ISTITUTO DI
STUDI COMUNISTI
KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS
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Lettere dell’Istituto 3
Organismi Geneticamente modificati- O.G.M.
Sterile
violenza della mente sulla Natura.
Il Mito di Dedalo.
“Al fine di consentire a Parsifae di soddisfare la sua mostruosa libidine,
Dedalo costruì una macchina che permetteva a Pasifae di accoppiarsi con un
toro. Dalla scellerata industria e dal pericoloso ingegno trasse origine il
Minotauro, che divorava i giovani. Ma Dedalo aggiunse male al male e protesse
il male con il male. Costruì, cioè, il Labirinto, opera meravigliosa dal punto
di vista tecnico, ma che serviva ad un fine nefando. Serviva, infatti, come
trappola per quei giovani ed a nascondere il Minotauro. Al fine di non restare
nella memoria degli uomini solo per le sue male arti, Dedalo fu anche autore
del filo, capace di sciogliere i meandri del Labirinto e far ritrovare così ai
giovani la via della liberazione.
Le invenzione meccaniche possono migliore l’intera esistenza e tutta via sono
strumenti di vizio e morte. I veleni e le macchine da guerra superano lo stesso
Minotauro.
La tecnica è ambigua per essenza: produce
il male ed offre insieme rimedio al male.”
(F. Bacone, De Sapietia veterum).
Se fosse per noi, ci fermeremmo già qui: è privilegio dei grandi geni
rivoluzionari penetrare le fitte nebbie del futuro e leggerne gli sviluppi come
in un palmo della mano e che fa, poi, di loro grandi maestri.
La complessità teorica e pratica poste dagli O.G.M. e più in generale dagli
sviluppi della scienza e della tecnica già a partire dagli inizi del XX secolo
sono già tutte poste con grande lucidità nel “ Mito di Dedalo”.
Noi qui ci limiteremo a sviluppare un ragionamento specifico sulla natura e
base teorica degli O.G.M.
Le questioni teoriche di fondo sono state da noi affrontate in “ Genetica: Teoretica delle categorie concettuali.”,
che è poi la relazione tenuta a Tolentino nel 1999, ed a cui rinviamo.
Si tende a presentare la validità della ricerca scientifica inerente gli O.G.M.
– noi qui faremo unicamente riferimento a questo segmento della Genetica – con
la teoria che essa consente di dare un decisivo contributo al superamento della
fame nel mondo, dando così legittimità umanitaria e valenza sociale a tale ricerca
ed alla sua applicazione.
La teoria è destituita di qualsiasi fondamento scientifico, giacché si basa su
un errore teorico e su un falso.
Per quanto attiene il falso:
la situazione di crisi che attraversa il sistema di produzione capitalistico è
determinata esclusivamente dalla crisi di sovrapproduzione, e quindi anche
dalla pesante sovrapproduzione nel campo agricolo.
Esistono specifiche ed attente politiche agricole e disposizioni legislative
atte a mantenere la produzione circolante entro certi limiti al fine di
mantenere alto il prezzo e tramite la politica dell’ammasso ritirare dalla
circolazione produzione in sovrappiù per poi distruggerla. Sono note le
distruzioni della produzione di pomodori, ma note sono le pesanti sanzioni
contro i contadini del nord-est d’Italia il cui grave e scellerato crimine è
stato quello di produrre una quantità maggiore di latte rispetto alle quote di
produzione loro assegnate.
Le celle frigorifero della Comunità Europea sono piene di derrate alimentari:
burro, olio, carne ritirate dal commercio per mantenere alto i prezzi ed agire
così da freno alla caduta del profitto in questo settore e successivamente
distrutte o quando sono deteriorate darle ai popoli del terzo mondo,
provvedendo a scaricarne i costi di tale vendita sulla bilancia commerciale e
ridistribuire tale surplus di entrate agli agrari ed agli industriali del
settore.
L’errore teorico:
consiste nell’ostinarsi a voler dare una lettura unilaterale, metafisica, dei processi. Consiste
nell’ostinarsi a voler leggere unicamente il prodotto finale, quale entità
astratta dalle più generali condizioni, o equilibrio (1),
che lo hanno determinato (2).
E unitamente a tale grave errore vi è quello di considerare il prodotto finale
indifferente all’uso; viene, cioè, qui portato alle sue estreme conseguenze
quella scissione tra il valore di scambio ed il valore d’uso di una merce e la
prevalenza tout court del valore di scambio. Eppure Marx ed Engels avevano ben
messo in guardia contro simile grave errore teorico ben 153 anni fa da loro
indicato come “feticcio delle merci”.
