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- proletari resistenti - movimento operaio internazionale - 26-01-26 - n. 953
Sulle classi sociali
George Mavrikos | mltoday.com
Traduzione a cura di Giaime Ugliano
08/11/2025
International Trade Union Symposium - Atene, 7-8 novembre 2025
Note di George Mavrikos, Presidente dell'Istituto Internazionale dei Lavoratori (International Workers Institute)
Sulle classi sociali
Sono stati scritti e continuano a essere scritti in tutto il mondo molti libri, numerosi documenti e innumerevoli articoli sulla questione delle «classi sociali». Il conflitto ideologico che ruota attorno alla struttura delle classi sociali nella società capitalistica odierna è intenso e permanente. Per questo, come militanti del movimento popolare e come quadri della lotta di classe, dobbiamo acquisire una conoscenza di base di questi temi; dobbiamo conoscere la composizione della società in cui viviamo, della più ampia società della nostra regione e dell'intero mondo.
La conoscenza corretta e l'analisi scientifica della composizione di classe sono un elemento indispensabile per la formulazione della giusta strategia e delle corrette tattiche del movimento operaio. Esse aiutano a determinare con precisione le forze motrici e la linea delle alleanze necessarie della classe operaia con gli altri strati popolari.
La conoscenza accurata della composizione di classe e della stratificazione sociale contribuisce inoltre a comprendere le priorità dell'azione organizzativa del movimento operaio, le esigenze attuali in termini di elaborazione di misure e di adeguamenti organizzativi, cioè gli stessi obiettivi della lotta di classe.
Teorie antiscientifiche
Un compito prioritario dei militanti del movimento operaio è smascherare e respingere le teorie antiscientifiche che, in modo costante, propagandano (fin dal XVIII secolo, ma soprattutto nel XX secolo) la riduzione quantitativa e qualitativa della classe operaia, limitandola ai soli «lavoratori manuali». Oggi una simile concezione emerge con ancora maggiore enfasi nella cosiddetta «teoria dell'era post-industriale», secondo la quale l'industria sarebbe avviata all'estinzione, mentre scienza e tecnologia (informatica, robotica, biotecnologie, nanotecnologie, intelligenza artificiale, ecc.) dominerebbero l'economia. La realtà è che oggi l'industria non si riduce, ma utilizza questi moderni mezzi di produzione per espandersi in nuovi ambiti e per approfondire il grado di sfruttamento a danno della classe operaia. Allo stesso tempo, la classe operaia che li fa funzionare viene formata per vendere la propria forza-lavoro ai proprietari capitalisti di queste industrie e di questi mezzi di produzione.
Varie teorie parlano della «fine della classe operaia» e vengono usate per imporre nella coscienza dei lavoratori l'idea che i loro interessi coincidano con quelli dei proprietari; che la classe operaia stia scomparendo e che, allo stesso modo, stia scomparendo la lotta di classe; che nella società non esista alcuna forza motrice e che non vi sia bisogno di trasformarla per soddisfare i bisogni dei lavoratori. Al contrario, si sostiene che ciò potrebbe essere «realizzato» attraverso lo sforzo comune, il dialogo sociale, concessioni reciproche e la cooperazione tra le classi sociali.
Negli anni Sessanta e Settanta si diffusero teorie non scientifiche sulle classi sociali che definivano confini «elastici» della classe operaia, considerando come tali quasi l'intera popolazione, ciò che esse chiamavano il «popolo lavoratore». Di norma includevano nella classe operaia parti dei ceti medi, i giovani e l'intellighenzia. Queste teorie venivano promosse da alcuni riformisti, che parlavano del cosiddetto «ruolo progressivo» dell'intellighenzia, dei giovani, degli studenti, della «spontaneità» e così via.
Questa deformazione dei confini della classe operaia deforma anche i rapporti tra classi e strati sociali all'interno della società capitalistica e, di conseguenza, travisa i reali interessi di classe, sostenendo che gli interessi della classe operaia coincidano con quelli dell'intellighenzia, in particolare di quella scientifica e tecnica, una parte della quale appartiene ai ceti medi o persino alla borghesia. In questo modo si crea confusione e si occultano le contraddizioni di classe presenti nella società, si indebolisce la lotta di classe della classe operaia e il suo obiettivo finale, e si fornisce uno strumento per il mantenimento dello sfruttamento.
