www.resistenze.org - proletari resistenti - salute e ambiente - 14-11-02

ordine del giorno approvato nel seminario:

Il diritto alla salute nei luoghi di lavoro e sul territorio


Promosso da
 MEDICINA DEMOCRATICA E IL FORUM PER LA DIFESA DELLA SALUTE DI MILANO E LOMBARDIA:
svoltosi il 7 novembre ore 10-14
presso la Saletta della Sede del Consiglio di Amministrazione del Dopolavoro Ferroviario
Viale F.lli Rosselli 82

Partecipanti: 23 di cui 3 provenienti dalla Confederazione Elvetica (Svizzera) Coordinatore: Gino Carpentiero - Medicina Democratica - Firenze
Le politiche neoliberiste da anni tendono allo smantellamento dei servizi sanitari pubblici, inserendo elementi di privatizzazione sempre più spinti.
Dapprima il FMI, ora il WTO propongono (e impongono) stravolgimenti e soluzioni tendenti a trasferire il denaro pubblico impiegato nella sanità ad organismi di carattere privato: ci si vuole uniformare a sistemi assicurativi di tipo americano (USA).
L’analisi scientifica dice invece che i sistemi migliori, quelli che hanno più efficacia quanto ai risultati di salute e che al tempo stesso sono i meno costosi, sono i servizi sanitari nazionali pubblici.
Occorre respingere la deriva liberista in sanità e stabilire in tutta Europa sistemi sanitari nazionali autentici, basati sull’universalità delle prestazioni e la fiscalità generale.
Di pari passo le politiche liberiste nel campo della flessibilità del lavoro e della deregulation (licenziamenti con o senza giusta causa), portano a peggiorare la condizione lavorativa aumentando gli infortuni e le malattie professionali, tra le quali sono da segnalare i tumori professionali, ancora largamente sottostimati rispetto alla loro entità reale ( a questi vanno poi sommati gli altri tumori dovuti all'inquinamento degli ambienti di vita, in particolare da traffico veicolare).
Chi ne fa maggiormente le spese sono tutte le categorie di lavoratori meno garantite: in particolare i cosiddetti lavoratori atipici (interinali, co.co.co., contrattisti a termine etc,) gli immigrati, i lavoratori edili impegnati nei grandi cantieri come la TAV ( in maggior misura quelli provenienti dal Sud Italia), le donne, impegnate nei lavori più faticosi e ripetitivi cui si sommano quelli domestici, i lavoratori delle cooperative di servizi (facchini etc).  Ma anche la classe operaia più tradizionale è “sotto tiro” in Italia per l’attacco all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori”, per l'allungamento dell'età pensionabile, per l'aumento dello stress legato ad un'organizzazione del lavoro meno che mai a misura d'uomo ( Turni di lavoro "impossibili" con uso smodato del lavoro notturno anche quando non necessario, , ritmi elevati, straordinari legali e illegali ,violenza morale utilizzata sempre più spesso).
Anche l'applicazione della normativa sulla sicurezza, che presenta anch'essa incongruenze, come quella di voler stabilire dei TLV ( Valori Limite ) per le sostanze cancerogene, è ancora estremamente carente a livello europeo e italiano.
L'azione dei sindacati è risultata estremamente carente su queste problematiche negli ultimi 20 anni e ne è la riprova la "solitudine" degli RLS (Rappresentanti alla sicurezza previsti dal DL 626); a ciò si sposa la crisi dei servizi di prevenzione pubblici,che con la fine dell'intervento partecipato degli anni '70, ma anche per carenze di organici, hanno perso incisività ed efficacia nella loro azione di controllo.
Il quadro è ulteriormente aggravato dall'azione degli enti assicurativi ( come l'INAIL), che si pongono spesso come controparte dei lavoratori.