In specifico ci si ostina, nel processo di produzione, a non voler comprendere
che il prodotto finale: il mais, il pomodoro, la verdura, la frutta, la carne,
ecc. sono oggetti di consumo vitali per la sopravvivenza fisica, per la
sopravvivenza della specie umana. Essi quindi devono avere ben precise ed
esatte qualità proteiche ed organolettiche funzionali al complesso sistema
fisiologico della specie animale: Uomo.
Nel suo sostentamento fisico l’uomo abbisogna di una precisa ed esatta quantità
di ferro, argento, bauxite, sodio, potassio, fibre minerali, manganese, lipidi,
glicidi, fosfati, ecc. ecc. che vengono assunti dall’organismo tramite
l’alimentazione. A differenza di tutti gli altri animali che trovano già in
natura le quantità ad essi occorrenti, l’uomo deve invece produrle, deve cioè
trasformare la realtà circostante e produrre quanto per sé utile ed anche in
questa veste la maggior parte dei prodotti contengono tali elementi in quantità
maggiore, tali da essere dannosi per la vita dell’uomo e che l’uomo attraverso
il processo della cottura trasforma rendendoli funzionali al suo organismo
vivente. In assenza, in carenza o in sovrabbondanza di tali elementi si
determinano scompensi o patologie.
Ma lo stesso organismo umano non è un’entità astratta, è invece la risultante,
l’equilibrio, di un tutto il più complessivo ecosistema ed il cui organismo si
è sviluppato nei millenni adattandosi ed adattando l’ambiente circostante. Se
vengono introdotti elementi che disturbano questo equilibrio è l’intero sistema
di vita che ne viene sconvolto in tutto o in parte nel medio e lungo periodo.
Abbiamo così che esiste un ben preciso rapporto tra qualità-quantità-produttività
per ettaro e qualità-quantità- fertilità specifica del terreno data dalla sua
composizione chimica e tutti questi complessi ed articolati rapporti – giacché
ciascun singolo elemento e ciascun singolo rapporto rimanda e presuppone ben
più articolati e ricchi nessi ed interdipendenze ed una complessa rete di
causa/effetto/causa – sono determinati dalle condizioni climatiche e dal più
generale equilibrio in cui avviene il ciclo naturale della riproduzione della
Vita sulla Terra e quindi non solo dell’uomo ma dell’intera flora e fauna
marina e terrestre, che coinvolge a tutti i livelli sia l’Atmosfera, che la
Stratosfera.
Questo significa che è possibile spostare in avanti tali rapporti ma che essi
esistono entro certi limiti, entro un certo range, oltre i quali, nella misura in cui li si oltrepassa
vengono a non aversi più i tratti distintivi di quei prodotti. Viene così ad
aversi altro, salvo poi che
l’aspetto formale, esteriore, è similare al prodotto originario, ma qui si
configura già la truffa, l’inganno, giacché attraverso interventi chimici e di
maquillage chimico si spaccia per pomodoro, uova, carne, verdura, mais, pera,
uva, vino ciò che non è più tale per qualità e caratteristiche proteiche,
caloriche ed organolettiche.
L’errore teorico consiste, cioè, nel ritenere di poter isolare un elemento di
una specie o di un prodotto, “spararlo” in un altro ed ottenere così il
vantaggio di quell’elemento separato: resistenza al freddo, al caldo, ai
parassiti – il caso del riso di cui in nota.
Ma non ci si è ,poi, chiesti il perché.
Perché quella pianta non è
attaccata da parassiti e perché è poco sensibile al freddo e quell’altra al
caldo: si legge, cioè, solo l’aspetto più immediato, più sufficientemente
vicino e così ci si preoccupa unicamente di impadronirsi, di quell’elemento che
per l’aspetto più immediatamente utilitaristico, più immediatamente rispondente
al “profittarello” lo si ritiene utile.
