www.resistenze.org - proletari resistenti - salute e ambiente - 29-07-03

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI
KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS
istcom@libero.it

Lettere dell’Istituto 3

Organismi Geneticamente modificati- O.G.M.


Sterile violenza della mente sulla Natura.

Il Mito di Dedalo.
“Al fine di consentire a Parsifae di soddisfare la sua mostruosa libidine,
Dedalo costruì una macchina che permetteva a Pasifae di accoppiarsi con un toro. Dalla scellerata industria e dal pericoloso ingegno trasse origine il Minotauro, che divorava i giovani. Ma Dedalo aggiunse male al male e protesse il male con il male. Costruì, cioè, il Labirinto, opera meravigliosa dal punto di vista tecnico, ma che serviva ad un fine nefando. Serviva, infatti, come trappola per quei giovani ed a nascondere il Minotauro. Al fine di non restare nella memoria degli uomini solo per le sue male arti, Dedalo fu anche autore del filo, capace di sciogliere i meandri del Labirinto e far ritrovare così ai giovani la via della liberazione.
Le invenzione meccaniche possono migliore l’intera esistenza e tutta via sono strumenti di vizio e morte. I veleni e le macchine da guerra superano lo stesso Minotauro.
La tecnica è ambigua per essenza: produce il male ed offre insieme rimedio al male.”
(F. Bacone, De Sapietia veterum).

Se fosse per noi, ci fermeremmo già qui: è privilegio dei grandi geni rivoluzionari penetrare le fitte nebbie del futuro e leggerne gli sviluppi come in un palmo della mano e che fa, poi, di loro grandi maestri.
La complessità teorica e pratica poste dagli O.G.M. e più in generale dagli sviluppi della scienza e della tecnica già a partire dagli inizi del XX secolo sono già tutte poste con grande lucidità nel “ Mito di Dedalo”.

Noi qui ci limiteremo a sviluppare un ragionamento specifico sulla natura e base teorica degli O.G.M.
Le questioni teoriche di fondo sono state da noi affrontate in “ Genetica: Teoretica delle categorie concettuali.”, che è poi la relazione tenuta a Tolentino nel 1999, ed a cui rinviamo.

Si tende a presentare la validità della ricerca scientifica inerente gli O.G.M. – noi qui faremo unicamente riferimento a questo segmento della Genetica – con la teoria che essa consente di dare un decisivo contributo al superamento della fame nel mondo, dando così legittimità umanitaria e valenza sociale a tale ricerca ed alla sua applicazione.

La teoria è destituita di qualsiasi fondamento scientifico, giacché si basa su un errore teorico e su un falso.

Per quanto attiene il falso:
la situazione di crisi che attraversa il sistema di produzione capitalistico è determinata esclusivamente dalla crisi di sovrapproduzione, e quindi anche dalla pesante sovrapproduzione nel campo agricolo.
Esistono specifiche ed attente politiche agricole e disposizioni legislative atte a mantenere la produzione circolante entro certi limiti al fine di mantenere alto il prezzo e tramite la politica dell’ammasso ritirare dalla circolazione produzione in sovrappiù per poi distruggerla. Sono note le distruzioni della produzione di pomodori, ma note sono le pesanti sanzioni contro i contadini del nord-est d’Italia il cui grave e scellerato crimine è stato quello di produrre una quantità maggiore di latte rispetto alle quote di produzione loro assegnate.
Le celle frigorifero della Comunità Europea sono piene di derrate alimentari: burro, olio, carne ritirate dal commercio per mantenere alto i prezzi ed agire così da freno alla caduta del profitto in questo settore e successivamente distrutte o quando sono deteriorate darle ai popoli del terzo mondo, provvedendo a scaricarne i costi di tale vendita sulla bilancia commerciale e ridistribuire tale surplus di entrate agli agrari ed agli industriali del settore.