Lo sviluppo del capitalismo accresce la classe operaia sia quantitativamente sia qualitativamente. Nelle condizioni moderne, segnate da una crescente applicazione della scienza e della tecnologia al processo produttivo, la questione della struttura di classe diventa ancora più complessa e attuale. Insieme all'altra questione centrale della «natura e del carattere dello Stato», essa costituisce uno dei due nodi fondamentali per il movimento sindacale di classe e per i suoi quadri.
La formazione delle classi sociali
La società capitalistica, come ogni società divisa in classi, è composta da classi sociali e da strati sociali. Queste classi non sono né statiche né eterne, poiché sono sempre direttamente legate al sistema sociale di produzione che esiste in ogni determinato periodo storico.
Di conseguenza, nella società primitiva non esistevano classi, perché di fatto non esisteva la proprietà privata. Vi era una divisione primitiva del lavoro tra i due sessi. Gli esseri umani vivevano e si sostentavano direttamente dalla natura; la produttività del loro lavoro non era in grado di creare un prodotto eccedente che potesse appartenere a una persona o a un gruppo.
Lo sviluppo degli strumenti, dei mezzi di produzione, vale a dire la «scoperta» dell'agricoltura e dell'allevamento, creò le condizioni affinché determinati gruppi di persone si dedicassero a uno specifico tipo di lavoro. La produttività del lavoro aumentò e così si generò un prodotto eccedente, un surplus che apparteneva a coloro che lo producevano, a chi disponeva degli strumenti adeguati per l'agricoltura o possedeva animali per la produzione di beni di origine animale. Queste persone, gradualmente, iniziarono a scambiare il prodotto eccedente. Ebbero così inizio la proprietà privata e la schiavitù.
In queste condizioni cominciò la dissoluzione della società primitiva senza classi. La tendenza all'espansione della proprietà privata condusse a guerre tribali, nelle quali i proprietari cercavano di sottomettere altre tribù e di creare schiavi; ebbe così inizio l'espansione della società schiavistica, la prima società di classe mai esistita. Progressivamente si svilupparono anche le attività commerciali e i profitti si accumularono nelle mani di proprietari privati che erano al tempo stesso proprietari di schiavi.
In questo modo, passo dopo passo, si formò la divisione della società in classi e strati sociali.
Da un lato vi erano i proprietari dei mezzi di produzione: schiavisti, feudatari, borghesi. Dall'altro lato vi erano coloro che erano strumenti e proprietà degli schiavisti, come gli schiavi nella società schiavistica, oppure disponevano di pochi strumenti per lavorare la terra del signore feudale, come i piccoli contadini liberi e i servi nel sistema feudale, oppure avevano semplicemente le proprie mani e la propria mente, come la classe operaia sotto il capitalismo, e le vendevano; cioè vendevano la propria forza-lavoro per vivere.
Naturalmente esistevano anche strati sociali intermedi, come artigiani, mercanti e simili, sia nella società schiavistica sia nel sistema feudale. Anche sotto il capitalismo esistono ceti medi o intermedi, che verranno analizzati più avanti.
In questo modo, in ogni formazione socio-economica iniziò a manifestarsi la posizione contraddittoria di due classi fondamentali. Ebbero inizio i conflitti di classe.
Il primo grande scontro di classe della storia è considerata la rivolta di Spartaco nel I secolo a.C., alla quale parteciparono oltre centomila schiavi. Karl Marx, in una delle sue lettere a Friedrich Engels, scrive: «Spartaco appare come la personalità più famosa emersa dall'antichità… Un grande generale, un vero rappresentante del proletariato dell'antichità».
Feudatari, aristocratici, proprietari terrieri, imperatori, papi, cardinali e re concentravano terre e risorse finanziarie in quanto proprietari e controllavano il commercio. I mercanti, che facevano da intermediari nella circolazione delle merci, penetrarono nell'artigianato e nella manifattura; in questo modo divennero proprietari di tali centri produttivi.