E così attraverso le tecniche ed i livelli raggiunti dalla scienza e dalla
tecnica si è in grado di realizzarlo quel progetto – anche Dedalo riuscì
tramite una macchina a far congiungere sessualmente Parsifae ed il Toro:
Violenza della mente sulla Natura,
annota Bacone! – e poi come Dedalo
che coprì il male con il male si abbellisce il prodotto dandogli quelle
sembianze ed anche questo grazie agli sviluppi della tecnica e della scienza
Chimica in particolare e così si avvelena il consumatore e si distruggono le
condizioni generali del ciclo produttivo naturale. Questo punto della
distruzione delle condizioni generali ad opera degli O.G.M. va ben fermato,
giacché poi sono quelle piante geneticamente modificate che interagiscono con
l’ambiente e tramite le quali e sulle quali agisce il processo non solo della
sintesiclorofilliana, ma dell’intero interscambio
ossigeno-anidride carbonica- azoto, ecc. e quindi tali piante scaricano in
questo processo i loro veleni nell’ambiente, proprio ed esattamente nel loro
processo di crescita e maturazione. Avvelenano non solo il terreno bruciandone
la composizioni chimica del terreno, ma anche l’aria e la vita animale e
naturale giacché interferiscono nel processo della riproduzione per gemmazione
ed impollinazione.
Muoiono qui tutti gli aneliti e gli slanci umanitari e sociali oltre che la
prosopopea sociale della teoretica e della pratica della manipolazione
genetica.
Questo particolare settore della Genetica ha, però, una ben più rozza base
materiale: il profitto capitalistico.
Risponde, infatti, a questa istanza del processo della riproduzione allargata
capitalistica, ne è totalmente sottomessa, giacché sussiste esattamente ed esclusivamente in funzione di questa: di
qui poi la sua natura ascientifica: il mito
di Dedalo!!(3)
Il ciclo di produzione del capitale – segue qui una paginetta sulla
teoria economica marxista che presenta dei gradi di difficoltà. I compagni
possono o saltarla ed andare direttamente al paragrafo “Sintesi”, oppure
cimentarsi, continuare a leggerla e poi in “Sintesi” trovarvi il punto di
raccordo. Se i compagni provassero a cimentarsi … - è determinato dal ciclo di
rotazione dei capitali dei singoli rami produttivi e ciascun singolo ramo
produttivo dal ciclo di rotazione, e quindi dai tempi di rotazione,di ciascun
singolo capitale, ove ciascun singolo capitale è in tutte le fasi di tale
ciclo: una parte viene investita per la riproduzione allargata, un’altra in
ricerca, un’altra in ammodernamento, un’altra nell’acquisto di materie prime,
un’altra rientra sotto forma di denaro, un’altra è all’incasso: tratta, ecc.
Nel processo produttivo, ossia della riproduzione semplice o allargata, e
quindi anche nel processo di circolazione, vanno distinti i due settori:
il settore I che è quello che
produce i mezzi di produzione ed il settore II
che è quello dei beni di consumo.
I tempi di ciascun settore sono la risultante dei tempi di circolazione dei
singoli capitali ivi impiegati e quindi anche dal livello della scienza e della
tecnica. L’agricoltura occupa per intero il I
settore, il settore dei mezzi di produzione, in quanto fornitrice di
tutte le materie prime che vengono impiegate nel processo produttivo.
I settori fondamentali di tale processo sono quello manifatturiero e quello
agricolo.
Adesso questi due settori hanno due diversi tempi di circolazione con il
settore agrario che marcia con almeno due marce in meno, ha, cioè, tempi più
lenti, dati dai vincoli naturali: semina, stagionatura, raccolta, clima,
terreno. Questo significa che tale settore costituisce una sacca ove ristagnano
capitali ed il tempo di rotazione inchiodato dai limiti naturali del processo
produttivo agrario.
Questo ha determinato l’intera storia del capitalismo mondiale, che ha
caratterizzato sia l’andamento delle crisi cicliche che quelle generali.
Ha determinato la minore valenza della teoria del valore-lavoro
nell’agricoltura dove vige la teoria della rendita differenziale, che si è
andata nel tempo contraendosi a favore della teoria del valore-lavoro, mano a
mano che il processo produttivo agricolo veniva omologato al sistema produttivo
capitalistico: penetrazione capitalistica nelle campagne e questo era
determinato dal processo di meccanizzazione e dallo sviluppo ed applicazione
della Chimica all’agricoltura. Fertilizzanti, diserbanti, processi artificiali
di maturazione, ecc. hanno contribuito ad abbattere i limiti naturali proprio
del processo produttivo agrario, che hanno continuato comunque a persistere in
maniera decisiva, ma assimilando tale settore al manifatturiero ne
determinavano anche l’omologa evoluzione per quanto attiene la caduta del saggio
di profitto in linea tendenziale.
