

- Rescissione indennizzata con le precedenti quantità, per iniziativa operaia, dal primo mancato pagamento del salario.

- Maturazione effettiva dei salari di transazione dall'atto del licenziamento fino alla ricollocazione effettiva sul posto di lavoro o l'estinzione del rapporto lavorativo.

- Soppressione della responsabilità limitata imprenditoriale per debiti salariali e gli indennizzi per licenziamento. Gli imprenditori devono rispondere con il loro patrimonio personale dei debiti con i lavoratori e le lavoratrici.

- Effettiva assistenza giuridica gratuita a carico dello Stato per ogni ricorso lavorativo.

- Regolazione del pagamento dei costi giudiziari per ogni impresa condannata da un ricorso lavorativa in virtù del principio di scadenza oggettiva.

- Incremento al 50% dei contributi padronali al Fondo di Garanzia Salariale.

- No alla sub-contrattazione né alla contrattazione fraudolenta dei lavoratori autonomi con impegno prolungato nell'impresa. Riforma dello Statuto del Lavoratore Autonomo con un ampliamento reale dei diritti sociali e delle misure effettive che evitino la frode.

- Applicazione effettiva del reato inteso come delitto contro i lavoratori. Regolazione della possibilità di accusa per le organizzazioni operaie in modo che questa sia effettiva.

- Diritto alla sindacalizzazione in organizzazioni di classe e allo sciopero nelle Forze armate e nei corpi di polizia.

IV - LA CLASSE OPERAIA MONDIALE. INTERNAZIONALISMO PROLETARIO

- Difesa dei diritti e degli interessi della classe operaia mondiale a partire dalla concezione internazionalista proletaria della lotta operaia.

- Appoggio alle lotte classiste della Federazione Sindacale Mondiale. Difesa dell'integrazione delle strutture sindacali esistente in Spagna alla FSM.

- Solidarietà con i lavoratori e lavoratrici perseguiti in qualsiasi parte del mondo per la loro attività politica e/o sindacale, specialmente quando sono implicate imprese spagnole o con presenza in Spagna, come espressione genuina del nostro internazionalismo proletario.

- Lotta perché in ogni paese in cui un'impresa ha la sua sede sociale o centro di lavoro, si dichiari la competenza giuridica per giudicare le imprese che hanno commesso delitti contro i lavoratori e le lavoratrici in qualsiasi parte del mondo.

- Denuncia delle imprese che attentano ai diritti della classe operaia nei paesi impoveriti e che commercializzano i loro prodotti e servizi nei paesi imperialisti (UE,USA…).

- Lotta contro l'Unione Europea. Uscita della Spagna da questa alleanza imperialista. No alle Direttive dell'Unione Europea.

- Tutti i diritti sociali, lavorativi, sindacali e politici per tutti i lavoratori e lavoratrici migranti.

- No ai Centri di internamento dei lavoratori e lavoratrici migranti.

- Difesa della Pace mondiale.

- Per la dissoluzione della NATO. Uscita immediata della Spagna dalla NATO.

- No alle basi militari imperialiste in Spagna. No ai Patti militari con gli USA.

- Riduzione progressiva della spesa militare.

- Uscita dal FMI, Banca Mondiale e Banca del Commercio

PER IL RECUPERO DEL SINDACALISMO DI CLASSE

PER L'UNITA' OPERAIA

PER LA SOCIETA' SOCIALISTA

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