Questa tendenza si sviluppò ulteriormente, conferendo potere economico ai proprietari dei centri manifatturieri e dell'industria artigianale e dando vita alla nuova borghesia emergente. Essi divennero così i primi capitalisti del loro tempo, all'interno di un sistema di produzione sociale ancora feudale.
Dall'altro lato, i piccoli produttori agricoli, gli altri produttori indipendenti e gli artigiani furono costretti, per poter sopravvivere, a vendere la propria forza-lavoro ai capitalisti in cambio di una retribuzione. In questo modo si formarono i primi nuclei della classe operaia della loro epoca. In Inghilterra, per esempio, dove erano necessari pascoli per nutrire le pecore e utilizzare la loro lana nell'industria, i contadini poveri furono obbligati ad abbandonare la terra e a cercare lavoro nelle industrie oppure a rimanere disoccupati. Allo stesso tempo, gli artigiani concentrati nelle manifatture divennero operai nei grandi centri industriali.
Un altro fattore che contribuì all'«approvvigionamento» dell'industria di manodopera fu l'abolizione della schiavitù. Un esempio tipico è la guerra negli Stati Uniti tra Nord e Sud, dove il trasporto degli schiavi neri dall'Africa manteneva la schiavitù nelle piantagioni e limitava lo sviluppo capitalistico. La vittoria del Nord liberò gli schiavi e li «sciolse» nei centri industriali. Lo stesso vale per lo sterminio di milioni di indiani d'America nel continente americano, in prossimità di grandi centri industriali con un'elevata concentrazione di lavoratori.
In queste aree, in Europa soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove si concentrava la classe operaia, iniziarono a manifestarsi i primi tentativi di azione collettiva di classe, per l'unità dei lavoratori contro lo sfruttamento capitalistico.
Classi sociali fondamentali e «non fondamentali»
Nelle società di classe esistono le classi fondamentali, che svolgono un ruolo dirigente nella produzione, e le classi «non fondamentali», ossia i diversi strati sociali che si collocano tra le due classi fondamentali; per questo vengono definiti ceti medi o intermedi.
La lotta di classe nella società capitalistica si svolge principalmente tra le due classi fondamentali, e ciascuna di esse cerca di attirare dalla propria parte alleati tra le classi non fondamentali e gli altri strati sociali intermedi.
Nel capitalismo le due classi fondamentali sono, da un lato, la borghesia, la classe dei capitalisti, e dall'altro la classe operaia.
La definizione di classe è stata elaborata dai grandi pensatori K. Marx e F. Engels nelle loro opere classiche ed è stata poi compiutamente formulata da V. I. Lenin. Nell'opera La grande iniziativa egli sottolinea che:
Le classi sono grandi gruppi di persone che si distinguono tra loro:
- per il posto che occupano in un sistema storicamente determinato di produzione sociale,
- per il loro rapporto, nella maggior parte dei casi fissato e formalizzato, con i mezzi di produzione,
- per il ruolo che svolgono nell'organizzazione sociale del lavoro e, di conseguenza,
- per la dimensione della quota di ricchezza sociale di cui dispongono e per il modo in cui la acquisiscono.
I capitalisti sono: l'industriale, il commerciante, il banchiere, il proprietario di vaste estensioni di terra coltivate da lavoratori, il proprietario di grandi complessi alberghieri, e così via. Sono coloro che possiedono capitale e lo impiegano nel processo produttivo e nella circolazione delle merci; coloro che possiedono i mezzi di produzione messi in funzione dai lavoratori di cui acquistano la forza-lavoro. Sono coloro che partecipano al processo produttivo in quanto proprietari e che traggono il proprio reddito dai profitti ottenuti attraverso lo sfruttamento dei lavoratori che impiegano, poiché le merci prodotte contengono un valore superiore al valore della forza-lavoro, il plusvalore. Essi dispongono di redditi elevati, assicurano a sé stessi una vita agiata e accumulano ricchezza.
