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Immaginare la Francia del dopo: uno sciopero dei ferrovieri negli Stati Uniti... fermato per decreto presidenziale di Obama!

AC | solidarite-internationale-pcf.over-blog.net
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

17/06/2014

Si moltiplicano i sondaggi per mettere in questione il diritto di sciopero, sempre più minacciose divengono in Francia le dichiarazioni contro i ferrovieri: forse si può intravedere la Francia del dopo sull'altra sponda dell'Atlantico, come mostra l'esempio di Philadelphia.

Negli Stati Uniti ci sono molti più scioperi di quanto si possa immaginare. Oltre alle massicce e inedite mobilitazioni dei salariati dei supermercati e dei fast food dello scorso anno, i movimenti locali che coinvolgono i lavoratori dei trasporti, per esempio, sono relativamente frequenti.

Una differenza importante è l'incapacità di superare l'impostazione corporativa locale, di confrontarsi con un apparato legale repressivo, attraverso una convergenza delle lotte e l'esistenza di organizzazioni nazionali su posizioni di classe.

Non è una fatalità, ma il frutto di decenni di rotture del movimento operaio americano, ancora molto potente negli anni 1920-1930, sotto la copertura del maccartismo negli anni 1950 e ancora della lotta contro il "nemico interno" comunista sotto Reagan dopo il 1980.

Paralizzata la quarta rete ferroviaria urbana degli Stati Uniti, in una città di 6 milioni di abitanti

Lo sciopero dei ferrovieri di Philadelphia ci fornisce un esempio, simbolico per noi, ma sintomatico del modo in cui possono essere trattati i movimenti di sciopero in un paese occidentale dove il movimento operaio ha subito un assottigliamento.

Philadelphia non è una cittadina di provincia. In questa città, la sesta degli Stati Uniti, con circa 6 milioni di abitanti, ogni giorno 130.000 persone dalle periferie salgono sui suoi treni, facendo di questa rete ferroviaria urbana la quarta per importanza del paese, dietro quelle di New York, Chicago e Boston.

Queste reti ferroviarie che collegano le periferie sono ciò che resta della rete ferroviaria americana, completamente smantellata sotto la pressione della concorrenza di automobili e aerei, ridotta alle linee locali condivise tra operatori pubblici e privati.

Lo spettro dello sciopero dei 108 giorni del 1983

Sabato scorso, il 14 giugno, i salariati della SEPTA (southeastern pennsylvanian transport Authority, Autorità dei trasporti della Pennsylvania sudorientale), hanno deciso di scendere in sciopero: 450 macchinisti e conducenti di treni hanno risposto all'appello della BLET (Brotherhood of Locomotive Engineers and Trainmen, Confraternita dei conducenti e dei macchinisti ferroviari) e dell'IBEW (International Brotherhood of Electrical Workers, Confraternita internazionale degli elettricisti).

Una mobilitazione che ha totalmente paralizzato la rete e costretto i 130.000 utenti quotidiani a restare a casa o a trovare delle alternative alle 13 linee che collegano Philadelphia alle sue periferie, o al New Jersey.

Un movimento che ha ridestato lo spettro del grande sciopero regionale del 1983, che era durato 108 giorni.

Al centro della lotta, le rivendicazioni salariali che costituiscono il culmine di cinque anni di tensioni e di battaglie intorno al vecchio contratto collettivo, dal 2009 in attesa di rinnovo! I ferrovieri chiedono il 4,5% di aumento annuo su tre anni, 1 punto in più di quanto proposto dalla direzione di SEPTA.

Il presidente "democratico" Obama chiamato in soccorso… dal governatore "repubblicano" per fermare lo sciopero!

La reazione non si è fatta attendere. Il governatore repubblicano della Pennsylvania, Tom Corbett, si è rivolto direttamente al presidente democratico Obama affinché stronchi lo sciopero.

Detto, fatto. Mr.Obama ha rispolverato una vecchia norma legislativa del 1926, il Railway Labor Act.

Secondo questa legge, il presidente della Repubblica può imporre il ritorno immediato al lavoro, la sostituzione immediata di tutti quelli che intendono continuare lo sciopero, così come l'apertura di negoziati pilotati da una commissione federale che vieta ogni movimento per 8 mesi.

La stampa americana ha fatto un veloce confronto con l'utilizzo da parte del presidente reazionario-liberale Ronald Reagan del Taft-Hartley Act del 1947, che nel 1981 gli aveva permesso di licenziare 11.000 controllori del traffico aereo incorsi nel divieto di sciopero nei "settori economici strategici".

Uno sciopero lontano da noi, in un contesto molto differente, ma gravido di insegnamenti.

Illustra bene l'atteggiamento brutale del presidente "democratico" Obama
(esempio per Hollande) nei confronti del movimento operaio, di ciò che resta al popolo del diritto di intervento in una democrazia chiusa dai grandi interessi economici.

Soprattutto, suona come un avvertimento nel momento in cui si moltiplicano gli appelli mediatici e politici a fermare lo sciopero con ogni mezzo. Gli Stati Uniti, specchio della Francia del dopo, "prima oligarchia del mondo", con un popolo che si piega sotto il giogo dello sfruttamento capitalistico più aperto.


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