Una critica infine va fatta anche agli enti di ricerca scientifica, dalle organizzazioni ufficiali come l' OMS e l'Agenzia Europea per la salute e la Sicurezza del Lavoro, sia agli istituti universitari o parauniversitari, come lo IARC ) devono porsi il problema di una maggiore incisività per evitare che le regole dettate dal Mercato prevalgano sempre e comunque su quanto asserito dagli Organismi scientifici .
Medicina Democratica e il Forum Sociale sulla Salute di Milano e Lombardia propongono di:
Omogeneizzare a livello europeo i punti di eccellenza e le esperienze più avanzate dei vari paesi a tutti i livelli ( sia normativo che partecipativo da parte di lavoratori e cittadini )
Estendere la rete dei Servizi di Prevenzione Pubblici decentrati a livello europeo, sul modello italiano, ove dovrà essere rilanciato il ruolo di supporto per i lavoratori.
Riprendere quanto di valido rimane dell’esperienza storica italiana degli anni ’70 , compresa la rivalutazione della soggettività operaia, secondo i principi della non delega ai tecnici e della validazione consensuale sull’intervento degli stessi; evitare in tal modo la solitudine degli RLS sia perché gli stessi ricevano le informazioni adeguate sui rischi e le possibili soluzioni, contestualizzate alla propria fase di lavoro e socializzino le conoscenze agli altri lavoratori; si propone l' RLS di gruppo omogeneo o di reparto per le aziende medio-grandi con la valenza del delegato alla sicurezza di G.O. del passato ) .
Rimettere in discussione in tutta Europa tutte le leggi (in particolare su pensioni , orari e turni di lavoro, licenziamenti e precarietà del lavoro) che confliggono con la legislazione sulla salute e sicurezza e con i principi generali fissati dall'OMS e dall'Agenzia Europea sulla Salute e Sicurezza del Lavoro; anche per i lavoratori, come per tutti gli abitanti del pianeta va ribadito il concetto di Salute, non come assenza di malattia, ma come Benessere Fisico, Psichico, Sociale.
Legare le lotte per la salute nei luoghi di lavoro a quelle per un ambiente di vita salubre, contribuendo a creare le condizioni, in particolare laddove si sia in presenza di impianti a rischio rilevante, per l'unità della lotta tra cittadini e lavoratori per evitare conflitti in cui la giusta esigenza del diritto al lavoro non finisca per sacrificare il diritto alla salute dei cittadini oltre che dei lavoratori stessi, con conseguenze dannose per entrambi.
Estendere a livello mondiale i diritti dei lavoratori e delle popolazioni in difesa della Salute e dell’Ambiente, evitando il decentramento delle lavorazioni nocive e lesive del diritto alla salute nei paesi dell'Est Europeo o in quelli del Terzo e Quarto mondo; in questo modo si potrà anche evitare il ricatto nei confronti dei lavoratori europei sull’occupazione.
MEDICINA DEMOCRATICA E IL FORUM SOCIALE SULLA SALUTE DI MILANO E LOMBARDIA chiedono inoltre che le OO.SS. riprendano a contrattare positivamemente l'organizzazione del lavoro, abbandonando pratiche di monetizzazione del rischio che ne hanno contraddistinto la pratica negli ultimi 20 anni ed in particolare che non vengano più firmati accordi con la controparte padronale che confliggano con la legislazione sulla sicurezza e con i principi generali dell'OMS e dell'Agenzia Europea sulla Salute e Sicurezza del Lavoro.
MEDICINA DEMOCRATICA E IL FORUM SOCIALE SULLA SALUTE DI MILANO E LOMBARDIA SI BATTONO PER LA CREAZIONE NEI PROSSIMI MESI DI UN FORUM SOCIALE EUROPEO PERMANENTE SULLA SALUTE E SICUREZZA DEL LAVORO, CHE SIA RAPPRESENTATIVO DELL'INTERA EUROPA E PARTE INTEGRANTE DEL PIU' GRANDE MOVIMENTO MONDIALE CHE SI BATTE PER L ' USCITA DAL LIBERISMO E PER UN LAVORO CHE SIA ADATTATO ALLE POSSIBILITA' E CAPACITA' DI OGNI INDIVIDUO