I lavoratori, o proletari, sono coloro che non possiedono i mezzi di produzione; coloro che vendono la propria forza-lavoro fisica o intellettuale, o entrambe, con il lavoro intellettuale oggi sempre più diffuso, e ricevono il loro reddito sotto forma di salario, compenso, paga oraria o settimanale; coloro che hanno redditi bassi e faticano a coprire le proprie spese; coloro il cui lavoro consiste principalmente nell'esecuzione delle direttive dei superiori; coloro che sono oppressi nel sistema capitalistico.
Più precisamente, le classi fondamentali sono, da un lato, la classe sociale che possiede i mezzi di produzione e, dall'altro, la classe sociale sfruttata e oppressa.
Nel corso dei secoli, le classi fondamentali sono state:
- nella società schiavistica, da un lato i proprietari di schiavi e dall'altro gli schiavi;
- nel feudalesimo, da un lato i signori feudali e dall'altro i servi;
- nel capitalismo, da un lato la borghesia e dall'altro il proletariato.
Il proletariato comprende non solo gli operai dell'industria, ma anche i lavoratori del commercio, dei cosiddetti «servizi», i lavoratori agricoli, gli impiegati bancari e così via.
La classe operaia presenta inoltre diversi strati e una stratificazione interna, per esempio:
- il proletariato di fabbrica, che lavora nelle grandi fabbriche, è concentrato e costituisce il cuore della classe operaia;
- il proletariato industriale, che comprende sia gli operai di fabbrica sia i lavoratori impegnati nei grandi cantieri, nei trasporti, in altre industrie più piccole e così via;
- i disoccupati, che costituiscono l'esercito industriale di riserva.
All'interno della classe operaia esiste inoltre una differenziazione in base al settore di occupazione, alla professione, (per esempio ingegnere, impiegato, contabile, tornitore), al livello della retribuzione e ad altri fattori.
Tutto ciò costituisce una conoscenza necessaria ai fini dell'unità di classe della classe operaia.
Il rapporto tra capitalisti e lavoratori non si limita al rapporto tra il singolo capitalista e i lavoratori che egli sfrutta. È un rapporto tra classi sociali nel loro insieme. I capitalisti, nel loro complesso, si appropriano del prodotto non pagato del lavoro dell'intera classe operaia. In questo senso, la produzione capitalistica ha un carattere sociale che tuttavia avvantaggia soltanto gli sfruttatori.
Gli strati intermedi
Naturalmente la società borghese non è composta soltanto dalla borghesia e dalla classe operaia. Tra di esse esistono strati intermedi urbani e rurali, la cui caratteristica principale è che, pur possedendo alcuni mezzi di produzione, questi non sono sufficientemente estesi da permettere loro di non lavorare in prima persona. In altre parole, non fanno uso del lavoro salariato altrui oppure lo utilizzano solo in misura limitata.
Essi occupano quindi una posizione intermedia tra la borghesia e la classe operaia. Nel capitalismo agisce una tendenza all'espropriazione che sottrae ai produttori diretti i mezzi di produzione di cui dispongono. Prevale la tendenza al rinnovamento rivoluzionario dei mezzi di produzione, cioè alla loro sostituzione con altri nuovi, più moderni e tecnologicamente avanzati. Di conseguenza, il processo produttivo e la forza-lavoro diventano sempre più concentrati e sempre più sociali.
La conclusione finale è che prevale la tendenza alla distruzione dei produttori indipendenti. Un elemento complementare di questo processo è la tendenza degli strati intermedi a riprodursi in nuovi settori produttivi o a mantenersi nei cosiddetti «settori dei servizi», cioè nello scambio di reddito contro lavoro, dove i rapporti capitalistici e la loro organizzazione non si sono ancora pienamente diffusi (per esempio in varie categorie di lavoratori come i fisioterapisti, gli autonomi nei servizi Internet e simili).
A seconda del grado di utilizzo del lavoro salariato altrui e del livello di reddito, parti degli strati intermedi sono più vicine alla classe operaia, mentre altre si avvicinano marginalmente alla borghesia. Per loro natura, questi strati oscillano socialmente tra la borghesia e la classe operaia.