L’errore teorico:
consiste nell’ostinarsi a voler dare una lettura unilaterale, metafisica, dei processi. Consiste nell’ostinarsi a voler leggere unicamente il prodotto finale, quale entità astratta dalle più generali condizioni, o equilibrio (1), che lo hanno determinato (2).
E unitamente a tale grave errore vi è quello di considerare il prodotto finale indifferente all’uso; viene, cioè, qui portato alle sue estreme conseguenze quella scissione tra il valore di scambio ed il valore d’uso di una merce e la prevalenza tout court del valore di scambio. Eppure Marx ed Engels avevano ben messo in guardia contro simile grave errore teorico ben 153 anni fa da loro indicato come “feticcio delle merci”.
In specifico ci si ostina, nel processo di produzione, a non voler comprendere che il prodotto finale: il mais, il pomodoro, la verdura, la frutta, la carne, ecc. sono oggetti di consumo vitali per la sopravvivenza fisica, per la sopravvivenza della specie umana. Essi quindi devono avere ben precise ed esatte qualità proteiche ed organolettiche funzionali al complesso sistema fisiologico della specie animale: Uomo.

Nel suo sostentamento fisico l’uomo abbisogna di una precisa ed esatta quantità di ferro, argento, bauxite, sodio, potassio, fibre minerali, manganese, lipidi, glicidi, fosfati, ecc. ecc. che vengono assunti dall’organismo tramite l’alimentazione. A differenza di tutti gli altri animali che trovano già in natura le quantità ad essi occorrenti, l’uomo deve invece produrle, deve cioè trasformare la realtà circostante e produrre quanto per sé utile ed anche in questa veste la maggior parte dei prodotti contengono tali elementi in quantità maggiore, tali da essere dannosi per la vita dell’uomo e che l’uomo attraverso il processo della cottura trasforma rendendoli funzionali al suo organismo vivente. In assenza, in carenza o in sovrabbondanza di tali elementi si determinano scompensi o patologie.

Ma lo stesso organismo umano non è un’entità astratta, è invece la risultante, l’equilibrio, di un tutto il più complessivo ecosistema ed il cui organismo si è sviluppato nei millenni adattandosi ed adattando l’ambiente circostante. Se vengono introdotti elementi che disturbano questo equilibrio è l’intero sistema di vita che ne viene sconvolto in tutto o in parte nel medio e lungo periodo.

Abbiamo così che esiste un ben preciso rapporto tra qualità-quantità-produttività per ettaro e qualità-quantità- fertilità specifica del terreno data dalla sua composizione chimica e tutti questi complessi ed articolati rapporti – giacché ciascun singolo elemento e ciascun singolo rapporto rimanda e presuppone ben più articolati e ricchi nessi ed interdipendenze ed una complessa rete di causa/effetto/causa – sono determinati dalle condizioni climatiche e dal più generale equilibrio in cui avviene il ciclo naturale della riproduzione della Vita sulla Terra e quindi non solo dell’uomo ma dell’intera flora e fauna marina e terrestre, che coinvolge a tutti i livelli sia l’Atmosfera, che la Stratosfera.

Questo significa che è possibile spostare in avanti tali rapporti ma che essi esistono entro certi limiti, entro un certo range, oltre i quali, nella misura in cui li si oltrepassa vengono a non aversi più i tratti distintivi di quei prodotti. Viene così ad aversi altro, salvo poi che l’aspetto formale, esteriore, è similare al prodotto originario, ma qui si configura già la truffa, l’inganno, giacché attraverso interventi chimici e di maquillage chimico si spaccia per pomodoro, uova, carne, verdura, mais, pera, uva, vino ciò che non è più tale per qualità e caratteristiche proteiche, caloriche ed organolettiche.

L’errore teorico consiste, cioè, nel ritenere di poter isolare un elemento di una specie o di un prodotto, “spararlo” in un altro ed ottenere così il vantaggio di quell’elemento separato: resistenza al freddo, al caldo, ai parassiti – il caso del riso di cui in nota.

Ma non ci si è ,poi, chiesti il perché.
Perché quella pianta non è attaccata da parassiti e perché è poco sensibile al freddo e quell’altra al caldo: si legge, cioè, solo l’aspetto più immediato, più sufficientemente vicino e così ci si preoccupa unicamente di impadronirsi, di quell’elemento che per l’aspetto più immediatamente utilitaristico, più immediatamente rispondente al “profittarello” lo si ritiene utile.

