Le ricerche epidemiologiche: malattie e suicidi effetti devastanti
dell'insicurezza
Dorino Piras
Esiste un risvolto per così dire "sanitario" alle note vicende FIAT?
La sanità della nostra Regione subirà dei contraccolpi dal passaggio dalla
condizione di occupato a quella di prepensionato, cassaintegrato e quindi
disoccupato di migliaia di lavoratori?
Le ricerche epidemiologiche ci dicono che effettivamente la salute dei
componenti di una comunità in cui aumenta in modo vertiginoso il passaggio in
"mobilità discendente" di molti suoi componenti peggiora. Ancora
meglio lo "Studio Longitudinale Torinese" conclude il capitolo sulla
mobilità sociale e mortalità affermando che "l'uscita dal mercato del
lavoro - anche quella verso il pensionamento - presenta delle conseguenze
devastanti nella classe operaia e nella piccola borghesia" per ciò che
riguarda gli effetti specifici e diretti sulla mortalità.
Il problema è d'altra parte immediatamente comprensibile anche al di là dei dati
scientifici: il passaggio a condizioni sociali inferiori (mobilità discendente)
provoca un aumento dei problemi sanitari (malattie nervose, cardiovascolari,
tossicodipendenze, problematiche osteo-articolari etc) con una maggior ricaduta
sui costi dell'assistenza sanitaria soprattutto nelle fasce più deboli della
popolazione. Se inoltre moltiplichiamo migliaia di posti di lavoro per i
componenti delle famiglie che dipendono da quei posti il quadro non potrà non
apparire preoccupante.
Come Medicina Democratica non possiamo non porre il problema sia ai nostri
Amministratori, sia a tutte le forze politiche che nelle adeguate sedi dovranno
dibattere sulla distribuzione della spesa sanitaria. Non possiamo ad esempio
tacere il rischio di un cattivo uso dei dati che la ricerca epidemiologica ci
fornisce.
Perché è chiaro che la destinazione delle risorse non potrà essere ritagliata
sui dati passati in quanto si verificheranno sicuramente dei cambiamenti sul
numero, distribuzione e prevalenza delle patologie date dall'immissione
velocissima di soggetti che perderanno il lavoro.
Un buon uso dei dati epidemiologici invece ci segnalerà come i cittadini più
svantaggiati si ammaleranno di più, avranno maggiore difficoltà nell'accesso ai
servizi sanitari, avranno minore capacità di scelta, arriveranno nei pronto
soccorsi con un maggiore numero di patologie e in condizioni più gravi. Senza
parlare della prevenzione: le condizioni svantaggiate limitano le capacità di
scelta della persona e quindi agiscono contro il cambiamento delle abitudini
(leggi fumo, alcool droga ecc.).
Scontata è la crescita delle diseguaglianze di salute nella popolazione con
gruppi di popolazione sempre più sani ed altri sempre meno capaci di
contrastare la malattia: ma proprio l'esistenza di questi gruppi più sani è la
prova che è possibile per tutti arrivare almeno a quel grado di salute, che una
quota del peso delle malattie che grava sulla società può essere evitata.
Non da oggi proponiamo un percorso diverso nel ripensamento della sanità dove
la programmazione regionale deve possedere criteri di ripartizione del fondo
sanitario commisurati al bisogno certamente, ma considerando le differenze
sociali come un criterio a cui attribuire un peso importante nella misura del
bisogno. Esiste la necessità di programmare i finanziamenti verso
l'identificazione di obiettivi mirati a questi scopi e valutare l'impatto vero
di questi obiettivi sull'equità nei risultati di salute. Ebbene noi
sottolineiamo con forza il proporsi di questo nuovo quadro sociale ed i pericoli
connessi per l'organizzazione sanitaria che sarà immediatamente chiamata a dare
risposte adeguate a questi cambiamenti.
Medicina Democratica come movimento di base di operatori ed utenti della sanità
chiede con forza che questo tema entri nell'agenda di discussione
dell'Amministrazione e delle forze politiche con opportune direttive fin dal
prossimo Piano Sanitario Regionale che non potrà trovarsi impreparato a questo
nuovo scenario. Oltre al fatto che è compito del sistema sanitario assicurare a
tutti i cittadini la sicurezza rispetto alla disponibilità delle cure, oltre al
fatto che è nostra convinzione che non sia così difficile costruire consenso
intorno ad obiettivi redistributivi della politica fiscale se questi sono
giustificati sulla base di obiettivi di salute.
da Medicina democratica