Strati interclassisti - strati sociali intermedi
I contadini. Esistono agricoltori che possiedono vaste estensioni di terra, sono ricchi e sfruttano i lavoratori che coltivano i loro terreni; in genere dispongono di una produzione verticalmente integrata, sia in agricoltura sia nella trasformazione dei prodotti di origine animale. Questi agricoltori sono ricchi e appartengono alla borghesia.
Vi sono poi agricoltori intermedi, con appezzamenti più ridotti, ma in grado di meccanizzare la produzione e di garantire un reddito sufficiente per vivere. Esistono però anche agricoltori poveri, che possiedono pochissima terra e faticano a sopravvivere; essi costituiscono la grande maggioranza. Questi sono gli alleati più stretti della classe operaia e una forza motrice del progresso sociale. L'elemento rurale, i contadini poveri, in quanto servi, costituiva una classe fondamentale nell'epoca del feudalesimo.
Naturalmente esistono anche i lavoratori della terra, il proletariato agricolo.
Friedrich Engels, nella sua opera La questione contadina in Francia e in Germania del 1894, suddivide i contadini in lavoratori agricoli senza terra, piccoli agricoltori, medi e grandi. Egli segnala inoltre l'esistenza dei grandi proprietari fondiari, che costituiscono un'«impresa apertamente capitalistica».
L'intellighenzia. Essa costituisce anch'essa uno specifico strato sociale intermedio. Nelle condizioni attuali, caratterizzate dall'intelligenza artificiale e dalla crescente applicazione della scienza e della tecnologia al processo produttivo, la sua presenza cresce sia qualitativamente sia quantitativamente ed è eterogenea dal punto di vista di classe. Vi sono, per esempio, medici che lavorano nel proprio studio o in centri diagnostici come liberi professionisti; altri medici che lavorano in ospedali privati e il cui unico reddito è il salario, mentre il proprietario dell'impresa beneficia del loro sfruttamento.
Dall'altro lato vi sono medici che possiedono ospedali, cliniche private e grandi studi, e che impiegano altri medici. Essi li sfruttano e ne traggono profitto. Lo stesso vale per avvocati, ingegneri, architetti e così via.
La gioventù. Non è una classe sociale, ma uno strato sociale intermedio e interclassista, così come lo sono gli studenti universitari.
La posizione dei giovani nella società è determinata dalla classe di provenienza. Per questo si parla di «figli e giovani della classe operaia o dei contadini poveri», così come di «figli della borghesia». Naturalmente, quando i giovani entrano nel processo produttivo, essi appartengono a classi sociali determinate dalla loro posizione nella produzione; di conseguenza, appartengono alla classe operaia, oppure all'elemento rurale povero, oppure ai lavoratori autonomi, oppure alla borghesia.
Alcune ulteriori questioni riguardanti la classe operaia
Secondo l'impostazione marxista dominante, i criteri già esposti sulla base della definizione leniniana delle classi sociali devono essere considerati nel loro insieme, in modo unitario e complessivo, e non separatamente né per singoli gruppi di criteri.
Se si dovesse attribuire una priorità a uno di essi per la sua particolare importanza, questo sarebbe il criterio del «rapporto con i mezzi di produzione», senza che tuttavia esso sia l'unico elemento che determina socialmente l'appartenenza o meno di una persona alla classe operaia.
Alcuni esempi:
Il direttore di una multinazionale, che lavora ogni giorno ma che magari non possiede azioni o mezzi di produzione, tuttavia:
- è retribuito con una percentuale dei profitti,
- riceve una remunerazione monetaria da cinque a dieci volte superiore a quella di un semplice operaio,
- non svolge un ruolo esecutivo, ma un ruolo amministrativo nel processo produttivo.
Questa persona può lavorare molte ore al giorno, anche più del custode della stessa azienda, ma non appartiene alla classe operaia; appartiene alla borghesia. Per esempio, un direttore generale o il presidente del consiglio di amministrazione di un gruppo imprenditoriale rientrano nella stessa categoria.