E così attraverso le tecniche ed i livelli raggiunti dalla scienza e dalla tecnica si è in grado di realizzarlo quel progetto – anche Dedalo riuscì tramite una macchina a far congiungere sessualmente Parsifae ed il Toro:
Violenza della mente sulla Natura, annota Bacone! – e poi come Dedalo che coprì il male con il male si abbellisce il prodotto dandogli quelle sembianze ed anche questo grazie agli sviluppi della tecnica e della scienza Chimica in particolare e così si avvelena il consumatore e si distruggono le condizioni generali del ciclo produttivo naturale. Questo punto della distruzione delle condizioni generali ad opera degli O.G.M. va ben fermato, giacché poi sono quelle piante geneticamente modificate che interagiscono con l’ambiente e tramite le quali e sulle quali agisce il processo non solo della sintesiclorofilliana, ma dell’intero interscambio ossigeno-anidride carbonica- azoto, ecc. e quindi tali piante scaricano in questo processo i loro veleni nell’ambiente, proprio ed esattamente nel loro processo di crescita e maturazione. Avvelenano non solo il terreno bruciandone la composizioni chimica del terreno, ma anche l’aria e la vita animale e naturale giacché interferiscono nel processo della riproduzione per gemmazione ed impollinazione.

Muoiono qui tutti gli aneliti e gli slanci umanitari e sociali oltre che la prosopopea sociale della teoretica e della pratica della manipolazione genetica.

Questo particolare settore della Genetica ha, però, una ben più rozza base materiale: il profitto capitalistico. Risponde, infatti, a questa istanza del processo della riproduzione allargata capitalistica, ne è totalmente sottomessa, giacché sussiste esattamente ed esclusivamente in funzione di questa: di qui poi la sua natura ascientifica: il mito di Dedalo!!(3)

Il ciclo di produzione del capitale – segue qui una paginetta sulla teoria economica marxista che presenta dei gradi di difficoltà. I compagni possono o saltarla ed andare direttamente al paragrafo “Sintesi”, oppure cimentarsi, continuare a leggerla e poi in “Sintesi” trovarvi il punto di raccordo. Se i compagni provassero a cimentarsi … - è determinato dal ciclo di rotazione dei capitali dei singoli rami produttivi e ciascun singolo ramo produttivo dal ciclo di rotazione, e quindi dai tempi di rotazione,di ciascun singolo capitale, ove ciascun singolo capitale è in tutte le fasi di tale ciclo: una parte viene investita per la riproduzione allargata, un’altra in ricerca, un’altra in ammodernamento, un’altra nell’acquisto di materie prime, un’altra rientra sotto forma di denaro, un’altra è all’incasso: tratta, ecc.

Nel processo produttivo, ossia della riproduzione semplice o allargata, e quindi anche nel processo di circolazione, vanno distinti i due settori:
il settore I che è quello che produce i mezzi di produzione ed il settore II che è quello dei beni di consumo.
I tempi di ciascun settore sono la risultante dei tempi di circolazione dei singoli capitali ivi impiegati e quindi anche dal livello della scienza e della tecnica. L’agricoltura occupa per intero il I settore, il settore dei mezzi di produzione, in quanto fornitrice di tutte le materie prime che vengono impiegate nel processo produttivo.

I settori fondamentali di tale processo sono quello manifatturiero e quello agricolo.
Adesso questi due settori hanno due diversi tempi di circolazione con il settore agrario che marcia con almeno due marce in meno, ha, cioè, tempi più lenti, dati dai vincoli naturali: semina, stagionatura, raccolta, clima, terreno. Questo significa che tale settore costituisce una sacca ove ristagnano capitali ed il tempo di rotazione inchiodato dai limiti naturali del processo produttivo agrario.

Questo ha determinato l’intera storia del capitalismo mondiale, che ha caratterizzato sia l’andamento delle crisi cicliche che quelle generali.
Ha determinato la minore valenza della teoria del valore-lavoro nell’agricoltura dove vige la teoria della rendita differenziale, che si è andata nel tempo contraendosi a favore della teoria del valore-lavoro, mano a mano che il processo produttivo agricolo veniva omologato al sistema produttivo capitalistico: penetrazione capitalistica nelle campagne e questo era determinato dal processo di meccanizzazione e dallo sviluppo ed applicazione della Chimica all’agricoltura. Fertilizzanti, diserbanti, processi artificiali di maturazione, ecc. hanno contribuito ad abbattere i limiti naturali proprio del processo produttivo agrario, che hanno continuato comunque a persistere in maniera decisiva, ma assimilando tale settore al manifatturiero ne determinavano anche l’omologa evoluzione per quanto attiene la caduta del saggio di profitto in linea tendenziale.

