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La lotta degli "Uber": alla scoperta dello sfruttamento...

Partito Comunista Rivoluzionario di Francia (PCRF) | pcrf-ic.fr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

28/12/2016

Da diverse settimane gli autisti della società californiana UBER sono in lotta, con azioni spettacolari per denunciare le loro condizioni di lavoro e di "salario", e per cercare di costringere la piattaforma degli Stati Uniti a negoziare le loro rivendicazioni.

Il Partito Comunista Rivoluzionario di Francia sostiene risolutamente questi lavoratori, come tutti coloro che sono vittime delle condizioni di sfruttamento che l'informatizzazione dell'economia, tanto propagandata dagli studiosi della socialdemocrazia, porta a vantaggio del grande profitto e, in ultima analisi, all'oligarchia finanziaria.

La "uberizzazione" dell'economia, modello salvifico per Emmanuel Macron, è una vera e propria regressione sociale: si tratta di un ritorno a forme di sfruttamento della forza lavoro che erano scomparse o ridotte in misura massiccia, come il lavoro a domicilio. Il lavoro a domicilio per esempio riguardava lavoratori dispersi (contadini e proletari) addetti alla produzione della seta: essi possedendo i loro mezzi di produzione, avevano l'illusione di essere artigiani, ma in effetti erano totalmente dipendenti dai fornitori di materie prime, che imponevano quantità, tempi di produzione, qualità, ecc.

Si trattava in realtà di semi-proletari: erano a metà strada tra il proletariato e la piccola borghesia, ma ciò che ha prevalso è stata la condizione sociale piccolo borghese, a causa del loro status illusorio di proprietari dei mezzi di produzione! Il loro sfruttamento era feroce (come illustrato dalla rivolta degli operai della seta a Lione sotto Luigi Filippo). Questa forma di sfruttamento del lavoro ha continuato in varie forme: il lavoro delle sarte a domicilio per esempio, o il lavoro dei pescatori gestiti dai pescivendoli (vedi il film La terra trema di L. Visconti).

Ma torna in auge alla fine del XX secolo, con il telelavoro, l'operaio acquista i suoi strumenti di lavoro e risponde all'ordine in cambio di ciò che è "necessario" per fornire il prodotto del suo lavoro nel tempo dato. E' spesso assunto a tempo determinato, e così quando il datore di lavoro non ne ha più bisogno, viene "gettato via". Spesso, è lui che paga la sua sicurezza sociale. Con Uber e piattaforme simili (tutti, indipendentemente dalle differenze nelle forme e dell'intensità di sfruttamento), il padrone approfitta del fatto che sia disponibile della manodopera - a causa della disoccupazione - e che questa manodopera sogni di essere "indipendente" e libera di organizzare il proprio lavoro; che la legislazione del lavoro appaia ingombrante e limitante dell'iniziativa della piccola borghesia; che la digitalizzazione dell'economia renda possibile collegare immediatamente gli attori sociali superando le relazioni sociali tradizionali; che la forza lavoro impiegata non si presenti come merce, ma come collaboratore mentre l'impresa si presenta come un semplice intermediario con il mercato.

In realtà, l'uberizzazione dell'economia si traduce in una precarizzazione totale dei lavoratori, nel controllo totale della società. Così, da un lato, il lavoratore sopporta l'acquisto (o il leasing) del veicolo, che deve rispondere a criteri specifici in termini di gamma (non sotto una Peugeot 508… e Peugeot trova il suo tornaconto...) e di colori; mette a sue spese, a disposizione dei clienti, acqua minerale e caramelle; la previdenza e l'IVA; la manutenzione dei veicoli... D'altra parte, Uber fissa le tariffe, la percentuale della sua quota (60%), decide chi viene contattato per effettuare una corsa, se un pilota ha causato l'insoddisfazione del cliente viene allontanato. Non ha nessuna responsabilità sociale.

Infine, a guardare bene, vediamo che questo sistema viene utilizzato anche in un altro settore di attività dei "servizi": la prostituzione! Che lo stesso gruppo socialista in parlamento, sotto governi socialisti, avesse approvato sia la legge Macron (nulla da aspettarsi dalla banca Rothschild, nemmeno contro Marine Le Pen), che consente la generalizzazione dell'ubertizzazione in una serie di attività a servizio individuale, e la legge sulla penalizzazione dei clienti delle prostitute, che però depenalizza la prostituzione, è emblematico di un movimento politico il cui obiettivo è in nome della "morale" e della buona coscienza, di fornire un quadro più o meno accettabile per lo sfruttamento capitalistico, a prescindere del dominio nel quale si eserciti.

Oggi, i conducenti di Uber scendono in lotta per le loro rivendicazioni senza mettere in discussione il sistema, per provare a sopravvivere (16 ore di lavoro al giorno per un reddito finale intorno al salario minimo!). Domani toccherà a quelli della cucina a domicilio, perché non gli va meglio. Con l'obiettivo della liquidazione dei costosi servizi pubblici, i Fillon, i Macron, il Partito socialista, l'Unione europea, e, senza dubbio, il Fronte Nazionale (perché dietro le dichiarazioni demagogiche, il suo programma si inscrive nella stessa direzione), favoriscono il proliferare di tutta una serie di attività paramediche, di insegnamento, di gestione della disabilità e della vecchiaia, che saranno risolte con una ubertizzazione diffusa, e con la benedizione dei sindacati gialli.

Sia chiaro: non si tratta di un "problema Uber". Questo è il problema di tutte quelle società capitaliste che pensano di avere trovato il filone d'oro (con una sola "l"...) per arricchirsi alle spalle dei lavoratori autonomi attraverso le possibilità offerte da Internet (l'economia digitale vantata dal Hollande e Valls).

In quanto comunisti, noi certamente non condividiamo la visione del mondo degli autisti di Uber. Noi crediamo che le loro rivendicazioni potrebbero certamente essere più radicali (ad esempio l'IVA potrebbe essere esclusivamente a carico di Uber). Ma diamo piena solidarietà alla loro lotta, perché entrare in conflitto, se ne abbia o meno coscienza, significa diventare partecipi della lotta di classe per difendere i diritti e il potere d'acquisto di tutto il mondo del lavoro. E così, i lavoratori "indipendenti" di Uber si uniscono, la maggior parte di loro per la prima volta, nella lotta di classe. Noi non possiamo che incoraggiare a continuare, e chiediamo ai lavoratori di dimostrare la solidarietà per la loro classe.


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