Il personale dirigente di livello inferiore può appartenere sia alla borghesia sia agli strati intermedi salariati, avendo salari più elevati e un ruolo di coordinamento o di coordinamento intermedio, come ad esempio un caporeparto in una grande industria.
Il ruolo della classe operaia
La classe operaia possiede caratteristiche che la rendono una classe d'avanguardia per il progresso sociale, caratteristiche che le conferiscono un ruolo dirigente nel cammino verso la democrazia e il socialismo.
Le più fondamentali di queste caratteristiche sono:
- è legata alla produzione su larga scala della ricchezza, che cresce costantemente con la concentrazione e la centralizzazione del capitale;
- è la principale forza produttiva della società capitalistica, poiché produce tutti i beni, dai mezzi di produzione ai beni di consumo che i capitalisti vendono per trarne profitto;
- è concentrata nelle grandi imprese, nei poli industriali delle città, nelle grandi aree urbane e nelle fabbriche;
- eleva continuamente il proprio livello di istruzione, le conoscenze tecniche, l'esperienza e le competenze;
- è la classe dotata della migliore disciplina, acquisita attraverso la partecipazione al processo produttivo; è caratterizzata inoltre da un modo di lavoro e di azione collettivo, nonché da spirito combattivo, stabilità e coesione;
- è la classe che si organizza nelle proprie strutture, poiché dispone di sindacati propri e di una vasta esperienza storica di lotte e di conflitti di classe;
- come classe, è in grado di esprimere gli interessi economici e politici fondamentali di tutto il popolo lavoratore e di unire attorno a sé i contadini poveri e i lavoratori autonomi, data la costante tendenza alla loro proletarizzazione con lo sviluppo del capitalismo;
- è la classe che, con il rovesciamento del sistema capitalistico, «non avrà nulla da perdere se non le proprie catene».
Queste caratteristiche mettono in luce il ruolo d'avanguardia della classe operaia nella lotta per organizzare una società senza padroni e senza sfruttamento. Essa può porsi questo obiettivo solo se è organizzata nel proprio partito politico d'avanguardia.
Nel mondo contemporaneo tali caratteristiche si rafforzano ulteriormente e rendono la classe operaia ancora più centrale, poiché essa acquisisce un livello di istruzione più elevato, conosce e utilizza le conoscenze tecniche e le nuove tecnologie, ed è informata, attraverso l'internazionalizzazione, sugli avvenimenti di ogni angolo del mondo. Questa internazionalizzazione facilita la formazione dei lavoratori, l'ampliamento della loro esperienza, il coordinamento e l'espressione della solidarietà e dell'internazionalismo.
L'internazionalizzazione e il coordinamento delle lotte di classe conferiscono maggiore forza alla classe operaia e rendono più incisivo il suo intervento sul piano economico, politico e ideologico, a condizione, naturalmente, che tali lotte abbiano un contenuto e una direzione chiari e siano condotte contro i capitalisti fino al loro rovesciamento.
Inoltre, il rovesciamento del sistema socialista avvenuto tra il 1989 e il 1991 nell'Unione Sovietica e negli altri paesi socialisti impone al movimento operaio internazionale di studiare gli errori, le debolezze e le omissioni che portarono a quelle sconfitte e di trarre insegnamenti dall'esperienza negativa. Dalle lotte di classe per una società senza sfruttamento si possono ricavare insegnamenti preziosi.
Tutti questi sono i motivi principali per cui oggi la classe operaia è al centro, è il cuore del processo produttivo e possiede la «capacità decisiva». Comprenderne il ruolo e la missione storica, costruirne l'unità e conquistare i suoi alleati naturali in una vasta alleanza sociale può cambiare il corso degli eventi a tutti i livelli.
Ogni sviluppo delle società basate sullo sfruttamento, fino a oggi, è stato il risultato della lotta di classe. Le lotte di classe hanno abbattuto il regime schiavistico, in seguito hanno rovesciato il feudalesimo e domani rovesceranno il regime capitalistico.
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