La ricerca scientifica inerente la Genetica, per quanto attiene la manipolazione genetica, ha consentito di abbattere drasticamente tali limiti naturali, accelerando il processo di circolazione e di rotazione in questo settore e nel più generale processo di autovalorizzazione del capitale, con un consequenziale innalzamento del profitto e del valore dei capitali investiti in tale settore, innalzandone la produttività capitalisticamente intesa. Si ottiene così un similare andamento in questi due fondamentali settori, ma questo ha determinato, come contro effetto, una modifica qualitativa nella crisi capitalistica: abbattendo la fase ciclica ed inchiodando il sistema alla crisi permanente, che in determinate circostanze evolve in crisi generale e questo viene esponenziato proprio ed esattamente dallo sviluppo delle forze produttive che richiedono un massa sempre maggiore di capitale da investire per attuare la riproduzione semplice, ossia la riproduzione ai livelli precedenti senza modifica alcuna. I diversi tempi di circolazione consentivano quell’andamento ciclico che in determinate circostanze evolveva nella crisi generale, come quella del 1929-1933.

Per comprendere bene, per fissare, in maniera netta ed in chiaro, i termini dell’intera questione occorre porre bene al centro la caratteristica fondamentale che distingue il sistema di produzione capitalistico dai precedenti sistemi di produzione. Esso si caratterizza per la produzione al fine della vendita.

Questo comporta che il capitale si valorizza unicamente nella vendita e che esso per la sua autovalorizzazione deve abbattere tutti i tempi morti. Il processo produttivo costituisce solo un necessario ma fastidioso intermezzo tra il momento di investimento di capitali per la produzione e quello del rientro maggiorato del capitale investito, incameramento del profitto, costituisce solo un intermezzo nel processo di autovalorizzazione del capitale, del singolo capitale di ciascun singolo capitale che da tale processo di autovalorizzazione ricava sempre nuovo alimento e nuovo appetito famelico, per sempre più alti traguardi di tale autovalorizzazione, che è diverso da settore a settore, da branca a branca, da industria ad industria da azienda ad azienda proprio per gli infiniti tempi di circolazione, ove ciascun singolo capitale ha un suo tempo di rotazione e di circolazione e quello del settore e del sistema è solo la risultante di tutti gli infiniti tempi di rotazione e di circolazione: il capitalista è unicamente ed esclusivamente il funzionario del capitale.

Nasce allora da qui quell’elemento di continuo rivoluzionamento dei modi di produzioni, che differenzia i precedenti sistemi produttivi che si caratterizzano, invece, per la fissità, per la staticità produttiva.
Proprio tale natura del sistema di produzione capitalistico: la produzione al fine della vendita determina che per il capitale, e quindi per il capitalista, è assolutamente indifferente sia la fine che fa la merce e sia quella del consumatore, come abbiamo riportato in citazione nella Lettera sulla Siccità a cui rinviamo.

In Sintesi.

La necessità di abbattere i limiti naturali che il processo produttivo nel campo agricolo comportano, entro il più generale movimento di assoggettamento ed omologazione di tale settore ai tempi di rotazione e circolazione del capitale, hanno determinato lo sviluppo della particolare branca della Scienza della Genetica, ossia di quella inerente la Manipolazione Genetica in campo agricolo.

Note:

1) Per i concetti di “ unità” e “ equilibrio” rinviamo alla relazione: “ Genetica: Teoretica delle categorie concettuali”(Tolentino, 1999).

2) Per una disamina di tale questione ove si prende in esame il caso della qualità di riso non attaccata da parassiti e quindi che assicura la piena riuscita della produzione, eliminando la perdita di circa il 40%  data dai parassiti della pianta di riso, rinviamo alla relazione sulla Genetica.

3) La questione qui sollevata è ben più complessa e riguarda il problema del rapporto tra rapporti di produzione e forze produttive e la natura progressiva e regressiva delle forze produttive, che ha animato, e continua ad animare il dibattito circa il sostegno o l’opposizione allo sviluppo delle forze produttive nella società capitalistica specie a partire dalla fase dell’Imperialismo. Questo tema sarà oggetto di una particolare lezione del “ corso per corrispondenza” dell’Istituto.