La ricerca scientifica inerente la Genetica, per quanto attiene la
manipolazione genetica, ha consentito di abbattere drasticamente tali limiti
naturali, accelerando il processo di circolazione e di rotazione in questo settore
e nel più generale processo di autovalorizzazione del capitale, con un
consequenziale innalzamento del profitto e del valore dei capitali investiti in
tale settore, innalzandone la produttività capitalisticamente intesa. Si
ottiene così un similare andamento in questi due fondamentali settori, ma
questo ha determinato, come contro effetto, una modifica qualitativa nella
crisi capitalistica: abbattendo la fase ciclica ed inchiodando il sistema alla
crisi permanente, che in determinate circostanze evolve in crisi generale e
questo viene esponenziato proprio ed esattamente dallo sviluppo delle forze
produttive che richiedono un massa sempre maggiore di capitale da investire per
attuare la riproduzione semplice, ossia la riproduzione ai livelli precedenti
senza modifica alcuna. I diversi tempi di circolazione consentivano
quell’andamento ciclico che in determinate circostanze evolveva nella crisi
generale, come quella del 1929-1933.
Per comprendere bene, per fissare, in maniera netta ed in chiaro, i termini
dell’intera questione occorre porre bene al centro la caratteristica
fondamentale che distingue il sistema di produzione capitalistico dai
precedenti sistemi di produzione. Esso si caratterizza per la produzione al fine della vendita.
Questo comporta che il capitale si valorizza unicamente nella vendita e che
esso per la sua autovalorizzazione deve abbattere tutti i tempi morti. Il
processo produttivo costituisce solo un necessario ma fastidioso intermezzo tra
il momento di investimento di capitali per la produzione e quello del rientro
maggiorato del capitale investito, incameramento del profitto, costituisce solo
un intermezzo nel processo di autovalorizzazione del capitale, del singolo
capitale di ciascun singolo capitale che da tale processo di autovalorizzazione
ricava sempre nuovo alimento e nuovo appetito famelico, per sempre più alti
traguardi di tale autovalorizzazione, che è diverso da settore a settore, da
branca a branca, da industria ad industria da azienda ad azienda proprio per
gli infiniti tempi di circolazione, ove ciascun singolo capitale ha un suo
tempo di rotazione e di circolazione e quello del settore e del sistema è solo
la risultante di tutti gli infiniti tempi di rotazione e di circolazione: il
capitalista è unicamente ed esclusivamente il funzionario del capitale.
Nasce allora da qui quell’elemento di continuo rivoluzionamento dei modi di
produzioni, che differenzia i precedenti sistemi produttivi che si
caratterizzano, invece, per la fissità, per la staticità produttiva.
Proprio tale natura del sistema di produzione capitalistico: la produzione al fine della vendita
determina che per il capitale, e quindi per il capitalista, è assolutamente
indifferente sia la fine che fa la merce e sia quella del consumatore, come
abbiamo riportato in citazione nella Lettera sulla Siccità a cui rinviamo.
In Sintesi.
La necessità di abbattere i limiti naturali che il processo produttivo nel
campo agricolo comportano, entro il più generale movimento di assoggettamento
ed omologazione di tale settore ai tempi di rotazione e circolazione del
capitale, hanno determinato lo sviluppo della particolare branca della Scienza
della Genetica, ossia di quella inerente la Manipolazione Genetica in campo
agricolo.
Note:
1) Per i concetti di “ unità” e “ equilibrio” rinviamo
alla relazione: “ Genetica: Teoretica delle
categorie concettuali”(Tolentino, 1999).
2) Per una disamina di tale questione ove si prende in esame il
caso della qualità di riso non attaccata da parassiti e quindi che assicura la
piena riuscita della produzione, eliminando la perdita di circa il 40% data dai parassiti della pianta di riso,
rinviamo alla relazione sulla Genetica.
3) La questione qui sollevata è ben più complessa e riguarda il
problema del rapporto tra rapporti di produzione e forze produttive e la natura
progressiva e regressiva delle forze produttive, che ha animato, e continua ad
animare il dibattito circa il sostegno o l’opposizione allo sviluppo delle
forze produttive nella società capitalistica specie a partire dalla fase
dell’Imperialismo. Questo tema sarà oggetto di una particolare lezione del “
corso per corrispondenza” dell’Istituto.